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L’eccentrica bellezza dell’aspettare

“Io non so se quello che c’è tra noi è reale, perchè mi dici che mi ami solo tramite Whatsapp”. Queste sono le parole di una canzone che descrive alla perfezione le coppie di oggi e il rapporto che i giovani, e non solo, hanno con la tecnologia.

Parlando proprio di Whatsapp è interessante sapere che 22 milioni di italiani ne fanno uso e che questo numero ha subito una crescita del 19% rispetto l’anno scorso.

Ma è un bene o un male?

Io prendo ad esempio me stessa. Sono una figlia degli anni’80 e dunque ho vissuto la mia adolescenza nel pieno dei primi anni 2000. Anni che non sembrano così lontani, ma che sono lontani anni luce se solo li paragono ad oggi.

Ero una quindicenne con un cellulare, ma senza app. Con internet, ma non iscritta a nessun social. Una ragazzina che quando vedeva qualcuno che gli piaceva doveva usare i più strani stratagemmi per ottenerne il numero di telefono. Un gioco di avvicinamenti, frasi dette a mezza voce e la speranza che dall’altra parte ci fosse lo stesso interesse. L’attesa di essere chiamate o al contrario il coraggio di chiamare e forse finalmente uscire e sperare nella strategia giusta per fare colpo.

Leggendo le mie stesse parole mi sembra di parlare di un’altra epoca. Una in cui forse nella sua semplicità tutto era estremamente più eccitante e divertente. L’eccentrica bellezza dell’aspettare.

Oggi invece gli adolescenti sono più smaliziati, si avvicinano con più velocità. Dicono qualche cavolata per far colpo e immediatamente arriva la domanda fatidica “Hai Whatsapp?”. E poi tutto corre veloce. Troppo veloce. Con una messaggistica istantanea ove la doppia spuntatura di chi ha “visualizzato, ma non risposto” diventa un’ossessione.

22 milioni di italiani usano Whatsapp e mi chiedo: quanti si sentono ignorati? Quanti passano le proprie cene o pomeriggi in compagnia di chi è troppo impegnato a chattare con qualcun altro piuttosto che darci le sue attenzioni?

Oggi la tecnologia ha reso dipendenti il 37% dei trentenni, il 35% dei teenager e il 34% dei quarantenni, con nessuna distinzione tra uomini e donne.

Sarebbe sbagliato demonizzare i passi avanti tecnologici fatti perchè sono la prima che li apprezza, la prima che li usa, ma che al contempo rimpiange quella ragazzina di quindici anni che passava i suoi pomeriggi a fissare un telefono nella speranza che suonasse…

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