Moonlight's Creed (Original Series)

Episodio 1×17 – SEASON FINALE 2/3

PRESENT DAY #2017: HAMILTON

Se probabilmente per i miei compagni la possessione dei Celestiali appariva come una tremenda condanna, io seppur odiassi l’idea di venir usato e di essere per di più al giogo di un’essenza che ripugnavo non potevo dire di non condividere con quell’essere la stessa mancanza di fiducia nei confronti delle Guerriere.
Arishem Il Giudice era il capo sul campo della Quarta Coorte e potevo nettamente percepire il suo profondo senso di giustizia e di parzialità che muoveva ogni suo gesto. La colpa che imputava alla Duchessa di Marte era di essersi presa dei meriti che non le spettavano. Come poteva chi si vantava di essere una formidabile guerriera forgiata dal fuoco del pianeta della guerra poter essere così vile?
Tuttavia pareva che il freno che Arishem aveva dato al cammino di Selene, Aphrodite ed Ares fosse servito a quest’ultima per liberarsi dal giogo sotto la quale era stata messa per colpa del Frammento del Potere che ora unito agli altri per formare il Cristallo d’Argento l’aveva liberata dalla sua influenza.
“Proseguite! Non pensate a me… ci penso io a lui…”
“Ma…”
“Niente ma Aphrodite! Io vi ho messo in questo guaio io vi tirerò fuori! Proteggi Selene ed andate! VIA!”
Vidi urlare ad Ares, mentre incitava le compagne ad andar via, mentre lei non perdeva altro tempo e faceva comparire la sua arma preferita: l’arco. La struttura stessa dell’arma e le frecce non erano materiali, ma bensì formate dal sacro fuoco di Marte che lei sapeva richiamare a sè. Anche suo padre, come ogni membro dell’esercito del pianeta aveva un’arma personale, un arma di fuoco.
“E’ divertente sai? Ho visto anche le altre mie compagne combattere contro gli Assassini ed è chiaro che non siete voi… che siete solo pedine dei Celestiali, ma tu Dorian… ho come la vaga idea che quasi ti piaccia ciò che ti sta accadendo…”
“Touché Madamoiselle Ares, mi avete colto in flagrante…” ghignai io che non risuonavo con la voce impostata dei Celestiali e nemmeno parlavo telepaticamente, perchè dovevo? Io a differenza dei miei compagni non stavo resistendo a quella forza che sentivo scorrermi contro.
“Te la stai prendendo comoda mh? Perchè non attacchi?”
“Sapevo che prima o poi avresti tradito le tue compagne… dopo che ho scoperto di Shay, mi sono chiesto quanto ci avresti messo a scoprirlo anche tu e non fare assolutamente nulla!”
Lo dissi con calma e serenità, dopotutto avevamo tutto il tempo per combattere ed io per vincere.
“La domanda è cosa farai ora…”
“Parli a me di tradimento? A me? Tu hai tradito i tuoi compagni senza che la tua mente venisse manipolata e senza che il tuo cuore ti costringesse a scelte sbagliate. Con coscienza e lucidità hai tagliato fuori Altair, hai messo la Confraternita contro di lui ed hai messo Ezio in una posizione che non aveva chiesto!”
“Pensi che sia la prima volta che accade una cosa del genere? Forse non lo sai, ma Shay era un Assassino prima di tradire la Confraternita con i Templari… lui ha ucciso mio padre!”
Urlai usando tutta l’energia dei Celestiali per lasciar scorrere tutto il dolore, l’ira ed il veleno che da secoli mi stava uccidendo. La vidi tentennare incredula.
“Menti!”
“No non mento e tu lo sai… lo vedi nei miei occhi… vuoi convincerti che Shay dopotutto non sia così cattivo, ma tu non immagini nemmeno quanto le sue azioni abbiano distrutto la mia vita e quella della Confraternita… e ora lo ha fatto di nuovo, tutto quello che tocca sfiorisce e ci è riuscito anche con te… costringendoti a tradire le tue stesse compagne…”
Gli occhi di Ares erano velati di lacrime, mentre scuotendo il capo teneva in tensione l’arco di fuoco, con la freccia incoccata contro di me, ma non mi guardava più in volto.
“Guardati intorno Ares… sta avvenendo l’Apocalisse e la colpa è solo vostra… io non vi odio, a differenza di tutto ciò che gli altri credono, ma sono solo oggettivo. Giudico quello che vedo e quello che vedo è che voi siete la causa di questo… voi e le reliquie magiche che avete portato su questo pianeta… la Confraternita prima di sapere anche lontanamente che fosse per vostra colpa, ha combattuto contro le conseguenze dei vostri oggetti e della vostra presenza… è nata per tenere in salvo l’umanità ed il suo libero arbitrio… a modo loro l’Ordine Templare è nato per lo stesso motivo… ma la guerra che da secoli tra queste due fazioni intercorre è solo frutto di un male che voi e la vostra razza ha portato… combattete Eris, ma Eris… queste essenze che hanno posseduto me e i miei compagni… i Frutti dell’Eden, il Cristallo… tutte discordie che hanno a che fare con voi… E’ strano sai? Io ed Elise per anni ragionammo su come creare una pace tra i due schieramenti ed oggi la risposta mi è così chiara… così banale…” lo dissi quasi con un velo di malinconica ironia che mi fece inumidire gli occhi al ricordo di una donna che non era riuscita a lasciare il mio cuore, non ancora… seppur già un’altra si era fatta spazio tra le cicatrici del mio dolore…
“Basta liberare il mondo da voi… dalla vostra magia… dalle vostre reliquie… senza tutto questo non ci sarebbe più nulla per cui combattere gli uni contro gli altri…” sentenziai pronto a fammi da parte e lasciare che Arishem dentro di me facesse del suo verdetto e di Ares ciò che volesse…

