PRESENT DAY #2018: ALASKA




“Una landa desolata… ed io che speravo che una volta lasciato Haumea avremmo quanto visto un paesaggio quanto meno diverso…” esclamai annoiatamente osservando fuori dalla grande vetrata della sala del trono, quella in cui passavamo la maggior parte del tempo essendo anche il ponte di comando nella nave madre.
Ero la Regina di un pianeta nano del sistema solare esterno, un oggetto trasnettuniano dotato di due satelliti e di un potere sulle Colonie rimaste intatte dopo il Ragnarok causato dalla Regina del Caos e tutta per colpa di coloro che erano le nostre nemiche, coloro per cui eravamo giunte sulla Terra. Non era stato difficile raccogliere i cocci di ciò che era rimasto e dominare, in un momento tale di disperazione e distruzione ottenere il potere che sempre avevano sperato, oltre i confini del misero pianeta su cui vivevamo, era un sogno, ma era solo il primo mattoncino di un piano ben più complesso e strutturato. Tuttavia si sapeva, lo stratega era mio marito non io.
Sentì nettamente Endymion alle mie spalle giungere, non mi sfiorò, ma il caldo alito del suo respiro sul mio collo mi stava dicendo che era vicinissimo a me.
“Te l’ho già detto… questa regione terrestre chiamata Alaska è poco popolata, offre grandi lande di ghiaccio come questa… desolate ed ottime ove nasconderci. Non è nostro obbiettivo attirare l’attenzione, non ancora…”
Sospirai pesantemente voltandomi verso il mio amato sposo anche se il nostro rapporto era assai lontano da quello che esisteva su tutte le altre Colonie e qualcosa mi diceva anche sulla Terra. Il regno del Dark Moon aveva sviluppato una gerarchia attraverso la quale tutte le decisioni erano rimandate alla Saggezza Suprema incarnata da Wiseman, consigliere del Re, colui che aveva imposto regole rigide all’interno della società.
La valorizzazione della purezza genetica era la principale e questo aveva reso illegale per chiunque non fosse della nostra ragazza di fecondare un qualsivoglia abitante del Dark Moon, era Wiseman che si occupava del processo evolutivo scegliendo le coppie da contrarre in matrimonio affinché la prole generate fosse forte e pronta a mutare in meglio. Questo non comportava nè amore nè contatto fisico, a meno che non fosse per scopo riproduttivo e seppur i miei sentimenti con il tempo erano divenuti reali, lo stesso non era per il mio amato Re.
“Così tanto tempo lontano da casa… adesso che il nostro giogo sulle Colonie rimaste si sta facendo più forte… credi sia la scelta più giusta?” chiesi voltandomi verso di lui lieta di ritrovarmelo così vicino, tanto da potergli accarezzare il dorso e guardarlo negli occhi fino a specchiarmici.
“Metti in discussione le mie scelte e quelle di Wiseman?” mi chiese lui freddo e distaccato come sempre, il capo alto e fiero e lo sguardo di ghiaccio.
“Assolutamente no mio Re… solo che… Wiseman sta guidando il Dark Moon solo… mentre noi… tutta la famiglia reale è lontana…”
“Lo sai meglio di me che Wiseman è ovunque, lui esiste in ogni luogo e spazio ed è il mio più fido consigliere come lo fu di mio padre… può star qui con noi e guidarci nella nostra missione quanto guidare il Regno, sempre confrontandosi con me su ogni decisione…”
Feci un leggero cenno del capo, non era certo mia intenzione mettere in discussione le loro scelte e decisioni che oltre consideravo totalmente giuste, anche se odiavo il loro modo di tagliar fuori me o Ruben. Io e mio fratello facevamo parte della famiglia Reale io ero la Regina e Ruben era il Generale in capo, braccio destro del Re… possibile che la nostra opinione non contasse mai nulla?
Rimasi in silenzio come troppo spesso ero abituata a fare vedendo mio marito rifuggire dal mio tocco per allontanarsi in consiglio con Wiseman, nella stanza della guerra a cui nessuno tranne lui aveva accesso, mentre io da sola venni raggiunta dal mio amato fratello l’unico che potevo dire che davvero mi conoscesse e davvero mi tenesse totalmente e completamente in considerazione.
“Non prendertela…” mi sussurrò amorevolmente poggiando una sua mano sulla mia spalla, era raro che la nostra razza avesse contatto fisico di qualsiasi modo. I sentimenti erano praticamente banditi anche tra familiari. La nostra era una società militarista ed imperialista la cui forma di religione più diffusa era la venerazione della Saggezza Suprema. Una minoranza praticava la religione pacifista della Chiesa Universale della Verità, ma era proibita e quasi tutti i suoi adepti uccisi.
