Moonlight's Creed (Original Series)

Episodio 1×03

Present Day #2017: Toronto

Avere Evie in giro per casa era una gran cosa, certo non eravamo le stesse ragazze di un tempo ed io potevo solamente immaginare come si sentisse. Sicuramente pensava di doversi nascondere da noi, peccato che anche noi come lei avevamo gli stessi problemi. Nascondere le nostre identità e soprattutto i nostri poteri. Quel pomeriggio avrei voluto dirle tante cose, aprirle gli occhi e raccontarle effettivamente chi eravamo realmente e quale legame ci univa, ma come giustamente mi aveva fatto notare Aphrodite non potevo forzare la sua memoria, sarebbe stato pericoloso, ed io non volevo di certo far del male ad una delle mie sorelle.
Ma almeno Aphrodite doveva darmene atto avevo incassato il rifiuto di Evie con classe, non ero andata in escandescenza come mio solito, mi ero limitata a dire poche parole, giusto perché nemmeno io sapevo come comportarmi ed ero uscita di casa.
Dovevo pur portare la pagnotta a casa e comunque poco prima di parlare con Evie, un nuovo cliente mi aveva contattata. Per lo meno non potevo lamentarmi il lavoro non mi mancava di certo, peccato solo, non poter avere un’amica fidata alla quale delegare un po’ dei miei compiti.
Giunta in ufficio aspettai pazientemente l’arrivo di questo fantomatico cliente, ovviamente ero liberissima di declinare il lavoro se lo ritenevo opportuno, ma come si fa a dire di no, ad una donna in lacrime che ti chiede di pedinare il marito per scoprire con chi la tradisce. Ma non potrebbe andarsene e farla finita. No troppo semplice. Certo che complicati erano complicati questi terrestri.
Alla fine spinta dal desiderio di aiutare la poveretta accettai quel nuovo caso, in fondo un paio di foto ed un po’ di pedinamento non potevano che farmi bene. Una volta accettato il caso ci volle meno di un’ora per avere tutti gli elementi di cui avevo bisogno per iniziare quel nuovo lavoro. Prima però avevo tutta l’intenzione di concedermi una serata sdolcinata con Kevin. In fondo anche io avevo il diritto di vivere la mia vita. Ero pronta a lasciare il mio ufficio quando il telefono, maledetto chi lo ha inventato, iniziò a squillare. Lasciare che la segreteria entrasse in funzione, ora come ora non mi dispiaceva, già non mi dispiaceva eppure tornai sui miei passi ed afferrai la cornetta.
Con mia grande sorpresa, dall’altro capo del telefono c’era proprio Evie. Una Evie che come al solito non si smentiva mai. Come al solito aveva trascorso ore intere a riflettere sulla mia offerta, non si poteva di certo dire che si lasciava trasportare dal momento, buon per lei. Ci volle un po’ perché riuscisse a dirmi il vero motivo della sua telefonata ed alla fine con mia somma gioia scoprii che aveva accettato la mia offerta. Non vedevo l’ora di metterla a lavoro e sapevo persino, quale caso darle per cominciare. Ero certa che avrebbe fatto un buon lavoro con la coppietta che mi era capitata tra capo e collo proprio quel pomeriggio.
Tutto sommato quella non era stata una pessima giornata e sicuramente la serata sarebbe stata anche meglio. Avere un adorabile fidanzato e quella sera avrebbe potuto trascorrere un po’ di tempo con lui senza per forza dover pensare al lavoro.