Qualcosa era cambiato.
Quella strana sensazione di confusione era inspiegabilmente svanita nel nulla, allo stesso modo di come era arrivata. Tutto attorno a me era tornato chiaro e nitido.
Eravamo in una situazione a dir poco critica. Eris era riuscita a riunire il Cristallo d’Argento, ingannando i Celestiali e permettendo loro di trasformare in pedine alcuni Assassini.
Forse era per questo motivo se avevo ripreso pieno possesso delle mie facoltà.
Shay mi aveva ingannata di nuovo –io veramente stupida da cascarci ancora.
Purtroppo per lui però, ci ero cascata una volta di troppo.
Sul fatto che mi amasse non avevo dubbi, però aveva usato un Frammento per soggiogarmi, per amplificare i miei sentimenti nei suoi confronti, annebbiando completamente tutto il resto.
L’avevo avvertito, e presto o tardi ne avrebbe pagato le conseguenze – o almeno speravo di essere abbastanza forte per farlo.
Tornai a concentrarmi sul presente –non era di certo quello il momento per pensare a quel cretino- che si faceva sempre più caotico.
Il solo pensiero che in parte quella situazione era causata da me mi creava un nodo allo stomaco. Il senso di colpa mi stava devastando, ma non potevo permettermi il lusso di perdere tempo a pensarci.
Athena e Nike si erano già fermate per occuparsi di due Celestiali, consapevoli del fatto che avrebbero anche potuto non farcela, consentendo a noi di avanzare.
Che razza di situazione! Se davvero non ce la facessero sarei l’essere peggiore nell’universo.
La rabbia mi bruciava dentro e in quelle circostanze, per quanto mi riguardava, era un buon segno. In battaglia davo sempre il meglio quando ero incazzata.
Ci stavamo facendo strada per i corridoi della Loggia, eliminando un Templare dietro l’altro, e immobile di fronte a noi a bloccarci il passaggio c’era Arno, colui che fra gli Assassini mi dava più sui nervi.
“Proseguite! Non pensate a me… ci penso io a lui…”
“Ma…”
“Niente ma Aphrodite! Io vi ho messo in questo guaio e io vi tirerò fuori! Proteggi Selene ed andate! VIA!” le urlai, non ammettendo obiezioni.
Riportai l’attenzione su Dorian, fin troppo tranquillo e sicuro di sé -come suo solito- con quel suo irritante sorrisino di scherno stampato in volto. Materializzai fra le mani il mio amato arco fatto dalle fiamme sacre di Marte e mirai subito alla sua testa, pronta a colpire ad un suo minimo movimento.
“E’ divertente sai? Ho visto anche le altre mie compagne combattere contro gli Assassini ed è chiaro che non siete voi… che siete solo pedine dei Celestiali, ma tu Dorian… ho come la vaga idea che quasi ti piaccia ciò che ti sta accadendo…”
“Touché Madamoiselle Ares, mi avete colto in flagrante…”
Come pensavo, quell’idiota si stava facendo manovrare senza troppi problemi da Arishem.
Combattere contro una divinità con poteri psichici, forza e resistenza infinite non mi poneva di certo in vantaggio, a maggior ragione se a questi si sommavano le indiscutibili abilità di Arno. Dovevo liberarmene il prima possibile, altrimenti la mia sopravvivenza era tutt’altro che scontata. Ah, ovviamente dovevo anche salvare quel cretino…
“Te la stai prendendo comoda mh? Perchè non attacchi?”
“Sapevo che prima o poi avresti tradito le tue compagne… dopo che ho scoperto di Shay, mi sono chiesto quanto ci avresti messo a scoprirlo anche tu e non fare assolutamente nulla! La domanda è cosa farai ora…”
Oggi si sta superando in quanto a stronzaggine… è incredibile, sto seriamente valutando la possibilità di eliminare anche lui…
“Parli a me di tradimento? A me? Tu hai tradito i tuoi compagni senza che la tua mente venisse manipolata e senza che il tuo cuore ti costringesse a scelte sbagliate. Con coscienza e lucidità hai tagliato fuori Altair, hai messo la Confraternita contro di lui ed hai messo Ezio in una posizione che non aveva chiesto!”
“Pensi che sia la prima volta che accada una cosa del genere? Forse non lo sai, ma Shay era un Assassino prima di tradire la Confraternita con i Templari… lui ha ucciso mio padre!”
Urlò quest’ultima frase con dolore immenso, facendo seriamente vacillare le poche certezze che mi erano rimaste su Shay.
Speravo con tutto il cuore che fossero menzogne, stupide bugie dette solo per confondermi, per avere un ulteriore vantaggio su di me.
“Menti!”
“No, non mento e tu lo sai… lo vedi nei miei occhi… vuoi convincerti che Shay dopotutto non sia così cattivo, ma tu non immagini nemmeno quanto le sue azioni abbiano distrutto la mia vita e quella della Confraternita… e ora lo ha fatto di nuovo, tutto quello che tocca sfiorisce e ci è riuscito anche con te… costringendoti a tradire le tue stesse compagne…”
Era sincero, dolorosamente sincero.
Sentivo gli occhi bruciare per le lacrime che mi ostinavo a trattenere.
Qualcosa dentro di me si era incrinato… come lo sarebbe stato anche il collo di Shay appena me lo fossi ritrovato davanti.
Scossi energicamente il capo come a voler sgombrare la mente per poi tendere nuovamente l’arco, pronta a scoccare la mia freccia, senza però guardarlo in volto.
Ero veramente stanca. Non volevo continuare a vedere quello sguardo rabbioso e addolorato, tradito, perché troppo simile al mio.
“Guardati intorno Ares… sta avvenendo l’Apocalisse e la colpa è solo vostra… io non vi odio, a differenza di tutto ciò che gli altri credono, ma sono solo oggettivo. Giudico quello che vedo e quello che vedo è che voi siete la causa di questo… voi e le reliquie magiche che avete portato su questo pianeta… la Confraternita prima di sapere anche lontanamente che fosse per vostra colpa, ha combattuto contro le conseguenze dei vostri oggetti e della vostra presenza… è nata per tenere in salvo l’umanità ed il suo libero arbitrio… a modo loro l’Ordine Templare è nato per lo stesso motivo… ma la guerra che da secoli tra queste due fazioni intercorre è solo frutto di un male che voi e la vostra razza ha portato… combattete Eris, ma Eris… queste essenze che hanno posseduto me e i miei compagni… i Frutti dell’Eden, il Cristallo… tutte discordie che hanno a che fare con voi… E’ strano sai? Io ed Elise per anni ragionammo su come creare una pace tra i due schieramenti ed oggi la risposta mi è così chiara… così banale… Basta liberare il mondo da voi… dalla vostra magia… dalle vostre reliquie… senza tutto questo non ci sarebbe più nulla per cui combattere gli uni contro gli altri…”
“In effetti, in parte hai ragione tu. Se non fosse stato per noi, voi esseri umani vi sareste potuti evitare tanti scontri inutili… ma, volente o nolente, la nostra storia su questo pianeta è legata indissolubilmente alla vostra. Io, le mie sorelle, gli altri sopravvissuti, tutti noi abbiamo convissuto con voi. Ci siamo adattati, ci siamo evoluti con voi. Ormai questo pianeta è anche casa nostra, è l’unica che ci è rimasta. E la colpa di chi è? Chi è che si è divertito a far esplodere l’Impero e le 8 Colonie come fossero petardi? Eris. Quella pazza squilibrata ha distrutto tutto. L’unico motivo per cui siamo qui è questo. Sai quanto mi piacerebbe che tutto ciò non fosse mai accaduto?! Che il mio pianeta non fosse saltato in aria?! Che tutte le persone a cui tenevo non fossero morte?! Mi sarei risparmiata tanto dolore e solitudine!” gli gridai furente, riportando il mio sguardo dritto nel suo. “Però sono sicura che la vostra storia non sarebbe cambiata di tanto, perché purtroppo l’animo bellicoso è intrinseco all’essere umano. Avreste trovato altri pretesti per combattere, per uccidervi a vicenda. Quindi non puoi darci tutta la colpa.”
Si stava innervosendo. Ero certa che a breve avrebbe lasciato campo libero ad Arishem.
Per questo presi la mira, pronta ed elettrizzata per l’imminente scontro.
“Ora noi ci stiamo battendo per la Terra, per evitarle un destino simile ai nostri pianeti d’origine. Quindi, caro Arno, sarà meglio che te ne faccia una ragione, perché noi non ce ne andremo tanto presto da qui. E tu, Arishem il Giudice, capo sul campo della Quarta Coorte, apri gli occhi! Sei stato ingannato da Eris, regina del caos, affinché tu e gli altri Celestiali distruggiate noi Guerriere e questo pianeta.”
Arno, o meglio, Arishem mi guardò severo, non facendo trapelare alcun sentimento dal viso del suo ospite.
“Duchessa di Marte, tu osi parlarmi di inganni? Tu, che per diventare Guerriera ti sei appropriata di meriti non tuoi? Pagherai per la tua colpa.”
Detto ciò, io scoccai la freccia, lui partì all’attacco.
Il combattimento ebbe inizio.

Non c’era niente da fare Ares era un’ottimo arciere e ne stava dando prova in quel momento con destrezza e capacità, quanto io la stavo mostrando destreggiandomi tra le sue frecce per schivarle ed arrivarle tanto vicino che una volta incoccata la nuova freccia posai le mani sul suo arco infuocato facendomi da parte per evitare la freccia per poi piegarmi sulle ginocchia e voltare l’arco per torcergli le braccia, questo la costrinse a fare un passo indietro e usando l’arco come un bastone tentò di colpirmi  non prima che facendo due passi indietro mi attaccai ad un fine pilastro della galleria intorno al quale volteggiai per evitare la freccia che mi tirò solo per atterrare di nuovo di fronte a lei e piegarmi per evitare i suoi colpi con l’arco, mentre fermavo il suo braccio nel tentativo di colpirmi nuovamente in volto, ormai vicinissimi presi la corda del suo arco che seppur di fuoco mi permise di legarmi a lei, mentre muovendo l’arco avanti ed indietro tentava di liberarsi di me, che invece  seguivo in ogni sua mossa. Gli diedi una testata e le bloccai il braccio, mentre lei alzò la mano nella quale mostrò un pugnale nascosto con il quale tentò di colpirmi e ci sarebbe riuscita se io non glielo avessi impedito fermando il suo braccio e voltando il pugnale contro la sua gola che adesso era scoperta perchè le  tirai i capelli e dunque il capo all’indietro.
Avvolti in un abbraccio mortale ero sempre più vicino con la lama alla sua pelle, se non fosse che alla fine il marchio di Marte brillò sulla sua fronte ed un’aura infuocata l’avvolse bruciando la mia pelle e costringendomi ad indietreggiare leggermente ustionato e dolorante.
In quel momento non seppi spiegare cosa accadde, sentì solo l’essenza onnipotente del Celestiale lasciarmi, mentre la sua essenza ondeggiando al mio fianco la guardò fiero e colpito.
“Sei davvero una prode guerriera Duchessa di Marte… in gioventù avrai fatto un errore, ma i tuoi meriti di combattente sono indiscussi, per questo sei stata assolta da me… Arishem, il Giudice…”
Caddi a terra ancora dolorante e improvvisamente affaticato… quasi provai dispiacere al pensiero che il Celestiale mi aveva lasciato, ma piegato e inginocchiato di fronte ad Ares accettai la mia sconfitta.
Tenevo il capo basso, sentendomi umiliato di tale fine se non fosse che una mano porta nella mia direzione mi costrinse ad alzarlo… fui stupito nel  vedere che era stata proprio lei a porgermela e sinceramente non sapevo nè come leggere quel gesto e nè come comportarmi in merito anche se per qualche ragione finì per accettarla. Lei mi aiutò ad alzarmi e senza pormi domande non ci pensò due volte a prendermi un braccio e metterselo intorno alle spalle, decisa a trascinarmi via.
“Il fuoco di Marte è un ustione ed un dolore da cui non si guarisce, ma io posso lenire le tue ferite…” mi disse in un soffio di voce quasi in difficoltà ad osservarmi, io che avevo gli arti ridotti più a due tizzoni ardenti che a due braccia. Sicuramente sarebbe servita un’amputazione per salvarmi la vita, ma la Guerriera mi aveva appena fatto capire che lei aveva il potere e le capacità per potermi far tornare com’ero prima, anche se sarebbe stato un processo lungo…
“Forse hai ragione tu Ares… forse noi umani avremmo trovato comunque un modo di odiarci e combattere gli uni contro gli altri, ma… ahimè questo non cambia ciò che penso. Siamo terrestri e dovremmo occuparci solo di problemi terrestri non di manufatti magici, razze aliene e guerre che non ci riguardano…” le risposi con voce tremante ed il dolore che mi mozzava il fiato. Volevo essere onesto sempre e comunque, anche se questo non poteva cancellare ciò che era appena successo.
“Ma a parte questo… G-Grazie…” conclusi, un po’ a disagio. Dopotutto poteva lasciarmi morire se voleva… poteva farlo ed invece non solo mi stava mettendo al riparo, ma mi aveva promesso il suo aiuto per guarire le mie ferite.




