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Diario di Viaggio: Milano tra modernità e storia, 900 anni in 5 chilometri

Con l’arrivo dell’estate si inizia inevitabilmente a fare sempre più uscite fuori porta, tuttavia quest’anno mi sono soffermata a chiedermi quanto conosco la mia città. Certo adoro andare in giro e vedere sempre posti nuovi, ma della mia adorata Milano quanto so?

Per rispondere a questa domanda ho deciso di dedicare il weekend appena passato a una due giorni per Milano tra storia e modernità.

Il viaggio è stato compiuto con un unico mezzo di locomozione: le gambe! Quasi cinque chilometri a piedi tra le vie più belle della città alla riscoperta di un luogo che si da per scontato, per chi come me, ci vive. Uno spunto per milanesi e non se avete voglia di vedere questa città da un punto di vista diverso!

Il nostro viaggio inizia in Piazza Lina Bo Bardi fino a Piazza Gae Aulenti beandoci della modernità del Centro Direzionale, una lunga passeggiata a piedi tra grattacieli che ci fanno sentire in USA dai design rilucenti dei più grandi architetti contemporanei.

Siamo nel cuore dello skyline di Milano ove poco lontano sono visibili anche le Torri Garibaldi, i grattacieli del Bosco Verticale ed il Palazzo della Giunta Regionale Lombarda. Dalla piazza puntando il naso all’insù si scoprono i 231 metri dell’Unicredit Tower, il grattacielo più alto d’Italia.

La passeggiata continua verso il cuore della movida milanese: Corso Como. Una via pedonale tra boutique e locali che ci fa arrivare di fronte a Porta Garibaldi risalente al 1826 e dunque legata alle Cinque Giornata di Milano.

La superiamo e immettendoci in Corso Garibaldi, chiamato in origine Corso di Porta Comasina perchè era la strada che portava a Como, camminiamo fino a Moscova, fermandoci nel mezzo a visitare la Chiesa di Santa Maria Incoronata.

Questa chiesa è un caso particolare di “chiesa doppia”: guardando dal sagrato, la chiesa di sinistra è la più antica, perché esisteva già in età comunale, era retta dai padri eremitani di S. Marco ed era intitolata a S. Maria di Garegnano.
Accanto alla chiesa, agli inizi del Quattrocento, fu costruito un convento per i padri agostiniani, che restaurarono l’antica chiesa nello stile tardo gotico, tipico di quel secolo. Poiché i lavori Furono terminati in occasione dell’incoronazione di Francesco Sforza a Duca di Milano (1451), la intitolarono a Santa Maria Incoronata, dedicandola al nuovo signore della città.
Nel 1460 sua moglie Bianca Maria Visconti, signora di Cremona, volle che, a lato della chiesa del consorte, ne fosse costruita una seconda, del tutto identica e collegata a essa in modo da formare un’unica nuova chiesa: con questa opera Bianca Maria desiderava suggellare pubblicamente la sua fedeltà al marito. Riuscì così a renderla una delle costruzioni più originali dell’epoca.
Nei turbolenti secoli successivi, l’Incoronata divenne magazzino, poi lazzaretto, quindi caserma ed anche carcere, scuola di agraria, tornando infine ad essere luogo di culto e chiesa parrocchiale.

Una volta giunti a Moscova la nostra passeggiata continua verso Via Montebello e poi verso Via Fatebenefratelli ove ci fermiamo ad osservare come Milano è cambiata.

Solo ottant’anni fa in questa via vi passava il naviglio e non esisteva nemmeno Via dei Giardini, che invece noi imbocchiamo fino ad arrivare in Via Alessandro Manzoni ove ci fermiamo per un’altra tappa alla Chiesa di San Francesco di Paola.
In origine convento nel 1727 iniziarono i lavori di ampliamento che non vennero mai portati a termine (fu, infatti, completata solo un’ala); contestualmente a ciò, l’architetto Marco Antonio Bianchi ebbe l’incarico di progettare una nuova e più grande chiesa, dedicata al fondatore dell’Ordine dei minimi, San Francesco di Paola. La costruzione iniziò nel 1728 e il luogo di culto venne consacrato il 22 settembre 1735, terminato nella parte strutturale ma non nell’apparato decorativo.
Per tutto il XVIII secolo e il secolo successivo, l’edificio venne progressivamente abbellito: tra il 1749 e il 1753, ad opera di Giuseppe Buzzi, venne realizzato l’altare maggiore; la decorazione del presbiterio nel 1868; la facciata, rimasta incompiuta nella parte superiore, fu completata su progetto di Emilio Alemagna nel 1891.

