Travel & Photography

Hotel Diurno Venezia e i suoi fantasmi

Trovare un piccolissimo spiraglio di sole in questo mese sotto la morsa del ciclone Igor non è stato facile, ma appena ce ne è stata l’opportunità ho colto l’occasione al volo e mi sono diretta a Milano e più precisamente a Piazza Oberdan a Porta Venezia per visitare un bene FAI che da tempo desideravo vedere: l’Hotel Diurno.

PS = Il FAI necessita donazioni per riportarlo al suo antico splendore. L’entrata è libera, ma se potete lasciate qualcosa per aiutarli in questo recupero. Da parte mia questo è già stato fatto quanto più ho donato il 5×1000 a un’associazione che ammiro e di cui sono orgogliosa di dire di averne visitati ormai tutti i beni nella mia regione e non solo.

Riuscendo ad andare prima del 14 maggio ho potuto entrare liberamente a visitare questo bene anche assistendo alla mostra “Senso 80” che attraverso la ricostruzione di parte di arredi e assemblaggio di vari materiali, stili e oggetti diversi tra loro ha evocato in questo luogo abbandonato una memoria storica che accende nel visitatore un vero e proprio salto nel passato.

Questa interrelazione tra architettura e spazi tracciano in modo poetico l’atmosfera di un tempo ormai dimenticato ove nei primi anni ’20 del novecento questo luogo era usato come spazio pubblico dove i viaggiatori di passaggio potevano godersi un buon bagno e un taglio dal barbiere o una messa in piega dal parrucchiere, mentre le persone più povere e prive del bagno in casa venivano per potersi fare una doccia, un’azione che oggi noi consideriamo banale.

L’Hotel Diurno Venezia ha assorbito tra le sue pareti una strana energia che si percepisce nel momento in cui si oltrepassa l’entrata posta scesi i gradini della metropolitana di Porta Venezia. Si ha subito la sensazione di essere trasportati novant’anni indietro in un mondo e una realtà assai diversa da quella che conosciamo oggi ed entrati nella grande hall sembrano visibili le frotte di persone che avanti ed indietro riempivano quel luogo: dai ricchi borghesi in viaggio, alle signore in pelliccia a farsi una manicure o alle semplici madri di famiglia che portavano i propri figli a lavarsi. Tutto assume contorni diversi e appare davvero bizzarro che quel luogo è rimasto attivo fino a quasi quarant’anni fa prima di essere chiuso dal Comune.

Tuttavia tutto ciò che è successo e non è successo, perchè ricavare informazioni sulla sua storia e sulla vita che vi è passata all’interno pari impossibile, rimane ben impresso in ogni suo angolo e parete che pare ricolma di una strana aura di tristezza e malinconia.

La parte più claustrofobica dell’intero percorso è quando si accede nella zona Terme nei due corridoi, uno riservato agli uomini e uno alle donne, in cui vi erano i bagni con docce o vasche in base alle possibilità economiche. Non so

 spiegarlo, ma so solo che oltrepassare le soglie ed entrarci mi è sembrato impossibile, era come se venissi per qualche strana ragione rigettata indietro da una parete invisibile di emozioni troppo forte per affrontarle tutte…

Da sempre sono una persona sensibile, che crede nel paranormale e nella vita ha avuto abbastanza esperienze da non essere scettica di fronte a questo mondo e se questo mi ha insegnato qualcosa è di non essere mai ciechi di fronte all’istinto e alle sensazioni dell’anima. Forse non tutti coloro che visitano questo luogo credono in ciò in cui credo io o hanno la mia stessa sensibilità, ma posso assicurarvi che non ho visto nessun oltrepassare le soglie dei bagni. Nessuno ha osato spingersi oltre. Perchè? Era totalmente possibile e non venitemi a raccontare del perchè erano bui o in stato di abbandono, questo non è stato certo ciò che mi ha colpito… Infatti in una delle stanze io sono entrata, ho cercato di superare quel qualcosa che mi spingeva fuori e di fronte alla vasca, guardandomi intorno con la luce del cellulare accesa quel luogo di per sé nel suo degrado non mi ha fatto nessun effetto, ma lo ha fatto il peso che sul petto mi ha lentamente tolto il respiro e mi ha costretto ad uscirvi immediatamente.

Camminando nuovamente verso l’entrata, il salone iniziale l’aria diviene più leggera fin quando una volta di nuovo fuori sembra di tornare a respirare a pieni polmoni dopo essere stati in apnea.

E’ un’esperienza che sicuramente ripeterò e non solo per l’emozioni fortissime che mi ha dato, ma anche per il bene che in sé merita davvero di essere visto per il suo stile decò e la storia che racconta. Una fotografia di un tempo andato che racchiude ancora in sé il loop di chissà quante vite e storie da scoprire…

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