Ormai le uniche che erano rimaste a correre per la libertà e la salvezza di tutti, amici e nemici compresi, erano solo Selene ed Aphrodite sempre più vicine al cuore della Loggia, da dove Selene sentiva Nemesi chiamarla e sapeva di doverla raggiungere prima che la follia e la grandezza di Eris facessero della Terra ciò che era stata della loro casa. Stavano superando orde di Templari, mentre le loro sorelle stavano cercando di controllare Dei ingannati per la salvaguardia di tutti… Ma il viaggio di Aphrodite si fermò, lo fece nel momento in cui io, Altair, comparvi di fronte a loro. Fermo nella mia bellezza esotica, quella che sempre aveva affascinato Aphrodite facendomi apparire così diverso da tutti gli uomini che aveva avuto, l’unico per cui si era fermata, l’unico per cui non aveva mai smesso di combattere.
Sentivo il dolore di Selene, la consapevolezza che se anche Aphrodite si fosse fermata la possibilità che avrebbe rivisto le sue sorelle, la sua unica famiglia, ancora viva erano esigue… ma sapeva che doveva farlo, perché altrimenti chi avrebbe fermato Eris?
Seppi che tentai di fermarla, ma non ero io a farlo… c’era una forza nuova e diversa che mi smuoveva e che in quel momento stava scavando un vuoto profondo negli occhi della donna a cui sapevo appartenesse il mio cuore.
Intorno alla sua mano si disegnò quella catena di luce che tanto bene conoscevo, ma c’era dolore nei suoi occhi, di chi sapeva di dover combattere contro l’ultima persona contro cui avrebbe voluto farlo.
”Avete permesso vigliaccamente alla vostra Principessa di fuggire dalle accuse che avrebbe dovuto affrontare: destino avverso, colpa, morte ed inganno… Siamo stati chiamati in causa per impedire che un Eterno possa così tanto sovvertire le sorti dell’equilibrio…
Non ero io a parlare anche se effettivamente non avevo aperto nemmeno la bocca, la voce era fluita dal mio pensiero a quello della donna di fronte a me che rideva amara… sarcastica quasi.
“E’ buffo… Tu Gamiel, il Manipolatore sei stato il Dio che forse più di tutti ho pregato… colui a cui più di tutti mi sono rivolta… mia madre era una tua fedele devota ed infatti non ho mai conosciuto donna più manipolatrice di lei… anche io un tempo ero così…”
Da spettatore inerme quale ero, mi sentivo bloccato nel mio libero pensiero e nel mio libero agire, costretto ad assistere ad una conversazione che, forse, non mi apparteneva.
“Tu parli di Destino Avverso e forse hai ragione. Athena doveva solo aiutare Eris ed ha finito per essere lei la prescelta. Ares non ha mai smesso un giorno di vivere senza il senso di colpa di quello che le ha fatto, prendendosi meriti che non le aspettavano. Nike ha giudicato in fretta ed in modo errato condannando una giovane innocente. Ed io… o saresti fiero di come l’ho ingannata… di come ho usato la sua ingenuità per i miei scopi…”
Il volto di Aphrodite fiero e fermo venne solcato da lacrime che raramente le avevo visto, era sempre così orgogliosa da non permettere mai che nessuno vedesse le sue debolezze, nemmeno io. Il suo intimo poi, il suo passato era qualcosa che teneva al sicuro e seppellito nel profondo. Dunque di fronte a tali confidenze vacillai e non seppi che quello fece vacillare anche il Celestiale. Non ero più forte di lui, ma l’amore mio e di Aphrodite forse sì…
“Forse la Regina del Caos si è risvegliata per colpa nostra o forse no? Certo è che siamo stati dei mostri verso Eris e lo sappiamo… ma ora quella ragazza è morta e quella è la nostra croce, ma il Deviato che sta usando ciò che le è accaduto per spingervi contro di noi è meschino… lei non sta rispettando la sua memoria, non noi! Siamo Guerriere sì, ma siamo anche essere viventi che hanno compiuto degli errori… errori che sconteremo ogni giorno con la nostra coscienza e che ci spingono ad essere migliori… dunque Gamiel, non usare i tuoi giochetti con me… non di fronte alla Regina delle Manipolazioni!”
E fu allora che un colpo secco della sua catena mi cinse il collo, il Celestiale che mi muoveva era immensamente forte e avrebbe potuto rompere la stessa con un solo tocco della mano eppure pareva non riuscirci, mentre anche io istintivamente avevo iniziato a lottare per la sopravvivenza.
Non era possibile per quel Dio che una forza intangibile e scontata come l’amore avesse potuto davvero renderlo così debole e forse per questo dovette usare la sua mente manipolatrice per uscirne, gli bastò uno sorriso mellifluo per far capire ad Aphrodite che non era più sola… alle sue spalle forse l’unica cosa che avrebbe potuto davvero destabilizzarla: Dione, sua madre.

Gli occhi. Erano i suoi, quelli di Altair, innegabilmente. Non avrei mai confuso l’esatta sfumatura di colore delle iridi, la forma, il modo in cui si muovevano su ciò che aveva attorno, neppure se li avessi visti sul viso di qualcun altro. Eppure mi era difficile tenervi lo sguardo, come mai prima di allora mi era successo — mai erano apparsi così vuoti, quelli di un corpo manovrato, privo di autonomia —, il solo guardarlo mi dava brividi tutt’altro che piacevoli lungo schiena e braccia, dietro il collo. Affrontare i suoi occhi era stata la cosa più complessa e dolorosa che avessi dovuto fare da quando avevo messo piede nella Loggia dei Templari — e da parecchio tempo precedente, d’altra parte. Non avrei mai voluto trovarmi in una simile situazione, ma non mi lasciai piegare dal dolore che partendo dal petto minacciava di paralizzarmi il corpo intero, serrai la bocca per non lasciar uscire un solo suono e tenni la testa alta, mentre la voce di Altair veniva usata per liberare parole che lui non avrebbe mai pronunciato. Faceva parte del mio dovere, dopotutto; per quanto facesse male, per quanto fosse l’ultima persona che avrei voluto trovarmi davanti, dovevo farlo tornare in se stesso e, nel frattempo, tenerlo occupato mentre Selene procedeva.
Sebbene la stretta di Gamiel sulla mente di Altair apparisse forte, incrollabile, io non la pensavo così, non potevo farlo. Non era ingenuità, la mia, quanto fiducia in un sentimento dotato di un potere immenso ( come avrei potuto non averne? Proprio io? ), capace di essere meraviglioso e spaventoso al tempo stesso e in lui… sapevo con assoluta certezza stesse lottando per recuperare il controllo, rinchiuso nella sua stessa mente, incapace di avere il controllo delle sue azioni. Insieme saremmo stati abbastanza forti da combatterlo, insieme.
Non mi sarei potuta aspettare, tuttavia, ciò che successe ; trovarmi davanti mia madre, nel girarmi con i segni delle lacrime ancora sul viso, mi portò a liberare debolmente il collo di Altair dalla catena, la quale non scivolò a terra, ma rimase nella mia mano, anche se con una presa meno salda rispetto a prima. Si trattava dell’ennesimo inganno, ancora più meschino, un colpo basso ben mirato per colpirmi dove faceva più male e farmi abbassare la guardia, dunque non era reale, eppure… eppure il labbro inferiore mi tremò appena, davanti alla figura così solida di Dione, bella e fredda, con un’espressione seria e tagliente.
-Sei sempre stata brava a fuggire dalle tue responsabilità, figlia mia.
No. Non avrei avuto una discussione con l’illusione di mia madre. Il tempo che impiegai per arrivare a tale decisione, però, fu eccessivo ed ormai mi ero distratta abbastanza da permettere ad un pugnale nemico di colpirmi e conficcarsi nella mia spalla.
« Devi essere davvero disperato per chiamare in tuo aiuto mia madre. » La voce mi tremava ancora un po’, ma non me ne curai, tornai a guardare Altair negli occhi.

Dione in tutta la sua splendente bellezza camminò con passo soave, nemmeno si soffermò a guardare Aphrodite colei che aveva considerato come la sua opera d’arte più bella, lei che le collezionava e le creava. Dopotutto Venere era sempre stato un pianeta dedito all’estetica ove l’unica cosa che contava era la perfezione e la bellezza. Non era un segreto che gli storpi o i brutti venissero giustiziati o nascosti, all’epoca Aphrodite non capiva la crudeltà di ciò… ma arrivando sulla Terra con il tempo aveva capito che la bellezza aveva sfumature diverse che prescindevano dalla perfezione. Dione però non era di quell’avviso, nonostante Aphrodite fosse l’essere più bello e splendete dell’intera Galassia, per Dione non era mai abbastanza. Mai abbastanza elegante, mai abbastanza bella, mai abbastanza aggraziata, aveva sempre un qualcosa che a suo dire non la rendesse perfetta… Tuttavia ciò non le impediva di usarla per abbagliare gli uomini, per cacciare i loro tesori e non ci aveva pensato due volte a darla in sposa all’essere più brutto di ogni Colonia solo per ambizione… Ed anche in quel momento fece sentire nuovamente la figlia prigioniera di quel giogo di cui sperava di essersi liberata. Dione arrivò accanto a me e nonostante io volessi solo ricacciarla indietro, volessi solo allontanarmi a più non posso non potei far nulla, ero vittima di Gamiel e ciò che lui fece fu abbracciare quella donna, baciare quella donna… prenderla in un modo in cui in vita mia avevo solo preso Aphrodite e quello mi ferì più di qualsiasi lama…
Non conoscevo i precedenti tra Dione e la figlia, ma conoscevo le profonde cicatrici che in Aphrodite aveva lasciato seppur sempre poco mi aveva parlato del suo passato, nonostante lei del mio sapesse ormai tutto. E non lo so, forse era quell’amore che le provavo, un amore che non ero mai stato bravo ad esprimere in parole e che nemmeno io capivo fino in fondo per quanto profondo ed intenso fosse che… che semplicemente mi liberai di tutto. L’illusione di Dione scomparve, Gamiel urlò furioso prima di lasciare il mio corpo ed io finalmente libero caddi a terra. Ero in ginocchio, sudato e con le lacrime agli occhi per il dolore che sentivo. Era come se mi fossi da solo messo una mano sul cuore e l’avessi stretta così forte da non riuscire più a distinguere la differenza tra il dolore più estremo e la morte. E poi non c’era solo il fisico che soffriva, ma anche i sentimenti perché ciò che avevo fatto (seppur non in me) non aveva nome. Mi alzai urlante e furioso e non mi interessava che Gamiel non fosse reale, perché lo caricai con tutta la mia forza, così violentemente che riuscì, con mio stupore, a colpirlo. Anche lui parve sorpreso, era come se la mia volontà non solo lo avesse reso solido, ma lo avesse reso anche vulnerabile.
”Devi amare molto questa donna per pagare al suo posto”
”E’ questo il tuo problema… non immagini nemmeno quanto!” biascicai in risposta alla sua domanda che risuonava come un eco nella mia testa e sforzandomi per non cedere contro la sua resistenza tirai fuori la mia lama celata e lo colpì di nuovo al ventre riuscendo nuovamente nell’intento.
Gamiel sembrò soffrire, ma non cedere e per questo mi scagliò lontano facendomi atterrare sulla schiena ormai privo di forza e sanguinante ogni dove. Aphrodite al mio fianco parve come congelata, ma la sua immobilità non durò ancora molto.
Sapevo quanto bella fosse, conoscevo il suo antico titolo di Duchessa, ma mai l’avevo vista così. Intorno a lei si disegnò un’aura dorata e sulla sua fronte comparve il simbolo di Venere. Tutto era d’oro intorno a lei ora… i capelli, gli occhi, la brillantezza della sua pelle ed io rimasi senza fiato. Sapevo che in antichità era stata scambiata per una Dea e la sua innata bellezza e l’attrazione che suscitava in chiunque ne era stata probabilmente la causa, ma ora… vederla così… mi fece capire il vero perché. Per un attimo ne ebbi quasi timore, ma poi sentì una forte venerazione sprigionarsi… non l’avevo mai considerata migliore di me, era stato sempre ciò a rendere forte il nostro amore, il considerarci uguali… ma in quel momento… capì e percepì quasi la sensazione che lei fosse troppo… che IO non fossi abbastanza per lei…




