Moonlight's Creed (Original Series)

Episodio 1×17 – SEASON FINALE 1/3

PRESENT DAY #2017: HAMILTON

Ormai erano passati più di tre giorni e di Ares ancora nessuna notizia.
Che razza di irresponsabile. Come mi è saltato in mente di lasciarla andare quando sapevo perfettamente quali fossero le sue intenzioni? Come ho potuto commettere un simile sbaglio?
Avevo sperato nel suo buon senso, ma il presentimento che avesse agito guidata unicamente dall’istinto e dalla furia non voleva abbandonare i miei pensieri.
Purtroppo quando si comportava così potevano accadere solo due cose: o se la cavava uscendone indenne-gongolando perché i miei timori erano infondati-, o si metteva nei guai, e solitamente erano guai terribili. Diciamo che non aveva mezze misure.
Avevo paura, tremendamente paura che quest’ultima teoria fosse diventata realtà.
Poteva esserle capitato qualsiasi cosa e non volevo nemmeno immaginare nessuna delle innumerevoli ipotesi.
Non facevo altro che ripetermi che stesse bene, ma tutta quella situazione non era normale.
Era scomparsa nel nulla. Non avevamo saputo più niente di lei, né una chiamata, né un messaggio.
Niente di niente.
Ed era proprio quel niente che mi stava distruggendo, straziando, lacerando dentro, perché ero perfettamente consapevole che tutta quella maledetta situazione era nata solo e soltanto per colpa mia.
Se non avessi ceduto, se non l’avessi assecondata, lasciata andare, o se fossi andata con lei avremmo potuto evitare tutto ciò. Avrei potuto dissuaderla, aiutarla, in qualunque modo possibile.
E invece no.
Avevo continuato a cercare informazioni sul Frutto, standomene placidamente seduta alla sua scrivania, inerme, mentre una vocina nella mia testa mi urlava di seguirla, di non perderla di vista.
Se l’avessi fatto, non mi sarei poi ritrovata a cercare disperatamente una sua traccia.
Tentai con ogni mezzo umano, ma niente.
Decisi così di sfruttare i metodi di ricerca che solitamente si usavano su Mercurio.
Come ogni abitante del mio pianeta natale, avevo la capacità di poter percepire e vedere quasi perfettamente tutto ciò che si trovava in prossimità di masse d’acqua o ghiaccio… pensai subito al lago Ontario su cui si affacciava Toronto, ricordando che Cormac aveva una barca nel rispettivo porto, ma di Ares nemmeno l’ombra.
Per questo provai -senza troppi sforzi considerando il mio pessimo umore- a far piovere sulla città, per tentare di individuarla, ma anche questo tentativo si rivelò un fallimento completo.
Come ultima risorsa provai a mandare delle bolle d’acqua, con la funzione di telecamera, a cercarla, ma palesemente ogni mia azione era senza successo.
In città non c’era. Sembrava essere scomparsa nel nulla.
Più passava il tempo e più sembrava che fosse impossibile ritrovarla.
Cosa diavolo le è successo?
La preoccupazione, l’ansia e la rabbia causate dai miei continui fallimenti non avevano intenzione di placarsi, anzi, sembravano avere la meglio sul mio lato più lucido e razionale.
Idee orribili su cosa potesse esserle accaduto iniziarono ad affollare la mia mente.
Era tutta colpa mia.
Non bastavano gli enormi problemi che già avevamo, ne mancavano altri!
Non avevamo fatto a tempo a ritrovare Nike che ora avevamo perso Ares.
Le altre erano tutte nervose e addolorate. Non si davano pace e ciò mi distruggeva.
Non solo avevo sottovalutato la situazione, ma ora stavo facendo soffrire le mie sorelle in modo immane.
Complimenti Athena! Sei proprio un’ottima stratega! Se il tuo obiettivo era quello di distruggere anche l’ultimo granello di equilibrio che era rimasto ci sei riuscita benissimo!
Scattai dalla sedia, non potendo rimanere ferma un minuto di più.
Afferrai con irritazione il cappotto per poi avviarmi verso la porta.
Volente o nolente, avevo creato io il problema, quindi toccava a me risolverlo.
Aprii la porta con decisione, rischiando quasi di farla sbattere al muro, ma rimasi immobile, come pietrificata.
Ares era di fronte a me, apparentemente indenne, con un po’ di fiatone e la borsa che emanava una flebile luce.
Mollai all’istante il cappotto e le attaccai le braccia al collo, abbracciandola forte, come se volessi accertarmi che fosse davvero lei, che fosse davvero di nuovo a casa.
In effetti non era da me buttarmi con così tanto trasporto contro qualcun’altro, ma l’ansia, l’agitazione, il timore che le fosse accaduto qualcosa e la felicità di averla ritrovata erano troppo forti da controllare.
“Si può sapere dove diavolo eri finita!? Cos’è successo?” le chiesi apprensiva.
“Ho incontrato Shay…”
Non avevo dubbi
“… ma mi ha teso un’imboscata. Per fortuna sono riuscita a scappare e a portare con me tre Frammenti del Cristallo.”
Prese la borsa, ne rovesciò il contenuto sul tavolo di cucina e i Frammenti viola, rosso e blu apparvero in tutto il loro splendore.

“Ricapitoliamo. Noi siamo in possesso dei Frammenti Giallo, Viola, Rosso e Blu…”
“Mentre i Templari hanno solo il Verde e l’Arancione”
Ares aveva concluso la mia frase. Eravamo tutte estremamente felici di riaverla a casa, ma pareva che questo avesse offuscato la nostra oggettività, soprattutto quella di Athena. Lei aveva la grandissima e fantastica capacità di mantenere sempre la calma e la razionalità di fronte ogni situazione, ma la scomparsa di Ares ed il senso di colpa che l’aveva attanagliata l’aveva resa instabile.
Ciò che ci premeva in quel momento era agire prima di perdere ulteriore tempo. Gli Assassini erano alleati su cui attualmente non potevamo contare… ancora ricordavo i visi tirati di Selene ed Aphrodite al ritorno da Nanda Parbat e l’ansia di quest’ultima di lasciare l’uomo che amava alla mercé di una rivolta interna. Dall’altra avevano recuperato anche l’ultimo Frutto dell’Eden dunque perdere ulteriore tempo non aveva senso. Dovevamo fermare Eris prima che fosse troppo tardi… prima che distrugga anche questo pianeta
“E tu glieli hai semplicemente rubati…” rimarcai con voce calma e ferma di chi palesemente non era sicura di ciò che stavo udendo.
“Sì”
La risposta affermativa poi di Ares mi confuse ulteriormente. Cioè lei spariva per tre giorni, noi ci dannavano in quelli a cercarla e lei semplicemente tornava con tanto di tre frammenti del Cristallo? Così come con tanta casualità e facilità avevamo trovato poco prima il Frutto dell’Eden in mano ai Templari? Non so, forse erano stati i miei numerosi millenni come Marchesa di Giove, capo del Tempio e Giudice Supremo dell’Impero Galattico e le 8 Colonie, ma… sapevo riconoscere quando un imputato mentiva davanti alla corte. Tuttavia non dissi nulla limitandomi a scambiare uno sguardo con Selene che, seduta su uno degli eleganti divani osservava i Frammenti con fare reverenziale. Aphrodite era di fianco a lei, Athena ed Ares di fronte sull’altro divano ed io in piedi che camminavo avanti ed indietro con le braccia conserte al petto.
“Posso chiederti di ripetere per l’ennesima volta come sei fuggita da Shay?” chiesi fermandomi ed osservando intensamente Ares, mentre già vedevo Aphrodite rimproverarmi con lo sguardo.
“Lo stai facendo davvero? La stai interrogando?”
“Aphrodite” la richiamò solenne Selene.
“Ares, te ne prego… raccontaci…”
Ringrazia la Principessa di avermi concesso il beneficio del dubbio e per l’ennesima volta Ares raccontò nei dettagli come era andata ad affrontare Shay, come lui aveva usato il Frammento Blu per manipolare la sua mente, per costringerla a stare con lui, ma come lei aveva approfittato della sua assenza per “svegliarsi” e scappare…
“E per quale motivo Shay avrebbe dovuto lasciarti sola? Per quale motivo aveva solo tre dei cinque Frammenti in mano ai Templari? Non hai pensato che lo volesse? Che semplicemente hai fatto ciò che si aspettava che tu facessi?”
Fu a quella mia domanda che Ares scattò in piedi, le mani strette a pugno a fuoco e lo sguardo di chi avrebbe potuto incenerirmi solo con un battito di ciglia.
“Mi sta accusando di qualcosa Giudice Supremo?” la sua voce era ricolma d’ira ed il suo chiamarmi in quel modo era la chiara dimostrazione che si sentiva a disagio e sotto pressione. Solo che per le altre era la manifestazione del suo non sentirsi tra amiche, ma tra avversarie. O per lo meno fu questo che Athena fece notare quando alzandosi in piedi a sua volta mediò la situazione.
“Calmiamoci tutte e ragioniamo. Abbiamo un vantaggio che non possiamo non usare. Abbiamo quattro Frammenti su sette e tutti e tre i Frutti dell’Eden. Io dico attacchiamo…”
Il ragionamento di Athena mi fece scuotere il capo ed alzare gli occhi al cielo, ma ero in minoranza e se quel piano era stato approvato io non potevo far altro che prepararmi per la battaglia. Ma ciò non toglieva che, seppur odiavo dirlo, non mi fidavo di Ares. Ero sicura che tutto fosse un piano ben orchestrato di Shay. Lui ci aveva fatto trovare un Frutto altrimenti inaccessibile, lui aveva fatto in modo che Ares si portasse gli altri Frammenti e tutto affinché noi prendessimo la decisione che era stata appena presa, la domanda era: perchè? Era questo che mi faceva impazzire. Era questo che mi agitava. Non riuscire ad entrare nella sua mente, vedere lo schema ed anticiparlo… ero sicura che tra tanti criminali che mi ero trovata di fronte a giudicare, lui era il più indecifrabile… e chi se lo sarebbe mai aspettato da un semplice umano?

