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I fari del fuoristrada illuminavano l’asfalto bagnato dalla leggera pioggerella nella notte tarda.
Le occupanti del veicolo non si stavano curando di quanto fosse tardi, o di dove stavano andando, consce che da quel momento in avanti avrebbero trovato la loro forza nello stare insieme come sorelle, in tutto e per tutto.
Maya svoltò a destra seguendo la curva della strada, con un movimento forse un po’ troppo brusco per i gusti di Stella seduta al suo fianco sul sedile del passeggero.
-Ehi, – protestò in un sussurrò la castana. – Cerca di essere un po’ più delicata, o sveglierai le piccole!
Maya accennò un sorriso in risposta a quella frase, dando una rapida occhiata dallo specchietto retro-visore alle piccole che stavano addormentate sui sedili posteriori, accoccolate l’una all’altra, talmente simili che avrebbero potuto essere scambiate facilmente per gemelle.
Arianna e Elena si somigliavano in modo quasi impressionante, ma ad un occhio attento si potevano scorgere delle differenze sostanziali. La prima era come se vivesse in un mondo tutto suo, molto in sti-le figlia dei fiori e come se vedesse tutto con un un paio di occhiali rosa addosso. La seconda invece era così emotiva e sensibile che bastava davvero poco per urtarne l’animo delicato.
Le due ragazze poi avevano anche la corporatura quasi identica, se non fosse stato per una sfumatura di diversa gradazione di rosso tra i capelli e di verde negli occhi.
Arianna era più bionda, mentre Elena tendeva al moro.
Maya tornò a guardare la strada, lanciando un’occhiata di tanto in tanto a Stella, riconoscendo anche in lei la stessa sfumatura di rosso tra i capelli castani corti ed il verde si confondeva nell’azzurro dei suoi occhi, nascosto sotto l’aspetto mascolino che presentava al mondo, oltre al suo carattere duro e scorbutico.
Per quanto riguardava Maya, invece, lei era quella che aveva ereditato i capelli più rossi e gli occhi più verdi, oltre ad essere la più razionale e decisa in tutto.
Specialmente dopo tutto ciò che avevano vissuto nell’ultimo anno, periodo in cui le vite di tutte e quattro le ragazze erano state sconvolte e cambiate radicalmente.

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Tutto era cominciato con l’incontro delle quattro ragazze in quel picco-lo locale vicino all’autostrada, dove si erano ritrovate sedute tutte insieme con in mano la medesima busta di carta filigranata che spiegava loro la verità sulle loro vite, basite non soltanto dallo scoprire che tutte erano cresciute senza un padre, ma che quel padre era lo stesso.
Ancora più strano era stato il fatto che ognuna di loro presentava la stessa strana voglia sull’interno del polso sinistro a forma di spicchio di luna.
Dalle poche parole sulle lettere, e ricostruendo la vita di ciascuna, erano nate tutte nello stesso anno.
Arianna ed Elena avevano riscontrato di avere meno di un mese di differenza l’una dall’altra, oltre ad avere diversi interessi in comune ed un carattere piuttosto simile.
Stella si era rivelata la più diffidente e taciturna, rivelando ben poco del perché avesse deciso di inter-rompere gli studi universitari, nata quasi nel pieno dell’estate.
Maya si era rivelata la maggiore di tutte, compiendo gli anni nei primi giorni di febbraio, ed era stata la prima a proporre di ricercare di mettere insieme gli indizi che avevano a disposizione per rintracciare il genitore comune e cercare di capire come mai le avesse lasciate sole al loro destino, anche se ognuna di loro aveva potuto contare sull’affetto di una madre sempre presente ed amorevole.
Con il consenso generale, ognuna di loro si era messa alla ricerca di ulteriori informazioni riguardo al padre, mantenendo i contatti reciproci e facendosi videochiamate di gruppo per aggiornarsi sugli sviluppi raggiunti, arrivando così ad instaurare un legame di amicizia piuttosto stretto e une con le altre.
Per quasi cinque mesi le quattro sorelle si erano sentite con regolarità, fino al messaggio da parte di Stella che annunciava di essere risalita finalmente all’indirizzo di loro padre, che rispondeva al nome di Gualtiero.