Noi eravamo il Dark Moon, così chiamato per onorare le nostre origini ed identificarci come il lato oscuro della luna che metaforicamente anche se non si vede, esiste.
“Non me la prendo e lo sai… ma in gioco c’è la nostra sopravvivenza e vorrei aver voce capitolo se permetti…” esclamai acida e distaccata non prima di liberarmi dalla sua leggera stretta sulla mia spalla decisa a seguire Endymion ed affrontarlo. Lo amavo, accettavo ogni sua decisione senza battere ciglio, facevo tutto quello che mi chiedeva senza porre domande… in cambio desideravo solo essere considerata, era forse chiedere troppo?

Conferire con Wiseman mi ricordava sempre il motivo per cui resistevo e per cui combattevo, io che ero Re di un pianeta più piccolo del dimenticato Plutone quando invece avrei dovuto essere Imperatore di una Galassia intera.
Ogni giorno mi sforzavo di ricordare nella mia mente il dolore dell’esilio e lo facevo attraverso i racconti di Wiseman, unica memoria rimasta di quel triste passato. Il modo in cui dopo la morte di mio padre io e chiunque fosse ancora fedele a lui fummo esiliati come vili nemici, allontanati in cammino verso una nuova casa nella galassia. Nessuno sapeva se l’avremmo mai trovata ed infatti il pellegrinare fu duro e brutale. Un lungo viaggio che lasciò alle sue spalle moltissime morte e defezioni, rendendo però i sopravvissuti più forti e resistenti.
Una distesa di cadaveri come avvertimento per chiunque un giorno ci avrebbe incontranti. Lontani dalla Luna e dalle Colonie su un pianeta nano, oggetto trasnettunniano e con due satelliti che fummo costretti a chiamare casa. Privo di piante, di acqua e vita fu una landa desolata ove essere costretti a vivere. Un luogo ove grazie a Wiseman, che mi aveva cresciuto come l’unica famiglia che avevo mai conosciuto, costruì insieme a lui un nuovo regno che scolpimmo e raffinammo in attesa di essere ritrovati.
Ero fiero di dire che ero Re di un popolo che prosperava in pace e serenità, avanzato tecnologicamente e che sempre aveva ben marchiato nella memoria il sapere di essere stati respinti ed esiliati dalle nostre case.
Sorrisi ripensando come Wiseman aveva usato il piccolissimo frammento del Cristallo d’Argento, che mio padre aveva nascosto nella mia culla, per piantarlo su Haumea e da esso far nascere un nuovo Cristallo, gemello di quell’argento, ma nero. Pregno di materia oscura, la stessa da cui traevo i miei poteri.
Il Dark Moon, in onore delle nostre origini e chiara citazione al lato oscura della Luna che seppur non si vede esiste, era una società militarista e imperialista la cui forma di religione più diffusa era la venerazione della Saggezza Suprema incarnata in Wiseman. Una minoranza praticava la religione pacifista della Chiesa Universale della Verità, ma era proibita in quanto osavano diffondere un Verbo falso. Uno che diceva che Wiseman era un falso Dio che aveva manipolato la storia ed il destino.
Era in questo nuovo Impero che avevo trovato un fratello, Ruben mio fido cavaliere e Generale dell’Esercito, ed una sorella, Hybris la moglie perfetta che Wiseman aveva scelto come mia Regina. Dopotutto noi valorizzavamo la purezza genetica, motivo per cui era illegale per chiunque appartenesse alla nostra razza di fecondarne un’altra. Wiseman si occupava del nostro processo evolutivo, scegliendo le coppie da contrarre in matrimonio affinché la loro prole fosse forte e pronta a mutare in meglio. Motivo per cui eravamo un popolo così perfetto e forte.
“Ti stancherai mai mio Principe di ascoltare questa storia?” la voce rimbombante ed oscura di Wiseman risuonò. Dopotutto lui era un’essenza oscura, un fantasma di pura energia negativa e materia oscura che si nascondeva sotto un lungo mantello grigio puntellato di stelle. La sua voce era tutto tranne che umana e così bassa da far tremare chiunque, tranne me.
“Mai! Ho bisogno di ricordarmi costantemente per cosa combatto!” esclami con freddezza stringendomi nell’elegante completo bianco che indossavo. Così contrastante con l’oscurità che mi circondava, io che portavo anche corti capelli biondi che brillavano della stessa luce della luna.
