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I Quattro ElementiFuoco, Terra, Aria, Acqua – altro non sono che la forma della materia creata, compongono un circolo dal quale dipende la sopravvivenza della specie umana e non solo. Il loro perfetto equilibrio e la loro unione portano alla creazione del quinto elemento, definito Quinta Essenza o Etere: parte immateriale del cosmo, eterna, immutabile, trasparente.
N.B.: I nomi delle personificazioni dei quattro elementi sono ispirati alla traduzione in greco dei quattro punti cardinali.

Il cielo è carico di nubi, fulmini illuminano l’orizzonte con la loro luce accecante e carica di elettricità, l’aria odora di pioggia, mentre il vento lotta contro quella che sembra una tempesta in arrivo. Una torre longilinea, fatta di rocce e cristallo, spicca in mezzo alle nuvole. Le perfora come fossero di zucchero filato e si protende verso l’alto come se volesse bucare anche la volta celeste.
Al suo interno, il silenzio regna sovrano, tra mobili antichi che profumano di sapienza e magia. Tuttavia, la pace è solo apparente, perché ogni molecola di quel luogo freme per ciò che sta per arrivare e non si tratta della tempesta imminente, no… delle Forze dirompenti, provenienti dai quattro punti cardinali della Terra, stanno per sconvolgere la stasi che per mesi ha aleggiato sulla Torre.
Manca poco, pochissimo…

Photo by ©Alice Alinari

Primo Maggio – Beltane
Nòtos, di carnagione vermiglia e di fiamme vestita giunge da Sud su una scia di braci ardenti.
Atterra sull’enorme balcone che circonda la torre di cristallo. Una piccola nuvola grigia l’avvolge prima di scomparire, scacciata via dalla sua padrona. Tossisce seccata dall’azione del fumo molesto e si guarda attorno. È la prima a giungere.
L’ambiente circostante brilla e riflette la sua snella figura. Il fuoco l’avvolge ma non la brucia. È la sua stessa essenza. Si sente nervosa e impaziente per l’arrivo delle altre. Odia le attese e freme intimamente.
Un sibilo lontano, proveniente da Est, fende l’atmosfera terreste e viaggia in picchiata. Un piccolo uragano si forma e ruota su se stesso a velocità inumana. Impossibile da scorgere a occhio nudo.
Anatolì sa di passare inosservata in quella dimensione terrena, ma non allo stesso modo silente alle orecchie di sua sorella Nòtos.

Photo by ©Alice Alinari

La sente, la percepisce e aumenta l’andatura per raggiungerla. Desidera evitarle l’attesa in solitaria. La conosce e la comprende. Non può lasciarla sola troppo a lungo. Raggiunge la sala di cristallo scivolando sul suolo levigato, l’attrito non la tocca e lei che lo crea, lo manovra, lo manipola. Riprende la sua forma e una leggera foschia la ricopre. Rimane visibile il capo, il volto e gli arti. Un occhio inesperto l’avrebbe potuta definire invisibile o trasparente, ma l’attenta vista delle sue sorelle la distingue in tutta la sua eterea bellezza. Persino la sua chioma è nebbia fluttuante e gli occhi di puro zaffiro.
Le due sorelle si vedono e si riconoscono all’istante, non nell’aspetto, ma nell’essenza primordiale che le accomuna da sempre. Si uniscono in un abbraccio silente, che però viene interrotto da due vocine squillanti.

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«Eccovi, finalmente… La mia padrona pensava che non sareste più arrivate» afferma solerte la piccola lucertola di fuoco, posta sulla spalla di Nòtos.
«Non mi sembra il caso di farne un dramma… come al tuo solito» risponde a tono la silfide eterea, mimetizzata nella fluente chioma di Anatolì.
«Ma se siamo tutti sempre super puntali…» Una terza vocina si unisce al coro, ma non si capisce bene da dove proviene, eppure, Nòtos e Anatolì guardano verso l’alto, subito imitate dai loro piccoli famigli. Il soffitto della grande sala e fatto di rami nodosi, appartenenti a un albero millenario che spicca al centro della costruzione brillante e si infittisce man mano che i suoi arti si protendono verso l’esterno. Uno gnomino, dalla barbetta bianca e dai lineamenti rugosi, appare seduto su uno dei rami più alti, mentre si sistema meglio sul capo il cappello a punta.

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Le due sorelle si avvicinano all’enorme tronco e ne sfiorano la superficie con le dita… proprio in quel punto esatto si materializza un volto del colore del legno, si schiudono due fori che lasciano intravedere due smeraldi, poi un sorriso caloroso squarcia la corteccia.
Anche Vorràs è giunta e dopo solo qualche attimo viene fuori dall’albero, mostrandosi in tutta la sua prorompente bellezza. La pelle scura, gli occhi che luccicano, un vestito fatto di foglie vellutate.
Un fulmine strappa il cielo violaceo, seguito da un rombo di tuono che scuote la torre e l’albero. Subito dopo, arriva la pioggia, fitta, scrosciante, rumorosa. Tutte e tre le sorelle sorridono e scuotono il capo, sanno che cosa significa tutto quel trambusto.
Le ante della grande portafinestra sono aperte e da lì la tempesta imperversa verso l’interno, inondando la sala.

forza energetica

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Una bolla si forma pigra, fino a staccarsi dal piccolo lago improvvisato e, piano piano, si modella su fattezze umane anche se restano liquide. La chioma assomiglia a una cascata che si infrange sulle spalle e poi giù sul pavimento ma non bagna, risale lungo le gambe e le cosce tornite, per poi riprendere il suo movimento ciclico.
«Sorelle, che bello rivedervi…» esclama Dýsi con voce morbida, mentre dall’abito blu scuro, quasi
nero, tira fuori un biscotto croccante.
«Puoi anche attendere di salutarci prima di tornare a ingozzarti.» Vorràs le si fa incontro e la abbraccia forte, con lei ha sempre avuto un legame forte e le è mancata moltissimo in quei sei mesi di lontananza. «Dove hai lasciato Ondine? Non la starai facendo morire di fame, spero.»
«Ohhh, sempre la solita esagerata, sta bene ed è felice» si schernisce l’altra con la bocca piena.

