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Una passeggiata all’ex ospedale psichiatrico di Voghera

Nella mia vita l’immagine dell’asylum (manicomio) mi ha sempre affascinato con quella note di macabro interesse che suscitano questi luoghi pieni di sofferenza e di dolore, ma mai questo è stato motivo per me di prendermi gioco di tali posti anzi se possibile me li ha fatti conoscere sempre più da vicino per capire il piccolo grande micro cosmo che all’interno vi era.

Basti pensare ad alcune delle serie televisive di successo degli ultimi anni per comprendere da vicino alcuni aspetti di questi luoghi partendo da “Gotham” ove nella seconda stagione conosciamo la struttura di “Indian Hill” collocata nei sotterranei di “Arkham Asylum”. Qui il Professor Hugo Strange insieme alla sua fida assistente, la Dottoressa Ethel Peabody, conduce esperimenti su alcuni dei pazienti ricoverati nel manicomio.
Sempre nella seconda stagione, ma questa volta di “American Horror Story”, incontriamo di nuovo la figura del manicomio (non di meno questa stagione è denominata “Asylum), il famoso “Briarcliff”. Siamo nel 1964 e la giornalista Lana Winters vi si intrufola per alcune indagini, il suo scoprirsi omosessuale però la condannerà a vita in questo luogo pieno di sofferenza e dolore.

Questi esempi a modo loro mostrano molto bene l’immagine dei manicomi soprattutto nell’ottocento in cui le conoscenze di psichiatria si basavano sulle teorie di Cesare Lombroso per cui l’origine del comportamento criminale era insita nelle persone con caratteristiche anatomiche ben precise e marcate, che riconoscibili tramite anomalie e atavismo determinavano il comportamento socialmente deviante.
In aggiunta a questo bisogna anche dire che l’idea di ospedale psichiatrico era quella di un luogo in cui era possibile nascondere tutti quegli individui che “macchiavano” la società con la loro presenza: ubriachi, prostitute, omosessuali, figli illegittimi, persone con deficit fisici, etc… ogni scusa era buona per utilizzare questi luoghi per nascondere chi non era gradito e nella maggior parte dei casi usati anche per ottenere eredità sennò precluse.

Ciò che quindi mi ha sempre affascinato di questi luoghi e carpirne i segreti e la vita delle persone che sono state punite solo per il modo in cui la natura aveva deciso di dare vita loro. Il più della volte persone innocenti e vittime delle circostanze che nella loro follia trovavano l’elemento fondamentale della condizione umana con la quale fuggivano dalla propria angoscia. Persone senza maschere che nella follia trovavano il vero contatto con la natura e la possibilità di conoscere davvero sé stessi.

Questo è stato un tema rincorrente nel periodo del Decadentismo e personaggi come Luigi Pirandello, uno dei miei scrittori preferiti, ne è la prova e la testimonianza. E sarà poi proprio in questo periodo che nascerà la psicoanalisi che con Sigmund Freud che getterà le basi della psichiatria moderna.

Il percorso che propone l’Associazione Spinofiorito è esattamente questo con il tour all’Ex Ospedale Psichiatrico di Voghera che personalmente ha chiuso un cerchio per me. Quello di una ricerca che da anni facevo sul vero significato dell’essere umano, della sua condizione di vita e della verità dell’esistenza. Anni fa leggendo “Uno, Nessuno, Centomila” mi posi una domanda che tramutai in un racconto breve e oggi con questa visita finalmente ho concluso quel viaggio lasciato a metà moltissimi anni fa.

Non posso descrivervi la tristezza e la malinconia che questo posto mi ha donato, ma sono quelle emozioni negative che in qualche modo aiutano a capire meglio sé stessi ed accettarsi per quello che sì è senza che nessuno oggi -per fortuna- ci può imputare come colpa.  Che nessuno potrà mai farci pagare in modo così crudele e inumano.
Credo nei fantasmi e nel sovrannaturale e sono rimasta molto colpita da non aver provato sensazioni di rabbia o dolore in un luogo come questo, mi ero preparata psicologicamente ad andare incontro a una grande sfida dell’anima e invece ne sono uscita più consapevole e più serena. Come se in cuor loro tutte le anime ancora imprigionate in questo posto abbiano voluto darmi quello che a loro è stato negato: la comprensione.

Purtroppo non tutti sono in grado di vivere questa esperienza in modo giusto e consapevole, perchè non è mettendosi in posa di fronte a una cella per una foto ricordo e facendo cretini che si entra in contatto con la vera essenza di questo posto. Dovete andare lì con il rispetto che merita e pensando a chi entrandoci non vi è mai uscito, perchè tutte quelle storie sono ancora chiuse lì dentro e voi dovete essere pronti ad ascoltarle…

Vi prego dunque, se ne avete la possibilità, di vivere questo percorso di visita e se vi è possibile di donare (quel che può e quel che vuole) a “Beyond the gate…Voghera” affinché sia possibile realizzare un docufilm su questo luogo e impedire così che questo pezzo di storia contemporanea vada perso per sempre.

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