Moonlight's Creed (Original Series)

Episodio 1×14

PRESENT DAY #2017: NANDA PARBAT

“E’ vero?” fu questo il modo poco elegante con cui Auditore entro nel nostro ufficio e senza giri di parole si mise di fronte alla scrivania cui, con mille carte davanti, l’unica cosa che riuscivo a fare era stare con le le mani giunte, i gomiti ben piantati sul legno e il viso basso di chi sta riflettendo molto attentamente sul da farsi, ma anche sta cercando di contenere tutta la sua ira.
“Che Selene ha chiesto di incontrarci e non in modo pacifico? Sì è vero!” la mia domanda retorica nei suoi confronti era stata pronunciata con una buona dose di veleno visto e considerato che eravamo in quella situazione per colpa sua e di Dorian.
Non ci misi molto ad abbandonare la mia famosa plombe e alzandomi in piedi fronteggiare Ezio con il mio sguardo pieno di frustrazione. Le mani ben piantate sulla scrivania di ebano di fronte a me.
“Oh non mi guardare così… non ci provare Altair! Sono tuo pari! Ho preso una decisione e l’ho portata a termine!”
“Ti senti Ezio? Ti ascolti quando parli?” chiesi mordendomi il labbro totalmente fuori di me.
“Nascondere alla Guerriere di Cormac è stato un colpo basso come lo è stato nasconderlo a ME!”
“E Kenway è venuto subito a farti la spia giusto? Vedi è questo il problema lui è sposato con Athena, suo nonno ha una tresca con Nike e tu pendi dalle labbra di Aphrodite per questo non te l’ho detto!”
Ezio aveva la capacità innata di far perdere la pazienza a chiunque e di permettere alla sua boria di agire d’istinto quando l’impulsività non era mai una buona consigliere.
Scossi il capo iniziando a camminare avanti indietro e prendendomi il capo tra le mani. Non potevo davvero credere che fosse così egoista.
“Non hai pensato per un solo minuto che nascondere questo voleva dire mettere in pericolo loro, ma anche noi?”
“Ho solo pensato che visto che sono tanto brave a gestirsi i loro problemi e mettere in chiaro che non vogliono che noi ci mettiamo il naso che se la potevano sbrigare da sole! Altair sono alleate, per quanto questo non mi sia mai andato a genio, non membri di questa Confraternita, ma è chiaro che il tuo cervello tra le gambe non lo capisce!”
E lì riuscirmi a colpirmi sul vivo tanto che non vedendoci più girai intorno alla scrivani e arrivandogli di fronte fui sul punto di sferrargli un pugno e lo feci, la mano era a mezz’aria e stavo combattendo contro ogni mio singolo muscolo per non farlo.
Ezio dal canto suo mi guardava tronfio quanto deluso.
“Mi stai dando solo ragione…” un urlo di frustrazione mi uscì dalla bocca quando rilassando i muscoli gli diedi le spalle e il mio pugno finì dritto su una delle librerie tanto da ferirmi. Gli davo ancora le spalle quando lo sentì parlare.
“Ora non so come la questione sia venuta fuori, ma è chiaro che lo hanno scoperto e come sempre vogliono venir qua con il loro “girl power” a sventolarci in faccia quanto sono forti e quanto non ci conviene mentire loro, ma ascoltami… Eris, i Frutti dell’Eden, i Frammenti… sono problemi che LORO hanno portato su questo pianeta…. problemi di cui noi ci occupiamo da secoli… Poi un giorno entrano nelle nostre vite e rivendicano poteri decisionali sulle NOSTRE azioni? No non ci sto, come non ci sto che tu continui a trattarmi da tuo sottoposto piuttosto che da pari… sono un Mentore Altair esattamente come te, c’è solo un problema: abbiamo due visioni molto diverse sul come gestire e portare avanti questa Confraternita!”
La parole di Ezio furono estremamente taglienti, estremamente dure e fredde. Ma erano precise e giuste, non ero così sciocco da non riconoscere la sensatezza di ciò che mi aveva appena detto e forse per questo non mi voltai fin quando non lasciò la stanza lasciandomi solo.
Avevo fatto in tempo a raggiungere l’angolo dell’ufficio, quello dal mio lato riconoscibile per via della totale assenza di modernità (a differenza di Ezio avevo un totale rifiuto verso tutto ciò che fosse tecnologico) quando Arno entrò nella stanza.
Sul ripiano cui ero di fronte vi era una bacinella d’acqua che tenevo sempre a portata di mano per lavarvi il viso nelle mie lunghe notti insonni di studio e in quel momento la usai per pulirmi la mano e fasciarla.
“Problemi con Mentore Ezio?” voltai appena il capo guardandolo, non avevo voglia di un’altra discussione.