Quello di avvicinarci ai nostri nemici, invece di cercare di contrastarli direttamente, era un buon piano, brillante nella sua semplicità, lo avevo sostenuto fin dall’inizio, da quando non era stato altro che un’ipotesi, una possibile strada da intraprendere. Gli assassini non erano gli unici in grado di agire nell’ombra, di sfruttare le circostanze a loro vantaggio, anche attraverso l’inganno, se necessario ed io lo avevo fatto per tanto tempo, studiando le Guerriere senza che loro sospettassero niente.
Così come non sospettava niente la vivace ed avventata Ares, che non aveva idea di chi fossi realmente, una volta sollevata la maschera di Kevin Finnegan — fosse stato altrimenti ero certo la sua reazione non sarebbe stata altrettanto positiva, con una reputazione come la mia alle spalle. C’era da dire, però, avessi deciso di mantenermi su un equilibrio sottile, tra mezze verità e omissioni, un artificio solo parziale, in modo da risultare il più credibile possibile; di conseguenza, ad esempio, Kevin era costruito su di me, la casa in cui mi trovavo era realmente di mia proprietà, arredata secondi i miei gusti — quindi piena di spazi vuoti che non avevo intenzione di riempire, essenziale e funzionale, ma moderna — e avevo fatto in modo di menzionare ad Ares un profondo interesse per la navigazione e le imbarcazioni a vela. Non mi ero presentato, dunque, con una personalità del tutto fittizia, vuota, selezionata con cura da un catalogo. Kevin e Shay, alla fine, non erano poi così distanti l’uno dall’altro e fingere di vivere una vita diversa dalla propria nascondeva qualcosa di liberatorio, un sapore selvaggio che poteva dare alla testa, se non si prestava la dovuta attenzione.
( . . . ) Controllai l’ora, non sarebbe dovuto mancare molto all’arrivo di Ares. Misi una bottiglia di vino sulla tavola già apparecchiata, regolai il fornello affinchè la carne venisse cotta su un fuoco più lento ed aggiunsi qualche spezia, del rosmarino fresco e giusto un tocco di zenzero, poi solo a quel punto mi tolsi il grembiule, rivelando al di sotto una camicia nera. Venni raggiunto dal suono dell’ascensore in arrivo pochi minuti dopo, infatti, quindi raggiunsi l’ingresso e le aprii la porta con un mezzo sorriso, baciandole una guancia prima di spostarmi per farla passare.
« Siediti pure, è quasi pronto. »



Alla fine era successo. Anch’io mi ero innamorata. Un tempo non pensavo sarebbe mai successo. Ero convinta del fatto che non avrei mai incontrato nessuno in grado di rubarmi il cuore, ora invece non solo l’avevo incontrato, ma cosa ancora più strana immaginavo una lunga vita accanto a lui. Ma potevo farlo? Potevo permettermi una relazione amorosa? Potevo fidarmi davvero di Kevin tanto da rivelargli il mio segreto? No, non potevo. Non dovevo farlo. Non dirgli niente. Lui non doveva sapere ed ora che anche Evie viveva a Toronto sentivo il bisogno di un momento tutto per me. Una volta tanto anch’io potevo pensare prima a me stessa e poi agli altri. Dovevo solamente dimenticare ciò che ero, più facile a dirsi che a farsi, eppure era proprio questo che desideravo. Non pensare al mio compito di guerriera e godermi la mia serata. Kevin era un bravo ragazzo ed io nonostante l’amassi non riuscivo a fidarmi ciecamente di lui. Il mio istinto mi diceva di fare attenzione e stranamente questa volta sentivo il bisogno di seguirlo. Chissà poi perché. Certo quello non era l’atteggiamento migliore per poter trascorrere una serata romantica con il proprio ragazzo, ma non potevo farci niente. La mia indole indomita si faceva viva sempre nei momenti meno opportuni, e questo era di sicuro uno di quegli attimi. Eppure ripensando alla giornata appena trascorsa vedevo in Kevin la mia oasi. Un’oasi che stava iniziando ad essermi sempre più necessaria.
Devo per forza di cose imparare a lasciare il lavoro in ufficio e non pensare sempre a cosa devo fare, se continuo così non riuscirò mai a godermi i pochi momenti belli che la vita mi sta regalando – e per momenti belli, io mi riferivo al tempo che trascorrevo con Kev. Mmm … stavo diventando un tantino troppo sdolcinata. Vivere sulla Terra mi stava cambiando più di quanto volessi ammettere.
Ora che mi trovavo a pochi metri della mia oasi, indossai la più sorridente delle maschere. Kev non conosceva il mio secondo lavoro ed il mio lavoro di investigatrice non mi autorizzava per forza di cose ad essere pensierosa, specialmente ora che i lavori più urgenti erano stati consegnati.
Appena le porte dell’ascensore si aprirono le mie narici furono stuzzicate da un gustossimo profumo di carne e spezie. Come sempre Kevin mi stava viziando con i suoi gustosissimi manicaretti.
Una volta suonato il campanello non passarono più di due o tre minuti che sentii un rumore di chiavi seguito dal cigolio della porta che veniva aperta.
«Siediti pure, è quasi pronto»
«Sicuro che non ti serva una mano?» – domandai sorridendo.