Stavo finendo in quel momento di dare le ultime indicazioni a Wiseman che in mia assenza stava guidando il Regno quando Hybris, con la sua solita impulsività, entrò nella stanza. Non mi piaceva il suo modo di fare, ma ahimè ci avevo imparato a convivere. Per questo tenendo le mani dietro la schiena nemmeno mi voltai a guardarla, mentre ancora fissavo il punto da cui Wiseman era appena scomparso.




Da quando ero diventata la Regina del Dark Moon avevo sviluppato una strana, quando problematica ed al quanto divertente passione per tutto ciò che in teoria mi era proibito. La stanza della guerra era una di queste cose ed io ovviamente avevo tutta l’intenzione di vedere con i miei occhi cosa accadeva in quella stanza. Così nonostante sapessi che quel luogo mi era precluso vi andai senza preoccuparmi delle conseguenze. Non ero io a dovermi preoccupare per questo. Io ero un membro della famiglia reale, ero la Regina, era mio dovere sapere cosa stava accadendo. Ero stanca di fare da tappezzeria. Ero stata scelta per un compito ben preciso ed una Regina, quale io ero, aveva il diritto di dire la sua. Cosa che a me era proibito. Io per mio marito ed il suo consigliere, di cui poco mi fidavo, anche se ancora non avevo il coraggio di dirlo apertamente, non ero altro che un pezzo di tappezzeria da mostrare solo nelle occasioni mondane. Se quello era il ruolo che volevano che ricoprissi avevano scelto la persona sbagliata.
Quindi è questa la fantomatica stanza della guerra? – domandai acida fissando i due uomini. Chissà cosa credevo. Una stanza off limits doveva contenere qualcosa di unico, quella che avevo dinnanzi era una semplice ed insignificante camera. Ed era proprio per questo che il mio umore di per se non proprio amichevole sfociò in ben altro – Vedo con piacere che qui non si sta pianificanto nessuna guerra – aggiunsi ancora più acida fisando prima Wiseman e dopo mio marito. Visto che siamo tutti presenti, sarebbe cosa gradita sentire gli ultimi sviluppi del nostro piano di guerra, sempre che ci sia un piano di guerra. Anche perchè mi sembra che qui si faccia tutto, fuorchè pensare al nostro futuro.
Sapevo perfettamente di esagerando con il mio comportamento, ma questa volta quei due avevano oltreppassato il segno. Osavano tenere sia me che mio fratello all’oscuro delle loro decisioni ed ora scoprivo che non facevano altro che parlare di sciocchezze. Questa volta mi sarei fatta sentire. Era giunto il momento di comportarmi come una vera Regina. Avevo sopportato fin troppo, ora era giunto il momento di agire.
Consigliere la prego vivamente di aggiornarmi sugli avvenimenti di quest’ultimo periodo e di non tralasciare nulla – questa volta non avrei utilizzato le buone maniere. Ero stanca di abbassare la testa. Io non ero un pezzo di tappezzeria era una guerriera ed ero pronta per qualunque lotta dovessi affrontare. Prima fra tutte volevo essere rispettata, da un marito che ormai sapevo non mi avrebbe mai amata e da colui che pretendeva di governare al posto nostro. – Mi raccomando non tutti insieme – aggiunsi con una freddezza che ormai mi era fin troppo famigliare.
Sapevo perfettamente che il mio comportamento aveva molti lati pro e pochissimi contro, ed io, in quel preciso istante stavo cercando di far leva proprio sui lati positivi del mio pessimo carattere. Ora volevo delle risposte e non avrei abbandonato quella stanza senza averle.

Non appena sentii la porta aprirsi il mio corpo si irrigidì e rimasi nella stessa posizione senza neanche voltarmi.
La schiena dritta, le mani dietro la schiena e le spalle all’infuori nella mia solita posa autoritaria che lasciava poco spazio ai fraintendimenti. La sua voce mi giunse acida ma continuando a fissare davanti a me finsi che ella non esistesse e non le risposi.
Il suo comportamento era inaudito. Quella stanza per lei era off-limits e lo sapeva bene, c’erano delle regole da rispettare e come Re e Regina dovevamo essere i primi a farlo. Dal mio canto cercavo di mantenere l’informalità che mi si conveniva, sempre, in ogni momento. Ma quando Hybris stentava a nascondere il suo carattere pessimo, anche io faticavo a sopportarla benché ci fossi ormai abituato.