Mia madre era l’esatta rappresentazione della gabbia, per quanto splendente e dorata, visivamente perfetta, nella quale mi ero sentita richiusa per tutta la vita, su Venere. La sua presenza mi aveva costantemente soffocata e lei si era sempre comportata più come se fossi un progetto fruttuoso, invece che una figlia, ma per lungo tempo non lo avevo ritenuto un comportamento che avrebbe dovuto farmi male ; avevo dato per scontato facesse parte del velo di perfezione si portava dietro ovunque andasse, che non volesse mostrare avesse anche lei dei sentimenti. Crescendo avevo compreso quanto poco, effettivamente, le importasse, quanto non ci fosse spazio nel suo cuore per del sincero affetto materno, oscurato da ambizione ed opportunismo. Mi aveva venduta al miglior offerente, non tenendo minimamente in considerazione i miei sentimenti al riguardo, come se fossi merce di scambio ed aveva anche preteso mi sentissi orgogliosa di star facendo quello che secondo lei era mio dovere. Era solo questione di tempo prima che trovassi l’occasione di ribellarmi a quel matrimonio imposto e così avevo fatto, con tutte le conseguenze del caso.
Mi dissi che non importava, che vedere una pallida ( seppur piuttosto convincente ) imitazione di mia madre baciare l’uomo che amavo con tutta me stessa, non poteva toccarmi e, in effetti, lo fece solo superficialmente – mi sentivo più oltraggiata dal fatto che Gamiel stesse usando un sentimento come quello che ci legava, cercando di contorcerlo e contaminarlo, avvelenarlo, per avere la meglio, certo dell’efficacia del suo piano. Aveva commesso un grave errore ; aveva sottovalutato l’amore che Altair nutriva nei miei confronti e, naturalmente, viceversa, il modo profondo in cui gli avevo donato cuore ed anima, a lui soltanto in tutto l’universo. Potevo quasi percepirlo come una corrente elettrica, scorrere invisibile tra noi, potente e solido, privo di crepe, nonostante le scosse che aveva subito durante gli anni.
« Non dovresti mai sottovalutare qualcosa di tanto potente quanto l’amore. Soprattutto in mia presenza. »
Sorrisi, avvolta da una luce intensa, che non mi abbagliava, ma sarebbe stata difficile da sostenere direttamente per un essere umano, addirittura dolorosa, tranne che per Altair. Poi, come avvertendo i pensieri di Altair, allungai una mano ad afferrare la sua, in una silenziosa ma non per quello meno tenace dichiarazione — non era inferiore, aveva tutto il diritto di ergersi fiero al mio fianco. Lo aiutai a rialzarsi, sentendo crescere la rabbia ad ogni nuova ferita sulla quale si posasse il mio sguardo e con rinato vigore feci schioccare la frusta a terra, verso Gamiel ; non lo avrebbe toccato di nuovo, non glielo avrei permesso. Lasciai la mano di Altair solo perchè potessi formare una spada di luce nella mia mano libera. Lucidamente, avrei convenuto fosse un pensiero pericoloso, ma al momento mi sentivo invincibile, con Altair al mio fianco.

Forse quell’atto sarebbe stato uno degli ultimi della mia vita, non mi sentivo affatto di escludere tale opzione, ero fin troppo consapevole di quanto delicata fosse la mia situazione attuale, di quanto stessi rischiando nel portare avanti quel piano, ma almeno sarei morto cercando di fare ciò che ritenevo più giusto ; ostacolare e fermare Eris. Quella strega aveva già fatto abbastanza, non avevo intenzione di stare a guardare mentre usava i Templari ed Haytham per i suoi loschi scopi — ciò faceva di me un sottoposto indisciplinato, che non era in grado di stare al proprio posto? Un traditore, addirittura? Non in cuor mio, mai. La mia lealtà era ben salda nella mia mente, niente e nessuno avrebbe potuto farmene dubitare. Non era un gesto di ribellione, il mio, nè un capriccio dettato da una gelosia insensata, bensì la dimostrazione più ampia di dedizione di cui fossi capace e non mi interessava nemmeno che venisse compreso ed accettato — non ero in cerca di gratitudine, non lo ero mai stato, nè di un “ avevi ragione “, del resto —, mi premeva soltanto che andasse a buon fine ( e che Ares riuscisse ad uscire viva dalla Loggia, l’unica debolezza che mi ero concesso, alla quale non ero stato in grado di rinunciare ).
Un tassello del piano era già al proprio posto, proprio grazie ad Ares, la quale mi aveva consegnato i tre Frammenti del Cristallo che le avevo chiesto ed aveva portato le Guerriere fin lì, tuttavia loro da sole, per quanto forti, non sarebbero state abbastanza, consapevolezza che mi aveva costretto a compiere veramente l’impensabile, per qualcuno della mia posizione, qualcosa che non avrei mai pensato di trovarmi a dover fare ; mi ero messo in contatto con gli Assassini, avevo scritto loro che le Guerriere sarebbero morte, se non si fossero uniti a loro. Non avevo incluso alcuna richiesta disperata secondo la quale avrebbero dovuto credermi, avevo semplicemente messo in chiaro i fatti.
– Dovremmo spararti a vista..
La lamentela, pronunciata affatto sotto voce, di Jacob Frye, mi fece soltanto sorridere. Non mi sorprendeva fosse quella la sua opinione e, onestamente, la trovavo decisamente poco importante.
« Forse. Ma sarebbe veramente poco saggio sparare a chi sta cercando di fermare il vostro stesso nemico. » Mi rivolsi ad Auditore, subito dopo, non avendo intenzione di perdere altro tempo prezioso. « Non abbiamo molto tempo da perdere. Le Guerriere sono forti, ma non abbastanza per sconfiggere Eris da sole. »

La testa mi pulsava come fosse lava incandescente, ma riuscii a mettere a fuoco la vista a sufficienza per capire che chino su di me c’era Jacob, con il suo solito mezzo sorriso divertito. Mi diede da bere un liquido chiaro, dal sapore dolce e inconfondibile: l’acqua del Pozzo di Lazzaro. Era grazie a quella che potevamo contare su una longevità straordinaria, e soprattutto potevamo sanare qualsiasi ferita in pochi minuti.
”Qualcuno è riuscito finalmente a darti ciò che ti aveva promesso?”
Risi alla battuta, anche se il suo tono esprimeva più che altro la preoccupazione per avermi trovato mezzo morto entro i confini sicuri di Nanda Parbat. Mi aiutò a mettermi seduto, mentre il mio sguardo era fisso, perso a riorganizzare i ricordi più recenti.
”Non crederesti mai a quello che ho visto… Stento e crederci pure io…”
Gli raccontai succintamente di come mi ero trovato davanti a quattro automi, perché non si potevano chiamare altrimenti, che si erano rifiutati di sentire ragioni o spiegarmi dove fossero diretti. Uno di questi era Altair; ciò che più mi aveva sbalordito era l’improvvisa forza fisica con cui mi aveva attaccato. Poi, il buio.
Al mio racconto, Frye replicò torvo: ”Credo proprio che le sorprese per oggi non siano ancora finite”
Mi alzai a fatica, ma l’acqua della fonte aveva già fatto il suo effetto: entro breve sarebbe sparito anche il dolore alla testa, ed io sarei stato almeno fisicamente pronto ad affrontare l’ennesima prova.
”Abbiamo visite, e non delle più gradite”
Shay Cormac.
Si poteva dire qualcosa di buono su di lui? Traditore, Templare, spia, doppiogiochista. Mi stupivo più che altro del coraggio che dimostrava a presentarsi qui, a tornare sul luogo di uno dei suoi innumerevoli misfatti, quando si era infilato nel nostro Covo di nascosto per rubare l’acqua della Fonte di Lazzaro.
La sua presenza era sicuramente legata al comportamento strano dei miei compagni, ed era fondamentale scoprire quanto prima quale fosse il nesso.
Mi diressi velocemente al luogo sicuro dove sapevo che ci stava aspettando, tallonato da Jacob.
Trovandomelo davanti, valutai velocemente le sue intenzioni. A dispetto di quello che poteva dire o voler nascondere, avvertivo in lui una paura e una determinazione che lo portava a rischiare oltre il pensabile.
”Dovremmo spararti a vista…”
Sarebbe stato logico e opportuno se avessi deciso di fare ciò che Jacob aveva suggerito, a voce abbastanza alta perché anche il templare lo sentisse. In effetti, era già nelle mie intenzioni ucciderlo da quando ero venuto a sapere del suo tentativo di infiltrarsi tra le Guerriere. E questo lui doveva saperlo, perché non si sopravvive così a lungo nella nostra guerra se si è degli sprovveduti…
”Le Guerriere sono forti, ma non abbastanza per sconfiggere Eris da sole”
Feci un passo verso di lui, minaccioso.
“Solo perché non ti abbiamo ancora ucciso non vuole dire che ci precipiteremo ad agire secondo le tue esortazioni, Cormac!”
”Neanche se fossero i vostri a rischiare la vita?”
Maledetto bastardo
Un’imprecazione a mezza bocca di Jacob mi disse che si stava trattenendo anche lui a stento dal rifargli i connotati a pugni.
Ci controllammo invece, come era necessario, perché la sua provocazione mi confermava che Altair, Arno, Connor e Kenway erano pedine di una piano ordito per danneggiare e spazzare via le Guerriere e la Confraternita.
E lui, a differenza nostra, sapeva cosa stava succedendo, cosa aveva architettato Eris con i Templari; soprattutto, dove.
”Prega solo che io non scopra che ci sei tu dietro questa situazione, oppure nessun luogo al mondo sarà mai abbastanza sicuro per te!”
Cormac mi fissò apertamente senza timore, la voce calma e chiara: ”Io non c’entro nulla con i misfatti di Eris. Lei ha corrotto la mente del nostro Maestro, ed io devo fermarla ad ogni costo”