“Parla chiaro Arno”
“Non avrei voluto ascoltare, ma l’ho fatto e…”
“E tu la pensi come lui!” conclusi, mentre asciugavo la mano e cercavo qualcosa per fasciarla.
“Vorrei essere presente all’incontro con la Leader delle Guerriere, so che ha chiesto di parlare con te, ma… credo che per l’equilibrio e la giustizia di questa Confraternita ci siano entrambe le parti in gioco…”
Il mio sospiro fu profondamente pesante, quando riprendendo posto dietro la scrivania assentì. Non era un buon segnale che gli Assassini iniziassero a dubitare della mia leadership o che almeno una parte inziasse a farlo, ma se così era tappare la loro voce e i loro punti di vista avrebbe solo peggiorato la situazione.
“Permesso accordato!” risposi prima di indicargli la sedia vuota di fronte a me, per invitarlo a prendere posto. Avremmo aspettato insieme quell’incontro ed insieme lo avremmo affrontato. Per Ezio, e forse anche per Arno, perdere le Guerriere in quel momento come Alleate era solo un bene. Tenerci l’unico frammento che avevano, quello giallo, e da soli occuparci di recuperare gli altri in mano ai Templari. Assicurarsi di recuperare gli altri due Frutti dell’Eden e chiudere per sempre la questione Eris e affini una volta per tutte. Da parte mia pensavo il contrario, quell’alleanza era stata proficua per anni, nonostante gli scontri di idee e vedute che spesso c’erano, e non credevo che con così tanto in ballo e potente (troppo affinché noi potessimo capirlo e gestirlo) potevamo concederci il lusso di metterci da soli contro tutti con il rischio che chi ne avrebbe pagato le conseguenze, in caso di nostra sconfitta, ne sarebbe stato il mondo intero quello che avevamo promesso di proteggere da tiranni e mancanze di libertà.




Raramente avevo visto Selene così adirata e, in tutta onestà, non me la sentivo affatto di darle torto. Stentavo ancora a credere gli Assassini ci avessero celato un’informazione tanto importante, che ci riguardava direttamente ed avrebbe potuto mettere in serio pericolo Ares. Nient’altro che Shay Cormac l’aveva raggirata, spingendola a fidarsi di lui, creandole un danno emotivo non indifferente, gli Assassini lo avevano scoperto e.. avevano taciuto. Per quanto ancora lo avrebbero fatto, non avevo potuto fare a meno di chiedermi, se noi non lo avessimo scoperto? Quanto ancora avrebbero aspettato, tergiversando per chissà quale motivo?
Ciò a cui non riuscivo a smettere di pensare era, soprattutto, a quante volte Ares si era trovata sola con lui, a quante volte, se tali fossero state le sue intenzioni, avrebbe potuto ferlirla, o addirittura ucciderla. Mi si raggelava il sangue nelle vene, ogni volta che il mio cervello andava, ostinatamente, in quella direzione e, puntualmente, mi veniva voglia di cercare Cormac ed aprirgli la gola con le unghie. Un pensiero per niente fine ed elegante, per i miei standard, ma non mi sentivo affatto in vena di esserlo, per quanto lo riguardava. Si era servito di un sentimento tanto bello quanto l’amore e lo aveva reso un’arma per i suoi scopi, prendendo in un giro Ares, mia amica, mia sorella, rivelandosi per il serpente velenoso che era e non certo il ragazzo perfetto che eravamo state portate a credere fosse. E nonostante tutto quello; la rabbia, l’incredulità, il desiderio di spiegazioni.. avevo passato il viaggio verso Nanda Parbat a cercare di far ragionare Selene, a smussare la furia che le leggevo in viso fin troppo bene, dal momento che volevo tenere quella discussione il più diplomatica possibile —— incrinare per sempre l’alleanza con gli Assassini, dopotutto, sarebbe stata una mossa davvero poco saggia, soprattutto in un momento simile. Nella maggior parte dei casi io stessa favorivo decisamente la passione, rispetto alla ragionevolezza, ma quello non era uno di essi —— sebbene non potessi certamente negare di provare un notevole prurito alle mani, in quel momento, all’interno dell’ufficio di Altair. Era interamente possibile, d’altronde, che quello provato attualmente fosse il più elevato livello di irritazione che avessi mai raggiunto nei loro confronti. Il fatto che mi fossi messa da una parte, strategicamente vicino alla scrivania per qualsiasi necessità ( non credevo Selene sarebbe stata tanto avventata, ma la prudenza non era mai troppa ), a braccia conserte, la diceva lunga sull’umore a dir poco nero con il quale mi ero recata fin lì assieme a Selene in vece delle Guerriere. Mi sarei fatta indubbiamente sentire, se il caso lo avesse richiesto, ma fino a quel momento non avevo intenzione di aprire bocca, dal momento che avevo paura di essere io a rischiare di mancare di diplomazia, altrimenti. Nonostante tutto, però, cercai comunque lo sguardo familiare di Altair, con la speranza che lui, in qualche modo, non c’entrasse con tutto quello, che non si fosse seduto lì ed avesse deciso di tenerci all’oscuro.