Siamo ormai nel Quadrilatero della Moda quando scendendo per Via Montenapoleone arriviamo fino a San Babila, ma il nostro viaggio non è finito e dunque percorrendo tutto Corso Vittorio Emanuele sfociamo a Duomo lì dove le sue immense terrazze che affacciano su Milano ci aspettano!
Attraverso l’ascensore contenuto nel contrafforte est del braccio nord del transetto si può accedere alle terrazze del Duomo, dalle quali si gode una straordinaria vista sul fitto ricamo di guglie, archi rampanti (dove sono nascosti gli scarichi della acque piovane), pinnacoli e statue, nonché sulla città.
Tra le statue sono singolari quelle nella parte sud della falconatura della facciata, risalenti al rifacimento del 1911-1935: raffigurano gli Sport e sono un inconsueto esempio di statuaria degli anni Trenta.
Immortale poi la figura della Madonnina che inaugurata il 30 dicembre 1774, svetta sul punto più alto della chiesa. La statua venne disegnata dallo scultore Giuseppe Perego e fusa dall’orafo Giuseppe Bini, per un’altezza di 4,16 metri. L’interno della statua conserva uno scheletro metallico, che degradatosi negli anni Sessanta del Novecento, è stato ricoverato nel museo e sostituito da un’ossatura in acciaio.

La nostra passeggiata è quasi finita quando raggiungiamo Piazza Santo Stefano ove visitiamo la chiesa omonima che nel febbraio 2015 è stata canonicamente trasformata nella Parrocchia dei Migranti. Attualmente vi si celebrano Sante Messe in Lingua filippina dedicate ai fedeli provenienti da quello stato, residenti in Milano come pure in spagnolo soprattutto per i cristiani originari dell’America latina.

Concludiamo il nostro giro con una delle perle nascoste di Milano: la Chiesa di San Bernardino alle Ossa, conosciuta per il suo ossario e le cui pareti sono per gran parte ricoperte da ossa a formare vere e proprie decorazioni.
Le origine del complesso di San Bernardino risalgono al 1127, quando venne edificato un ospedale destinato alla cura dei lebbrosi e un cimitero per accoglierne i corpi davanti alla basilica di Santo Stefano Maggiore nell’allora brolo dell’Arcivescovo, una vasta area di ortaglie e boschi all’epoca al di fuori delle mura. La capienza del cimitero si dimostrò ben presto inadeguata per le esigenze dell’annesso ospedale, per cui nel 1210 venne costruita una camera destinata ad accogliere le ossa provenienti dal cimitero, al fianco del quale nel 1269 sorse la una piccola chiesa, che fu dedicata a Maria Addolorata e ai Santi Ambrogio e Sebastiano: del primitivo edificio si sa che era a pianta quadrata e presentava due altari. La dedica della chiesa a San Bernardino da Siena avvenne solo nel XV secolo, quando l’edificio fu concesso in uso alla confraternita dei Disciplini e quindi dedicato al santo un tempo appartenente all’ordine.
Nell’ossario, una piccola stanza a pianta quadrata, le pareti sono quasi interamente ricoperte di teschi ed ossa che si trovavano nell’antico ossario, assieme a quelle che vennero riesumate nei cimiteri soppressi dopo la chiusura dell’ospedale locale, avvenuta nel 1652 per disposizione dell’amministrazione dell’Ospedale Maggiore, al quale era stato aggregato quasi due secoli prima.
Molti hanno avanzato l’ipotesi che tali ossa corrispondano ai numerosi martiri cristiani uccisi dagli eretici ariani al tempo di Sant’Ambrogio, ma la tesi non sembra reggere, in quanto esse risultano appartenere a pazienti morti dell’ospedale del Brolo (presente in loco), priori e confratelli che lo dirigevano, condannati alla decapitazione, carcerati morti nelle prigioni dopo il 1622 (cioè quando il loro cimitero risultò insufficiente), membri di famiglie aristocratiche che erano sepolti in sepolcri vicini, canonici della vicina basilica di Santo Stefano.

Questa lunga passeggiata per Milano, dal cuore moderno fino a quello storico, finisce con quasi 5 chilometri e 900 anni di storia percorsi. Un viaggio nel tempo e nella memoria di una città forse troppo volte sottovalutata o superficialmente etichettata, perchè Milano non è solo moda, Milano è molto di più…

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