I quattro Frammenti del Cristallo rilucevano ipnotici sul tavolino davanti al divano su cui sedevamo io e Aphrodite. Fino a pochi istanti prima possedevamo il solo frammento giallo, mentre ora anche quelli che Shay ci aveva sottratto con l’inganno erano tornati a noi, a me, che ne ero la legittima custode.
Il sollievo di rivedere Ares sana e salva, dopo che con il suo modo di agire impulsivo aveva deciso di affrontare da sola quel Templare, ci aveva riempito di un sentimento difficile da descrivere.
Dopo i minuti iniziali, nei quali avevamo semplicemente celebrato il ritrovarci tutte insieme, era stato inevitabile riportare la nostra attenzione alla situazione critica attuale.
I dubbi che espresse Nike, su quello che era davvero accaduto nei giorni in cui avevamo perso ogni contatto con Ares, attanagliavano anche me, per questo fermai subito le accuse di Aphrodite posandole una mano sul braccio ed invitando Ares a raccontare nuovamente le circostanze della fuga e del furto.
Lasciai che Nike la incalzasse, cercando di nascondere la mia sofferenza nel vedere il sospetto serpeggiare tra di noi, come se fosse una bestia immonda in un giardino paradisiaco.
Decisi di intervenire solo quando Ares reagì indignata: non potevo più tollerare quelle tensioni tra di noi.
Athena, che aveva ripreso il controllo di sé stessa, tentò di riappacificare gli animi, proponendo una soluzione razionale, come era solita fare.
Mi alzai dal divano accostandomi prima a Nike, sfiorandole una spalla mentre parlavo con voce calma: “Ora basta, sorella. Voglio parlare io con Ares”
Nike mi rispose con un sussurro di ammonimento: “Selene…”
La guardai, ammiccando in modo che solo lei potesse notarlo. Apprezzavo il suo contributo, capivo la necessità di scoprire cosa era davvero successo, ma il suo modo di fare accusatorio aveva fatto degenerare il confronto prima che si arrivasse al termine.
Poi mi rivolsi ad Ares, che si trovava da sola in mezzo alla stanza. Mi avvicinai a lei guardandola negli occhi, sorridendole per rassicurarla. Le presi le mani tra le mie, sfidando il rischio di ustionarmi con il fuoco che sprigionavano. Lei lo estinse una frazione di secondo prima che la toccassi. Volevo che capisse che non la stavo sospettando di complicità con il nemico, ma nel contempo, tentavo di farle abbassare le difese, per cercare di leggere le sue intenzioni.
“Tu sei l’unica tra noi che ha avuto la possibilità di avvicinarsi così tanto ai Templari. Cosa hai sentito che ci potrebbe aiutare?”
Un lieve tentennamento, come se i suoi pensieri arrivassero da molto lontano: “…ho scoperto dove è la loro base segreta. Ho scovato un indizio sulla barca che solo chi ha le abilità investigative che io posseggo avrebbe saputo interpretarlo…”
Il condizionamento del Frammento Blu poteva essere molto potente, impossibile da sciogliere per una mente umana, ma plausibile per una guerriera, addestrata nei secoli da ardue prove fisiche e mentali. Nonostante desiderassi potermi fidare con tutto il cuore però, non riuscivo a crederle.
Eppure, come giustamente aveva fatto notare Athena, con il possesso della maggior parte dei Frammenti e di tutti i Frutti dell’Eden ed il fatto di sapere finalmente l’ubicazione del loro covo, dopo secoli passati nel tentativo di scoprirla, ci trovavamo in una posizione di vantaggio formidabile, che non si sarebbe mai più ripresentata. Un’occasione unica per cancellare definitivamente Eris ed i Templari dalla faccia della terra.
Posai lo sguardo sulle altre, che attendevano la mia decisione.
Pregai che fosse quella giusta, o avrei messo in pericolo le mie sorelle e tutto ciò che avevamo giurato di proteggere su questo pianeta che ci aveva ospitate.
“Preparatevi, partiremo prima che faccia buio. Indossate le vostre armature, la battaglia che ci aspetta sarà forse la più difficile che avremo mai affrontato!”