I passi risuonavano lungo il corridoio di Nanda Parbat, riecheggiando sulle pareti illuminate dalle torce e sul pavimento scuro e levigato. La furia incandescente che si era impossessata di me quando Jacob mi aveva riferito del Templare che si era infiltrato tra di noi mi bruciava ancora in petto. L’amarezza per il comportamento di quelli che credevo nostri alleati mi aveva tolto il sonno, e ogni voglia di sacrificarmi ulteriormente per questa alleanza.
TRADIMENTO
Questa parola continuava a martellarmi in testa. Loro avevano tradito la nostra benevolenza.
Nanda Parbat era stata un mio dono, la Fonte di Lazzaro era uno strumento preziosissimo che avevo loro affidato, che aveva permesso di prolungare il loro tempo ben oltre quello di una normale vita terrestre. Avevo concesso a quegli umani la nostra amicizia e la nostra collaborazione. Ma con il loro comportamento inqualificabile avevano gettato via tutto e questo avrebbe richiesto un prezzo da pagare, così come era sempre stato da quando l’impero galattico era stato costituito.
Aphrodite era vicino a me, un passo indietro. Avvertivo la sua preoccupazione, la situazione difficile in cui si doveva trovare nel mediare tra le sue origini a cui andava la sua totale lealtà, ed il suo cuore. Pensavo ad Ares, al dolore della mia cara sorella per l’inganno a cui era stata sottoposta da quell’essere ignobile, al pericolo che aveva corso quando aveva sicuramente abbassato la guardia in compagnia di chi pensava di potersi fidare.
Quanto eravamo state sciocche, tutte quante. Io più di loro. A me andava il maggior biasimo, perché non ero stata capace di vegliare su di loro. Io ero la guida delle Guerriere, sulle mie spalle era stato posato un compito immane e ne sentivo il peso, ogni secondo della mia vita.
Cercai di mettere da parte tutto prima di arrivare a destinazione, perché questo non mi sarebbe stato d’aiuto. Per il bene della Terra e delle mie compagne, ora mi sarei dovuta calare nella parte totalmente. Avrei sfruttato la mia posizione.
Aphrodite bussò alla porta dell’ufficio dei mentori e la aprì, senza aspettare risposta. Come era scontato, ci stavano aspettando. Altair sedeva alla sua scrivania, mentre l’Assassino Dorian era seduto di fronte. La mia compagna si mise in mezzo a noi e restò in attesa. Non era in effetti una cosa che spettava a lei di iniziare a parlare, era una mia prerogativa.
Notai lo sguardo che i due amanti si scambiarono, e mi chiesi un’ultima volta come avrei dovuto gestire i legami di amore e di affetto che si erano creati in questi secoli. Non ero una persona arida o indifferente, ma il mio compito era di regnare, e sapevo di dover prendere decisioni gravose, che avrebbero comportato sacrifici per tutti.
La mia non era una visita di cortesia e neanche amichevole, questo lo volevo subito mettere in chiaro. Avanzai senza proferire parola e mi fermai appena varcata la soglia, ergendomi in tutta la mia altezza, il mento alto, le braccia rigide lungo i fianchi, l’espressione grave. I miei occhi lanciavano scintille, poteva sembrare che in un attimo avrei potuto usare i miei poteri ed incenerire qualcosa o qualcuno, ma non era quella la mia intenzione.
Squadrai con freddezza l’intera stanza e mi soffermai prima su Altair e subito dopo sull’altro uomo. Attesi fino a che non compresero l’affronto che mi stavano facendo, e furono obbligati ad alzarsi in piedi.
Quando parlai, la mia voce era dura e tagliente: “Altair Ibn La Ahad, Mentore della Confraternita degli Assassini”
Lasciai che le parole rimanessero in sospeso tra di noi. Inarcai un sopracciglio: “Se ben ricordo, il vostro Ordine è retto da due mentori, e qui ne vedo solo uno. Ezio Auditore non reputa la questione di suo interesse?”




“Farò io le sue veci” l’arrivo regale e tronfio di Selene me lo aspettavo, era dovuto considerando ciò che era successo e proprio per questo non ritenevo opportuno che Arno mettese il dito nella piaga, ma aveva parlato prima che io riuscissi a fermarlo.
“Da quando un semplice Assassino assolve a tali mansioni?”
“Da quando ti sei proclamata Imperatrice di questo pianeta?”