Quell’incarico si stava rivelando, inaspettatamente, più semplice del previsto e non ero del tutto sicuro di poterla definire una scoperta positiva. Mi ero convinto ne avrei mal sopportato ogni secondo, che avrei voluto portarlo a termine il prima possibile, in un modo o nell’altro, con tutti i mezzi a mia disposizione e invece mi ero sorpreso a.. temporeggiare, a procedere con più lentezza del previsto, a rimandare, a centellinare la ricerca di indizi utili allo scoprire la posizione dei frammenti del Cristallo. Me n’ero reso conto con un ritardo eccessivo, per i miei gusti, e ancora fallivo nel tentativo di capirne la ragione. Avevo provato a dirmi che dovevo procedere con la dovuta calma, tutto lì, altrimenti avrebbe certamente sospettato qualcosa, mettendosi sulla difensiva — e ciò, effettivamente, non potevo permettermi accadesse — tuttavia cominciavo a non crederci nemmeno io. In realtà passare del tempo insieme a lei non era spiacevole, sedersi a quella tavola e fare tutto ciò che in quegli anni non mi ero mai ritagliato del tempo per fare, vuoi per effettivo volere personale, vuoi perchè occupato da faccende più importanti, non era poi troppo male, alla fine. Era pur sempre una finzione, però, un mezzo per ottenere uno scopo, lo tenevo ben presente, senza mai commettere l’azzardo di dimenticarmelo.
« Mancano solo un paio di minuti, non ti preoccupare. Mettiti comoda, rilassati e.. » mi fermai giusto il necessario per versarle del vino nel bicchiere, « magari assaggia un po’ di vino, nel frattempo. »
Mi servì davvero solo qualche minuto, per completare il tutto e mettere la cena nei piatti — niente di troppo elaborato, ovviamente, soltanto carne con un contorno di funghi, ma comunque gradevole — e tornare da lei.
« Tutto bene? Sembri un po’ tesa.. giornata impegnativa? »
Lo chiesi dopo aver preso a mia volta posto a tavola, guardandola con tutta calma, finalmente.



Mi fece accomodare nel suo appartamento, invitandomi a sedermi al tavolo apparecchiato a sorseggiare un po’di vino, anzi, un ottimo vino.
Adoravo l’atmosfera che si respirava in quella casa. L’arredamento moderno, con linee semplici e pulite, era di tonalità chiare e luminose, che sembravano rendere enorme il suo già grande appartamento. Le ampie vetrate, che contribuivano a rendere lo spazio ancora più accogliente, offrivano Toronto in tutta la sua bellezza. Con quella vista mi sembrava di essere la padrona del mondo.
Ogni volta mi sorprendevo dell’effetto calmante che tutto ciò aveva su di me.
Quella era davvero la mia oasi, il mio angolino di vero e puro relax. Non c’erano né Guerriere né Assassini. Non dovevo preoccuparmi nè del Cristallo d’Argento né di Eris. Non c’erano problemi. In quella casa non ero un’aliena, una dea, una combattente.
Ero solamente Ares.
Libera da ogni responsabilità verso gli altri. Potevo lasciarmi andare, non dover stare sull’attenti, prestare attenzione a tutto e tutti. L’unica persona di cui dovevo preoccuparmi in quel momento era Kevin, che nel frattempo stava ancora cucinando.
Mi piaceva osservarlo.
Lo sguardo concentrato, i movimenti svelti, sembrava completamente a suo agio fra i fornelli.
Non passò molto prima di vederlo avvicinare con i due piatti fumanti in mano.
《Tutto bene? Sembri un po’ tesa… giornata impegnativa?》 mi chiese dopo essersi messo a sedere di fronte a me, guardandomi intensamente con quel suo fantastico sguardo verde di un’intensità quasi innaturale.
《Decisamente. Finalmente ho concluso un caso impegnativo, ma me n’è stato presentato un altro poco prima di venire da te.》 gli dissi poco prima di mangiare un boccone di carne.
《È delizioso come sempre.》
Ero raggiante. Non solo perché ero con l’uomo che amavo, non solo perché ciò che stavo mangiando era buonissimo, ma anche perché era dall’ora di pranzo che ero digiuna, quindi avevo una fame da lupi.
《Tu, invece? Come è andata la tua giornata?》 chiesi fra un boccone e l’altro.