Ero confusa e disorientata, l’emicrania che mi martellava la testa.
Mi sentivo strana, come una bottiglia in balia delle correnti, trasportata contro la sua volontà, che non può fare a meno di ondeggiare e portare il messaggio che contiene a destinazione.
Era strano, ma avevo l’insolita impressione di vedere le cose da un altro punto di vista, come se fossi fuori dal mio corpo e quella vita che mi stava sfuggendo dalle dita come sabbia non fosse la mia, come se non mi riguardasse, come se fossi uno spettro che aleggiava nella stanza.
Tutto era ovattato, confuso, lontano, instabile, come se fossi ubriaca. Non avevo il pieno controllo del mio corpo e della mia mente. Era come essere in trappola, imprigionata in una sorta di bolla, isolata dall’esterno, impossibilitata a fare qualsiasi cosa.
Ero in una specie di torpore, uno di quei strani sogni fatti in dormiveglia.
Era quasi come vedere un film: te ne stai lì, a guardare passivamente la vita di qualcun altro che va avanti, e tu, essendo solo uno spettatore, non puoi fare niente. Non puoi interferire, cambiare il corso degli eventi o le cose che vengono dette.
Anzi no, la sensazione era ancora più opprimente. Ero come un attrice, ma essendo tale non potevo cambiare la scena, dovevo solo recitare il copione che era già stato scritto da altri.
Sentivo come un sussurro costante che mi ricordava continuamente cosa dovevo fare e dire.
Veniva da lontano, e anche se volevo oppormi ad essa con tutta me stessa- sapevo che stavo traendo in trappola le mie sorelle- non ci riuscivo, perché quella voce, così roca e sensuale, era la sua, e io non potevo fare a meno di ascoltarla. Inspiegabilmente, in contrapposizione al mio immenso affetto verso le altre e al sentirmi una schifosa traditrice doppiogiochista, avevo la convinzione che ciò che lui mi diceva era giusto.
Era giusto far credere loro che fossi la solita Ares di sempre, che fossi scappata da Shay solo dopo avergli rubato i Frammenti del Cristallo, che sapessi come e dove prendere quelli mancanti. Era estremamente giusto attirarle in un’imboscata che avrebbe, in un modo o nell’altro, segnato per sempre il corso degli eventi futuri.
Dovevo semplicemente farlo, e ci stavo riuscendo anche fin troppo bene.
Non ero così illusa da pensare che non avessero dei dubbi sulla mia onestà e sulla veridicità delle mie parole. Leggevo nei loro occhi la diffidenza, in particolare in quelli di Selene e soprattutto Nike, che fino a quel momento aveva tirato fuori il giudice spietato che era in lei, trattandomi come la peggiore delle criminali e delle traditrici… non che avesse poi così tanto torto, però quel suo atteggiamento non tardò ad infastidirmi. Avevo sempre odiato essere giudicata, mi riportava alla mente vari momenti della mia infanzia, quando non ero mai abbastanza brava o forte per gli standard che mi venivano imposti dai miei genitori.
Ero però riuscita a convincerle. Era fin troppo lampante che quell’occasione sarebbe stata appetitosa per chiunque, figuriamoci per loro. Era irripetibile, e quindi non dovevano assolutamente lasciarsela scappare. Avevano, solo in apparenza, un enorme vantaggio. Non approfittarne sarebbe stato da idioti.
“Preparatevi, partiremo prima che faccia buio. Indossate le vostre armature, la battaglia che ci aspetta sarà forse la più difficile che avremo mai affrontato!”
Tutte si diressero nelle rispettive stanze, me compresa.
Chiusi la porta a chiave. Non volevo che mi vedessero in quello stato.
Indossai la mia armatura e mi posizionai davanti allo specchio. Il riflesso che stavo guardando non mi apparteneva.
Solitamente vedevo una donna fiera, combattiva, impiegabile, orgogliosa, incorruttibile. Ora vedevo nient’altro che una pallida copia dell’originale: smarrita, dubbiosa, falsa, spezzata.
Ero in lacrime. Mi stavo auto distruggendo.
Che diavolo devo fare!?
Non ci stavo capendo più niente. Ero in conflitto con me stessa.
Più guardavo quel riflesso e più mi facevo schifo. Non mi sentivo degna di portare addosso quegli abiti, simbolo di moralità e coraggio. Non mi sentivo degna di essere ancora una Guerriera, perché se fossi stata davvero tale non avrei agito così.
L’altra voce riprese il controllo.
Pian piano la lucidità cominciò a lasciare nuovamente il posto a quella piacevole sensazione di torpore.
Mi calmò con dolcezza, mi disse di ricompormi, che quello che stavo facendo era necessario, che non avevo altra scelta, ed era vero.
Ormai ero in balia degli eventi, e non potevo fare nulla per cambiare le cose.
Voltai le spalle al mio riflesso e raggiunsi le altre, pronta per partire.

Comprendevo fosse necessario un intervento tempestivo, considerando ciò che avevamo appena appreso da Ares, finalmente tornata da noi — al sicuro, a casa —, eppure non riuscivo a togliermi dalla testa il bisogno di accertarmi andasse veramente tutto bene, di come fosse la situazione per quanto riguardava il livello mentale e fisico — razionalmente sapevo non fosse ferita, certo, ma quella che stavo provando era quasi vera e propria paranoia, nei suoi confronti. Ritenevo fosse decisamente comprensibile, dal momento che era sparita nel nulla, senza che nessuna di noi riuscisse a rintracciarla in alcun modo a e per di più, l’ultima volta che avevamo avuto sue notizie era andata a parlare con Cormac. Ares era una guerriera formidabile, non lo avevo mai messo in dubbio, ed avrebbe certamente potuto avere la meglio su di lui, ma per come la vedevo io Shay Cormac era il peggior tipo di avversario ; subdolo, ingannevole, fin troppo avvezzo a muoversi nell’ombra, imprevedibile. Una minaccia da non sottovalutare, benchè fosse soltanto umano — avevo imparato la sua specie non fosse poi così tanto da sottovalutare come ero stata convinta in passato.
L’apprensione che provavo nei confronti di Ares mi accompagnò per tutta la durata della discussione circa il da farsi, amplificata dalle parole di Nike — forse peccavo di sentimentalismo, tuttavia non mi era sembrato il caso di darle addosso in un momento tanto delicato — e non pareva intenzionata a lasciarmi stare nemmeno adesso, che era giunto il momento di agire, di indossare l’armatura e recarci al covo dei Templari per conto nostro, senza l’aiuto degli Assassini, sui cui al momento non potevamo far affidamento. Arrivai anche a fermarmi davanti alla porta chiusa della sua camera, prima di raggiungere la mia, indugiandovi per circa un minuto, prima di desistere, dicendomi non fosse il caso di farle troppe pressioni, nè di farla sentire eccessivamente monitorata, ben consapevole avrei ottenuto l’effetto contrario rispetto a quello desiderato e vi erano già abbastanza tensioni, ultimamente, senza il minimo bisogno di aggiungerne altre. Dunque decisi di non insistere e di proseguire verso la mia camera, sebbene ogni passo preso in tale direzione mi appesantisse il cuore.