L’aria era così tesa che si sarebbe potuta tagliare con un coltello, Arno e le sue frasi poi non aiutavano, come non stava aiutando Aphrodite che era scattata in avanti di fronte alla strafottenza di Dorian nei confronti di Selene.
Capì che non potevo perdere ulteriore tempo e così scattai tra il mio confratello e le due donne, ben deciso a mettere distanza tra i due schieramenti, quanto evitare ulteriori conflitti.
“Ti prego di scusare la sfacciataggine di Arno, quanto la mancata presenza di Auditore. Gli ho già fatto chiaramente presente che la sua presenza è necessaria, quanto più dovuta, ma…”
“Aveva cose ben più importanti a cui pensare, sua sorella è tornata e…”
“Parli di colei che ha attaccato Athena per agevolarlo a rubarci il frammento?” chiese con un’irona caustica Aphrodite, un tono che conoscevo bene e non preannunciava niente di buono.
“Arno smettila!” a quel punto avevo alzato la voce come non era mia intenzione fare di fronte a degli ospiti, ma il mio ruolo lo imponeva. Io non sapevo che rapporto avesse con Ezio, ma con me non doveva osare quella insubordinazione e il mio sguardo nero e di fuoco su di lui lo misi subito all’erta. Lo vidi fare un passo indietro e appoggiarsi contro una delle librerie, le braccia conserte e lo sguardo corruciato.
“Non mi piace la tensione che si è creata…”
“A me meno Selene, credimi. Ancor più perchè sono venuto a conoscenza di eventi e situazioni di cui ero all’oscuro… da poco, direi più che di recente…” e solo il cielo, e forse Aphrodite, mi era testimone di quanto quello ferisse il mio orgoglio.
Io il grande e temuto Altair Ibn La Ahad, rispettato Mentore della Confraternita, membro più anziano e saggio, mi stavo umiliando ad ammettere che i miei compagni avevano agito alle mie spalle. Che non ero stato informato di Cormac quanto meno avevo avuto potere decisionale sulle scelte di Auditore a Roma. Di fatto ero passato dall’essere il membro più rispettato ad essere considerato meno di un neo adepto. E quello mi feriva quanto mi procurava un’ira e una frustrazione che si poteva ben notare sulla mia mano fasciata, perchè il mio volto marmoreo non avrebbe mai fatto trasparire nemmeno una singola emozione.
A quella frase non ero riuscito a non voltare di un poco il capo e affrontare lo sguardo di Arno, le sue azioni e le parole di Ezio mi stavano facendo capire che il problema non era con le Guerriere, era interno alla Confraternita. Che gli Assassini non si fidavano di me. Che preferivano parlare con Auditore piuttosto che con il sottoscritto e che il mio ruolo di leader diventava giorno dopo giorno sempre solo più figurativo che altro.
“Tuttavia oltre le azioni scellerate dei miei compagni, sono venuto a conoscenza anche di un altro fatto che avrei piacere di condividere con te…” non volevo rigirare la frittata e tanto meno sviare l’attenzione dal tema principale, ma visto che stavamo parlando a carte scoperte tanto valeva farlo totalmente.
“E’ vero che le Guerriere sono venute in possesso del Frutto dell’Eden scomparso e che adesso state cercando di ottenere anche quello dei Templari?” lo avevo chiesto senza peli sulla lingua. Perchè fino a prova contraria si era deciso di lavorare insieme a tale ricerca ed invece a quanto pare anche loro si stavano muovendo tenendoci all’oscuro di alcuni, fondamentali, particolari.
Ero sconsolato, a che punto avevamo iniziato a lavorare uno contro l’altro invece di far fronte comune contro i Templari ed Eris? Possibile che solo io vedevo che, così agendo, li stavamo favorendo?

Andava ricordato non avessi l’impulsività di Ares, ma neppure la placida calma di Athena e, in quel caso, non si trattava soltanto di pretendere venisse mostrato l’adeguato rispetto ad una delle mie più care amiche in tutto l’universo, ma alla mia Imperatrice, la massima autorità che avrei mai potuto riconoscere. Non c’era affatto da sorprendersi, dunque, del fatto che fossi scattata in piedi, alle parole arroganti di Dorian, in un movimento che mostrava palesemente la mia profonda indignazione nei confronti di un tale atteggiamento; non pretendevo si prostrasse ai suoi piedi — ed ero certa non lo volesse neppure Selene — che la riconoscesse come Sovrana, ma che per lo meno si comportasse in maniera più adeguata, soprattutto considerando la situazione in cui noi tutti ci trovavamo. Era tutto così fragile, al momento.. così caotico.. non serviva affatto venissero peggiorate ulteriormente le cose, eppure non riuscii a tenere a freno la lingua, a non rispondere per le rime all’Assassino più giovane, il quale non si stava acquistando per niente il mio favore, l’esatto contrario. Tuttavia mi auto imposi di dovermi controllare, di impegnarmi a non far scaldare maggiormente gli animi, in quella stanza, dal momento che era l’opposto dell’effetto che mi ero programmata di dare.