Piegai appena gli angoli della bocca verso il basso, in quella che a tutti gli effetti doveva essere una smorfia dispiaciuta, la replica perfetta dell’espressione che avrebbe dovuto assumere un fidanzato premuroso ed attento di fronte alla chiara spossatezza della propria partner. A lungo andare tenere in piedi quel castello fatto di artifici e maschere indossate a metà, dover bilanciare finzione e realtà ad ogni parola, diventava stancante, non lo negavo, ma aiutava il fatto che il mio inganno poggiasse su basi solide, su una specie di alter ego di cui lei non avrebbe potuto sospettare. Kevin Finnegan era innocuo, un giovane uomo che era riuscito a far carriera, guadagnandosi una discreta fortuna, ma non assolutamente perfetto, privo di ombre; le avevo confessato stralci di una passata situazione familiare complicata e burrascosa, una figura paterna dalla quale mi ero distaccato del tutto in seguito ad una discussione accesa e violenta che mi aveva lasciato qualche cicatrice, sia fisica che non. Le avevo raccontato dei corsi di boxe e combattimento che ne erano conseguiti, per giustificare delle mani non esattamente lisce e delicate. Non per impietosirla, ma semplicemente per non mostrarle un individuo senza macchia, un essere utopico, finto, il quale dubitavo oltretutto sarei riuscito ad impersonificare tanto bene da risultare convincente quanto bastava.
« Era il mio giorno libero, ho avuto tutto il tempo per pensare a come rendere questa serata il più piacevole e rilassante possibile. Ho pensato saresti stata stanca, quindi ho preferito organizzare qualcosa di tranquillo qui, invece di prenotare un tavolo. Ti dispiace? »
Risposi con un piccolo sorriso, prima di cominciare a portarmi alle labbra qualche boccone di carne, per evitare si raffreddasse nel piatto. Si trattava di carne ottima, scelta personalmente da un macellaio di fiducia e quello influiva particolarmente sulla qualità.
« Dovresti prenderti una pausa, ogni tanto. Che ne dici se il prossimo weekend lo passassimo in barca, solo io e te, senza obblighi lavorativi? »
Con cautela, certo, ma qualche progresso concreto dovevo pur sempre avvicinarmi a farlo e del resto il ritaglio delle possibili occasioni era il primo passo in quella direzione.