Era incredibilmente fastidioso dove credere che avessimo in mano quella vittoria solo ed esclusivamente grazie ad Ares, alla Guerriera che forse più di tutte mi ritrovavo ad odiare dopo che, per colpa della sua freccia infuocata, ero stata ferita e divisa da Haytham per così tanti secoli… tuttavia ero lieta che le mie remore verso di lei e verso Shay fossero le stesse del mio amato. Lo stesso che in quel momento si trovava con me nella prestigiosa stanza segreta che Haytham aveva adibito a caveau per i Frammenti, protetta da un mio incanto era inaccessibile per chiunque non fosse solo noi due…
Era un momento importante e forse per quello dopo millenni interni in cui non lo facevo permisi che sul mio corpo si disegnasse il mio antico abito, quello che mi fregiava per la Regina che ero e che riluceva di tutta la luce e la forza dei Celestiali… noi esseri antichi che avevano dato origine all’universo stesso e alle sue forze che lo comandavano: il caos, il destino avverso, la morte, il sonno, i sogni, la colpa, la vendetta, l’inganno, l’amicizia e tutti quei sentimenti che ogni essere vivente dava per scontato, ma che in realtà esisteva in carne ed ossa e trascendeva da ogni cosa.
Fu dunque dall’alto della mia vera natura che una lunga veste attillata mi disegnava le forme del corpo… la stessa che di un viola scuro e profondo riluceva delle stesse del cosmo, una cintura d’oro in vita con lo stemma dei Celestiali indicava il mio rango, come gli orecchini pregni della stessa materia oscura di cui era fatto l’universo.
I capelli erano più lunghi, più mossi e più rossi del solito e la mia carnagione pallida appariva eterea.
Anche le gambe, nude dal fianco, erano ricoperte da quelle che ad occhio esterno potevano apparire come delle calze a rete, ma che in realtà erano il segno evidente della forza oscura che in quel momento stava scorrendo in me.
Niente faceva intendere che fossi incinta in quanto non solo la gravidanza di un Celestiale non aveva un tempo preciso, perchè ogni figlio decideva da solo quando era momento che la realtà aveva bisogno di lui, ma non lasciava nemmeno spazio a deformazioni del corpo, forse solo un lieve rigonfiamento che solo un occhio attento avrebbe potuto notare…
Haytham mi guardava come mai mi avevo guardato e mi chiedevo se per paura o ammirazione, quando voltandomi verso di lui gli porsi una mano, chiaro invito a prenderla ed unirsi a me.
Davanti a noi tutti i Frammenti: verde dell’anima ed arancione del tempo recuperate da Haytham in persona, viola dello spazio e rosso del potere recuperate da Shay ed infine blu della mente e giallo della realtà a quanto pare recuperate da Ares, anche se era una mezza verità. Il frammento blu era stato in mano a Shay fin dall’inizio e lo aveva usato per condizionare la mente di Ares per rubare il giallo alle sue amiche e guidarla a consegnarcelo insieme a quello blu per mostrarci la sua fedeltà. Ad ogni modo in quel momento non mi interessava di nulla, niente che non fosse averli tutti di fronte a me…
“Ebbene Nemesi… basta indugiare… i frammenti dell’anima che la tua cara Selene ha frantumato, io sono qui per ricomporre. Torna a splendere Cristallo d’Argento… torna libera Nemesi e servi l’Ordine ed il Kaos… le colonne dell’universo…”
Le mie parole suonavano solenni e cerimoniali, mentre la mia mano era ancora intrecciata a quella di Haytham. Eravamo noi a richiamare Nemesi, a ridarle la possibilità di tornare intatta e forte e sempre a lei ci presentavamo come le colonne dell’equilibrio. Non avrebbe mai potuto rifiutare di servirci… non quando rappresentavano ciò che le aveva dato la vita.
Il tatuaggio sulla mia schiena prese a bruciare e quello mi costrinse a piegarmi in avanti per una fitta che al contempo mi prese al ventre, non c’era bisogno di parlare… i Frutti erano vicini e se così fosse volevano dire solo una cosa… lo erano anche le Guerriere!
Non mi abituavo mai all’amore incondizionato e profondo che Haytham riusciva a mostrarmi, io che adesso sentivo di avere finalmente un obbiettivo, una strada da seguire, un roseo destino da vivere… Mi strinsi forte a lui inspirando il suo profumo e la sua forza, seppur paradossalmente ero io l’essere mitico e Celestiale tra i due, mai mi ero resa conto, fin quando non lo avevo incontrato, che il suo amore era la mia vera ed unica forza. Ancor più del potere già immenso che possedevo. Lo guardai dritto negli occhi, i miei color nocciola brillavano di una luce diversa, intensa e mistica, prima di incontrare le sue labbra ed unirmi a lui in un bacio profondo e passionale. Sembrava un’addio e anche se io non lo avrei mai permesso, lo dovevo mettere in conto… Infatti quando ci staccammo lo vidi far per dire qualcosa, ma gli posai un dito sulle labbra per impedirglielo… Non ci fu tempo per altri gesti o parole in quanto percepì chiaramente un Templare all’infuori della sala pregare e pensare che il suo Maestro uscisse e lo raggiungesse.
“Christian è qui fuori, desidera che lo raggiungi… la Loggia è sotto attacco hanno bisogno di te…” sussurrai risoluta posandogli una carezza sul viso, nello stesso momento in cui vedevo le Erinni dietro di me prepararsi alla battaglia.
Haytham tentennò, ma fu un fugace momento, perchè dopo avermi dato un altro intenso bacio, velocemente fece dietrofront ed uscì. Come previsto Christian lo stava aspettando, lui che voleva avvisarlo della breccia che le Guerriere avevano fatto nella Loggia e così correndo organizzare i Templari e prepararsi a combattere. Io dal canto mio osservai la porta chiusa per un lungo momento e poi tornai a voltarmi verso i Frammenti che finalmente avevano preso a vibrare e rispondere alla mia preghiera ed unirsi per ricomporre l’anima di Nemesi e di conseguenza riportare in auge il Cristallo d’Argento.
“Nemesi ascolta la mia voce… sono una Celestiale, membro della famiglia che ha dato origine al tutto ed anche a te…” mormorai con voce bassa e roca, mentre le mie mani con immensa riverenza prendevano il Cristallo tra le mani, inebriandomi del suo splendore e del suo potere.
“Ti chiedo di attingere a tale antico potere ed infonderlo nei quattro Anziani… che la mia volontà sia legge, che la loro anima sia luce ed il loro cuore la mia arma…” sorrisi nel pronunciare quelle parole, mentre sentivo chiaramente le menti dei quattro prescelti essere legate alla mia. Connor, Arno, Edward ed Altair non avevano scelta se non piegarsi al mio volere. Lo stesso li aveva trasportati lì alla Loggia e adesso li stava spingendo nel combattimento contro le Guerriere. Haytham e i suoi Templari erano forti, ma nessun umano avrebbe potuto una volta per tutte distruggerle, mentre quattro Celestiali… ebbene l’essenza di tale natura era nei corpi degli Assassini prescelti, dopotutto solo un corpo mortale avrebbe potuto ospitare tale essenza, così forte e potente da essere all’altezza di distruggere e costruire con un solo battito di ciglia. Ma l’infinito potere che avevo dato loro era vincolato dalla mia mente… io comandavo la loro volontà…
“Mia cara Nemesi occupiamoci di questo fastidioso sassolino nella scarpa e poi l’Esercito del Silenzio sarà pronto a rinascere…” e mi sentivo forte ed emozionata di fronte tale evento. Ombre che per millenni mi avevano servito, coloro che avevano distrutto l’Impero Galattico Lunare e le 8 Colonie e che erano state spinte in esilio da Hyperion… il suo ultimo atto eroico con il Cristallo prima di perire… Una volta riportato al mio fianco la Terra avrebbe subito la stessa sorte e sarebbe poi risorto nell’Ordine dettato dai Templari e dal mio Re.
Sentivo finalmente la forza che un tempo avevo tornare a scorrermi nelle vene, non esistevano perchè anche se in realtà molti balenavano nella mia mente: perchè le Guerriere erano arrivate lì? Perchè percepivo la presenza dei Frutti dell’Eden seppur apparentemente queste sembravano non averli con sé? Perchè gli Assassini non sapevano dell’attacco e delle mosse delle loro alleate ed erano lì ad appoggiarle?
Tanti perchè, ma anche tante soddisfazioni. Le Guerriere avrebbero perito, l’Ordine sarebbe stato riformato, Shay sarebbe stato tolto di mezzo e gli Assassini annientati… ma soprattuto, il Cristallo d’Argento era nelle mie mani ed il Nuovo Ordine Mondiale stava per iniziare.
Sorrisi lieta di ciò, mentre nello specchio d’acqua in cui avevo posto Nemesi questa mi rimandò le immagini della battaglia in corso, quella di cui io, da dietro le scene, ne muovevo i fili…