Li guardai con calma, lasciandomi scivolare addosso il disprezzo chiaramente udibile nel loro tono di voce — avevo imparato a schermarmi contro di esso, scoprendo, mano a mano, quanto fosse più semplice in quel modo.
Non poteva essere un’arma se non permettevo ad essa di ferirmi, dopotutto. Trovai, quindi, quel ricordarmi quanto, secondo loro, fossi la persona peggiore sulla faccia della terra da parte dei due assassini a dir poco inutile. Mi fece quasi ridere, se dovevo essere sincero, perchè avevano problemi ben maggiori di me a cui far fronte, eppure stavano lì a minacciarmi. Comprendevo la diffidenza, ma avrebbero dovuto rivedere le loro priorità ed in fretta se volevano salvare i loro compagni e le Guerriere.
Conoscevo abbastanza il loro modo di pensare da sapere che la mia parola non sarebbe stata sufficiente ( cos’era la mia parola per gli Assassini, del resto? Un’accozzaglia di menzogne, probabilmente ), dunque non ero giunto fin lì a mani vuote, come avrebbe fatto soltanto il peggiore degli ingenui ; avevo con me i Frammenti, tre, uno per ciascuno. L’unica possibilità che avevamo contro Eris usare il Cristallo d’Argento contro di lei, per arrestare la sua follia una volta per tutte e se per farlo dovevo consegnare due Frutti dell’Eden agli Assassini.. così sarebbe stato. Per quanto non mi piacesse il pensiero di lasciare oggetti tanto potenti in mano agli Assassini, ed avrei preferito rimanessero sotto il controllo dei Templari, ero disposto a lasciare da parte antiche remore — tra loro ed Eris ero piuttosto certo fossero il male minore — pur che quella faccenda raggiungesse una conclusione definitiva.
« L’unico modo per fermare Eris è unire i Frammenti ed usare il Cristallo contro di lei. Quindi, e con questo spero davvero di mettere fine a questa inutile discussione su quanto vi piacerebbe uccidermi, eccovi la prova della mia sincerità. »
Dalla piega della sua bocca era ovvio quanto l’Assassino più giovane, Frye, fosse combattuto, quanto il non potermi mettere direttamente le mani al collo lo frustrasse. Per certi versi mi ricordava il me stesso di molti anni fa e quello gli faceva guadagnare una sorta di lieve simpatia, ma ciò non voleva dire trovassi più utili di prima i suoi commenti, nè la sua indignazione a stento trattenuta.
« Non mi interessa combattere contro di voi. Dovrebbe essere chiaro, adesso. » conclusi, estraendo (lentamente, così che non
sospettassero delle mie azioni ) i Frutti per poi allungarli nella loro direzione.

Allungai la mano lentamente, senza perdere d’occhio un solo istante il templare, per ricevere l’oggetto che mi stava porgendo.
Quell’oggetto che sembrava in tutto e per tutto la Mela dell’Eden, ma che volevo valutare personalmente, perché il credito che mi sentivo di dare a questa persona era prossimo allo zero.
Quando la tenni in mano, capii immediatamente quanto non fosse un abile falso, ma uno dei Frutti: era già stata in mio possesso in passato, e stampato a fuoco nella mia memoria c’erano il peso, la sensazione viva e fredda dell’energia che racchiudeva, il potere che vibrava seducente quando si attivava, riconoscendo, forse, le caratteristiche genetiche del detentore.
Un punto a favore di Cormac, quindi. Se stava cercando di manovrarci, cosa di cui ero fermamente convinto, avrei dovuto continuare a stare all’erta: sapevo che non era sincero nelle sue intenzioni, non del tutto almeno, perché non era possibile che cedesse di buon grado i manufatti che secoli di assassini e templari si erano contesi tra sangue e complotti. Non poteva credere che, una volta eliminata Eris, glieli avremmo restituiti con tanti ringraziamenti.
Sorrisi sarcastico alle sue parole. Che patetico tentativo di sviare la nostra attenzione. Decisi però di stare al suo gioco, perché mi rendevo conto che, nonostante tutto, i miei confratelli erano concretamente in pericolo.
Di chi fosse la colpa o la responsabilità lo avremmo stabilito in seguito. Le cose stavano accadendo troppo velocemente, ma nel tragitto avrei trovato il tempo di riflettere meglio e di valutare le nostre opzioni.
”Tutto chiaro e cristallino, come no… Fai strada!” Gli ordinai bruscamente.
(…)
La battaglia infuriava già quando ci avvicinammo al palazzo templare. Durante il viaggio, io, Jacob e Cormac avevamo concordato la strategia di azione: ci saremmo tenuti fuori il più possibile dagli scontri, per evitare di perdere il nostro prezioso carico, e lui ci avrebbe condotto direttamente da Eris, dove, con un attacco combinato dei tre Frutti, saremmo riusciti a prevalere sul potere della strega.
La parte più pericolosa fu quella iniziale: i templari erano dappertutto, accorsi da ogni parte del mondo, o almeno era quello che pensavo, dato che erano molto numerosi e fu alquanto difficile riuscire ad evitare del tutto di ingaggiare scontri con alcuni di loro. Pur con le nostre abilità superiori, rimanere feriti più o meno seriamente era assai probabile e non potevamo neanche contare sul potere dei Frutti, dato che se li avessimo utilizzati anzitempo sarebbe stato come urlare a tutti che eravamo qui e che cosa volevamo fare.
Per fortuna, ci imbattemmo solo in piccoli gruppi, che non riuscirono mai a dare l’allarme generale che avrebbe fatto piombare su di noi l’intero Ordine.
Ovviamente, dovevamo seguire il templare, ma mi accorsi presto che ci stava facendo evitare di proposito alcuni luoghi. Spesso si fermava, in attesa, qualche volta dovemmo ritornare sui nostri passi cercando un’altra strada.
Cominciai a domandarmi il motivo, e alla fine lo capii. Passando vicino ad una porta, che dava chissà dove, udii dei rumori fortissimi, delle urla e dei clangori di armi che assomigliavano ben poco alle deflagrazioni delle armi automatiche di cui erano dotati i nostri avversari.
Trattenni per un braccio Cormac. Quando si girò a guardarmi in maniera interrogativa, notai il suo viso molto tirato, pallido sotto l’abbronzatura di chi passa molto tempo all’aria aperta. Non potevamo ignorare quello che stava succedendo lì vicino, e glielo feci capire con un cenno della mano.
Mi rispose con tono basso, pressante e iroso: ”Non abbiamo tempo per questo! Non siamo qui per loro!”
Il secondo successivo gli guardavo più solo le spalle. Non mi mossi; dall’altra parte della porta, ora ne avevo la certezza, c’era uno dei quattro miei compagni che stava combattendo furiosamente, magari contro una delle Guerriere.
E i miei pensieri si affollarono su un unico punto: avrei dovuto aiutarlo, io ero uno dei Mentori, su di me ricadeva la responsabilità dei miei confratelli.
Troppe volte avevo dovuto affrontare questo peso gravoso, troppe volte era quasi riuscito a schiacciarmi. Il dolore di quando ricostruii la Confraternita a Roma, e qualcuno dei miei adepti non tornava da una missione che IO gli avevo affidato, era ancora oggi un ricordo che portava in bocca il sapore della bile.
Fissai con rabbia la porta chiusa. Jacob era vicino a me, che mi guardava di sottecchi, in attesa della mia decisione. Gli feci segno di proseguire, mentre di corsa recuperavo la distanza che ci separava dal nostro scomodo alleato.

