Lifestyle & Entertainment

Donne & Sport: lo sapevate che…

A soli 5 giorni dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro si scoperchia il vaso di Pandora della discriminazione femminile nello sport. Una battaglia che porta avanti da 16 anni Luisa Rizzitelli, ex pallavolista che ha fondato “Assist”, associazione nazionale atlete.

Sì perché oggi anche atlete pluri premiate come Flavia Pennetta, Federica Pellegrini, Tania Cagnotto e Valentina Vezzali sono considerate dilettanti.
Non importa se vivono di allenamenti, se sono salite sui podi più prestigiosi, guadagnando medaglie, coppe e persino ori olimpici. Il loro non è un lavoro: non sono professioniste.

A dirlo è una legge del 1981, che demanda alle Federazioni il riconoscimento del professionismo nello sporto. A oggi sono dunque professioni basket, calcio, boxe, golf, automobilismo e motociclismo, ma solo se a praticarli sono uomini.
Questo significa nessuna tutela, nè previdenza sociale, nè pensione, nè trattamento di fine rapporto. E nessuna attenzione e garanzia in caso di maternità.
E persino l’organizzazione lascia a desiderare quando si tratta di sport al femminile: lo scorso anno la nazionale di calcio ha disputato la Coppa Italia su un campo dove l’era non era stata tagliata e le atlete hanno dovuto disegnare linee bianche prima della partita.

Invisibili per la legge e invisibili nei media: “Risultati come il bronzo conquistato dalla squadra femminile azzurra di rugby nel prestigioso Campionato 6 nazioni, i 9 ori della nazionale di softball e lo storico bronzo dei mondiale under 17 delle Azzurre della nazionale di calcio, sono passati sotto silenzio”. O peggio, se le donne guadagnando un po’ di visibilità mediatica non è per meriti sportivi, che dire delle numerose fotogallery che stilano classifiche delle atlete più sexy?
Neanche nel giornalismo sportivo al femminile le cose vanno meglio. il 95% delle firme della Gazzetta dello Sport sono uomini.

Lo stereotipo secondo cui lo sport, e soprattutto un certo tipo di sport, non è per donne resiste. Ancor oggi c’è chi ritiene che esistano sport maschili e femminili e le ragazze che tentano di avvicinarsi ad alcune discipline come calcio o rugby vengono scoraggiate. Non solo: se fino ai 5 anni le bambine che praticano sport sono più dei maschi, dopo gli 11 il dato si ribalta: continua a fare sport oltre il 70% dei ragazzi, ma meno del 60% delle coetanee.

Un tema tenuto, secondo me, anche fin troppo in secondo piano e che invece si consuma in un mondo teoricamente globalizzato e civilizzato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.