I Celestiali erano 15 divinità alla base della creazione del tutto, l’Intelligence Design sulla quali si basava l’esistenza e la nascita stessa dell’universo. Venerati in ogni angolo del cosmo sono considerate divinità ancestrali e di pura energia potentissime ed eterne. Sono stati loro a dar vita agli Eterni, rappresentati dal capostipite Etere, e i Deviati, rappresentati dalla capostipite Oscurità. L’equilibrio è mantenuto dal fatto che, nonostante gli Eterni siano molto più potenti dei Deviati, questi si riproducono esponenzialmente, compensando la qualità con la quantità. Loro che hanno dato luce a figli rappresentanti di virtù da una parte e vizi dall’altra per permettere di coesistere sia caos che ordine.
Per tutti nell’Impero Galattico e le 8 Colonie i Celestiali dunque rappresentavano la più alta rappresentanza dell’onniscenza di chi tutto sa e tutto vede e questo lo sapeva molto bene Eris con la sua scelta folle. Certo se da una parte l’immortalità degli Assassini Anziani permetteva loro di non morire al solo contatto con tanta energia, dall’altra erano gusci che  sarebbero deperiti o peggio che sarebbero impazziti a fronte di tanto potere e tanta magnificenza.
Personalmente mi guardavo intorno senza capire dove fossi e come fossi arrivato, vedevo il mio corpo muoversi e sentivo i familiari suoni della battaglia intorno a me eppure tutto appariva come se non fossi realmente io. La visione era sì in prima persona, come capitava in quei videogiochi moderni, ma come gli stessi mi sentivo per l’appunto manovrato, non padrone del mio stesso corpo quanto sentivo i miei pensieri e tutto ciò che mi apparteneva cadermi addosso in una valanga emozionale che non riuscivo a controllare, una forza così potente da frantumarmi da dentro.
Questo Jemiah, l’Analizzatore, lo sapeva bene. Lui che osservava il corpo che aveva impossessato con freddo distacco, mentre sapeva solo di essere lì perchè Eterni e Deviati avevano chiamato lui e i suoi fratelli e questo non capitava mai a meno che Ordine e Caos fossero d’accordo che toccasse ai Celestiali fare piazza pulita e ci volle poco a capire di chi.
“La mia attenta analisi mi ha portato a comprendere il mio obbiettivo…” la voce che pronunciò quella frase seppi che era la mia, ma suonava metallica e dura come mai la mia era stata. Voltando il capo scoprì in quel momento di essere in compagnia di Arno, Edward e Altair… ma quando incontrai i loro occhi rabbrividì. Possibile che fossero tanto vacui? Vuoti? Spietati?
Avrei voluto fermarli, avrei voluto chiedergli se stavano bene, ma inspiegabilmente ci separammo e niente e nessuno riusciva a fermarmi, mai ero stato tanto crudele sul campo di battaglia, mai… nonostante fossi conosciuto come il più spietato degli Assassini.
“La tua fine è già stata decisa Marchesa di Mercurio…” pronunciai come se per me Athena non contasse e non fosse nulla, mentre invece stato urlando a squarciagola e con tutta la mia apprensione di non fidarsi, di starmi lontano…
“Lì dove il corpo non arriva, arriva la mente… è così che sei diventata quello che sei?”
La domanda che Jemiah aveva posto era retorica, ma ben indirizzata, tanto che Athena aveva riconosciuto subito la forza di fronte alla quale si trovava seppur nè lei nè le sue compagne potevano capire come questo fosse possibile e farlo voleva dire constatare una terribile verità.
“Per tutti gli Dei… c’è riuscita… Eris ha il Cristallo d’Argento tra le sue mani…”
“Per questo dovete proseguire, raggiungetela… se ha potuto fare questo come sua prima azione, temo di cosa potrebbe fare se rimanesse nelle sue mani…”
“Non c’è speranza che tu possa farcela contro Jemiah… non possiamo lasciarti sola!”
“Ed invece sì! Selene sei la nostra Principessa prima che una Guerriera, abbiamo promesso di proteggerti… sempre… ed ora andate…”
Mi sentivo inerme in un modo che odiavo, stavo assistendo a ciò che mai avrei voluto vedere, mentre il mio corpo si caricava per la battaglia, una che non avrei mai voluto combattere. Mio desiderio era solo di andarmene o girarmi e combattere i Templari ed invece no. Me ne stavo lì. Fermo. E semplicemente non stavo facendo niente.
Le Guerriere se ne andarono combattendo i Templari che incontravano ed io ero rimasto lì di fronte a mia moglie con la consapevolezza che chiunque fosse quel Jemiah era totalmete indifferente alla cosa.
I suoi sensi erano sviluppati, iper sviluppati, molto più di me ed in un modo che non sapevo spiegare. Dei Templari arrivarono e non mi distrassero dal mio compito, il tomahawk gracchiò sulle parete emettendo scintille e in un batter baleno con una velocità mai avuta ero con i piedi sul muro, mentre voltando in aria lo stesso faceva lo scalpo al Templare che aveva osato distrarmi dalla mia preda. Un movimento veloce e già quello era volato nel petto di un altro Templare, mentre ancora impossibile da vedere ad occhio umano avevo messo KO altri due Templari. Vidi Athena correre via e non ci misi molto a raggiungerla piombandole davanti con un salto impossibile, mentre andandole contro reagì ai suoi colpi con una semplicità estrema, mentre invece i miei erano violenti al suo fianco e costato, prima di sentire i suoi su di me non scalfirmi per nulla. Un calcio al suo ventre e mi bastò voltare in aria per dargliele un altro violento sotto il mento che la fece cadere a terra.
“Hai deciso davvero di sfidarmi nel corpo a corpo Guerriera?” gli chiesi, ma fu allora che riconobbi la vera voce di ciò che mi stava muovendo. Non ero io, aveva posto quella domanda proiettandola direttamente nella mente di mia moglie e lo aveva fatto con un tono che di umano non aveva nulla e quello mi faceva impazzire. Ero più forte e veloce di quanto mai lo fossi stato e non potevo usare quel vantaggio per essere d’aiuto… era frustrante e peggio di qualsiasi tortura fisica che mai avessi subito… perchè ero conscio che sarei stato io la fine di Athena, io… e non avrei potuto impedirlo in alcun modo…

Avevo un brutto, anzi terribile presentimento.
Seguendo Ares, entrare nel covo Templare era stato estremamente facile.
Troppo facile. Talmente facile da sembrare che sapessero già del nostro arrivo. La cosa era sospetta. Avevo il pensiero fisso, fastidioso come una pulce nell’orecchio, che quella fosse una trappola, e che noi ci fossimo completamente cascate. Tentavo disperatamente di soffocarla, di ignorarla, perché se quella sensazione era giusta, significava solo una cosa che mi rifiutavo con tutto il cuore di accettare: Ares ci aveva tradito.
Ci stavamo inoltrando sempre di più all’interno della Loggia, quando un gruppetto di Templari ci attaccò… o almeno ci provò, perché venne completamente e brutalmente sterminato in poco più di un attimo da qualcosa che non riuscivamo a identificare. Chiunque avesse compiuto quel massacro era troppo rapido persino per essere individuato da noi.
Solo quando anche l’ultimo dei Templari era riverso a terra, immobile in una pozza di sangue, lo stesso che imbrattava muri e pavimento, l’autore di quella carneficina si mostrò a noi.
“La tua fine è già stata decisa Marchesa di Mercurio…”
Il mio cuore perse un battito.
Non è possibile… Come è potuto accadere? Come diavolo è potuto accadere?!
Connor, il mio Connor, un assassino così sanguinario? Non era possibile.
Doveva esserci una ragione sensata dietro a tutto ciò.
Lo guardai fisso negli occhi, stranamente freddi e spenti, crudeli e duri. Non era lui, ne ero sicura. A maggior ragione per come mi si era rivolto. La voce era la sua, ma aveva scandito le parole con tono lapidario e saccente, chiamandomi per di più Marchesa di Mercurio… Cosa era successo?
“Lì dove il corpo non arriva, arriva la mente… è così che sei diventata quello che sei?”
Pronunciò quell’ultima domanda retorica come una sentenza, alludendo palesemente a secoli fa, prima che tutto ciò iniziasse, prima che l’Impero Galattico e le 8 Colonie fosse spazzato via. Si riferiva a quando ero solamente Athena da Mercurio, discendente della famiglia più importante del mio pianeta natale, quando il desiderio di diventare Guerriera si era appena formato nella mia mente. Stava parlando di quando io avrei “rubato” il posto ad Eris tra le Guerriere. Compresi all’istante che poteva trattarsi solo di una cosa: Eris aveva richiamato i Celestiali, e Jemiah, l’Analizzatore, si era impadronito del corpo di mio marito. Bella mossa Eris.
“Per tutti gli Dei… c’è riuscita… Eris ha il Cristallo d’Argento tra le sue mani…”
“Per questo dovete proseguire, raggiungetela… se ha potuto fare questo come sua prima azione, temo di cosa potrebbe fare se rimanesse nelle sue mani…”
“Non c’è speranza che tu possa farcela contro Jemiah… non possiamo lasciarti sola!”
“Ed invece sì! Selene sei la nostra Principessa prima che una Guerriera, abbiamo promesso di proteggerti… sempre… ed ora andate…”
A malincuore, le mie compagne proseguirono, affrontando di volta in volta gli avversari che incontravano.
Io invece rimasi lì, immobile, di fronte a Connor che mi osservava indifferente e glaciale, come se non mi conoscesse.
Non sapevo assolutamente che fare.
Attaccarlo era una follia. L’attacco diretto non era mai stato il mio forte, figuriamoci contro un essere con i sensi estremamente sviluppati e una velocità fuori dal comune.
L’unica soluzione era scappare, guadagnare tempo…ma come?
Per fortuna arrivarono dei Templari che distrassero Connor, purtroppo per poco, perché gli bastarono pochi istanti per eliminarli tutti e quattro.
Approfittai di quel breve lasso di tempo per scappare, ma ovviamente me lo ritrovai subito davanti a sbarrarmi la strada con tutta la sua imponenza, che mai, e ripeto mai, in poco più di due secoli di matrimonio, mi aveva spaventata o un minimo intimorita. In quel momento mi sembrava di essere una minuscola bambina al cospetto di un enorme gigante, e purtroppo lo potei constatare anche dai terribili colpi con cui rispose ai miei, fin troppo fiacchi.
Mi ritrovai non molto dopo, in seguito ai suoi violenti attacchi, a terra, dolorante e già sfinita.
“Hai deciso davvero di sfidarmi nel corpo a corpo Guerriera?”
Questa volta era stato Jemiah a parlare, direttamente nella mia mente, gelandomi il sangue nelle vene.
Sapevo che se avessi continuato quello scontro nel corpo a corpo non sarei sopravvissuta.
Ero sempre stata carente nel combattimento fisico, quindi affrontarlo in quel modo sarebbe stato un vero e proprio suicidio, soprattutto contro un Celestiale.
Stavo praticamente contrastando una divinità, e come ovvio che fosse stavo palesemente perdendo.
L’unica mia speranza era sfruttare ciò per cui mi ero sempre contraddistinta: la mia intelligenza… mi augurai davvero che in quella circostanza così critica sarebbe bastata.

Era un dolore indescrivibile vedere Athena a terra, spezzata e debole come mai in secoli di vita insieme avevo visto e nel profondo sapere che stesse così per colpa mia. Sì perchè dire che non ero in me, che qualsiasi cosa fosse dentro di me la causa era troppo facile… erano le mie di mani ad essere sporche del sangue di mia moglie… solo io ero il responsabile di tutto ciò… io… io e nessun altro. Non esisteva lo scarica barile, non esisteva il senso di colpa di qualcun’altro… solo io Connor Kenway ero il responsabile, io che non ero stato in grado di mantenere la promessa che gli avevo fatto sull’altare: di proteggerla ed accompagnarla ogni singolo giorno della mia vita.
“T-Tu…” la voce spezzata di Athena attirò l’attenzione del Celestiale che guardandola pareva incerto se porre fine alla misera vita della Guerriera oppure, da analizzatore quale era, concederle almeno le sue ultime parole.
“T-Tu hai fatto parte delle p-prime… prime tre Coorti che visitarono… q-questo pianeta… l-le… le stesse che crearono gli E-Eterni e i… i D-Deviati…”
“E dunque Marchesa di Mercurio? Non mi dici nulla di nuovo…”
“Ma è stata con la Quarta Coorte che hai contrastato… i-il potere d-del… Distruttore… r-ricordi perchè?”
Athena sputò del sangue a terra mentre alzandosi in piedi l’istinto mi vide spinto a volerla aiutare e seppur sapevo di non aver la minima volontà sopra il Celestiale quello quanto meno fece un passo indietro, gli permise di farlo soppesando attentamente la domanda che gli era stata fatta. Analizzandola per l’appunto.
“Perchè Arishem aveva giudicato questo pianeta degno di sopravvivere, anche se allora era uno scoglio privo di vita”
“Esatto” a a quella parola senza alcun tipo di tentennamento e paura seguì una luce blu forte ed accecante che iniziò a rilucere intorno ad Athena, mentre il marchio di Mercurio comparve sulla sua fronte.
“M-Mio padre fece parte della Quarta Coorte… combatté al tuo fianco, ti servì… perchè su Mercurio sei il nostro Celestiale di riferimento… colui che analizza e non lascia nulla al caso… analizza questo…”
Ad Athena bastò alzare il braccio ed il suo indice colpì con la forza della luce blu che la circondava la mia mente, ma non era la mia che aveva colpito, ma bensì quella del Celestiale che era stavo invaso improvvisamente da un fiume di informazioni tutte quelle che riguardavano la situazione e come Eris si era preso gioco di lui e la sua ragazza.
Non seppi cosa accadde, seppi solo che quando mi risvegliai ero totalmente in me, tranne forse per un mal di testa inaudito e stesa al mio fianco c’era Athena ricoperta di sangue e lividi, ma viva. Non ci pensai due volte e finalmente padrone di me stesso la presi in braccio con l’unico desiderio di portarla lontano e al sicuro.
“Perdonami… perdonami…” non facevo altro che ripetere e seppur lei era troppo debole per rispondermi, alzò una mano e la poggiò sul mio volto. Sorrise debole, ma felice che l’arguzia che la contraddistingueva era riuscita ad aprire gli occhi di Jemiah che aveva abbandonato il mio corpo  capendo la trappola che gli era stata tesa e soprattutto che nè io e nè Athena eravamo i suoi bersagli.




Ricordo. Ormai solo più questi fottuti ricordi mi rimangono, e non sono neanche certo. Tutto mi pare così confuso…
Mi trovavo con… Altair nella sala riunioni, deserta a parte noi due.
Il Mentore mi stava riferendo la decisione presa di comune accordo con Selene, per evitare una profonda crisi con le guerriere.
A me andava bene, preferivo anzi poter incontrare la mia amata al di fuori del controllo di chi aveva già provato a separarci.
Cominciò così.
Una forza improvvisa mi riempì i muscoli e le membra. Mi alzai in piedi, il mio sguardo spaziò all’infinito, nonostante i muri che ci stavano intorno. Uscii dalla stanza, seguito da Altair. Attraversammo i corridoi di Nanda Parbat senza parlare, mentre anche altre due persone si unirono a noi nello stesso silenzio irreale. Le conoscevo, o forse no.
Non mi fermai a riflettere su tutto questo, il senso di potere che sentivo era esaltante, e me ne beavo. Avrei potuto radere al suolo l’intero mondo se solo avessi voluto. E lo volevo.
Come in un sogno, qualcuno provò ad ostacolare il nostro cammino. Le parole che pronunciava non avevano nessun significato e, comunque, neanche erano rivolte a me.
Questo tizio tentava di parlare con Altair, ma quando cercò di bloccarlo mettendogli le mani sulle spalle, bastò un gesto minimo dell’altro per farlo volare di diversi metri, scaraventato contro il muro, sbattuto come una marionetta. Giacque a terra, immobile, un rivolo di sangue che colava dalla bocca deturpata da una cicatrice.
Neanche allora mi preoccupai. Perché fui così stupido?
(…)
Giungemmo ad un maestoso edificio di marmo bianco, sapevo che era la nostra meta, anche se non riuscivo a ricordare quando l’avessimo stabilita. Ci separammo, ed io raggiunsi un salone immenso, dall’alto soffitto, con enormi colonne ai lati.
Nell’ombra di una di queste mi fermai, in attesa. Volevo, dovevo combattere.
Attesi fino a che non sentii dei passi affrettati sopraggiungere, e quindi mi palesai, parandomi davanti al gruppetto. Il sangue mi si gelò nelle vene.
Quelle donne dall’aria bellicosa si fermarono all’istante. Sapevo che avrebbero dovuto essere mie alleate, ma non mostrarono l’intenzione di raggiungermi per spiegarmi la situazione, per aggiornarmi e ragguagliarmi sul piano di attacco. Sembravano diffidenti, anzi.
Vedevano qualcosa che a me sfuggiva, come se mi fosse spuntato un terzo occhio sulla fronte.
Quando capii, fu troppo tardi. Inutile qualsiasi reazione, perché non ero neanche più padrone dei miei gesti.
La voce risuonò secca nella mia testa, talmente solenne e perentoria da sembrare acciaio temprato.
“Ora fatti da parte, umano, mi occuperò io della liberazione di questo mondo. Potrai assistere, come contropartita al contributo che darai, perché il tuo corpo sarà il mezzo con cui riparerò il male fatto e restituirò la pace”
La mia volontà provò a scagliarsi contro quella presenza ostile che si era mantenuta silenziosa e invisibile sin da quando avevo avvertito quella forza immensa.
Mi aveva astutamente manovrato, aveva distolto i miei pensieri ad arte da ciò che avrebbe dovuto mettermi in guardia ed ora, i miei urli rabbiosi erano dei piagnucolii infantili, le maledizioni che snocciolavo delle armi spuntate. Mi schiacciò come fossi un insetto.
Avevo sentito parlare di questi esseri incredibilmente potenti ed eterni, e dedussi velocemente di chi si rattasse. Lo Sterminatore puntò il dito sulla ragazza bionda che sembrava essere la leader rispetto alle altre.
Il suo intento era chiaro: voleva punire chi riteneva la responsabile della situazione, doveva condannarla per la sua debolezza. Una delle sue compagne si frappose in mezzo a noi due. Aveva i capelli neri e mi guardava, più delle altre, con uno sguardo disperato.
La stessa disperazione risuonò anche nel mio cuore, per qualche misterioso motivo. Forse la conoscevo, ormai mi ero reso conto che le mie facoltà mentali erano state tacitate dal dio celestiale che si era impossessato del mio corpo.
Il Celestiale manifestò il suo disappunto facendo tuonare una voce che uscì sì dalla mia bocca, ma che non aveva più niente del mio timbro: “Quale viltà, quella di far condannare un altro al proprio posto,
Imperatrice Selene! Rifuggendo le tue responsabilità, nascondendoti dietro ai tuoi servitori non ti rendi degna di alcuna clemenza. Io, Exitar, non ne avrò”
Selene è lei? Mi sembra di impazzire!
Selene impallidì, ma fu l’altra a rispondere: “Non osare parlare così a colei che è diretta discendente di Etere, che ha sempre servito e custodito il Cristallo d’Argento! Spetta a me affrontarti perché io sono Nike, la Marchesa di Giove!”
Nike! Quel nome significa qualcosa…
Il pensiero fu più lento dell’azione: senza neanche poterlo prevedere il mio corpo si proiettò sulla guerriera nella sua armatura verde, la afferrò con una mano alla gola, accartocciandole la gorgiera come fosse di cartapesta, e la sollevò senza sforzo da terra.
No… NO!… Non puoi… FERMATI!!
I suoi occhi chiari fissavano i miei, sperando di vedere qualcosa oltre la fredda determinazione di quell’essere. Articolò a fatica: “Edward… dove… sei…”
Già.. dove sono io… e cosa ne rimarrà di me, una volta che questo bastardo avrà finito di usarmi?
Non lo volevo sapere.
Nike portò le mani sul mio braccio, che fu avvolto dalla luce di un lampo. La manica prese fuoco e la pelle sotto cominciò ad annerire, ustionata a contatto con le dita di lei.
Io urlai dal dolore – Avrei preferito che mi avesse tolto anche la sensibilità a questo punto, dannazione! – mentre Exitar sembrava immune a tutto, indifferente a tutto. Agiva in maniera distaccata, senza acrimonia, con lo stessa fermezza di chi sa di essere nel giusto. Non un muscolo del mio viso si mosse a mostrare sentimenti.
Per lui Nike era solo un ostacolo di cui liberarsi: la scaraventò a terra con tale forza da frantumare il pavimento di marmo.
Quando il Celestiale si girò, cercando ancora Selene, le altre guerriere non c’erano già più.

Nonostante tutto il dolore fisico che stavo provando, non era paragonabile a ciò che fin dentro l’anima mi stava lacerando. I Celestiali non erano Dei Benevoli e nemmeno Dei Malvagi, ma semplicità Divinità giuste che agivano in base alla giustizia e nessuno meglio di me lo sapeva. I sacerdoti mi avevano fatto studiare a lungo le loro storie e le loro caratteristiche ed io ero stata chiamata a dispendere giustizia in base ai loro insegnamenti. Chi era stato subdolo in ciò era stata Eris che aveva ingannato i suoi creatori e i nostri Dei solo per i propri scopi e cosa ancor peggiore lo aveva fatto mettendo in pericolo una delle poche cose che per me davvero contava qualcosa: essere una Guerriera e le mie sorelle, anche se adesso Jacob ed Edward si erano aggiunti al mio cuore e non avrei retto a perderli per un gioco così meschino.
Raccolsi in me tutta l’energia che potevo usando sia l’elettricità che c’era nell’aria e sia tutta quella dei dispositivi che avevo intorno, non volevo ferire Edward, ma volevo salvarlo quanto fermare Exitar. Mi alzai in piedi ed usando tutta la potenza del fulmini riuscì quanto meno a scalfirlo, sapevo di non poter aspirare di più… vincere poi era fuori discussione, ma questo mi aveva permesso di arrivare al cuore di Edward è fermarlo.
Caddi in ginocchio in lacrime distrutta della mia azione, ma trascinandomi vicino a lui gli presi il capo in grembo…
”Exitar so che sei qui intorno a me… ti ho privato del corpo tuo ospite… perché un corpo morto non lo puoi usare come armatura, ma ascoltami… Sei stato ingannato… questo pianeta ha sì molti elementi negativi… ma… non sono tutti da distruggere… Selene non sta rifuggendo dalle sue responsabilità… Cerca tra i Deviati non tra gli Eterni…” non avevo bisogno di parlare a gran voce non quando sapevo che la sua essenza di pura energia poteva sentirmi senza che io facessi niente. Era intorno e dentro di me, lo sentivo arrovellarmi gli intestini e contrarmi il cuore. Respirare ed arrabbiarsi. Exitar era lì ed io non potevo perdere altro tempo, non potevo aspettare oltre per dare una nuova scossa ad Edward e rianimarlo, ma se lo avessi fatto troppo presto nuovamente Exitar lo avrebbe preso per lui e più tempo passava dentro a Kenway e meno di lui sarebbe rimasto dopo che il Celestiale se ne sarebbe andato.
Aspettai dunque e lo feci con il cuore in gola, ma mi bastò notare un scintillio di fronte ai miei occhi per non perdere tempo. Come un defibrillatore bastò una scossa, anzi due, ben assestate e dirette al cuore del mio amato affinché si risvegliasse nel momento in cui lo scintillo di fronte a noi prendeva la forma di guerrieri generati da Exitar… distruttori di pietra al suo servizio…
“Hai deciso di deridermi Guerriera? Nessuno si prende gioco di Exitar, Lo Sterminatore! Nessuno, ma tu hai osato farlo… voi discendenti degli Eterni… gli stessi che hanno osato giocare con una forza più grande di loro ed ora… ora mi dici che c’è un Deviato dietro tutto questo? E’ solo fango di una guerra eterna tra voi… fratelli e nemici… ”
Non pretendevo di essere riuscita a convincerlo, sapevo che equivaleva ad un atto di superbia, ma dovevo provarci. Porsi la mia mano ad Edward che a fatica si alzò in piedi, era disorientato, ma confidavo nel fatto che nonostante non fosse al massimo, quanto me, mi avrebbe sorretto in quella battaglia.
”Questi guerrieri sono solo un riflesso della mente di Exitar… ma non toglie che potranno ferirci o addirittura ucciderci… Edward… dobbiamo spostare la loro attenzione da noi ai Templari…” dissi decisa riferendomi ai molti che ci circondavano e che stavano combattendo contro le mie sorelle… erano intenzionati a fare qualsiasi cosa pur di non far proseguire Selene, Ares ed Aphrodite al cuore della Loggia, lì dove avrebbero trovato Eris e sicuramente il Cristallo.
”Exitar non può essere sconfitto, non proviamoci nemmeno, ma una cosa possiamo fare, deviare la sua forza distruttrice… almeno fin quando non trovo il modo di convincerlo che Eris lo ha solo usato… allora sì che vedrai l’ira di un Dio…” mormorai, ero pronta a scattare, ma non potevo farlo senza accettarmi che Edward sapesse con cosa avesse a che fare, ma che soprattutto stesse bene e forse per questo di fronte al suo silenzio, ma al suo fianco, posai una mia mano sulla sua lì dove la lama celata era già scattata. I guerrieri erano pronti, si stavano caricando per attaccarci ed io non potevo fare almeno di pensare che la morte sembrava davvero non volerci abbandonare, ma che questa volta almeno ce ne saremmo andati insieme… combattendo fino all’ultimo, stando insieme fino alla fine…

Riaprii gli occhi a fatica, solo per ricevere un’ondata di dolore provenire da tutto il corpo, in maniera indistinta. Vidi Nike vicino a me.
Ora ricordavo tutto alla perfezione, non c’era più zone nebulose nella mia testa, mi pareva di risvegliarmi da un qualche strano, lungo sonno. E non era piacevole. Potevo solo immaginare ciò che era successo, rendendomi conto di non avere più nessuna presenza aliena nella testa.
Eppure, riuscivo ancora a percepire quell’essere, anche se non dentro di me.
La cosa positiva era che finalmente ero libero. Mi guardai le mani, muovendole con sollievo.
Poi, mi alzai in piedi, stringendo i denti per mascherare lo sforzo che anche solo un gesto minimo come questo mi costava.
In battaglia, avevo combattuto infinite volte in situazioni critiche, ferito ed in minoranza numerica. Una volta mi ero battuto addirittura con diverse costole rotte, ma avevo sempre fatto in modo che la mia debolezza non trapelasse; sarebbe stato come concedere un grosso vantaggio al mio avversario.
Anche questa volta, per quanto difficile, avrei fatto la mia parte.
Mi incollai sulla faccia il mio solito sorriso strafottente, assentendo lievemente alle raccomandazioni di Nike.
“Ucciderci? Che ci provino solo.. Li spedirò tutti quanti a calci in culo fino all’inferno! E già che ci sono, potrei farci finire anche questo Sterminatore dei miei stivali”
Nascosi un gemito di dolore con una mezza risata impertinente.
”Exitar non può essere sconfitto, non proviamoci nemmeno, ma una cosa possiamo fare, deviare la sua forza distruttrice… almeno fin quando non trovo il modo di convincerlo che Eris lo ha solo usato… allora sì che vedrai l’ira di un Dio…”
”Mi piace quest’idea. Eris si pentirà amaramente di questa e di molte altre cose, tra non molto!”
Eris. Il suo nome era legato a quello di una persona alla quale cercavo di non pensare troppo spesso, dato il nodo inestricabile di sentimenti che portava con sé: Haytham. Erano passati molti anni dal nostro ultimo incontro, e neanche in quel caso ero riuscito a mostrargli quello che pensavo veramente di lui. Chissà se ne avrei mai avuto l’occasione.
Sentire che Nike aveva un piano, per quanto rischioso e difficile da realizzare, mi diede un barlume di speranza di riuscire ad uscire vivo da questa battaglia. La Morte, mia vecchia amica per tutte le volte che l’avevo inflitta e la avevo sfiorata, questa volta era più vicina come  mai nel passato.
Il fatto era che io non ero ancora disposto ad accettare il suo invito.
Snudai la mia lama celata per avvertire Nike che ero pronto ad affrontare i nostri nemici.
Scattammo insieme per aggredire il guerriero più vicino: lei lo colpì con un fulmine ed io gli piombai addosso, affondando la lama nel suo corpo.
Con sorpresa, penetrò più facilmente del previsto, attraversando la spessa corazza di pietra. E, come per miracolo, l’essere scomparve senza lasciare traccia.
Forse abbiamo una possibilità di batterli!
Erano solo proiezioni della mente di Exitar, ma non per questo meno pericolose. La mia euforia finì presto.
Un altro di questi guerrieri mi raggiunse mentre io, troppo lentamente, stavo rialzandomi, e mi colpì con un pugno, un maglio da fabbro quasi, al torace.
Rotolai lontano, quasi incosciente per il dolore.

Non potevo e non volevo accettare che finisse così e così in fretta non quando Edward aveva bisogno di me, come mai aveva avuto bisogno.
Lui era ancora a terra, mentre io corsi così veloce e saltai così in alto che riuscì a superare i tre guerrieri di pietra che mi stavano venendo addosso ed atterrando in ginocchio caricai la mano di energia così che schiatandola al suolo la stessa si diffuse mandandone in frantumi molti, tra cui quelli che avevano appena circondato Kenway.
La battaglia sembrò fermarsi quando un solo guerriero parve rimasto, uno più alto e grosso di tutti gli altri che spaventò perfino i Templari. Sembrava che solo la sottoscritta poteva affrontarlo così finì per fare ciò che meglio mi veniva: scaricargli un fulmine dritto sotto il mento così forte da mandarlo in mille pezzi.
Ma a nulla sembravano valere i miei sforzi non quando lo scontro era con una forza di pura energia celestiale immensa ed infinita che riuscivo a schivare appena… infatti ci volle poco prima di venir schiantata così lontano da lasciare un solco nel muro, uno che avrebbe ucciso qualsiasi umano.
Ma il dolore maggiore venne quando nonostante gli sforzi di resistergli lui riusciva sempre a mettermi KO così forte e così violentemente che ad un certo punto la sua forza distruttrice era divenuta per me impossibile da contrastare.
Ormai parevo come morta, pareva impossibile che avrei mai potuto sconfiggerlo se non fosse che una scarica elettrica più potente delle altre mi invase. Gli occhi divennero bianchi, i fulmini iniziarono a scorrermi visibili sul corpo ed il marchio di Giove si illuminò sulla mia fronte.
“Giove, accorri in mio soccorso! Scatena una tempesta e dammi tutta la forza prorompente del fulmine!” sussurrai con un fil di voce ripetendo una preghiera che conoscevo assai bene e non pronunciavo da millenni e fu allora che l’aria si caricò così tanto di elettricità che era percepibile in modo statico da pizzicare fin dentro le ossa… ma quello smosse qualcosa in Exitar che non solo fermò i suoi Guerrieri, ma parve darmi un’attenzione che prima mi aveva negato.
“Marchesa Nike… Giudice Supremo dell’Impero Galattico e le 8 Colonie… Magistrato di Giove… Dispensatrice di Giustizia…”
“Finalmente mi riconosci per ciò che sono mio Dio…” esclamai con riverenza, mentre la voce risuonava ancestrale e metallica. Ora ero io ad apparire come una Dea, motivo per cui nel periodo appena arrivata sulla Terra con le mie compagne eravamo state scambiate per tali.
“Posso forse mentire io al grande Exitar, Lo Sterminatore?”
“No altrimenti Arishem non ti avrebbe mai designata per tale destino”
“E’ un Deviato la tua missione e i suoi alleati… loro ti hanno preso in giro”
E mai… mai bisognava prendere in giro un Celestiale, l’ira di un Dio non era raccomandabile per nessuno e presto i Templari intorno a noi lo scoprirono. Exitar perse ogni interesse in me o in Edward, mentre io cadendo a terra, improvvisamente svuotata da quella forza che avevo avuto fino a quel momento, mi trascinai a pezzi da Edward. Entrambi eravamo messi male, probabilmente non avremmo resistito a lungo, l’unica speranza era che Selene raggiungesse Eris.
“Ehi…” sussurrai stanca, ma felice di vedere che dopotutto Edward fosse vivo, cosa che gli feci notare accarezzandogli il viso e mostrandogli tutta la mia preoccupazione.
“Forse dovremmo trovare dove ripararci… Exitar e i suoi Guerrieri stanno facendo un ottimo lavoro contro i Templari… molti pochi forse ce ne resteranno da combattere…” esclamai quasi con un sorriso ed un sospiro di sollievo.
“E… ehm… ecco… s-scusami per… sì per… averti ucciso prima…” conclusi.

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