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Zaino in spalla e piene di aspettative, si erano date tutte appuntamento presso la stazione ferroviaria di Bologna per incontrare Maya, e dirigersi così con il fuoristrada nelle campagne bolognesi per la villa del genitore, sgranando poi gli occhi davanti all’imponente costruzione con tanto di parco privato e piscina olimpionica.
Le quattro ragazze si erano presentate come lontane parenti, seguendo l’istinto di Maya di non rivelare la loro vera identità, almeno per il momento. E la cosa si rivelò parecchio esatta, poiché quando l’uomo dai capelli grigi si presentò nel salone a riceverle, non poteva credere ai suoi occhi: quattro fi-glie tutte con lo stesso simbolo sul polso raffigurato nel grimorio che era stato della famiglia, tramandato per linea matriarcale per secoli.
Ed ora quello che era scritto nell’antico tomo pieno di incantesimi si stava per avverare, e la profezia relativa alla ricomparsa del cerchio delle streghe si stava per avverare, una volta che le sorelle avessero preso dimestichezza con i loro poteri legati ai quattro elementi.
A quella notizia, Arianna ed Elena erano quasi saltate sul posto dalla gioia, pronte a riempire l’appena ritrovato genitore di domande e richieste di poter vedere il famoso grimorio.
Un po’ più scettiche erano state invece sia Stella che Maya, dove quest’ultima aveva espresso i suoi dubbi su credere a quella faccenda delle streghe, soprattutto per via del fatto che Gualtiero le aveva abbandonate tutte ancor prima che venissero al mondo.
L’uomo però non aveva potuto dare ulteriori spiegazioni, interrotto dall’improvvisa comparsa della moglie Emma e del loro figlio Axel, che chiedevano spiegazioni in merito alla presenza delle quattro ragazze.
Gualtiero era stato veloce a dire che si trattava di sue cugine di chissà quale grado alla lontana, aggiungendo poi anche che trovandosi in zona per visionare i corsi presso l’università locale, lui si era rivelato disposto ad ospitarle per tutto il tempo necessario.
Emma aveva sorriso cordiale, felice di quell’improvvisata di parenti del marito che non conosceva, e pronta a trattare le nuove venute come se fossero state delle figlie per lei, vista anche l’età molto vicina al ragazzo che le stava accanto.
Le due più piccole del gruppo erano rimaste raggianti di fronte a quell’inaspettata possibilità di passare più tempo con il padre appena ritrovato e con quello che sembrava un fratello a sorpresa, mentre Stella aveva soltanto alzato un sopracciglio indagatore in direzione dell’uomo che le stava guardando con quel sorriso così paterno ed emozionato.
Solamente Maya non era rimasta colpita da Emma, trovando il suo modo di fare a dir poco artificioso il comportamento della donna, addirittura troppo accondiscendente. Per non parlare poi di Axel: il ragazzo non aveva spiccicato parola, guardando la rossa come se fosse stata la persona meno significante di tutto il pianeta.
Andandosene subito dopo e non interagendo con le quattro ragazze per i giorni successivi, se non si contavano i pasti consumati quasi nel silenzio totale.

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E come se nulla fosse, le quattro ragazze si ritrovarono a passare del tempo con il padre appena ritrovato e la sua famiglia, dove Arianna e Elena non solo passavano parecchio tempo insieme, ma stavano anche in compagnia di Emma, accompagnandola per i suoi vari giri di shopping e a vari eventi sociali. Stella aveva invece preferito approfittare dell’immensa piscina e della palestra annessa, passando giornate intere ad allenarsi strenuamente.
Maya si era così ritrovata a gironzolare senza una meta vera e propria nell’immenso parco della villa, arrivando a scorgere tra i folti cespugli di un angolo sperduto quello che poteva essere una piccola ro-sa dei venti fatta di pietra, dove su ogni punto cardinale vi era il simbolo di uno dei quattro elementi. Quello che spaventò di più la ragazza fu però vedere che ogni simbolo era stato cosparso di abbondante sangue ormai raggrumato, e poco distante stavano i resti di quello che poteva essere stato un coniglietto bianco, a giudicare dal colore del pelo che si poteva intravedere tra quel che rimaneva della carcassa in putrefazione.
Maya ne era rimasta parecchio turbata, chiedendosi chi potesse essere talmente crudele da fare una co-sa del genere ad un tenero coniglietto innocente, e per quale scopo poi?
In un attimo, la strana voglia a forma di mezza luna prese a bruciare come se fosse stata infuocata, facendo gemere la ragazza, che si decise a ritornare sui suoi passi da quel posto inquietante, decidendo che ne avrebbe parlato con le sorelle e avrebbero cercato di capire cosa stava succedendo in quella casa.
Il fato volle invece che al rientro alla villa, Maya notasse i lampeggianti di un’ambulanza davanti all’ingresso, mentre la barella su cui era distesa Stella veniva caricata sul mezzo. La castana si stava tenendo stretto al petto l’avambraccio destro nel frattempo che imprecava contro un peso che si era staccato dal macchinario che stava utilizzando e che l’aveva centrata in pieno, causandole la rottura di ulna e radio, confermata poi dalla diagnosi del pronto soccorso locale che aveva provveduto in poco tempo ad imbottire la ragazza di morfina e rispedirla al mittente con l’arto ingessato.
Quella notte era stata tremenda per Stella, che si era rigirata per lunghe ore nel letto che occupava, maledicendo quasi il giorno in cui insieme alle altre avevano deciso di recarsi a vedere la faccia del padre, due settimane prima.
Purtroppo, però, gli eventi alquanto strani non finirono lì.

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Appena due giorni dopo l’incidente di Stella, per poco Arianna non finì affogata in piscina, tirata al di sotto del pelo dell’acqua da quello che sembrava una sorta di alga che le si era avviluppata alle gambe. Axel fu rapido nell’afferrare la ragazza e trascinarla in salvo, facendo però notare che della strana alga non vi era nessuna traccia nella piscina.
Sparita come per magia.
La sera stessa toccò invece a Elena, che senza sapere come era entrata in contatto con quelle che sembravano arachidi, causandole così un principio di shock anafilattico, prontamente soccorsa da Gualtiero che aveva provveduto a fare l’iniezione di antistaminico che la ragazza si portava sempre dietro per casi come quelli.
A Maya però non era sfuggito un particolare in tutto ciò: Axel si era sempre aggirato nei dintorni di quegli strani incidenti, non sembrando quasi mai sorpreso dagli eventi, ma come se si aspettasse una cosa del genere. Ed ora aveva preso a tallonarla quasi da vicino, sembrando addirittura uno stalker.
La rossa si era ritrovata così alla sera del quarto giorno a non poterne più di quel ragazzo che la segui-va come un’ombra, e decisa ad affrontarlo lo aveva aspettato in un angolo appartato della serra poco distante, con un bel discorso chiaro e conciso già ben improntato nella mente.
Ma nella semi oscurità tra le piante, Maya non riuscì a proferire una sola parola, ritrovandosi come se la sua mente fosse stata annebbiata dai fumi dell’alcol, ipnotizzata dagli occhi quasi neri con cui Axel la stava guardando in quel momento.
La ragazza non si rese nemmeno conto di cosa stava accadendo, avvertendo sulla schiena il freddo del vetro dei grandi finestroni della serra e il calore del corpo di Axel che la stava bloccando, insieme alle mani bramose di lui ed alle labbra avide di baciarla.
Fecero l’amore lì, tra i rami dei rampicanti ed i fiori di buganvillee, quasi inconsci di ciò che stava accadendo.

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Ai primi timidi raggi del sole mattutino, Maya si sentì inorridita da sé stessa osservando il ragazzo addormentato al suo fianco, con un senso di colpevolezza per aver avuto un rapporto incestuoso con quello che geneticamente era suo fratello.
Al suo risveglio, anche Axel sembrava sconcertato da quanto successo tra di loro, ma decisamente in modo diverso, cominciando ad imprecare verso la sua stessa madre e su quanto fosse stata orribile nell’attuare qui suoi propositi di vendetta fuori di testa, decidendo infine di vuotare tutto il proverbiale sacco senza mezze misure.
Emma aveva fatto di tutto per farsi sposare da Gualtiero, sapendo della linea di discendenza e della profezia del ritorno del cerchio delle streghe che contraddistingueva la sua famiglia, volendo essere lei stessa la fortunata madre delle quattro più potenti streghe mai esistite. Ma alla fine la donna aveva presentato al marito un figlio maschio, che oltretutto era il frutto di un tradimento.
A quelle parole, Maya parve sentirsi un po’ più sollevata, rendendosi conto che quel fratello non era mai veramente esistito, ma ancora non capiva cosa tutto questo c’entrasse con lei e le sue sorelle, e gli strani incidenti di cui erano state vittime.
Con un sospiro, Axel confessò cosa la madre aveva in mente: aveva sempre voluto impossessarsi dei poteri di tutti e quattro gli elementi, diventando la madre delle quattro sorelle prescelte per sottrarne la magia ai primi accenni, arrivando ad uccidere le sue stesse figlie se necessario.
Ed ora che le ragazze si erano presentate di spontanea volontà alla porta del padre, Emma aveva deciso non solo di appropriarsi dei loro poteri ancora acerbi, ma di vendicarsi facendo quanto le era possi-bile attraverso le maledizioni più potenti, utilizzando la magia degli incantesimi del sangue.
Maya ricordò allora la rosa dei venti di pietra trovata in un angolo del giardino imbrattata di rosso, e capì il perché il ragazzo che le stava davanti le avesse tallonate così da vicino nell’ultimo periodo, cercando di fare in modo che i piani della madre non andassero a buon fine.

Photo by ©Dollar Gill

Come un fulmine, la rossa si diresse verso le stanze delle sorelle, cercando di capire cosa potessero fare per cercare di fermare i propositi vendicativi e la brama di potere di Emma. Ma senza una valida guida, o delle istruzioni, da dove potevano partire per contrastare quel-la donna?
Fu lo stesso Axel che diede la risposta, rubando e consegnando lui stesso il grimorio della famiglia di Gualtiero, procurandosi una lesione al palmo della mano dove aveva tenuto stretto il libro che non poteva essere afferrato da chi non era della famiglia di appartenenza.
Maya gli aveva fasciato la ferita davanti agli occhi sorpresi e dubbiosi delle altre ragazze, borbottando che tutta quella situazione era davvero assurda, ed al momento di congedare il ragazzo, questi si fece coraggio e le scrisse il suo numero sul cellulare, nel caso in cui avesse avuto voglia di contattarlo una volta conclusa tutta quella storia.
Arianna ed Elena non si erano minimamente accorte di quello scambio di poche frasi, intente com’erano a visionare il libro antico e a cercare di leggerne il contenuto; Stella aveva alzato invece un sopracciglio in direzione della sorella maggiore, come a farle capire che ne avrebbero parlato in segui-to dei retroscena che contornavano tutta la vicenda.
Il libro scattò in un baleno, aprendosi davanti agli occhi delle quattro ragazze su di una pagina ben precisa, dove sotto il disegno di una mezza luna bianca in un cielo ammantato di stelle vi era descritto l’Incanto di Luna, con tanto di descrizione necessaria all’esecuzione dell’incantesimo ed a cosa servi-va.
Dando una rapida lettura, le sorelle capirono cosa avrebbero dovuto fare, dandosi a turno un rapido cenno del capo per confermare i propri intenti, e passando così i giorni successivi a guardarsi le spalle a vicenda per cercare di evitare altri incidenti strani che avrebbero potuto colpirle in qualsiasi momento.