Hybris continuava a fare domande rivolgendosi a Wiseman e il suo tono continuava ad essere tagliente e acido, incredibilmente familiare.
Mi raccomando non tutti insieme – fu questa la frase che aggiunse alla fine con una freddezza che somigliava molto alle lande deserte che potevamo osservare fuori dalla finestra. Wiseman era scomparso e stavo ancora fissando il punto in cui era sparito quando mi decisi finalmente a voltarmi verso di lei.
Mi guardavo bene dal guardarla direttamente negli occhi, quando dovevo farlo fissavo un punto sul suo viso appena sopra il naso, a metà tra i due occhi. Wiseman aveva scelto per me quella moglie e con il passare del tempo si erano fatti strada in me sentimenti che non avevo ancora conosciuto ma che celavo a chiunque: ad Hybris, la moglie dal carattere freddo, acido e pessimo e a Wiseman, il consigliere più fidato che avevo e che adesso stava gestendo il mio regno.
La guardavo con lo sguardo di ghiaccio, freddo e distaccato non mossi neanche un passo verso di lei, con il suo carattere imprevedibile dovevo stare sempre attento. Ogni contatto era vietato e i sentimenti erano banditi da quel regno che governavo. La nostra società seppur piccola aveva regole ben ferree e io, Re, avevo il compito di rispettarle per dare esempio.
Questa stanza ti è preclusa. furono solo queste le parole che le rivolsi “Perché devi rendere tutto così difficile?” Cinque parole che nascondevano un seguito che non avrei mai osato proferire. Non mi ero ancora mosso, l’unico movimento che avevo fatto era girarmi verso di lei, il volto alto e fiero e lo sguardo freddo e pieno di rimprovero. Non devi per nessun motivo entrare qui. Il compito di pensare al nostro futuro è esclusivamente mio, tu non hai bisogno di sapere gli ultimi aspetti evolutivi.
Ero il Re del Dark Moon e come la luna possedeva due lati, anche il mio animo, figlio di essa, aveva due lati. Il lato che mostravo a tutti era il lato nero della luna, ma il lato che mi faceva stare male nel trattare Hybris come un semplice soldato di cui mi importa solo poco, era il lato che combattevo, il lato chiaro della luna.
Avvolto nel mio completo bianco feci un respiro profondo e mossi un passo verso di lei, avvicinandomi deciso, ma muovendomi come un ombra Cosa c’è di tremendamente importante da farti aprire le porte di questa stanza preclusati ed entrare senza battere ciglio, conferire con Wiseman non è compito tuo.
Non potevo continuare a parlare, non ancora. “Hybris…” essere Re del mio Regno aveva i suoi pro e i suoi contro. Evitare di sfiorare anche solo per sbaglio quella moglie che non sapevo se mi amasse o meno era sicuramente un contro, ma ci convivevo da troppo tempo per farne un peso di pubblico dominio.
Adesso le ero di fronte, vicino come lo ero prima di allontanarmi per conferire con Wiseman, così vicino da poterla sfiorare se solo avessi scomposto la mia figura e avrei allontanato le mie mani dalla posizione in cui erano. Ma dovevo mantenere il mio contegno e continuavo a fissarla gelido, il viso duro e la voce ferma e distaccata come sempre.




Lo guardai beandomi della sua vicinanza che mai in tanti anni di matrimonio era stata tale e nonostante la mia voglia di prenderlo e baciarlo era forte, la trattenni in nome di ciò che rappresentavamo e dei principi che ci muovevano. Ma non riuscì a trattenermi da donargli un ghigno seducente, mentre facendo un altro passo verso di lui annullai completamente la distanza tra noi e seppur tuttavia nessuno dei due si toccava i nostri corpi avevano creato una tensione tale nell’aria da inebriarci.
“Ma forse dovrebbe esserlo…” mormorai piegando appena il capo da un lato, i capelli rossi tutti portati da un lato del collo e i miei occhi verdi più brillanti che mau.
“Sono stata io colei che è cresciuta al tuo fianco in tutti questi millenni. Che ha visto quanto duro per te sia stato perdere tuo padre, vedere un impostore dominare al suo posto e la sua famiglia estirparti ciò che ti apparteneva per diritto di nascita…”
Lo dissi rimenbrando tutte le volte che gli ero stata vicina, in cui lo avevo ascoltato in silenzio o in cui solo con la mia presenza lo aveva appoggiato in ogni sua scelta. Era stata la mia totale devozione a permettermi di essere scelta come sua moglie.