Quando Arno Dorian parve ricordare il suo posto, non prima, tornai a fare un passo indietro, ritornando nella posizione originale, benchè indugiai con lo sguardo su di lui per qualche altro secondo ancora, in un quieto avvertimento. Furono le parole di Altair, tuttavia, a catturare nuovamente del tutto la mia attenzione; repressi a stento, malgrado tutto, un sorriso sollevato, nel sentirlo ammettere di essere stato tenuto all’oscuro, esattamente quanto noi. Il momento di dolce sollievo, però, durò ben poco, dal momento che venne sostituito presto da una sensazione di tensione e preoccupazione crescenti — non erano mai un buon segno, il seme della divisione e lo strisciare velenoso delle informazioni trattenute, non portavano a niente di positivo e non potei che temere per la posizione di Altair, vedendola indebolita, messa a rischio. Quello non era il momento di dar voce alla mia apprensione, tuttavia, perchè ero lì unicamente in vece di Guerriera e ciò significava dover mettere da parte le questioni personali, per quanto mi dolesse.
« Non dovrebbe recarvi così tanta sorpresa. Mi duole dirlo, ma la fiducia nei vostri confronti non è più solida come un tempo. » parlai con altrettanta franchezza, sebbene si potesse udire una punta di sincero rammarico nella mia voce.

“Gli ideali sfociano spesso nel dogma. Il dogma, nel fanatismo. Nessuna entità ci giudicherà, nessun essere superiore ci punirà per i nostri peccati. Alla fine solo noi possiamo difenderci dalle ossessioni, solo noi possiamo decidere se percorriamo la strada giusta”
Era queste riflessione che da tempo mi vorticava nella mente, quella che mi era nata rileggendo i diari della mia amata Elise e visitando la sua tomba come per secoli non avevo mai smesso di fare.
Ciò che fomentavo verso le Guerriere non era un odio infondato e tanto meno un concetto di razzismo, quanto una giusta riflessione sulla loro natura divina per noi semplici mortali.
Ciò di cui parlavamo era di donne con ideali giusti e condivisibili. Proferivano la fratellanza tra la loro gente e la nostra, la liberà di pensiero, culto e parola, quanto più l’uguaglianza tra i popoli. Avevo riflettuto a lungo dunque sul loro concetto di Liberté, Égalité, Fraternité, ma non avevo riscontrato in loro lo spirito rivoluzionario e giusto di tale considerazione.
Liberté era il potere di fare ciò che non avrebbe mai arrecato danno ai diritti altrui, ma la loro libertà si circoscriveva alle loro di leggi e al loro di pensiero. Viveri liberi o morire dicevano i grandi motti repubblicani e molti terrestri in epoche passate erano morti perchè non si erano piegati ai loro voleri. Selene era un’Imperatrice e come tale ragionava sul concetto che chi non la pensava come lei fosse una traditore. Forse molti miei confratelli si erano dimenticati del loro periodo di regno durante l’Antica Grecia, ma io no. Le gente le venerava come Dee, ma per questo era privata della loro libertà di desiderare altro all’infuori di loro.
Égalité era il concetto per cui la legge era uguali per tutti a prescindere della condizione sociale, ma loro l’avevano applicato -chissà come mai- a tutti all’infuori di loro. Volevano l’uguguaglianza tra i popoli, ma loro non erano mai scese dal piedistallo su cui erano state messe. Non avevano mai rinnegato il loro ceto e si comportavano come se ancora questo avessero un valore sulla Terra definendole dunque al di sopra delle leggi terrestri.
Fraternité infine racchiudeva ciò che di più importante esisteva come fondamento dell’uomo: non fare agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi. Un concetto semplice se si pensava che il mio non dare informazione a loro su Shay era stato un gesto proporzionale a quanto era stato fatto a me secoli prima. Forse si erano dimenticate di come non mi avevano detto di Élise e del suo cercare Germain, di come io le avevo supplicate di tenerla lontana da lui e lasciare a me il compito di recuperare il Frutto dell’Eden. Ma ero rimasto inascoltato, Élise era rimasta affascinata dai loro propositi di vendetta dettati solo di sacrificarla al fine di ottenere ciò che volevano. Era una Templare dopotutto no? La sua vita cosa valeva? Niente.