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Una bolla più piccina si materializza dal corpo di Dýsi e un leggero brusio pervade la sala. È timida, ma anche lei desidera salutare i suoi compagni di avventura.
«Non fare la timida, piccola Ondine, ci conosci da tempo immemore e non ti fai ancora vedere come si deve? Sai che io posso scrutare nella tua essenza!» dice sorridendo Nòtos e un paio di occhiali ardenti si materializzano sul suo naso. Poi si avvicina alla sorella e alla sua ondina. Soffia una lingua di fuoco leggerissima e solletica la forma sferica semitrasparente, creando una nuvoletta di vapore acqueo. Questa bolla sussulta, pare sorridere, schiva ma divertita e si percepisce come uno squittio, alla fine sparisce di nuovo fondendosi con il corpo fluido della sua Dýsi.
«Sei troppo irruenta cara sorella. Sai bene quanto sia restia Ondine, non puoi mica imporle la nostra presenza…» interviene Anatolì.

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«Hai sempre da ridire. Non le farebbe male una sferzata di energia e di buona compagnia!» risponde pronta la padrona del fuoco. Poi, colei che ha avanzato il placido rimprovero pare distratta da un profumo intenso che le fa inchinare il capo verso l’alto e lì, con il mento all’insù, abbassa le palpebre per entrare in sintonia con l’odore del tempo, con l’essenza della vita che impregna ogni cosa.
Parla senza guardare, non ne ha bisogno. «Beltane è qui, Beltane è tra noi. Promette grande rinascita, grande forza, grandi eventi. Posso percepire il profumo del creato che si risveglia, in vista della bella stagione calda e feconda.»
Anche Vorràs si fa avanti, trema, tocca la corteccia della quercia millenaria dalla quale è uscita, vi appoggia la fronte e sospira. Il Nord è la sua casa, ma quando arriva in quel luogo riesce a percepire l’insieme del tutto farsi potente…

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«Dobbiamo affrettarci, la Natura è in fermento, il portale sta per aprirsi…»
Dýsi si spazzola il vestito dalle ultime briciole, schizzando goccioline di acqua qui e lì. «Allora mettiamoci all’opera, il Sole si è tuffato dietro l’orizzonte, a Ovest, lo percepisco distintamente. Questo è il momento propizio, mie care!»
Le quattro sorelle, adesso riunite, possono finalmente portare a termine il loro ufficio. Due volte l’anno, durante i Sabbath più importanti, si ritrovano in quella Torre Magica posta al centro magnetico del pianeta Terra. Arrivano dai quattro punti cardinali, laddove vivono e governano con i loro poteri la materia creata: Fuoco, Aria, Terra, Acqua. Tuttavia, qui, hanno un compito ben più importante da completare… Raggiungono il centro dell’enorme sala scintillante. Si dispongono in cerchio e si prendono per mano.

Photo by ©Alice Alinari

Dal nulla, create da una magia potente e tangibile, spuntano intorno a loro quattro candele, giusto a fianco delle orgogliose rappresentanti degli elementi che compongono il mondo. Rossa per Nòtos, e il fuoco divampa su di lei, dentro di lei; azzurra per Anatolì, e un piccolo tornado l’avvolge; nera per Dýsi e una cascata pare travolgerla senza toccarla davvero e, infine, verde per Vorràs, una pioggia di fiori e di foglie leggiadre chiude il cerchio. I quattro poteri sono adesso congiunti e si portano alla massima potenza nella fusione dell’assoluto.
Attraverso gli occhi chiusi possono vedere e sentire, perché l’Energia è dentro di loro e vibra alla frequenza più alta, la stessa che gli permetterà di generare il Quinto Elemento, sublimandosi.
Tutt’a un tratto e all’unisono, le sorelle spalancano gli occhi e alzano il viso verso il soffitto. Laddove prima c’erano i rami intrecciati dell’albero, adesso c’è la volta celeste.

Photo by ©Alice Alinari

Sono nell’Universo, viaggiano con le loro iridi scintillanti, fino a cogliere il frammento di purezza di cui hanno bisogno.
Una forma ovoidale si manifesta, è talmente luminosa da rischiarare a giorno l’eterna notte. Sprigiona calore, ma non brucia; riempie senza invadere; è impalpabile ed eterea, quasi trasparente.
Non vi sono limiti di spazio, di tempo. Il tutto diventa brillante e pieno, completo.
Le sorelle non hanno bisogno di guardarsi né di parlare. Adesso il Quattro si unisce all’Uno dando vita al Cinque. La molteplicità si fonde con l’unicità creando la Quinta Essenza, la perfezione della spiritualità, l’elevazione del sacro che scaccia il profano. Tutto è puro, tutto è energia, tutto è eterno.
Le figure umane evaporano, gli elementi si sublimano, la materia diventa anima, i colori trasfigurano nel candore del bianco.
Ecco, ancora una volta, la missione è compiuta e… in futuro… lo sarà ancora.

Annarita & Roberta Calaudi



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