《 Era il mio giorno libero, ho avuto tutto il tempo per pensare a come rendere questa serata il più piacevole e rilassante possibile. Ho pensato saresti stata stanca, quindi ho preferito organizzare qualcosa di tranquillo qui, invece di prenotare un tavolo. Ti dispiace? 》 mi rispose con un piccolo sorriso.
《No, anzi, preferisco così. Sei stato davvero dolce a preoccuparti per me. Come sempre del resto.》gli dissi sorridendogli di rimando.
Adoravo come mi faceva sentire: leggera, spensierata, innamorata. Eh si, avevo letteralmente perso la testa per lui. Il suo atteggiamento dolce e premuroso mi faceva sentire bene. Non so come, ma riusciva a distruggere il macigno di responsabilità e obblighi che mi appesantiva il cuore. Con lui mi ricordavo che ci sono tante cose oltre alla ricerca del Cristallo d’argento, oltre il mio compito di guerriera.
Prima fra tutte c’ero io.
Oltre alle mie amiche nessuno era mai riuscito a farmi sentire a casa in un mondo a cui non appartenevo.
Lui era diverso, dentro di me lo sapevo. Spesso con questo pretesto arrivavo persino a pensare di raccontargli tutta la verità su di me. Morivo dalla voglia di dirgli che in realtà non ero quella ragazza normale e ordinaria, nata e vissuta sempre a Toronto, a cui piaceva tanto investigare, con un passato vissuto fra i litigi dei genitori e le visite mediche per la salute cagionevole.
Devo dire però che l’alter ego che mi ero creata non era così tanto distante dalla vera me.
Sicuramente la passione per le investigazioni era vera, come il periodo di sconforto che ho vissuto a causa della paralisi durata un secolo.
Ma io ero tutt’altro che normale e ordinaria.
Ovviamente non glielo avrei detto, era troppo pericoloso sia per lui che per noi Guerriere.
Va bene essere innamorata, ma questo non voleva dire impazzire completamente. Dopotutto ero la leader e non potevo comportarmi irresponsabilmente.
《 Dovresti prenderti una pausa, ogni tanto. Che ne dici se il prossimo weekend lo passassimo in barca, solo io e te, senza obblighi lavorativi? 》mi chiese strappandomi dalle mie riflessioni.
Penso che l’espressione che feci in quel momento fu una risposta più che sufficiente: sgranai gli occhi e un sorriso sfuggito al mio controllo mi si stampò in faccia.
Con la mente ero già a farmi cullare dalle onde.
《Deduco che sia un sì.》disse ridendo.
《Decisamente.》



Non mi ero davvero aspettato un rifiuto, da parte sua, non avrebbe avuto alcun motivo logico, per dare le spalle ad un offerta simile, ne ero stato assolutamente consapevole durante ogni secondo di attesa. Lo vedevo chiaramente nei suoi occhi e nel suo sorriso; quel sotterfugio aveva funzionato perfettamente, ed ora si trovava lì, fiduciosa e spoglia delle remore che avrebbe potuto conservare fino a qualche settimana prima, convinta di aver trovato, probabilmente, l’uomo dei sogni, o qualcosa del genere. Sarebbe venuta in barca, certo che sarebbe venuta. Mi avrebbe lasciato abbassare ancora un altro po’ le sue difese, senza accorgersene, mi avrebbe permesso di infilarmi ancora più a fondo nella sua vita, di scivolare tra qualsiasi apertura avrei trovato. Non avevo l’illusione di credere che fosse già disposta a raccontarmi ogni cosa, a rivelarmi indizi utili, o anche solo semplicemente a confessarmi chi lei fosse in realtà — ne sarei stato, addirittura, deluso, nel caso lo avesse fatto —, tuttavia avevo ragione di credere fossi ad un buon punto, con lei. Non potevo lasciarmi distrarre da quella convinzione, ad ogni modo, dal momento che non avevo certo intenzione di rovinare tutto proprio a quel punto; avrei continuato a muovermi con calma.
Modellai le labbra in un altro sorriso, uno sollevato e compiaciuto dalla risposta della ragazza, il più vero della serata, prima di sollevare il mio bicchiere di vino e tenderlo verso di lei, con la chiara intenzione di fare un brindisi ai nostri due giorni di relax — lei lontana dagli obblighi, io un po’ meno, ma sarei comunque stato in grado di respirare meglio, lontano dalla città, circondato dall’acqua ( non in mare aperto, purtroppo, ma mi sarei accontentato ). Non c’era alcuna finzione, infatti, nel bagliore di anticipazione che mi illuminava, tenue, lo sguardo al solo pensiero.
« Ai weekend senza preoccupazioni, allora. »

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