Questi e più motivi mi avevano portato lentamente a capire e comprendere che non c’era spazio per loro nella Confraternita. Per anni avevo lottato per ottenere una pace tra Assassini e Templari, un obbiettivo che mai avevo smesso di perseguire e cosa avevo ottenuto? L’essere inascoltato. Altair aveva sempre giudicato la mia richiesta insensata e di impossibile realizzazione. Le sue motivazioni erano che i Templari erano nemici dediti all’ordine nel mondo a loro immagine e somiglianza e noi invece, con il Credo, proteggevamo il liberto arbitrio.
Allora perchè invece allearsi con le Guerriere era stato così facile? Era stato fatto con tanta facilità e superficialità? Quando anche da loro avremmo dovuto proteggere il mondo dalla possibilità di non piegarsi a regole e decisioni prescritte da altri.
Negare l’evidenza era del tutto inutile e proprio per questo non facevo nulla per nasconderlo, ma la confraternita veniva prima di tutto. Il Credo della stessa insegnava che tutto è lecito. Un tempo credevo significasse che potevo fare ciò che volevo, perseguire i miei ideali a qualsiasi costo. Ma ora capivo che il Credo non permetteva, il Credo avvertiva.
Con quei pensieri stavo dunque assistendo all’incontro tra due delle rappresentati delle Guerriere ed Altair dicendomi tra me e me che mi sarei concesso ancora un’occasione prima di portare avanti l’idea che da tempo ormai immemore mi vorticava in mente.
Osservai dunque tutto in silenzio trovandomi purtroppo a confermare i miei dubbi e le mie perplessità, avevo faticato a tenere a bada la lingua e questo mi aveva costretto a farmi da parte.
Al richiamo di Altair abbassai il capo e feci un passo indietro, senza per questo cambiare la mia posizione in merito alla faccenda. Avevo capito che la cosa più importante in quel momento era mettere da parte le divergenze e lavorare alla questione più urgente del momento: assicurare i frammenti al sicuro e sconfiggere Eris. Fatto quello avrei agito come consideravo più giusto. Avevo molti confratelli dalla mia parte, se non la maggior parte, una volta conclusa quella incresciosa situazione avremmo preso la parola e di comune accordo avremmo deposto Altair come sommo Mentore della Confraternita ponendo al suo posto Ezio. Non lo avremmo privato del suo titolo e tanto meno esiliato, come in passato gli era stato fatto, ma speravo che retrocedendo e stando in minoranza avrebbe compreso i suoi errori.
Avevo sempre visto Altair come un padre, come un uomo che rispettavo e ammiravo. Era l’esempio a cui avevo sempre aspirato e seppur quel gesto mi duoleva nell’anima ero certo di farlo per la sua salvezza.
“Il sentimento è reciproco cara Aphrodite…” mormorai con le mani dietro la schiena e lo sguardo tagliente, tuttavia con un tono di voce più calmo e rispettoso di quello che avevo tenuto fino a quel momento.
“Tuttavia ora abbiamo questioni ben più importanti da discutere. Avete i Frutti dell’Eden? Ottimo. Prendete anche l’ultimo se ci riuscite, ma metteteci al corrente di come volete usarli per fermare Eris e cosa più importante, di come agire per recuperare i frammenti una volta per tutti e metterli al sicuro. Perchè è questa ora la priorità giusto?” ed il sottotesto era “Mica farci la guerra tra noi, no?”
La nostra alleanza aveva le ore contate, ma come Élise mi aveva insegnato spesso bisognava sapere anche essere amici dei propri nemici fin dove i propri interessi combaciavano. Una volta risolta la situazione la Confraternita avrebbe cambiato volto e tutte le alleanza e le scelte prese fino a quel momento sarebbero state rimesse in discussione.




Non mi piaceva Dorian, ogni minuto di più mi rendevo conto che stavo cominciando a detestarlo. Non mi piacevano il suo tono arrogante, la sua scarsa disciplina, le occhiate traverse e taglienti con cui guardava me, Aphrodite e, cosa ancora più preoccupante, Altair.
Avvertivo in lui un’ostilità appena trattenuta, una ribellione a malapena sottintesa. Il Gran Maestro si rendeva conto di tutto questo?
Nonostante il mio pensiero, Altair gli aveva permesso di sostituire Ezio, quindi lo riteneva meritevole di una fiducia che io non gli avrei mai concesso. A malincuore, avrei dovuto lasciar cadere la questione e ignorare eventuali altre insolenze, perché la riunione aveva cose più importanti da stabilire che non l’allacciare nuove amicizie.
Mi sforzai di ascoltare le sue parole e di valutarle in maniera oggettiva, anche perché avevano un fondamento di verità e buon senso.
“…metteteci al corrente di come volete usarli per fermare Eris e cosa più importante, di come agire per recuperare i frammenti una volta per tutti e metterli al sicuro. Perché è questa ora la priorità giusto?”