Il fatto che Selene riuscì a raggiungermi non mi stupì, anzi potevo dire che nell’intimo era esattamente ciò che speravo accadesse ancor più perchè io e lei avevamo un conto in sospeso così grosso che bramavo il giorno in cui faccia a faccia ci saremmo trovate.
Non aveva trovato la stanza segreta in cui io e Haytham avevamo custodito i Frammenti perchè nel momento in cui avevo sentito che Selene mi stava venendo a cercare ve ne uscì. Fu infatti nel lungo ed infinito corridoio che celava stanze, uffici e camere che ci ritrovammo. Una di fronte all’altra, entrambe vestite di fogge antiche e millenarie che non vestivano i nostri corpi da troppo tempo ormai… da quando io avevo distrutto tutto ciò che aveva di più caro, ma a differenza di allora ero io a stringere tra le mani Eris che avevo incastonato in un lungo bastone di legno ricurvo e scuro dal quale poter amministrare il suo potere.
“Devo dire che sono colpita e quasi ammirata di come le tue amate Guerriere si siano poste per la causa… le ammirerei se non fosse che non ho motivi per farlo…” la beffeggai senza perdere la mia postura ed il mio sorriso mellifluo.
“Richiamare i Celestiali, mossa estremamente astuta o profondamente stupida”
Stringendo i denti, ma senza cedere alle sue provocazioni, agì con il potere che adesso avevo. Ecco che si faceva forte mostrandomi come le sue Guerriere erano state in grado di superare gli ostacoli che gli avevo messo di fronte, con le auree dei Celestiali alle sue spalle pronta probabilmente a contare sul loro aiuto per punirmi, per mostrare loro come fossi io colei che li aveva presi in giro, tuttavia mi bastò sbattere il bastone a terra che quelli scomparirono tornando all’oscurità spaziale a cui appartenevano.
“Sì forse dovrò a loro delle spiegazioni, non che mi importi… esseri così forti ed imparziali eppure hanno sempre fatto preferenza tra i loro figli…”
“Differenze che voi Deviati avete voluto… c’era spazio per entrambi nell’Impero Galattico Lunare e le 8 Colonie…”
“Impero che VOI avete creato. Vi siete sempre creduti meglio di noi Eterni…” e pronunciai quella parola con tutto il disgusto di cui ero capace “TU ti sei sempre creduta migliore… tu e la tua dannata famiglia… Avete dettato leggi, vi siete innalzati in un ruolo di Giudice, Giuria e Carnefice senza che nessuno vi avesse mai proclamato tali…”
“Nemesi ci aveva scelti!”
“Oh no… questo è quello che ti hanno detto! Etere ha permesso che i suoi discendenti facessero pendere la bilancia cosmica a loro favore, ma se solo sapessi… Sei così egoista Selene… tu e le tue Guerriere… prima con la piccola Eris… siete state mostruose… VOI l’avete uccisa… VOI non io… E poi con me… Ho solo distrutto ciò che voi avevate costruito su bugie…”
“Tu hai ucciso famiglie, donne… bambini… hai ucciso così tanti innocenti e lo hai fatto senza nemmeno battere ciglio… non esiste perdono nè giustificazioni per un genocidio di tale portata…”
“Oh quanto sei patetica Selene… convinta davvero che sia io il mostro della storia… se solo sapessi quello che tuo padre è stato capace di fare…” e senza aggiungere altro allungai il bastone verso di lei facendo sì che fulmini neri la colpissero. Erano solo la manifestazione visiva del potere che adesso tramite Nemesi amministravo lo stesso che mi permise di riportare in vita tutti i Templari che nello scontro con gli Assassini erano morti. Sapevo che oltre ai quattro posseduti, alle Guerriere, altri erano in arrivo… la lotta sarebbe stata furiosa, una lotta eterna che io avrei reso forte a favore dei Templari… coloro che con Haytham e l’Ordine si erano trasformati in una famiglia… i Deviati a differenza degli Eterni non avevano avuto gran modo di svilupparsi e prosperare in popoli e culture, ma adesso con la vita che portavo in grembo tutto sarebbe cambiato. Infondo era questo che volevo anche se nè Selene nè nessun altro lo capiva… solo Haytham. Volevo rendere la Terra una casa per i Deviati, dove prosperare e svilupparsi come meritavano… Stavo portando Caos solo per permettere ad Haytham di mettere ordine… un nuovo ordine mondiale…
Con quei pensieri colpì ancora ed ancora Selene senza alcuna pietà alcuna, lo facevo non colpendola tanto fisicamente, ma costringendo la sua mente a rivivere la distruzione della Luna… stava vedendo i suoi genitori… la sua famiglia… il suo popolo morire… la sua casa venir definitivamente rasa al suolo… mi stavo cibando del suo dolore traendo forza da ciò…
Uno spiraglio, uno solo, un dubbio… una discussione mai capita appieno tra suo padre e suo fratello, oscura, strana, misteriosa e poi di nuovo solo dolore…
“Hyperion non è stato altro che un usurpatore… un barbaro sanguinario che si è preso ciò che voleva ad ogni costo… e tu non sei meglio di lui” sussurrai scandendo bene ogni singola parola piena di disprezzo e disgusto non mancando di inginocchiarmi di fronte a Selene che a terra e piegata su sè stessa si teneva il capo.
E’ così che volevo vederla, ai miei piedi… supplidandomi di risparmiarle la vita…




Arrivare qui sospinta dai sacrifici delle mie amate sorelle mi aveva fatto attingere ad una fonte di determinazione e forza che era sopita dentro di me.
Camminavo svelta e inesorabile usando la voce del Cristallo d’Argento come una bussola in quel palazzo gigantesco, attraversando stanze e corridoi infiniti. Sentivo il suo potere crescere sempre di più, venato da una punta di furia, che attribuivo alle azioni di Eris.
I pochi nemici che incrociavo sul mio cammino si guardavano bene dall’ostacolarmi, sentivo la mia aura talmente potente da essere visibile ad occhio nudo, quindi un serio ammonimento a qualsiasi mortale talmente sciocco da provocarmi.
Si erano aggiunti al mio incedere, poco alla volta, anche le essenze dei Celestiali. Era come se mi scortassero verso la battaglia finale.
La loro presenza al mio fianco poteva voler dire che le mie compagne erano riuscite ad aver ragione su di loro, a convincerli della trappola in cui li aveva attirati Eris, ma non volevo sperare in un simile miracolo.
Quando le avevo dovute lasciare, ognuna alla propria battaglia, era stato con la paura di non rivederle più vive. Avevo accettato questa evenienza nel momento in cui avevo deciso di venire alla Loggia per affrontare la nostra nemica, avevo messo in conto che ognuna di noi avrebbe potuto morire.
(…)
Trovai Eris in attesa. Non c’era sorpresa sul suo volto.
Quel volto che ricordavo così bene e con un tenerezza infinita. Quando eravamo ragazze, in tempi per noi di serenità e spensieratezza, eravamo state molto vicine. Lo screzio di non averla scelta come mia accompagnatrice durante la cerimonia in mio onore aveva però rotto qualcosa nel suo animo. Mi ero chiesta sovente se davvero il suo affetto nei miei confronti fosse sincero e non dettato da logiche opportunistiche. Io, dal mio canto, pur a malincuore, avevo dovuto scegliere mia sorella per obbedire agli ordini paterni. Non avevo nessuna colpa perciò.
Lasciai da parte i ricordi, per quanto amari, per affrontare dopo secoli la responsabile di tutto il dolore che avevo subito nella mia vita. Anche sapendo che, per onorare la memoria del mio popolo e adempiere appieno ai miei doveri di Imperatrice, non avrei dovuto farmi coinvolgere in questioni personali.
La avrei sconfitta, mi sarei ripresa il Cristallo d’Argento e avrei eliminato i Templari e qualsiasi piano avessero in mente di attuare per il futuro.
Mi rivolsi a lei con voce fredda, e non mi lasciai scoraggiare quando, con il potere del bastone in cui aveva incastonato il Cristallo, mandò via i Celestiali.
La sua arroganza mi riempiva di sdegno. Come osava mettere in discussione il nostro diritto divino di regnare sull’Impero? Sotto il saggio governo dei miei avi ed infine dei miei genitori, l’intera popolazione aveva goduto di millenni di prosperità e pace!
E osava pure giudicare mio padre, la mia famiglia! Non era degna neanche di pronunciarne i nomi! La nostra discendenza era divina, benedetta dai poteri che ci erano stati concessi per diritto di nascita. Il nostro agire era dettato dall’obbligo di generare solo benessere per gli abitanti delle 8 colonie, niente altro.
Lo scontro, da verbale, passò su un altro piano: probabilmente Eris aveva esaurito gli argomenti al suo arco. Il potere del Cristallo manipolato da lei era immenso e distruttivo. Ero preparata ad una simile potenza, nonostante questo, però, mi ritrovai assediata in un battito di ciglia.
Prima di quel momento, mi ero sempre ritenuta fortunata che mi fosse stato risparmiato il dolore di assistere alla morte dei miei cari, del mio popolo, alla distruzione dei pianeti che conoscevo e amavo.
Immagini crudeli invasero la mia mente, con una nitidezza che potevo quasi credere che ciò che vedevo stesse accadendo realmente. Quando ormai ero piegata dalla sofferenza, dalla paura, dalla disperazione, giunse quella che in un primo momento scambiai per una tregua.
Tornai ad assistere ad una discussione che avevo ascoltato per sbaglio quando ero ancora bambina, nascosta dietro un paravento. Mio fratello e mio padre stavano pianificando di eliminare degli oppositori, per la sicurezza del trono… ma erano dei traditori, no? Meritavano di essere giustiziati… Perché ora non ne ero più così certa?
Dovevo ricordarmi che Eris era la regina del caos e della menzogna, quindi capii che stava tentando di instillarmi dubbi sulle reali intenzioni dell’Imperatore. IO, non lei, conoscevo l’animo gentile e generoso e retto di mio padre Hyperion.
Reagii, spingendola lontana da me; l’oppressione mentale terminò all’istante ed io mi alzai in piedi. Colpii Eris con la massima potenza del raggio lunare, facendole perdere la presa sul bastone, che volò a diversi metri di distanza.
Non riuscii ad impossessarmene perché venni attaccata da un turbinio di artigli e di versi gracchianti. I becchi acuminati mi ferirono le braccia prima che riuscissi a liberarmene.
Nessuna pietà! Colpii le Erinni con globi di luce e quelle caddero a terra di schianto in un’esplosione di piume nere.
Eris con una velocità fulminea aveva raccolto il Cristallo. Non mi sarei aspettata di meno.
”Strega! Non giocherai più con la mia mente! Hyperion era una guida saggia per il suo popolo, ed ha sacrificato sé stesso per imprigionarti per sempre!”
Cominciai a investirla ripetutamente con attacchi di raggi lunari per metterla sulla difensiva, mentre mi avvicinavo a lei, un passo dopo l’altro.

