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Le Regine del Destino-Il Risveglio: Talise

Rieccoci ad un nuovo appuntamento alla scoperta delle nostre “Regine del Destino” direttamente dal libro omonimo della sottoscritta, precedentemente avevamo conosciuto la docile e gentile Lenore, ma oggi le atmosfere cambiano! Riuscirò a incuriosirvi?

Un prepotente raggio di sole illuminò il nome finemente ricamato sul cuscino dove si snodavano, spettinati, tanti morbidi boccoli neri che appartenevano ad una ragazza dai lineamenti eleganti e dalla pelle diafana: il suo nome era Talise che infastidita da tutta quella luce arricciò il naso e portò una mano agli occhi ancora semichiusi, ma la stanza era ormai quasi del tutto illuminata a causa della finestra che, la sera prima, lei stessa aveva lasciato aperta. Si diede della sciocca, mugugnò qualcosa e, infine, si decise ad alzarsi.
A quel movimento rapido e brusco, ricaddero, simultaneamente, i suoi lunghi capelli neri attorno al volto e sulla schiena, ricoperta da una leggera vestaglia dal tenue colore rosa che indossò e quest’ultima, a sua volta, ricadde sulle sue lunghe gambe, fermandosi poco sopra al ginocchio. La sua immagine, ancora un po’ assonnata, fu la prima cosa che vide quel mattino, riflessa nello specchio posto alla parete verso la quale stava guardando: sorrise alla sua stessa immagine, si riassettò i capelli con una mano, si sistemò una spallina del negligè che, durante la notte, le era scivolata su una spalla, e poi, d’un tratto, parve irrigidirsi. Quel bel sorriso svanì, le sue mani si strinsero in due piccoli pugni ed i suoi occhi rotearono verso l’alto: aveva quasi dimenticato che giorno fosse, quello. Quello era il giorno in cui sarebbe arrivata quella cugina di cui suo padre aveva parlato continuamente, in quell’ultima settimana, ma che lei non aveva neanche mai incontrato.
A quel pensiero il suo buonumore mattutino venne meno e Talise si lasciò ricadere nuovamente sul letto, di peso. Un piccolo sbuffo infastidito sfuggì alle sue labbra: perché quella sconosciuta doveva venire a vivere proprio con loro? Non capiva. Non capiva perché suo padre aveva insistito tanto, non capiva perché si era sentito subito partecipe di quella perdita, ancora più di quanto lo fosse stato della morte di suo fratello, un bel po’ di anni prima. Aveva persino insistito affinché sia lei che sua madre lo accompagnassero a dare il benvenuto a Lenore, all’aeroporto. Scosse energicamente la testa e si voltò verso l’orologio sulla scrivania poco distante dal letto: era mattino inoltrato, quindi suo padre doveva già essere uscito. Sbuffò, di nuovo, sonoramente, e si rimise in piedi. Cugine sconosciute o meno, quella giornata doveva pur sempre iniziare. Talise non era fatta per i cambiamenti.

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