Avevo sempre eseguito gli ordini di Wiseman anche quando mi aveva chiesto di fermare Endymion da ogni suo proposito di muovere guerra all’Impero Galattico e le Colonie, scelta che non condividevo, ma rispettai. Fu solo quando la furia di Eris distrusse ogni cosa che divenne chiaro a me ed Endymion il motivo per cui Wiseman ci aveva fermati. Doveva distruggere ogni cosa lei per permetterci di uscire allo scoperto.
“Ti chiedo solo di fidarti… quante volte ho eseguito i tuoi ordini o quelli di Wiseman? Quante? Non ho mai chiesto nulla, non ho mai fatto domande eseguendo ogni ordine e acconsentendo ogni decisione, ma ora… qui… lontano da casa, sono la tua Regina più di quanto lo sia mai stata prima…” ed era vero, perchè la corte non era lì e nessun altro che poteva scegliere Endymion al mio posto. Era ora che dopo milenni di sottomissione non fossi solo una Regina di nome, ma anche di fatto.
Solo in quel momento mi permisi di alzare una mano con il chiaro intento di accarezzare i tratti perfetti del mio amato marito, quando lui fermando la mia mano a mezzaria strinse le sue dita affusolate intorno al mio polso, ma non troppo come credevo.
“Dobbiamo trovare la mercenaria… per quello sia su questo pianeta… ci fermeremo il tempo necessario per riprenderle ciò che ci ha rubato…” mi ricordò lui, quasi a mettermi in guardia di non abituarmi a quella libertà d’azione, ma non mi spaventarono le sue parole anche perchè il solo fatto che stesse stringendo il mio polso era un evento. Noi che su Haumea avevamo abolito il contatto fisico, come una cosa non necessaria per prosperare e crescere.
“E anche qualcosa in più… sai gli umani che con Ruben ho ucciso?” chiesi ricordando l’attacco compiuto con estrema ingenuità da quegli umani stupiti che si dicevano portatori di verità e purificatori di anime. Loro che prima di morire per mano mia e mio fratello in modo nemmeno umanamente immaginabili ci definivano scempi da estirpare.
Endymion strinse maggiormente la mano sul mio polso attirandomi a lui e costringendo i nostri corpi a toccarsi, qualcosa che mi provocò una forte scarica di adrenalina e mi fece sorridere compiaciuta. Tuttavia non potevo tirare la corda e così risposi al suo sguardo curioso ed impaziente di sapere.
“Su questo pianeta si nasconde Selene, la usurpatrice del TUO trono… e dunque anche…”
“Il Cristallo d’Argento” concluse lui lasciandomi di colpo e distruggendo tutto ciò che con fatica avevo costruito per averlo vicino per attirare almeno un poco la sua attenzione. Mi dette la spalle e quasi imprecai per avergli detto tutto con quella velocità.
“Questo vuol dire che possiamo ricongiungerli…”
Mormorò Endymion pensierono, una mano sotto il mento e lo sguardo di ghiaccio vispo di eccitazione per quella notizia. Io non persi l’occasione ed avvicinandomi gli posai una mano sulla spalla.
“Esatto! Potremmo non solo far rinascere la Luna, ma cambiare la storia, riscrivere il destino e permetterti di avere ciò che è tuo di diritto…”
“Oltre che finalmente farti innamorare di me” ma quello non lo dissi. Sapevo che quel potere non avrebbe permesso solo a lui di riscrivere gli eventi a suo favore, ma anche a me avrebbe dato la stessa possibilità. Non sarebbe mai esistito Wiseman, non avrebbe mai imposto le sue regole ed Endymion mi avrebbe amato esattamente come io volevo. Con passione e disperazione, non potendo fare a meno di stringermi e possedermi così come solo osavo sognare…

Quel ghigno che mi rivolse così seducente, spontaneo e inaspettato mi ricordò il perché mi faceva piacere avere accanto quella donna e purtroppo mi ricordò anche il motivo del perché non potevo averla anche se era mia moglie. Fece un passo verso di me annullando la distanza che con tanta fatica cercavo di mantenere e quasi non sentii le parole che vennero dopo. I nostri corpi ancora non si toccavano ma l’elettricità tra di noi era palpabile e seppur invisibile il tocco dei nostri corpi era presente. Almeno nella mia mente. Quanto avrei voluto adesso sapere cosa stesse pensando. Conoscere i suoi sentimenti…
Mi costrinsi a prestare attenzione alle sue parole “Sono stata io colei che è cresciuta al tuo fianco in tutti questi millenni. Che ha visto quanto duro per te sia stato perdere tuo padre, vedere un impostore dominare al suo posto e la sua famiglia estirparti ciò che ti apparteneva per diritto di nascita…”
La guardavo negli occhi incapace di distogliere lo sguardo Già, e per questo che ti ringrazio. Anche se silenziosamente… Era vero, lei c’era stata, e questa sua presenza le aveva permesso di diventare mia moglie e io la ringraziavo ogni giorno per questo, anche se lei non lo sapeva. Ascoltando quelle parole vennero a galla ricordi di quando Wiseman ci ordinò di non creare scompiglio e solo quando Eris distrusse tutto ci fu chiaro il perché e mi tornò ancora nella mente il dolore della perdita di mio padre e il trono estirpatomi. Hybris conosceva il mio dolore anche se non ero sicuro che conoscesse il mo tormento interiore. Eravamo bravi entrambi a non far uscire i nostri sentimenti, eravamo come la Luna. Luna che adesso dovevamo far rinascere.