Resistevo agli attacchi di Selene seppur il bastone con il Cristallo d’Argento non era più nelle mie mani, non reagivo forse, ma riuscivo a contrastare la sua ascesa…
“Affrontami strega! Oppure non sei niente senza il Cristallo?”
“Ho fronteggiato orde di nemici… tutti superiori a te e tutti sono morti!” riecheggiai fiera e sicura di me stessa. Non avevo bisogno di poteri per batterla ed infatti la lasciai sfogare resistendole almeno fin quando non feci apparire tra le mie e le sue mani due coppie di antiche armi lunari. Per gli umani potevano apparire come sai, ma erano molto più di quelle… erano armi di foggia lunare che erano in dotazione alla Guardia Imperiale ed era anche l’arma preferita di Selene. Hyperion aveva allenato ogni suo figlio perchè anche se sperava che mai avrebbero avuto bisogno di tali insegnamenti era un dovere di ogni cittadino lunare sapersi difendere.
La vidi per un attimo sentirsi in soggezione per quel mio chiaro colpirla in un punto debole, ma durò molto poco la sua sorpresa prima che entrambe iniziassimo una vera e propria danza. Eravamo estremamente eleganti più di quanto ogni umano avrebbe potuto mai essere, mentre invece combattevamo fuoriosamente, tanto che fu facile per me ferirla ad una guancia così forte da voltarla di spalle e portarle un braccio al collo pronta a finirla. Ci sarei riuscita se non fosse che quella calciò con una grazia ed un’elesticità che permise alla sua gamba di colpire il mio viso e farmi così traballare all’indietro, mollando la presa su di lei…
La danza feroce e cattiva proseguì fin quando riuscì a scaraventarmi a terra, ferendo così il mio orgoglio più che il mio corpo.
Non gliela avrei data vinta e con un colpo di reni mi rialzai velocemente desiderosa di farla finita… un odio che sfociò in un combattimento ancora più feroce e cattivo, mentre io riuscì con facilità a disarmarle prima una mano e poi l’altra… cosa che non fece perdere d’animo Selene che indietreggiando recuperò velocemente un’arma appesa al muro. Una delle tante armi storiche esposte all’interno della Loggia.
“Un mohawk? Spero per te che sappia usarlo…”
“Oh ho avuto un buon maestro!” mi beffeggiò quella, tanto che gettai malamente le armi che ancora stringevo in mano, preferendo di gran lunga il bastone che anticipatamente avevo con il prezioso Cristallo d’Argento incastonato in cima.
Correndoci incontro iniziò una nuova lotta che non prevedeva nè vinti nè vincitori se non fosse stato che io avrei messo fine a ciò molto presto. Disarmai nuovamente Selene e costringendola furiosamente a schivare i miei attacchi finì per riuscire a metterla a KO e puntarle niente di meno che la sua preziosa Nemesi alla gola.
“Le tue ultime parole?”
“Ogni tua parola è una bugia… e se io sarò sconfitta altri troveranno la forza di ribellarsi a te…”
“Oh Selene… è per questo… fin quando gli uomini avranno il libero arbitrio non potrà esserci pace…”
Esclamai con una chiarezza ed una semplicità quasi fastidiosa. Possibile che non lo vedesse? Possibile che considerasse i miei piani solo un’illusione? Un inganno?
“Credi questo? Che le mie azioni siano meno reali dei fantasmi che per anni tuo padre ha cacciato? Del Dio che ha dato forma a questo mondo e poi lo ha abbandonato permettendo agli uomini di massacrarsi nel suo nome? Tutti hanno vissuto in un illusione… compresa te… così accecata da quella che i tuoi genitori avevano creato da non rederti conti dei segreti e delle bugie che ti circondavano… ma farai i conti con la verità Selene e questo te lo prometto, ti farà male più di qualsiasi altra ferita…” motivo per cui non avevo intenzione di ucciderla e per cui ritirando il bastone feci anche un passo indietro osservandola dall’alto.
Ciò che non misi in conto, ciò che non potei nè prevedere nè controllare fu che il Cristallo d’Argento prese ad illuminarsi così forte da costringerci ad entrambe a chiudere gli occhi e poi a vibrare così forte da liberarsi dal bastone che lo teneva imbrigliato…

Quando Eris riuscì a sopraffarmi e a puntarmi il Cristallo alla gola, chiusi per un attimo gli occhi, credendo che fossero gli ultimi istanti della mia vita, ma li riaprii subito, per impedirmi di nascondermi dietro la paura, per continuare a sfidare la mia avversaria fino all’ultimo soffio di vita che avrei avuto.
“Oh Selene… E’ per questo… fin quando gli uomini avranno il libero arbitrio non potrà esserci pace…”
”Ti sbagli! Se il caos e tutti i suoi figli lasciassero gli esseri umani decidere da soli, la loro scelta sarebbe quella dell’amore e della fratellanza gli uni con gli altri! Ti illudi se pensi che il tuo regno porterà pace e giustizia…”
“Credi questo? Che le mie azioni siano meno reali dei fantasmi che per anni tuo padre ha cacciato? Del Dio che ha dato forma a questo mondo e poi lo ha abbandonato permettendo agli uomini di massacrarsi nel suo nome? Tutti hanno vissuto in un illusione… compresa te… così accecata da quella che i tuoi genitori avevano creato da non renderti conti dei segreti e delle bugie che ti circondavano… ma farai i conti con la verità Selene e questo te lo prometto, ti farà male più di qualsiasi altra ferita…”
”Io non mi piegherò MAI al tuo cospetto!” Urlai.
La rabbia per le insinuazioni e i dubbi che continuava a instillarmi nell’animo risuonò chiaramente nella mia voce, che arrivò fino all’alto soffitto e rimbalzò sulle pareti, fino a fondersi con un altro suono, melodioso e famigliare al mio spirito, ma estremamente spiacevole alle orecchie di Eris.
Il Cristallo cominciò a risuonare e a vibrare talmente tanto che disarticolò i perni che lo tenevano legato al bastone e se ne liberò, mentre la mia avversaria lo lasciava cadere per portarsi le mani alla testa. Si allontanò incespicando, mentre io riuscivo a fatica a mettermi in ginocchio e ad accogliere tra le mani il Cristallo, che si era librato nell’aria ed ero sceso lieve e lento come una piuma.
Al toccarlo, il tempo parve fermarsi, almeno per me.
Vidi una terra spazzata da un terribile vento, deserta e buia, dove una sagoma scura camminava senza produrre il minimo rumore. Il suo mantello si agitava quietamente, nonostante il vento fantasma. Quella figura, quell’uomo allungò una mano verso di me, ed io come comandata da una forza sconosciuta, feci altrettanto, perché ebbi la certezza che lui stesse arrivando per me…
La visione scomparve, lasciandomi ancora più spossata di quello che aveva fatto il terribile combattimento che avevo sostenuto con Eris. Il dono della preveggenza si era di nuovo manifestato, e con la vicinanza di Nemesi, riunita dopo secoli di divisione in frammenti, questo era più chiaro e limpido che mai in passato.
La certezza di aver appena visto uno scorcio del mio futuro era fortissima. E questo significava una cosa, tra le molte: non sarei morta qui. Eris non avrebbe vinto.
Quando tornai a percepire i contorni della realtà, ad avvertire la durezza del pavimento di marmo sotto di me, mi resi conto che due occhi di brace, da cui era fuggita ogni minima traccia di umanità, mi stavano fissando. Non ebbi quasi tempo di reagire, riuscii solo a sollevare le braccia per parare il colpo che la regina del caos stava per infliggermi.




E quel dannato colpo glielo avrei inflitto, lo avrei fatto nel modo più doloroso che potessi rivelandole i segreti che non conosceva e leggere nei suoi occhi il bruciore fatale della menzogna e della delusione. Lo avrei fatto, ero già pronta, se non fosse che il bruciore lo sentì io. Forte e dolorso colpirmi la schiena tanto da provocarmi brividi che mi percorsero per tutto il corpo. Ingoiai il vuoto e scorgendo Auditore di fronte a me, alle spalle di Selene, capì cosa stava succedendo.
“No… Il Frutto dell’Eden no…” riuscì solo a bisbigliare terrorizzare, se non fosse che il dolore che sentì crebbe a dismisura e mi bastò voltarmi un poco per notare alle mie spalle l’Assassino Frye con un altro dei Frutti nelle sue mani.
A quel punto percepì chiaramente l’oblio del nulla e della maledizione del sonno attirarmi a te, nella peggior prigione che potesse esistere… io che avrei preferito morire piuttosto che tornare là.
“T-Tu… tu maledetto traditore… lo sapevo… s-sapevo che non dovevamo fidarci di te… l’ho sempre saputo…”
“Ma né Haytham, né i Templari e nessun altro lo saprà…” bisbigliò fiero e algido Shay che risalendo dalla scalinata alla mia sinistra, stringeva tra le mani il terzo Frutto dell’Eden.
Ora tutto mi era chiaro, lo capivo ed odiavo che non avrei potuto far nulla, niente per avvisare Haytham… per metterlo in guardia.
“Chi tradisce una volta… tradisce ancora…” dissi a denti stretti, la mascella serrata dal dolore, mentre la rete energetica dai tre Frutti dell’Eden mi stava spezzando. Cercai di resistere, ma parve impossibile, mentre cadendo in ginocchio cercavo di mantenere la mia dignità ed il mio onore. Io che non sarei mai tornata in quella maledetta prigione e non mi interessava quanto i simboli sulla mia schiena stessero andando a fuoco io avrei resistito. Per me. Per la mia missione. Per Haytham, ma soprattutto per… Atlas…
“Non è mai stato un caso vero? I Frammenti che ci hai dato, il giogo di Ares, il sapere che lei avrebbe portato qui le Guerriere e loro avrebbero lasciato incustodito i Frutti… tutto era calcolato fin dall’inizio… tutta è sempre e solo stata una tua macchinazione… sai Shay saresti un figlio di cui andrei fiera se non fosse che hai usato la mia stessa arte contro di me!” dissi spuntandogli addosso tutto il mio veleno, mentre richiamavo con la mente le Erinni. Selene le aveva pesantemente ferite e seppur sapevo che non fossero morte, sapevo che erano messe male. Ma avevo bisogno di loro, dovevano sapere, dovevano vedere e riferire tutto ad Haytham…
“Sì contro di te… contro chi ha avvelenato la mente del mio Maestro facendogli perdere il seminato… sono un Templare e ne vado fiero, ma mai come adesso mi sono trovato concorde con gli Assassini e le Guerriere per liberarsi di te… tu hai allontanato questa Loggia da ogni suo ideale… sei tu la traditrice non io!”
Avrei voluto rispondere, avrei voluto averlo tra le mie mani per fargli rimangiare ogni singola parola, ma non potevo… non quando Selene si avvicinò a me così tanto da catturare ogni mia attenzione. Mi troneggiava e teneva in mano il Cristallo d’Argento con una tale grazia e potere che mai come in quel momento apparve tanto simile ai suoi genitori e poi accadde… esattamente ciò che speravo di non dover mai vedere… il Cristallo divenne un tutt’uno con la sua aura, il simbolo dell’Impero Galattico apparve sulla sua fronte e se per i presenti non significava nulla, quello abbinato all’anello imperiale che indossava che cambiò colore da oro ad argento fu la dimostrazione di ciò che era appena successo: non era più una Principessa… era ufficialmente divenuta Imperatrice, seppur di un mondo ormai morto. Solo quello mi fece ridere, una beffa del destino che trovai divertente, l’ultimo gesto che mi trovai a fare prima che lei con Nemesi non mi sigillassero nella mia prigione. Caddi esanime a terra, in un sonno che non era possibile spezzare, mentre i Frutti dell’Eden sparivano nel nulla tornando a nascondersi chissà dove. Il bagliore cessò, come il Cristallo che prese forma di una piccolissima mezzaluna che comparve poi al collo di Selene come un ciondolo. Una collana che avrebbe sempre indossato e mai più l’avrebbe divisa da Nemesi.

Jacob mi aiutò a rialzarmi in piedi, e mi accorsi che tremavo come una foglia. Riacquistai il controllo aggrappandomi al ricordo degli ultimi minuti trascorsi, quando la presenza di Eris si era affievolita fino a sparire e, con immensa gratitudine, avevo sentito Nemesi entrare in piena comunione con il mio cuore.
Avevamo comunicato senza bisogno di parole. Sarebbe rimasta, almeno temporaneamente, insieme a me, senza che la sua anima fosse più frammentata e spezzata in diverse parti. Mi avrebbe aiutata e consigliata, ma soprattutto era mio l’impegno più oneroso, perché avrei dovuto proteggerla, con la mia stessa vita, se necessario.
“Maledizione!” Un ruggito di frustrazione; lo sguardo di Ezio mandava scintille, mentre ritornava sui propri passi, dopo aver tentato un inutile inseguimento di Shay Cormac.
“Dobbiamo andarcene da qui, siamo troppo esposti! Abbiamo sconfitto la strega, ma i Templari sono numericamente superiori rispetto a noi. È solo una questione di pochi minuti, staranno già accorrendo qui, con il loro Gran Maestro in prima fila… E poi, dobbiamo recuperare anche i nostri, assassini e guerriere… se siamo ancora in tempo…”
(…)
Quella sera, in albergo, faticavo a prendere sonno. Era già da un bel pezzo che mi rigiravo inutilmente nel letto, quando presi una decisione. Mi alzai, mi vestii in fretta – un lungo cardigan beige, maglietta bianca e pantaloni larghi neri – raccolsi i capelli in uno chignon veloce e scesi nella hall.
Al bar c’erano ancora parecchi clienti a dispetto dell’ora tarda e in mezzo ad alcune donne avvenenti notai subito Ezio, seduto ad un tavolino con un cocktail in mano, la caviglia posata sull’altro ginocchio; rilassato e sorridente, perfettamente a suo agio.
Anche lui mi vide all’istante, sembrava quasi che mi stesse aspettando. Si congedò amabilmente dalle sue accompagnatrici e mi condusse in un salottino appartato, seguita dalle occhiate di aperta invidia di queste.
Ci accomodammo sulle poltrone di pelle scura. La maschera che aveva avuto fino a qualche momento prima si dissolse, ed Ezio mi guardò grave. Ci studiammo per qualche secondo, poi lui ruppe il silenzio: “Tutto è finito, ma tutto ricomincia”
Lo fissai muta, senza capire.
“I Frutti non sono stati distrutti, vero?”
Scossi la testa. “Nemesi li ha solamente celati, e nemmeno io so dove… So solo che sono al sicuro”
“E quanto tempo ci metteranno i Templari ad intuire che esistono ancora, e a riorganizzarsi per ricominciare la ricerca?”
Si appoggiò allo schienale della poltrona, sospirando. “Sai, ho capito che gli esseri umani non sono pronti ad amministrare il potere immenso che i manufatti contengono. Neanche noi Assassini, purtroppo, che siamo nati per proteggere i deboli dalla prepotenza dei forti. Neanche noi, che abbiamo giurato di non usarli per danneggiare gli innocenti…”
Un silenzio pesante scese tra di noi. Mi morsi il labbro. Che altro potevo dire? Solo che aveva ragione…
“L’equilibrio tra le due fazioni sarebbe più solido se nessuno possedesse alcun manufatto, ecco la verità. Ma questo non è possibile, noi dobbiamo continuare a cercarli, perché è ciò che faranno i templari, e non possiamo permetterci di rimanere indietro, ne saremmo indeboliti. Non vedo altre soluzioni possibili”
Giocherellai con il ciondolo a forma di mezzaluna che avevo ricevuto dopo aver sconfitto Eris, in cui era custodita l’essenza di Nemesi. Parlai lentamente, scegliendo le parole con attenzione.
“Ho avuto una visione, ultimamente sono molto più chiare e potenti” In questo, da dopo lo scontro con Eris, ero molto cambiata. Ero diventata consapevole della mia forza interiore, non tanto del mio lignaggio, a cui ero sempre ricorsa per sancire le mie decisioni, ma di una serenità che derivava dal fatto di aver guardato in faccia le mie paure, di averle sfidate e di aver prevalso su di loro. Ero diventata capace di mostrare le mie debolezze, senza avere più il timore di farlo.
Lo guardai ferma negli occhi: “Arriveranno nuovi nemici, forse anche più temibili dei templari, perché stringeranno alleanze con loro, contro di noi”
Ezio assentì, senza mostrare alcuna sorpresa: “Forse so dove cercare questi nuovi nemici. Ti farò sapere quando avrò notizie certe” Si alzò in piedi.
“Torna presto a Nanda Parbat, in fondo è casa tua. Mi troverai sicuramente lì: ho qualche problema da risolvere, temo”
L’amarezza traboccava chiaramente dalle sue parole.
“Anche noi Guerriere abbiamo bisogno di ritrovare una nostra armonia. Il dolore, il sospetto, la malvagità, l’egoismo hanno minacciato di trascinarci via. Ci vorrà del tempo, ma dobbiamo farlo”
Anche con la Confraternita eravamo state ad un passo dal baratro, quando io ero arrivata a chiedere la testa dell’uomo davanti a me per il tradimento che ero convinta stesse mettendo in atto.
La mia collera ed il mio giudizio trinciante avevano denotato quanto poco fossi stata saggia, nonostante quello che mi era piaciuto credere. Ma ero cambiata, appunto.
Gli alleati sono preziosi. Gli alleati fidati sono molto più rari. Mi rendevo conto che Ezio avesse ancora delle riserve sul nostro ruolo di protettrici della Terra, e che ci ritenesse indirettamente responsabili della necessità che gli Assassini esistessero e continuassero la loro guerra millenaria.
Non erano loro a dover sostenere noi, ma viceversa; ammettere questo mi costava mandar giù un bel po’ di orgoglio, ma ora che ero più forte, era una cosa che sarei riuscita a superare.
Ci sarei riuscita, così come stavo accettando che potesse esserci qualcuno che non pensasse di doverci della gratitudine per i rischi che correvamo nel combattere i nostri nemici.
Gli sfiorai il braccio: “Altair tornerà quando saprà che la sua presenza non ti sarà più d’intralcio per risolvere il dissenso che si è generato in buona parte della Confraternita. Hanno scelto te come loro capo, e questo è importante. Tu potrai riportarli sulla giusta strada, in te i princìpi del Credo sono ancora forti…”
Ezio fece una smorfia. “Più che altro, il mio compito sarà di far entrare un po’ di buon senso nelle teste di alcuni dei miei confratelli…”
“Ho fiducia in te, Ezio, ed il mio appoggio non ti mancherà mai più”
Gli tesi la mano, che lui prese e, con mia sorpresa, invece di stringermela se la portò alle labbra.
“Imperatrice Selene…” Lo sguardo diretto questa volta mi colpì, mozzandomi il respiro, anche se non aveva nulla di quella allusività volgare che avevo visto spesso negli occhi maschili.
Quando si voltò per andarsene, mi portai velocemente la mano alla guancia bruciante di rossore.
Dovevo riconoscerlo. Alcuni essere umani riuscivano ad essere piacevolmente affascinanti…

La situazione era caotica, ma la battaglia era a nostro favore e respingevamo gli Assassini come fossero mosche. Molti dei nostri soldati cadevano, ma dopo aver portato con loro più uomini di quelli che perdevamo.
Urlavo ordini e combattevo a lama sguainata da quelle che mi parevano ore, ma tanto era distorta la percezione del tempo in una battaglia non c’era modo di dire se fossero passati solo pochi minuti.
Rumori indistinti, spari e lame che cozzavano… li costringemmo alla ritirata, ma pagammo lo scotto.
Quando vidi Shay fuggire con il nemico, capii. Ne avevamo parlato, eravamo consci di questa possibilità, ma me l’avevano strappata dalle braccia ancora una volta. Con la caratteristica vigliaccheria nata dall’incapacità di affrontarla in uno scontro aperto, colpendola alle spalle come così bene sapevano fare. Corsi da lei, e la trovai a terra, adagiata come se addormentata.
Il mio animo si svuotò, e provai lo stesso dolore di tanti secoli prima, stringendola a me esanime.
Questa volta però una nuova determinazione mi animava, salvandomi dall’oblio della disperazione più nera, e agii come avevamo pianificato.
L’avrei riportata da me, a qualunque costo.

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