Assentii lievemente, pensierosa:
“Sì, è questo l’obiettivo sul quale dobbiamo concentrare le nostre forze. E per quanto riguarda il Frutto dell’Eden, lo abbiamo recuperato il mese scorso in maniera fortunosa, rintracciandolo in una collezione d’arte di un ricco Templare. Il vecchio non è mai stato a conoscenza di cosa realmente fosse quell’oggetto, e non lo saprà mai. Athena l’ha abilmente sostituito mentre, fingendosi un’esperta di arte e con la scusa di valutarne il valore e l’attendibilità storica, l’ha sostituito con una copia pregevolmente realizzata”
Avevo raccontato tutto questo perché non amavo sentirmi accusare di tradire gli accordi e tenere segreti per me. I segreti rovinano le alleanze. I segreti sono pericolosi tra alleati. Le estreme conseguenze per aver infranto giuramenti e sacri vincoli sono terribili.
Non erano ricordi che amavo rievocare, ma quando l’Impero Galattico era ancora retto dai miei genitori, il mio rango mi aveva imposto di assistere ad esecuzioni pubbliche di diplomatici e nobili che si erano macchiati di tale delitto, il tradimento.
Non erano state molte, per la verità, ma erano bastate a lasciare un segno ben visibile nella mia memoria. Per la mentalità che avevamo e le leggi che ci eravamo impegnati a difendere, il tradimento era peggio dell’assassinio, e come tale andava punito.
“E mentre litighiamo per il possesso dei manufatti, c’è chi si sta fortificando ed organizzando per attaccarci. Ma noi, invece di unirci ancora di più, ci facciamo trovare con il fianco scoperto, permettiamo ai Templari di entrare ed uscire indisturbati dalle nostre case, e gli forniamo il modo di studiare le nostre abitudini per prevedere e contrastare le nostre mosse…”
La voce si stava alzando, così come la mia rabbia.
“Ogni secondo in cui avete ritardato di comunicarci l’informazione che era in vostro possesso, avete messo ulteriormente in pericolo me e le mie guerriere… tutto questo è imperdonabile!”

Mi era ben chiara la necessità di intermediare ed abbassare i toni, quanto lo era lo sguardo di Arno… così simile a quello di Abbas, come in un ricordo lontano che speravo di non dover rivivere.
Ma avrei avuto tempo e modo di preoccuparmi delle dispute interne alla Confraternita in quanto non era saggio nè corretto che ciò avvenisse in presenza di ospiti ed alleati che con i vincoli della stessa non avevano nulla a che spartire.
Il mio voler mediare fu ben chiaro dalla posizione eretta che presi tra Arno, da una parte, e Selene e Aphrodite dall’altra. Quest’ultima che osservai negli occhi per una frazione di secondo più lunga rispetto allo sguardo che rivolsi agli altri due, quasi a voler cercare la pace nei suoi occhi… gli stessi che mi avevano rapito l’anima la prima volta che si erano specchiati nei miei.
“Avete ragione entrambi, motivo per cui credo sia saggio mettere da parte accuse e diverbi…”
Lo dissi con tono estremamente pacato, mentre voltandomi verso Dorian con sguardo deciso lo pregavo di abbassare i toni e voltandomi verso Selene la pregavo di fare altrettanto.
“Prendiamo atto degli errori commessi da parte della Confraternita ed a nome di essa Selene ti chiedo umilmente scusa…”
Arno si era già scostato dalla libreria a cui era appoggiato con fare contrariato e deciso a dire qualcosa per ribattere, ma il mio gesto successivo lo bloccò sul posto così come fece per le Guerriere.
“Custoditelo voi. Una volta mi hai raccontato di come la tua famiglia è sempre stata custode del Cristallo, dunque dei frammenti che lo compongono. Di come ti sei allenata tutta la vita per saperne gestire il potere… sarà indubbiamente più al sicuro con te…” e senza che potesse dire nulla le presi una mano e sul palmo le posai il frammento che la Confraternita custodiva. Un gesto simbolico di come ci tenessi a risaldare la nostra alleanza e la nostra fiducia, nonostante tutto il dissenso di Arno fu chiaro e si dimostrò in un chiaro gesto di stizza che espose lasciando la stanza senza proferire parola.
Fu allora che Selene strinse forte il frammento tra le mani e voltandosi preoccupata verso Aphrodite le porse un gentil sorriso, prima di tornare a guardarmi con fare serio ed amichevole, ma sempre istituzionale.
“Ti deporranno”
Esclamò lei seria e preoccupata.
“Lo so…” risposi semplicemente, un sorriso tirato che ostentava calma, mentre facendo un passo indietro cercavo l’appoggio alla scrivania alle mie spalle.
