Moonlight's Creed (Original Series)

Episodio 2×03

Present Day #2018: Toronto’s Roads

Quando ero arrivata su quel pianeta, poco meno di tre mesi prima, mi ero ritrovata assai stupita dallo scoprire che fosse un luogo così strano, ma in un certo qual senso anche così pacifico. Certo in poco tempo mi era bastato guardare quello che chiamavano televisore per scoprire che anche lì esisteva l’ambizione e la violenza, ma mi stupivo di come tutto sommato quegli esseri sapessero conviverci. Esistevano forze che venivano chiamate polizia che proteggevano i deboli o quanto meno ci provavano, un luogo così diverso da dove ero nata e cresciuta io ove l’unica cosa che contava era sopravvivere ad ogni costo. Non c’era speranza di credere in qualcuno che potesse venire in aiuto, perchè non esisteva la possibilità di essere aiutati. C’erano solo padroni che comandavano e a cui sottomettersi, mangiare era un lusso che si otteneva solo con il duro lavoro e una casa non era contemplata… avere un giaciglio da chiamare tale era già tanto. Forse per quello mi stupì di quanto facile era per me averla vinta lì, anche perchè i miei poteri che forse da dove venivo non erano nemmeno un granché di arma lì mi rendeva al pari di un Dio. Non che questo mi interessasse o volessi usarlo, ma almeno mi avrebbe reso più facile il compito.
Era passato così tanto tempo da quando le Colonie erano state ridotte in polvere che mi ero abbandonata all’idea di tentare di sopravvivere come possibile, noi superstiti che avevamo fatto la fame cercando di tirare avanti come potevamo alla mercé di una galassia ormai in preda alle razzie e alla legge del più forte. Non esistevano più Imperi scintillanti e regole ferree, solo anarchia e sangue. Io mi ero considerata fortunata, perchè ero riuscita quanto meno a non finire schiava anche se vivere come ladra e mercenaria non era comunque una vita di cui andare fieri anche se quanto meno mi aveva permesso di tenere per me ciò che guadagnavo e non doverlo dividere con nessuno e tanto meno sottomettermi a un qualsivoglia padrone. Già quello era un lusso che molti pochi riuscivano a raggiungere. La mia scaltrezza e le mie capacità però fino a quel momento mi avevano aiutato e l’anello da cui mai mi separavo mi aveva aperto una scappatoia. Sapevo che la Terra fosse proibita, sapevo che accedervi era impossibile quanto che raggiunto il ciclo di caricamento necessario per ora mi sarei pagata un viaggio di solo andata verso l’incognito, ma dovevo provarci. Ora che ero rimasta sola, ora che avevo saputo che c’erano altri superstiti… dovevo tentare… certo avrei potuto trovare qualcosa di peggio di ciò che lasciavo, ma dovevo farlo!
La mia sorpresa una volta giunta sulla Terra fu enorme, mi trovavo di fronte un luogo che a confronto di dove io venivo pareva il paradiso ed ambientarmi non fu così difficile, anzi… Certo quei terrestri si vestivano strano, parlavano strano e usavano cose strane, ma almeno il loro cibo era la cosa più buona che avessi mai mangiato! Io che il massimo che avevo conosciuto erano razioni in polvere al gusto di alcune prelibatezze ormai estinte.
Tuttavia il mio non era un viaggio di piacere e lo sapevo bene, tanto che ogni occasione era buona per seguire le tracce delle Guerriere, scoprire chi fossero e dove si nascondessero… il Cristallo d’Argento era la mia priorità e dovevo ottenerlo ad ogni costo, tuttavia per fare ciò di cui avevo bisogno avevo necessità di risorse e a quanto pare come nella galassia anche lì a comandare era avere una merce di scambio e a quanto pare su quel pianeta la più ricercata si chiamava: dollari.
Avevo scoperto che ottenerlo solo chiedendolo alle macchinette per strada chiamate ATM o in luoghi come le banche non funzionava, mi chiedevano carte di credito ed altre cose che non avevo. Iniziai dunque a capire che rubarlo era più facile anche se non era nel mio stile farlo in modo plateale e violento come si usava lì.
Imparai ad usare la mia arguzia ed in poco tempo misi via una somma abbastanza grossa da permettermi un bel posto dove vivere, cibo tutti i giorni, abiti e perfino quella che chiamavano macchina, assai utile per spostarsi anche se non veloce come una navicella.
Ormai il mio appartamento era divenuto un ricettacolo per le mie ricerche ed anche per i miei furti, lì dove nel salotto avevo allestito una parete in cui attaccavo ogni mio indizio o pista che mi avrebbe portato alle Guerriere o al Cristallo.
Nella piccola scatola chiamata tv parlavamo spesso di me e dei miei colpi descrivendomi come la ladra gentile e quello mi faceva ridere, non ero certa che mi conoscessero così nella galassia. Tuttavia mi andava bene anche perchè non avevano niente su di me, nè una foto, un video niente … io non avevo nemmeno documenti, nemmeno esistevo.
Fu tornando a guardare la parete che staccai un pezzo di giornale che avevo attaccato dove si parlava di una mostra ove sarebbe stato esposto un grandissimo e preziosissimo diamante, non sapevo se era quello che cercavo, ma lo avrei scoperto.
Comprai un abito elegante e pagai per andare in uno di quei luoghi ove ti acconciavano e truccavano, io non sapevo farlo, ma necessitavo essere credibile. Per entrare avevo già adocchiato da una settimana un riccone che aveva ricevuto l’invito e circuendolo ero riuscita a farmi diventare il suo +1 all’invito. Certo sicuramente si aspettava un bel regalo a fine serata e glielo avrei lasciato credere, almeno fin quando sparendo non mi avrebbe più trovata.
Per tutta la serata dispensavo sorrisi sentendomi terribilmente fuori posto io che ero abituata più che altro a bettole, mercenari ubriachi e scommesse al gioco, ma feci buon viso a cattivo gioco fin tanto non ottenni ciò che volevo: il diamante.
Avevo sentito che era custodito nel caveau e che quello esposto era un falso, motivo per cui seguì la guardia che lo aveva detto ed intercettandola nel corridoio non ci pensai due volte a puntargli contro la Pietra di Luna del mio anello e così facendolo colpendolo con un fascio di luce che lo accecò per poi avvicinarmi e dargli un pugno che gli fece perdere i sensi. Gli rubai il tesserino per l’accesso al caveau e dirigendomi verso lo stesso scoprì con fastidio che per entrare serviva anche un codice che non avevo. Imprecai, ma prima di poter far altro sentì dei passi in lontananza che mi costrinsero ad improvvisare. La Pietra di Luna annullò la mia gravità facendomi voltare e così mi schiacciai contro il soffitto, nessuno mi vide, ma io vidi loro digitare il codice prima di entrare un attimo nel caveau ed uscirne poco dopo. Mi assicurai che se ne fossero andati prima di tornare a terra e digitare il codice che avevo visto dopo aver passato la tessera magnetica e finalmente il caveau si aprì. Lì in bella mostra vi era il diamante verso il quale mi diressi, ma mi bastò essergli abbastanza vicina per capire che non era quello che cercavo.
La delusione era tanta, ma sembrava che ormai mi ci fossi abituata. Decisi però di non andarmene a mani vuote ed usando il volo per evitare la griglia laser dell’allarme mi presi qualcosa prima di andarmene.
“L’ennesimo buco nell’acqua!” esclamai frustrata una volta a casa buttandomi sul divano e finalmente togliendomi quella tortura che chiamavano tacchi. Massaggiandomi i piedi osservai alcuni dei dipinti che avevo preso e di cui mi pareva leggere nomi come Renoir, Cezanne e Gauguin.
“Certo che hanno nomi strani questi umani…” mormorai troppo stanca per soffermarmi ulteriormente su quello.
“Dove diavolo sei Cristallo mh? Sei con le Guerriere vero? Per questo non ti trovo…” mormorai tra me e me soffermandomi sul mio muro delle indagini. Parlare tra me e me mi aveva sempre aiutato ancor più se la solitudine è l’unica compagna che si ha.

”Eccola! Ecco che ne parlano di nuovo!”
Mi tirai su a sedere di scatto, mentre scuotevo il braccio di Ares per attirare la sua attenzione. Era un pigro pomeriggio quasi invernale. Eravamo sole nell’attico di Toronto; le altre guerriere si erano prese un periodo di pausa, a vario titolo, prima di tornare ai propri doveri.
Solo Ares era rimasta, a riflettere e a rimuginare per gran parte delle giornate, che si susseguivano quasi uguali. Non mi ero sentita di abbandonarla, non quando mi rendevo conto che lasciarla da sola avrebbe potuto sfociare in qualche colpo di testa per cui lei era famosa.
Così, impiegavo il tempo cercando di sondare meglio il futuro, di migliorare ulteriormente il mio potere divinatorio, di carpire più informazioni sui pericoli che ci stavano attendendo e, perché no, su quella persona che avevo visto con una nitidezza impressionante durante la guerra per il Cristallo, pur senza riuscire a scorgerne il volto.
I risultati c’erano ma più che altro le indicazioni che ricevevo erano apparentemente slegate le une dalle altre, senza un filo logico che mi permettesse di vedere un disegno in trasparenza. Di quell’uomo, invece, non avevo raccolto nulla di più.
Ares ascoltò qualche stralcio del servizio di cronaca al telegiornale, poi commentò: “La Ladra Gentile?”
Risposi alla sua ironia con un una scrollata di spalle ed un mezzo sorriso: “Ha compiuto diversi furti in questi ultimi giorni, solo qui a Toronto, ma la polizia sostiene che è attiva anche in altre zone, a livello internazionale… la cosa inusuale è che alcuni testimoni parlano di misteriosi fenomeni luminosi durante i suoi furti, e alcuni oggetti erano così ben custoditi che nessuno riesce a spiegarsi come sia possibile che lei sia riuscita ad infiltrarsi. Il particolare più strano è che sembra essere interessata solo alle gemme più preziose, ed in alcuni casi non le ha neanche sottratte, come se stesse cercando qualcosa di preciso…”
Nel frattempo, il servizio descriveva le stranezze legate al suo operato, domandandosi quale tipo di tecnologia sconosciuta potesse spiegare questi fatti.
“Credi che sia una di noi?”
Sollevai le sopracciglia: “E’ una possibilità, non credi? Se fosse davvero così, magari è arrivata sulla Terra, per cercare qualche altro sopravvissuto delle colonie. Se la trovassimo, potremmo aiutarla a ricostruirsi una vita qui, la affiderei a qualche altro superstite…”
Strinsi le mani tra di loro, agitata al solo pensiero. “Pensa se davvero fosse una di noi, se continua ad agire in maniera così sconsiderata potrebbe attirare l’attenzione dei nostri nemici, che cercherebbero di catturarla, oppure potrebbe scontrarsi inavvertitamente con gli Assassini, e non voglio pensare cosa potrebbe succedere…”
La notizia venne interrotta da un’ultim’ora, che riguardava un tentativo di furto appena avvenuto in una famosa gioielleria del centro città. Del ladro nessuna traccia, come era ovvio, ma c’era chi giurava di aver visto scappare una ragazzina, agile come un trapezista, che si era arrampicata sulla facciata di un palazzo come se per lei non esistesse la forza di gravità.
Fissai la mia compagna, gli occhi sgranati. “Quella gioielleria si trova a due isolati da qui…”
Scattammo in piedi, e ci precipitammo fuori dalla porta.




Che periodo a dir poco orribile.
La guerra era finita, Eris era finalmente schiattata, e io mi sentivo più vuota e sola che mai.
Athena, Aphrodite e Nike se n’erano andate praticamente in vacanza, quindi io ero rimasta sola soletta al loft in compagnia di Selene, che non si era sentita di abbandonarmi… o meglio, era rimasta per farmi da balia, visto e considerato i disastri che potevano accadere ogni qualvolta che riflettevo in solitudine.
In effetti era grazie a lei se ancora non avevo dato di matto.
Shay era scomparso nel nulla dopo aver contribuito a sconfiggere Eris, e questo mi irritava. Avevo ancora un conto in sospeso con quel deficiente. Mi aveva manovrato come un burattino, mi aveva mentito per l’ennesima volta, ma quello che mi faceva più rabbia era la mia reazione a tutto ciò. Mi ripetevo che lo volevo morto, ma in verità ero preoccupata, avvilita, sconsolata. La scema ero io che facevo quei ragionamenti. Sembravo una quattordicenne in preda agli ormoni, disperata per l’allontanamento del fidanzatino.
Per favore Ares! Guarda in cosa ti sei fatta trasformare, santo cielo!
In poco tempo realizzai che se avessi continuato a pensare in quel modo sarei sicuramente impazzita –se non lo ero di già-, quindi decisi di concentrarmi sull’allenamento fisico, così da scaricare la frustrazione e la rabbia su un sacco da boxe immaginandovi sopra la faccia di Shay. Nemmeno il mio adorato lavoro riusciva a distrarmi- dopotutto investigare su mariti infedeli e traditori di ogni genere non era il massimo per riuscire a non pensare a lui.
Spesso mi concedevo anche delle lunghe passeggiate per le strade di Toronto, nel tentativo di placare i miei bollenti spiriti dal freddo che iniziava pian piano a farsi sentire, e nella vana speranza di trovare Shay, anche con l’aiuto di Deimos e Phobos, i miei fidati corvi.
”Eccola! Ecco che ne parlano di nuovo!”esclamò Selene, mentre mi distruggeva un braccio per attirare la mia attenzione sul telegiornale.
“La Ladra Gentile? Che nome stupido! Potevano anche inventarsene uno migliore.”
Con un sorriso tirato mi spiegò con evidente interesse il modus operandi di questa ladra, le sue abilità, cosa solitamente cercava e rubava.
In effetti la cosa mi incuriosiva, dopotutto investigare era il mio lavoro.
Strani fenomeni di luce quando entrava in azione, cercava solo gemme di estremo valore e più di una volta se n’è andata via senza rubare niente, come se quello che aveva trovato non fosse esattamente ciò che stesse cercando.
Sapevo già cosa le passasse per la testa.
“Credi che sia una di noi?”
“E’ una possibilità, non credi? Se fosse davvero così, magari è arrivata sulla Terra, per cercare qualche altro sopravvissuto delle colonie. Se la trovassimo, potremmo aiutarla a ricostruirsi una vita qui, la affiderei a qualche altro superstite… Pensa se davvero fosse una di noi, se continua ad agire in maniera così sconsiderata potrebbe attirare l’attenzione dei nostri nemici, che cercherebbero di catturarla, oppure potrebbe scontrarsi inavvertitamente con gli Assassini, e non voglio pensare cosa potrebbe succedere…”
Era estremamente preoccupata, e non osavo darle torto.
Selene era fatta così. Si preoccupava sempre per gli altri, forse anche troppo considerando il fatto che non aveva uno straccio di vita privata -parla colei che fin’ora ha vissuto una vita privata andata in frantumi, basata su menzogne, e che ora sta facendo i conti con i cocci rimasti per non crollare e diventare ancora più pietosa di quello che già non sia- ma potevo capirla perfettamente. Sapevo cosa significasse avere le aspettative di tutti che ti gravano addosso, le innumerevoli responsabilità che da esse derivano pesare come un macigno sulle proprie spalle. Allora più che mai, considerando il fatto che era da poco diventata Imperatrice. Imperatrice di un impero ormai distrutto, è vero, ma ancora vivo e bisognoso di tutto l’aiuto possibile. C’erano ancora tutti i superstiti, sia quelli rifugiati sulla Terra, sia quelli ancora dispersi nell’universo, che necessitavano più che mai di un punto di riferimento, di una guida.
Una notizia dell’ultim’ora, un tentato furto appena avvenuto in una gioielleria.
Selene mi fissò con occhi sgranati e impazienti. Sapevo già che avrei dovuto rinunciare ad un pomeriggio sul divano…
“Quella gioielleria si trova a due isolati da qui…”
Fummo in piedi in un attimo e velocemente uscimmo dal loft, avvertendo telepaticamente Phobos e Deimos di tenersi pronti.

Pensare che le Guerriere fossero ancora vive mi metteva una strana sensazione addosso, forse perchè le avevo così tanto ammirate e poi odiate in un arco di tempo così lungo che adesso non sapevo come reagire a quel carico di frustrazione che mi attanagliava.
«Guerriera ardita,
che succinta, e ristretta in fregio d’oro
l’adusta mamma, ardente e furïosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo»
Recitai ad alta voce ricordando il Credo a cui le Guerriere prestavano fedeltà. Ricordavo quando da lontano avevo assistito alla cerimonia di investitura delle attuali Guerriere, il modo in cui tutti erano stupiti in cui la Principessa della Luna e loro futura Imperatrice era anche una delle stesse… la loro leader. Selene rappresentava semplicemente la perfezione. Una difficile da raggiungere e con la quale non era facile confrontarsi.
Dopo Aella, la prima delle Guerriere, ed Ippolita, una delle più famose della storia, anche il suo nome sarebbe divenuto immortale. Erede al trono, membro della famiglia reale, bellissima, dall’animo nobile, forte e coraggiosa… figlia prediletta del Re… non c’era niente in lei che potesse macchiarla di una qualsiasi colpa o vizio. E forse per questo la odiavo ancora di più, perchè aveva avuto tutto ciò che io non avevo avuto, anche perchè a me non me ne era stata data nemmeno la possibilità.
Le Guerriere, eroine scelte nell’intera Galassia e nominate per un ruolo altissimo: essere Guardiane della stessa. Erano amate ovunque andassero, il loro coraggio era leggendario come la loro ferocia in battaglia. Donne vergini a cui non era permesso alcun tipo di contatto maschile nè passato, nè presente e nè futuro, ma… Ippolita aveva cambiato le carte in tavola. Il suo matrimonio con Teseo aveva rotto un tabù che durava da millenni mostrando che le donne come gli uomini potevano continuare ad essere combattenti straordinari anche se si innamoravano, se diventavano mogli o madri…
Avevo aspirato a diventare una di loro, ma… ero troppo piccola o per lo meno questa era la giustificazione che mi era stata data per non accettarmi alle selezioni anche se la verità credevo che fosse che ero troppo povera. Era forse un caso che le Guerriere erano niente di meno che le figure più importanti del sistema?
Non riuscivo ancora a credere che fossero vive, che vivevano sulla Terra (pianeta da sempre proibito) e che non avessero fatto niente… assolutamente niente per salvare le Colonie rimaste. Da loro mi aspettavo più fedeltà ed amore verso la loro gente ed invece no… loro vivevano lì tranquille e felici fregandosene totalmente della fame e delle condizioni di schiavitù in cui erano ridotti i rifugiati che avevano trovato casa su Urano, Nettuno e Saturno con i pochi superstiti dei suddetti pianeti.
Avevano il Cristallo d’Argento e non avevano fatto niente… assolutamente niente! Ecco perchè dovevo attirarle in trappola, ecco perchè dovevo recuperare il suddetto e fare quello che loro non erano interessate a fare.
Non mi stupì dunque quando due di loro si presentarono per fermarmi, anzi speravo che lo facessero e per quello avevo attirato l’attenzione con un gran colpo ad una banca, come sempre nessun ferito e nessun morto. Avevo preso i borsoni e me ne ero andata e con gli stessi stavo camminando nel buio della notte sotto uno dei ponti della città quando me le trovai davanti.
Sorrisi ed osservandole appoggiai i borsoni per terra con molta cura, mentre in realtà alzavo gli occhi al cielo lieta di vedere che la Luna brillava in cielo seppur non fosse piena. Nell’anello gemello a quello di Selene incanalai l’energia lunare e formando un due globi di luce sui miei palmi glieli scagliai addosso anche se questi si scagliarono contro la barriera di luce lunare che Selene aveva creato per proteggere sè stessa e la sua compagna.
Certo il fatto che i nostri poteri fossero uguali non aiutava, tendevano ad annullarsi a vicenda e forse per questo avrei dovuto concentrarmi su Ares, la grande Duchessa guerriera di Marte. Conoscevo il loro punto debole… i marziani una razza così forte resa debole dal sole giallo… un sole che nella Galassia non c’era, ma lì sì…
“Dimmi cosa fai mh?” le chiesi con un tono di scherno.
“Deve essere duro per una marziana dove rifuggire dal calore del sole… su Marte era rosso vero? Un sole rosso che vi rendeva invincibili…” dissi ricordando la fama della sua gente. Un sole rosso che rifletteva la superficie terrestre così come faceva su alcuni degli altri pianeti, il peggiore di tutti? La Terra. Proibito e bandito non solo per il suo stato primitivo e per la debolezza dei suoi abitanti, ma anche perchè l’unico Pianeta che rendeva tutti noi abitanti della Luna e delle Colonie deboli. Su quel pianeta chiunque era la metà di ciò che era nel resto della Galassia.
“Quando ho saputo che eravate qui… che sempre qui avevate portato alcuni della nostra gente non ci credevo… le Guerriere, le più grandi combattenti di sempre che avevano scelto questo pianeta come nuova casa… QUESTO pianeta! Non avete mai pensato di andare altrove? Urano… Nettuno… Saturno… o no avete scelto la Terra… l’unico luogo in cui non sareste mai dovute venire!”
Lo dissi con tutto il disprezzo di cui ero capace, perchè avevano preferito quel luogo insignificante piuttosto che altri che erano parte di loro… di Selene… pianeti che erano ancora sotto il suo comando…
La rabbia che sentì crescere in me mi rese intangibile ed usai quel vantaggio per creare una serie di dardi che scagliai senza battere ciglio contro Ares.




La Luna brillava nel cielo notturno, anche se il suo massimo splendore lo avrebbe raggiunto di lì a pochi giorni. Non avevo bisogno di alzare lo sguardo su di lei per saperlo, in quanto io ne incarnavo il suo potere, ed esso era ciclico come ciclica era la natura del nostro astro di celarsi, concedersi appieno alla nostra venerazione e poi nuovamente nascondersi.
Così, anche io avevo imparato a dosare e ad utilizzare con accortezza le mie abilità, seguendo le fasi lunari. Questo era uno dei segreti che si tramandavano di madre in figlia, all’interno della mia famiglia. Ovviamente, dopo tutti i secoli passati lontano dal mio pianeta natale, dalla sua fonte di potere, avevo dovuto accettare un aspetto che riguardava anche le mie compagne: la lontananza dalle nostre terre d’origine influenzava la nostra forza, diminuendola nettamente.
Io ed Ares ci eravamo gettate alla ricerca di questa misteriosa ladra, ed ero contenta perché, in questa indagine, la mia amata sorella aveva ritrovato un po’ dell’entusiasmo che da troppi mesi non mostrava: il suo sguardo era di nuovo vitale, come se stesse provando di nuovo interesse per qualcosa.
Percorremmo le strade della città a lungo, prima di trovarla. Stranamente, se ne stava andando in giro tranquilla, con due bagagli che potevano contenere ciò che aveva sottratto poco prima.
La conferma all’ipotesi che fosse un’abitante dell’Impero la ebbi immediatamente: quella ragazza dalla figura esile si rivolse a noi usando una lingua che in questo angolo dell’universo non era mai risuonata, perché anche io l’avevo abbandonata dal giorno in cui i nostri mondi erano stati annientati.
L’idioma che si parlava sulla Luna era quello ufficiale dell’Impero, un po’ come l’inglese qui sulla Terra: ne avevo vietato l’uso alle mie stesse compagne, dato che tutti coloro che svolgevano ruoli e compiti al di fuori dei loro pianeti dovevano conoscerla.
Ma una volta arrivate qui, parlare le nostre lingue d’origine, mantenere le nostre tradizioni in maniera troppo rigida avrebbe potuto diventare un ostacolo all’integrazione con il popolo che ci aveva accolto.
La ragazza la parlava perfettamente, anche se con un lieve accento estraneo che non riuscivo ad identificare, non ancora.
“Guerriere! Davvero una sorpresa trovarvi in questo luogo spregevole!”
Le risposi nella stessa lingua, lieta di poter pronunciare quei suoni melodiosi a me così cari: “Non devi temere nulla da noi, non siamo qui per punirti o per assicurarti alla giustizia. Non conosci le usanze di questo mondo, quindi non eri cosciente di stare agendo in maniera illegale. Basterà che tu restituisca il tuo bottino, ed io appianerò il resto”
Non riuscii a rassicurarla, anzi lei reagì con violenza, cercando di colpirci, e solo d’istinto alzai la barriera di luce che riparò me ed Ares.
Pensai freneticamente ad una serie di spiegazioni per il suo comportamento ma, soprattutto, provai a capire come facesse a possedere quei poteri, propri solo dalla famiglia che governava l’impero.
In pratica, solo io potevo averli, l’unica sopravvissuta della stirpe reale… come faceva questa ragazza ad usarli? Chi era?
Dopo aver provocato Ares, dimostrando ulteriormente quanto ci conoscesse bene, cominciò ad accusarla, con un astio ed un livore che faticavo a comprendere.
Sentivo il furore di Ares crescere, avvertivo le sue intenzioni bellicose, ma non ero ancora intenzionata a considerare quella ragazzina una nemica, quindi avvertii sottovoce la mia compagna: “Non fare gesti avventati, sorella! Se combattiamo contro di lei fuggirà, e non conosceremo mai la sua storia…”
Provavo pena per lei, di certo aveva molto sofferto, così come noi tutti.
Sebbene continuasse a rivolgersi ad Ares, però, quelle accuse colpivano unicamente me.
Ero stata io a condurre qui le Guerriere e tutti i superstiti che erano riusciti a salvarsi dallo sterminio.
Io avevo raccolto tutte le loro testimonianze, che mi assicuravano che nessun pianeta membro dell’alleanza galattica si era salvato dall’opera distruttiva di Eris.
Io avevo deciso che, per quanto fosse il Pianeta Proibito, era comunque l’ultimo che ci rimaneva per poter raggiungere la salvezza.
Qui avevo portato anche i Frutti dell’Eden e il Cristallo d’Argento, dato che fortunosamente ero riuscita a proteggerli da chi li voleva usare per i propri fini egoistici. Ero certa che dietro ci fossimo lasciate solo morte e distruzione, nessun luogo ospitale in cui ricominciare a vivere, anche se il nostro compito di guardiane non era mai venuto meno.
Avevamo dovuto rimanere pronte e lo scontro finale che avevamo appena affrontato contro la Regina del Caos era la prova del fatto che pure i nostri nemici avevano dovuto rifugiarsi su questo pianeta, che neanche a loro era stata data una scelta diversa.
Volevo tentare di farla ragionare, alzando la voce per attirare l’attenzione su di me, dato che avevo notato il suo gesto veloce con cui creava una serie di punte acuminate da scagliare sulla mia compagna, ma non riuscii a farlo in tempo.
Con sgomento, alcune di queste lame penetrarono la barriera che avevo alzato, colpendo me di striscio e raggiungendo invece Ares al ventre.
Mi chinai su di lei, tentando di tamponare la ferita con le mani. La vista appannata dalle lacrime, mi rivolsi alla sconosciuta: “Perché?”

Vedevo rosso dalla rabbia.
Quella ragazzina aveva un nesso, un legame alquanto evidente con Selene, ma in quel momento non me ne fregava niente. Poteva essere sua sorella, sua cugina, chiunque, ma non mi importava.
La volevo soltanto usare come bersaglio per le mie frecce.
Ovviamente aveva tutto il diritto di essere arrabbiata e frustrata, essendo anche lei una superstite.
Era assolutamente normale che fosse confusa, visto e considerato che si trovava su un pianeta che non conosceva e disprezzava con tutta sé stessa, come feci anche io secoli fa.
Ma tutto ciò non la giustificava per avermi usato per il tiro a segno.
Avevamo tentato di capirla, aiutarla, e questa decide di infilzarmi. Un ragionamento estremamente sensato.
La cosa che però più mi irritava, che più mi faceva infuriare era il fatto che accusasse noi Guerriere di non aver adempito ai nostri compiti e doveri, di aver abbandonato gli abitanti delle Colonie. Secondo lei che diavolo ci siamo state a fare sulla Terra per tutto questo tempo?! A goderci le vacanze? A raccogliere margherite?!
Poteva dirmi di tutto, ma questo non lo accettavo, non dopo tutto quello che avevamo passato e sacrificato per portare e mantenere un briciolo di pace in un mondo dove la pace non è altro che un’utopia.
Selene mi aveva chiesto di portare pazienza, di non fare come mio solito, così da poter capire e far ragionare questa pazza.
Peccato che questa l’avesse completamente ignorata e mi avesse colpito al ventre con alcune lame di luce, facendomi accasciare a terra dolorante.
Selene, con le lacrime agli occhi, iniziò a tamponare la mia ferita per poi rivolgersi a lei, urlandole qualcosa che non riuscii a capire.
“Maledetta mocciosa…” dissi fra un gemito di dolore e l’altro “…forse per una volta sarebbe stato meglio usare il mio metodo…” ironizzai, continuando a puntarla come fa il predatore con la preda.
Provai ad alzarmi, ma fu inutile, il dolore mi mozzò il respiro.
Ero completamente inutile e inerme, e se c’era una cosa che odiavo ancor più della sconfitta erano proprio quelle maledette sensazioni.
Non potevo farle niente. Anche solo tentare di lanciarle la palla di fuoco che si era già formata nella mia mano era estremamente doloroso, riportandomi alla mente ricordi di quella che sembrava una vita passata, di quel periodo in cui ero l’ombra di me stessa, in qui dovetti ricominciare tutto da capo.
Soffocai un lamento, respirai a fondo, tentando di nascondere per il momento quei pensieri, e chiamai telepaticamente Deimos e Phobos in nostro aiuto.
Sapevo perfettamente che se avessi detto ai miei fidati corvi di sistemare la sconosciuta Selene non me l’avrebbe mai perdonato.
“Ho chiamato Phobos e Deimos… sai già quali sarebbero le mie intenzioni… ma dimmi, tu che vuoi fare Selene?”

Né le lacrime di Selene né la rabbia di Ares riuscirono in qualche modo a scuotermi dal mio stato di immobilità e decisione tanto che capendo di non aver più molto tempo decisi di arrivare immediatamente al sodo.
“Dov’è il Cristallo d’Argento.” la mia domanda a bruciapelo le colse di sprovvista, sapevo che non era stato saggio, ma la mia voglia di trovarlo e finalmente riportare ricostruzione e libertà ai superstiti delle Colonie era tale che dovevo approfittarne. Dopotutto era chiaro che stessi perdendo tempo, che tutti quei miei colpi non mi stavano portando da nessuna parte e visto che il destino aveva deciso di semplificare le cose e mettermele davanti tanto valeva approfittarne, tuttavia ciò che non misi in conto furono i due corvi che feroci si abbatterono su di me ed iniziando a beccarmi mi distolsero dai miei pensieri ed ancor peggio dal mio obbiettivo, quelli però non erano semplici corvi e lo notai quando usarono il fuoco contro di me… il fuoco sacro di Marte che me li fecero riconoscere come i sommi compagni del grande generale Zeus…
“Deimos… Phoibos…” mormorai con una paura che finalmente mi mostrarono per la ragazzina che ero. Potevo essere sicura e scaltra, indubbiamente, ma ero anche incredibilmente giovane e provavo ancora un profondo rispetto per figure che ormai erano divenuti solo miti… Miti che venivano raccontati nella penombra della sera in un sussurro di chi aveva perso tutto, ma che ancora aveva la forza di sperare in un futuro migliore…
Iniziai dunque ad indietreggiare conscia di poter poco contro quei due rapaci e della sua padrona che seppur ferita sapevo essere forte, non che Selene non lo fosse, ma era chiaro che la sua bontà la stesse rendendo più debole della sua compagna.
Mi feci scudo con l’energia lunare che avevo imparato a gestire grazie a quell’anello mio di diritto ed unica cosa che mi era rimasta di mia madre. Lanciai uno sguardo fugace alle due Guerriere e costretta perfino ad abbandonare le mie borse con la refurtiva della nottata, fuggì via inghiottita dalla notte, ma con la promessa silenziosa di tornare…




“Ho chiamato Phobos e Deimos… sai già quali sarebbero le mie intenzioni… ma dimmi, tu che vuoi fare Selene?”
Continuando a fissare negli occhi quella ragazza, feci un cenno di assenso ad Ares. Lei sapeva come agire, non la avrebbe mai ferita gravemente perché ne avevamo discusso in precedenza, mentre cercavamo le sue tracce in giro per le strade della città.
Ora era necessario contrastare i suoi attacchi, perché la situazione era degenerata velocemente, e non certo per colpa nostra.
Prima che sopraggiungessero i corvi, udii una cosa che mi stupì enormemente, anche se a riflettere bene, avrei dovuto prevederla. Gli indizi erano lì, davanti ai miei occhi, ordinati come soldatini: la tipa era una sopravvissuta alla distruzione dell’Impero, e i suoi obiettivi prevedevano principalmente pietre preziose.
“Dov’è il Cristallo d’Argento?”
Mi ersi lentamente, una ridda di pensieri stavano battagliando nella mia mente e avevo l’urgenza di metterli in ordine, prima di reagire in una maniera che avrebbe pregiudicato il nostro futuro.
Perché sta cercando il Cristallo? Quello che avevo creduto, fino a quel momento, era che la sua presenza sulla Terra fosse dovuta unicamente al tentativo di trovare un luogo dove vivere in pace…
Invece lei era qui per qualcosa che non avrebbe mai potuto usare, dato che la pietra su cui si fondava la creazione e l’esistenza dell’Impero Galattico non era gestibile da una persona comune, non senza il potere che apparteneva solo alla famiglia reale… sgranai gli occhi, quando un pensiero si fece strada prepotente in mezzo agli altri, e mi colpì come uno schiaffo.
Possiede anche un anello simile al mio, ma NON può essercene un altro uguale, il mio mi è stato dato in eredità da mia madre…
Le parole mi uscirono involontarie, la mia voce aveva un suono metallico che non mi era usuale: ”Come ti chiami?”
In quell’istante gli alleati sacri di Ares piombarono su di lei, inducendola ad una fuga precipitosa.
”Fermati!!”
Inutile. Il mio grido non servì a nulla. In pochi istanti, rimasero a terra solo i sacchi che stava trasportando. Anche se pensavo che sarebbe stato importante inseguirla e tirarle fuori la verità ad ogni costo, lasciai che scomparisse nella notte. Per ritrovarla, da quel momento in avanti, avrei dedicato ogni secondo del mio tempo.
Aiutai Ares ad alzarsi in piedi, che imprecò peggio di un uomo. Sorrisi di nascosto, per non urtarla.
Protessi il nostro ritorno a casa con una cappa di energia lunare, che ci rese invisibili ad occhi umani, mentre Phobos e Deimos perlustravano la zona per difenderci da eventuali pericoli.
Non scambiammo una parola tra di noi per tutto il tragitto, ognuna assorta nelle proprie considerazioni, fino a che non ci trovammo nel salotto del nostro attico, al sicuro.
Quello che avevo concluso io era che questa sconosciuta non ci poteva essere nemica, il suo comportamento era frutto di un gigantesco fraintendimento, che, con pazienza, avrei trovato il modo di chiarire. Inoltre, altri particolari del nostro incontro, dopo averli analizzati, ponevano ulteriori domande: se anche avesse potuto controllare il Cristallo d’Argento, cosa avrebbe fatto? Pensava forse di poter porre rimedio alla distruzione dei nostri mondi?
Sarebbe stato un sogno poter far rivivere i miei cari, lo splendore in cui avevo sempre vissuto, un desiderio a cui non osavo cedere, ma forse…
Forse quella ragazzina era la chiave di tutto, quindi preziosa oltre ogni dire, ai miei occhi.
Fu con questo animo che, una volta medicata la mia compagna, cercai con lei di discutere i dubbi che stavano sorgendo dopo millenni di certezze.
Ma non avevo fatto i conti con il temperamento irascibile e deciso di Ares.

Come previsto i miei fidati corvi vennero in nostro aiuto, mettendo in fuga la mocciosa.
Selene mi aiutò ad alzarmi da terra, il dolore mi annebbiò la vista per un attimo da quanto era forte, e traballando un po’ a causa mia tornammo a casa nel silenzio più completo, ognuna immersa nei propri pensieri.
Ero ancora furente. Avrei preferito un risvolto diverso -dopotutto aveva appena tentato di uccidermi- ma quella ragazzina ci serviva viva.
Era fin troppo evidente che avesse un nesso con Selene. Stesso anello, stessi poteri.
C’erano troppe cose che non tornavano. Troppe lacune in quella che pensavamo fosse l’unica verità possibile, ma a quanto pare sembravamo sbagliarci.
Con ogni probabilità anche Selene si stava chiedendo le stesse cose. In effetti doveva essere strano per lei, unica erede al trono rimasta, trovare un’altra persona con le sue stesse capacità, da sempre precluse solo alla sua famiglia.
Proprio per questo sapevo già che non la considerava nostra nemica, pensiero che trovò conferma quando iniziammo a parlare dell’accaduto.
“Selene, lo so che secondo te non può essere una nemica, ma come diavolo puoi esserne certa?!”
“È semplicemente spaventata! Hai sentito quello che ha detto.”
“Eccome se l’ho sentito! Ci ha dato delle menefreghiste! Ci ha accusato di non aver fatto assolutamente niente per salvare le Colonie! Secondo lei abbiamo vissuto sulla Terra tutto questo tempo felici e contente, standocene per i fatti nostri e ignorando completamente chiunque avesse bisogno di noi, quando non abbiamo fatto altro che combattere Eris per evitare che quel caos tornasse! Maledizione Selene, ha accusato TE di non aver fatto niente! Tu, quella che fra tutte noi si è sempre preoccupata maggiormente del benessere dei superstiti!”
“Il suo comportamento, tutte le sue accuse sono dettate unicamente dalla rabbia nata da un enorme fraintendimento! Ha detto che abbiamo abbandonato molti abitanti delle Colonie rimaste-”
“Esatto! Si può sapere quali Colonie rimaste?! Nessuna di noi ne era a conoscenza! Come te lo spieghi?!”
“Noi non sappiamo se altri abitanti dell’Impero si siano salvati, ma a questo punto non è da escludere. Ha parlato di Urano, Nettuno e Saturno. Se davvero su quei pianeti ci sono dei superstiti, è normale che ai loro occhi non sembriamo fedeli al popolo. Dobbiamo solo trovare l’occasione e il modo giusto per chiarire questo malinteso.”
“O per farci uccidere. Hai visto cos’è riuscita a fare stasera. Per poco non stramazzavo in quel vicolo puzzolente a causa sua… e ha colpito me solo perché tu saresti stata intoccabile visto e considerato che entrambe sembrate prendere forza dalla Luna. A proposito, non è strano che abbia praticamente i tuoi stessi poteri? Vogliamo parlare anche della sua ossessione per il Cristallo d’Argento? Selene, io capisco che vuoi capirla e aiutarla, ma come possiamo essere sicure che non sia una nemica? Pensa a come ci ha attaccato mentre le stavamo offrendo aiuto. È pericolosa, e tutte queste sue stranezze possono renderla un’avversaria temibile e ostinata.”




Ares era un fiume in piena. Era arrabbiata e la capivo; in quell’incontro eravamo andate impreparate, come delle ingenue, aspettandoci nient’altro che un sopravvissuto che ci avrebbe ringraziato per l’aiuto che eravamo pronte ad offrire e avrebbe seguito docilmente le mie indicazioni. Niente di più sbagliato. Da quella ragazzina avevamo ricevuto solo furia e rimproveri.
L’analisi di Ares, per quanto infuocata fortemente dalla sua rabbia per aver dovuto ritirarsi dallo scontro, era corretta.
“Stasera ci ha colto impreparate. Mi… mi dispiace per quello che è successo. Che tu venissi ferita, intendo. Non succederà più, te lo assicuro. Ho intenzione di ritrovarla il prima possibile, spero di poter parlare con lei in una maniera diversa che non come stasera, dove è stato più che altro uno scontro e non un dialogo…”
Ares esplose: “Stai scherzando? Non puoi andare da sola ad affrontare quella marmocchia presuntuosa! Dobbiamo presentarci unite…”
“Invece secondo te è molto meglio se ci andiamo tutte insieme, schierate e pronte a schiacciare ogni probabilità di chiarimento con la minaccia dei nostri poteri mitici?” La fissai, sfidandola, poi continuai, addolcendo il tono. “Ho notato anche io l’anello che portava, e non credere che mi siano sfuggiti i suoi poteri. Ho più domande di quante ne abbia tu, e forse le risposte mi riguardano più da vicino!”
Ares incrociò le braccia: “Sto solo dicendo che dovremmo riflettere meglio, prima di decidere il da farsi…”
“Non possiamo permetterci di aspettare giorni! Il tempo è prezioso, ogni secondo che perdiamo, può esserle fatale!” Mi alzai in piedi, avvicinandomi all’ampia vetrata che offriva un notevole panorama sui grattacieli illuminati di Toronto.
“Del mio anello non dovrebbe esistere in tutta la Galassia un altro uguale, eppure lo abbiamo visto, entrambe. Anche le capacità che ha mostrato quella ragazzina non avrebbero dovuto essercene altre, oltre alle mie… ed invece così non è… mi domando, a questo punto, quante cose abbiamo ignorato…”
Sospirai pesantemente. I miei pensieri vagavano in molte direzioni e sempre, la conclusione a cui arrivavo non era per niente piacevole.
“Voleva per sé il Cristallo d’Argento… segno che aveva la presunzione di poterlo controllare ed utilizzare per i suoi scopi”
Assentii. “Già, ma quali scopi?” Tornai a voltarmi verso di lei. “Pensa se davvero si potesse tornare indietro… ricostruire ciò che Eris ha distrutto… riportare la pace e la giustizia a chi ha subito solo dolore e umiliazioni in questi secoli… Non lo vedi anche tu che le sue intenzioni sono buone? Non possiamo considerarla una nemica!”
“Se davvero fosse così come dici, poteva sempre venire da noi per illustrarci il suo piano, no? Ed invece, prima ancora di parlare era lì che menava colpi! Bel modo di agire!” I suoi occhi mandavano scintille.
A quel punto, dissi quello che non avevo il coraggio di ammettere: “Potrebbe appartenere a qualche ramo secondario della famiglia reale… non saprei proprio quale potrebbe essere, perché dai miei studi non risultava che nessun dei componenti avesse le doti necessarie per l’addestramento, ma…” la voce mi si affievolì.
“… ma è la conclusione più logica” completò Ares per me.
“E’ per questo che devo trovarla. E’ una cosa che riguarda me, prima di tutto!”
“Ti sbagli, Selene! Non hai il diritto di fare di testa tua, quando in gioco c’è così tanto!”
“Non ne ho il diritto?” Inarcai le sopracciglia.
“Sarebbe una sciocchezza agire senza aver sentito le opinioni delle altre. Ti ricordi di quello che successe con le McKay?”
Scioccata, portai una mano alla bocca.
“Che colpo basso… da te, Ares… “ …proprio da te, che sei la più impulsiva di tutte noi… Ma questo non lo dissi, mi morsi la lingua per non farlo.
Nascosi nel pugno la mano che tremava. Era chiaro che si riferiva a quella missione in cui mi ero gettata con impeto senza dir niente a loro, alla fine della seconda guerra mondiale. Poteva sembrare che fossero passati secoli, ma non per noi, che misuriamo il tempo in modo ben diverso. Quante notti avevo passato insonni, al ricordo di quella missione… il rimorso per ciò che era successo, la colpa di aver contribuito pesantemente a creare uno dei nemici più potenti e temibili che avessimo mai avuto…
Guardavo Ares smarrita, mentre lei ammutoliva. Forse quelle parole le erano uscite di getto, non meditate come gran parte dei suoi pensieri, ed ora la vedevo, incredula lei per prima, ma troppo orgogliosa per scusarsi.
Raddrizzai le spalle e con un tono deciso ripresi: “Bene, allora dimmi: cosa succederà se prima di trovarla noi sarà lei a trovare i Templari?”

“Sarebbe una sciocchezza agire senza aver sentito le opinioni delle altre. Ti ricordi di quello che successe con le McKay?”
Non appena terminai la frase mi ghiacciai.
Ho fatto una cazzata…
Avevo appena rinfacciato alla più prudente fra noi l’unica volta in cui aveva agito in modo impulsivo… la cosa davvero comica è che a ricordarle la vicenda ero stata io, l’avventatezza in persona.
Era rimasta sconvolta e ferita dalla mia uscita infelice e ne aveva tutte le ragioni.
Aveva fatto di tutto per tentare di seppellire il rimorso che l’ha perseguitata per tantissimo tempo in seguito a quella missione, e io ovviamente -esempio vivente di come prima si parla e poi si ragiona- gliel’avevo spiattellato in faccia nuovamente…
Sono proprio un’ipocrita. È raro che io pensi prima di fare qualsiasi cosa, prima seguo l’istinto e dopo, quando ormai sono in mezzo ai casini –solitamente enormi- rifletto… L’ultima decisione affrettata che ho preso ci ha portato a una guerra… eh si, sono proprio da prendere d’esempio…
Avrei voluto scusarmi, mi dispiaceva davvero per ciò che avevo detto, ma il mio orgoglio mi frenava, e poi avevo il timore di dire altre stupidaggini, quindi rimasi in silenzio a fissarla, mentre riprendeva a parlare.
“Bene, allora dimmi: cosa succederà se prima di trovarla noi sarà lei a trovare i Templari?”
Cosa succederà? Semplice: a quel punto diventerà davvero nostra nemica. I Templari faranno leva sul suo odio e la sua rabbia nei nostri confronti, diventerà loro alleata e beh, avere una con poteri simili ai nostri contro non è proprio una bella prospettiva.
“Touché.” dissi buttandomi a peso morto sul divano dietro di me, sfinita più che mai.
Ma perché la tranquillità dura sempre così poco?
In compenso però questa ragazzina era un ottimo diversivo per non pensare ad altre questioni ben più spinose…
“Hai ragione, va bene? Dobbiamo portarla dalla nostra parte, sentire che ha da dire, chiarire quali siano le sue intenzioni e capire chi diavolo sia –e, se ce ne fosse l’occasione, anche farle sentire cosa si prova ad essere infilzate- … ma tutto ciò non lo farai da sola. È troppo pericoloso e voglio evitare che ti sovraccarichi di rischi e responsabilità…”
“E vuoi evitare di combinare altri danni se rimani da sola, giusto?” mi chiede con un mezzo sorriso, sapendo di aver centrato perfettamente il punto. Conoscendomi, non appena Selene fosse uscita per andare a cercare la mocciosa, avrei fatto qualcosa di cui mi sarei sicuramente pentita, e volevo evitarlo. Scelte simili mi avevano portato più volte a pagare prezzi molto, e a volte troppo alti.
“… forse. Comunque, questa cosa va fatta il prima possibile, quindi, non sapendo fra quanto torneranno le altre, agiremo il prima possibile come volevi tu, va bene?”

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