Vero anche che lei era la mia Regina e che non aveva mai chiesto nulla ma era altrettanto vero che non sarei riuscito a sopportare il tocco lieve della sua carezza sul mio viso. Non sarei riuscito a trattenermi. Fu per questo motivo che le fermai la mano stringendole il polso, ma non troppo, non avrei mai permesso che qualcuno, compreso me, facesse male a mia moglie. Quel contatto fisico aveva annullato completamente la distanza tra di noi. Le tenevo solo il polso ma sentire sotto le mia dita la sua pelle liscia e perfetta mi fece quasi cambiare espressione. Quasi.
“Dobbiamo trovare la mercenaria… per quello sia su questo pianeta… ci fermeremo il tempo necessario per riprenderle ciò che ci ha rubato…” le ricordai, il tono quasi a metterla in guardia. Ma ero sicuro di non stare spaventandola perché non feci timore neanche a me. Su Haumea avevamo abolito il contatto fisico e adesso io le stavo stringendo il polso…
Certo che ricordavo gli umani che aveva ucciso con Ruben, il ricordo e la curiosità di sapere cosa intendesse ebbero la meglio e strinsi di più il suo polso attirandola a me, costringendo i nostri corpi a toccarsi. Lei sorrise compiaciuta e io nascosi un sorriso complice mentre continuavo a guardarla con lo sguardo curioso, desideroso di sapere, con i brividi lungo la schiena per quel contatto che da tempo mancava tra di noi.
“Su questo pianeta si nasconde Selene, la usurpatrice del TUO trono… e dunque anche…” Senza pensare risposi Il Cristallo d’Argento. le parole uscirono da sole e conclusi la sua frase lasciando il suo polso di colpo interrompendo quel contatto fisico che avevo sperato. Ma dovevo assolvere i miei compiti. Le diedi le spalle per non doverla guardare in viso, per non mostrarle il dolore nel dovere mettere ancora distanza tra di noi. Quanto doveva odiarmi? Quanto odio doveva provare nei miei confronti e quanto si sentiva oppressa nel dover essere costretta a rimanere accanto a me?
“Questo vuol dire che possiamo ricongiungerli…” sapeva a cosa mi riferivo, al Cristallo, ma non sapeva che mi riferivo anche ad altro. Misi una mano sotto il mento mentre riflettevo su quest’ultima scoperta, eccitato da queste nuove delucidazioni.
Ero ancora sovrappensiero quando sentii il suo tocco sulla mia spalla, per poco non sobbalzai, con la coda dell’occhio osservai le sue dita “Esatto! Potremmo non solo far rinascere la Luna, ma cambiare la storia, riscrivere il destino e permetterti di avere ciò che è tuo di diritto…”
Compreso il tuo amore per me. stavolta mi trattenni dal terminare la sua frase.
Quel potere mi avrebbe permesso di riscrivere gli eventi a mio favore e avrebbe dato a lei la stessa possibilità. Avrei potuto dare un peso diverso a Wiseman e le relazioni interpersonali sarebbero divenute come meritavano: sognando cosa significasse sentire un abbraccio, stringere un corpo a me e forse finalmente capire cosa volessi dire amare.
Mi avrebbe dato la possibilità di riscrivere la realtà, di riavere mio padre se solo avessi voluto, di riavere il trono che mi spettava di diritto. Di fuggire da ogni sciagura che mi era toccata subire. Di eccellere in fortuna e potere. Finalmente, come era di mio diritto.