“Ti direi che puoi contare su di noi, ma… somigli troppo a mio padre, motivo per cui so che non lo farai…”
“Semplicemente non posso” e non c’era bisogno che aggiungessi altro. Era una leader come me, una che serviva un credo ben preciso. Avrei affrontato quel problema, ma lo avrei fatto da solo perchè accettare il loro appoggio avrebbe voluto solo dire avvallare i motivi per cui venivo accusato e respinto dai miei stessi confratelli, anche se questo non toglieva che non avrei smesso di essere loro alleato ed amico.
“Ma prima che accada voglio poter gestire questo problema nel modo giusto. Recupererò io stesso il Frutto dell’Eden che manca, so come fare… gestirete voi gli stessi come i frammenti… E’ inutile dire il contrario, un solo Frutto dell’Eden mi ha quasi ucciso come ha fatto con chiunque lo abbia maneggiato. Solo voi sapete come usarli per imprigionare Eris, come solo tu sai come unire i frammenti e porre al sicuro il Cristallo, proteggerlo come ha fatto la tua famiglia prima di te… Io mi preoccuperò di tenere gli animi calmi e di organizzarci per affrontare i Templari… perchè con Eris dalla loro parte non tarderanno ad attaccare… Da oggi però vi chiedo solo un favore, non tornate qui… anche Nike è saggio che non lo faccia… ci penserò io a mandare Edward, Jacob o Connor da voi…”
Gli unici che, insieme a me, non avrebbero mai rinnegato il legame di rispetto ed amicizia che alle Guerriere ci legava. C’era aria di burrasca e siccome una guerra civile era l’ultima cosa che volevo, l’unica cosa che potevo fare era proteggere tutti e farmi carico io delle conseguenze.
Selene fece un passo in avanti e piegando il capo da un lato posò una sua mano, quella con l’anello imperiale, sulla mia fasciata.
“Sei un uomo saggio Altair… Un grande leader… E come direbbe mio padre ‘Non esiste una tempesta che dura mille anni’… l’hai superato una volta, lo farai di nuovo…”

In cuor mio, non avevo mai seriamente dubitato di Altair, del fatto che avrei potuto contare sulla sua lealtà e sul suo senso di giustizia — a dispetto di tutto avevo comunque nutrito la speranza che quella di nasconderci la vera identità dell’uomo che, bene o male, avevamo accolto nelle nostre vite, non fosse stata una sua scelta. Ancor prima di giungere a Nanda Parbat ero stata pronta ad affermare che non avrebbe mai potuto tradirci, non lui, non l’uomo che nel corso dei secoli avevo imparato a conoscere, quello che aveva legato indissolubilmente il mio cuore al suo, eppure avevo tenuto a freno la lingua, sapendo che — benchè Selene si fidasse di me — in quel momento aveva bisogno di prove concrete e non mere parole. Ed eccola lì, davanti ai nostri occhi, la prova più importante, quella che toglieva ogni dubbio. I fatti, dopotutto, parlavano più forte di mille parole e il gesto di Altair, l’affidare il frammento nelle mani di Selene, contava più delle promesse che avrebbe potuto farci. Non trattenni in alcun modo il sorriso che mi illuminò, seppur discretamente, il volto, quella volta, lasciandolo visibile agli occhi tutti loro — di Altair, soprattutto, ovvero colui mi importava maggiormente lo vedesse e vi carpisse tutte le sfumature di significato possibili.
Durante i brevi istanti in cui il sorriso rimase appeso alle mie labbra, l’amore che provavo nei suoi confronti fu spogliato di qualsiasi velo, completamente esposto ai suoi occhi, ma ancora una volta una forte ondata di apprensione mi strinse il cuore, costringendomi a lasciarlo sparire sotto una piega più dura. Non mi piaceva la situazione in cui era finito, per niente, ed avevo una pessima sensazione riguardo Dorian, la quale non volevo far altro che condividere con lui, per avvertirlo, metterlo in guardia, aiutarlo in qualche modo — / qualsiasi / modo —, ma ero al mondo da abbastanza tempo da comprendere di non poterlo fare, non in quel momento; richiedere un’udienza privata non avrebbe fatto altro che sollevare sospetti e mi sarei tagliata una mano piuttosto che mettere maggiormente in pericolo la sua autorità. Accarezzai la sua figura con lo sguardo, quindi, supplicandolo silenziosamente di fare attenzione, di utilizzare tutto l’acume di cui disponeva, perchè non sapevo se avrei sopportato vederlo cadere, ed ancor meno senza potergli offrire sostegno.
« Ti sei mostrato ancora una volta degno di fiducia, Altair. »
Gli passai abbastanza vicino da poter quasi sentire il suo calore, accarezzandogli poi la mano con le dita in un gesto che sarebbe potuto passare per casuale, ma che non lo era affatto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *