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L’olio e la frittura

Inauguriamo questa sezione dedicata al viver meglio che non vuol essere un decalogo di diete assurde o di mode senza senso, ma vogliono solo aiutare tutte quelle che mi seguono a districarsi nel labirinto della false verità di cui grandi marchi e multinazionali ci accecano oltre che di tutte quelle trappole nascoste di cui è disseminata la nostra vita quotidiana: da quello che compriamo al supermercato fino a come cuciniamo gli alimenti.

Ad esempio a chi non piacciono le patatine fritte? Non esiste donna giovane o adulta che sia che ogni tanto cede a questo peccato di gola e non ci sarebbe niente di male in ciò se non fosse per una domanda importante: in quale olio vengono fritte, ma sopratutto quante volte si può usare lo stesso olio per friggere?

Gli oli più indicati per friggere sono quello extra vergine di oliva, il più costoso, e quello ai semi d’arachide, il più usato poiché si deteriorano più lentamente rispetto agli altri.

Ma cosa vuol dire questo? Tutto è legato al loro punto di fumo, in poche parole il momento in cui l’olio fuma quando friggiamo, ma è da questo momento in poi che dobbiamo stare attenti, perché l’olio inizia a produrre delle sostanze non benefiche per l’organismo e quindi questo è il punto limite entro il quale possiamo friggere.

Ma le sostanze che vengono prodotte quanto sono dannose? Sono niente di meno che cancerogene. Il consiglio? Cambiare spesso l’olio.

E quando sono fuori casa vi chiederete? Me lo sono chiesto anche io e le soluzione sono due: rischiare oppure lasciare perdere e farvi il fritto a casa vostra!

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