Photo by ©Halanna Halila

Nel buio della settima notte, le quattro ragazze uscirono all’aperto del giardino per recarsi nell’angolo sperduto in cui era situata la rosa dei venti imbrattata di sangue.
Stella si posizionò al nord, in corrispondenza della terra.
Arianna si mise a ovest, davanti al simbolo dell’acqua.
Elena prese posto davanti alla sorella, a est per l’aria.
E Maya si mise a sud, rappresentando così il fuoco.
Una ad una, le quattro sorelle si passarono a vicenda la lama affilata di un piccolo coltello sul simbolo della luna sulla pelle del polso e bagnando ancora una volta la rosa dei venti con il sangue, pronunciando tutte insieme come una litania le poche parole che servivano per il loro sortilegio.
Ma non avvenne nulla, mentre il silenzio della notte tornò a circondarle e a farle sprofondare nello sconforto più totale.
Una volta rientrate nella villa le ragazze furono fermate da Emma che teneva tra le mani quattro rap-presentazioni in legno dei simboli degli elementi, e pronta finalmente a finire una volta per tutte il gioco della famigliola felice ed impossessarsi così dei poteri più potenti mai esistiti.
La donna, però, aveva fatto male i suoi conti.
Nel momento in cui i feticci vennero gettati nel fuoco, questi presero a vorticare emanando una luce incandescente, andando a colpire Emma con tutta la potenza degli stessi quattro elementi, in un turbi-ne di aria che lasciava i polmoni e di acqua che li riempiva, nel tremore delle ossa che venivano scosse e nella ferocia con cui il fuoco intaccava la carne, fino a che la donna non fu ridotta ad un burattino senza più vita distesa sul pavimento.
Il tutto davanti agli occhi di Gualtiero che non poteva ne voleva credere che la moglie avesse provato a fare del male alle sue figlie, con la consapevolezza di essere finalmente libero dall’incanto che lo aveva posseduto per tutti quegli anni in cui era stato ingannato e incrociando lo sguardo di quel figlio che non era mai stato il suo, anche se lo considerava tale.
Emma era stata colpita dall’incantesimo di protezione che le ragazze avevano fatto, ed ora la donna sembrava allo stesso tempo morta annegata, asfissiata, bruciata viva, e presa dalla paura a causa dei capelli bianchi che il cadavere presentava.
Quella stessa notte, le ragazze decisero di partire senza guardarsi indietro, nella decisione comune di voler provare a vivere tutte insieme come sorelle, e con il grimorio ben nascosto nel bagagliaio del fuoristrada.

Story By ℳ𝒶𝓃𝓊𝑒𝓁𝒶 𝒫𝑒𝓁𝓁𝒶𝒸𝒶𝓃𝒾

Ed ora le quattro sorelle erano lì, tutte insieme verso una direzione qualsiasi, pronte alla nuova vita che le attendeva verso la grande casa che Stella possedeva nelle campagne fiorentine.
-Hai intenzione di chiamarlo? – chiese la castana verso Maya, accennando ad un sorrisino complice riferendosi ad Axel.
-E’ così evidente? – chiese la rossa, cercando di far vedere quanto questa conversazione la stava imbarazzando.
L’altra scosse la testa, ridacchiando mentre tornava a guardare nel silenzio la strada buia illuminata dai fari.
-E tu hai intenzione di chiamare la tua ex ragazza e chiarire con lei? – sbottò Maya, facendo però trasalire la sorella.
-Ma come… – Stella non finì la frase, quasi sbiancando in volto.
-Be’, non è che tu sia stata molto brava a nasconderlo… – rispose la rossa con un mezzo sorriso ed un occhio sempre attento sulla strada.
Stando ben attente a non svegliare le piccole, Stella e Maya si lasciarono andare ad una sommessa risata liberatoria, subito dopo seguito dalla mano della castana che andava a intrecciare le dita con quel-la della rossa, in un primo gesto tra sorelle ritrovate.



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