Photo by ©Ryan Wallace

«Venerdì sera ci sarà il ballo d’inverno, non vedo l’ora!» Emma Geller-Green strappò dalla parete uno dei tanti volantini dell’evento che tappezzavano la Oliver M. Berry High School.
«Non capisco cosa ci sia di tanto speciale in questa festa. Molto probabilmente il deejay farà girare una playlist già fatta e con brani di dubbio valore culturale, qualcuno correggerà il punch e alcuni si ubriacheranno fino a vomitare l’anima. Non mi sembra la definizione corretta di “divertimento”.» ribatté Christine Booth, mentre si dirigeva con la sua migliore amica agli armadietti per scambiare il manuale di Storia Americana con quello della lezione successiva.
«Solo perché non è il tipo di intrattenimento che tua madre approverebbe, non significa che non sia un’esperienza da fare. Dai, andiamoci, potrebbe essere un bel ricordo delle superiori!» Christine non rispose. Se Emma sperava di convincerla giocando la carta “Ciò che non farebbe la dottoressa Temperance Brennan”, sbagliava di grosso.

Aveva già provato l’ebbrezza di un evento scolastico organizzato da Molly Ziegler e il suo comitato, quando era al primo anno, e non si era trovata a suo agio in quell’ambiente né in mezzo a così tante persone. Non aveva intenzione di ripetere l’esperienza ancora una volta.
«E poi il ballo sarebbe un’ottima occasione per chiedere a Finn di accompagnarti.» All’udire quel nome, le guance di Christine si imporporarono per l’imbarazzo.
«Em, cosa dici? Non lo inviterò mai!»
«Perché no? Da quando ti sei decisa ad avvicinarlo, non siete mai usciti veramente: passate il vostro tempo insieme al parco a discutere di libri. Era una cosa carina all’inizio, ma adesso c’è bisogno di movimentare la situazione e fare il passo successivo.»

«Non posso… E se rifiutasse? Non sopporterei l’umiliazione di chiacchiere e frecciatine da parte di tutta la scuola.» Christine ripensò ad alcuni giorni prima, quando Mileva Epps si era avventatamente dichiarata, con tanto di bacio, alla nuova studentessa straniera in caffetteria. Nei corridoi della Oliver M. Berry non si era parlato d’altro e non sempre erano commenti gentili.
«Non succederà, ma se dovesse capitare, ti coprirò io le spalle.» le promise Emma, esibendo uno sfolgorante sorriso per tranquillizzare la sua migliore amica.

Photo by ©Tan Kaninthanond & Finn Malone

Christine ripensò al discorso della sua migliore amica per tutto il giorno. Forse Emma aveva ragione: doveva invitare Finn al ballo, se voleva che la loro amicizia si trasformasse in qualcosa di più. Però chiederglielo la terrorizzava. Però se non lo avrebbe fatto, se ne sarebbe pentita per tutta la vita.
Inspirò ed espirò profondamente, preparandosi mentalmente alla sfida più difficile che avrebbe mai affrontato.
Affrettò il passo e, con decisione raggiunse, il ragazzo dei suoi desideri sotto il solito albero nel solito parco sulla strada di casa.
«Ciao, Finn.»
«Ehi.» ricambiò lui, senza alzare lo sguardo dal libro che stava leggendo.

«Devo chiederti una cosa.» iniziò lei, ma il coraggio per continuare non le arrivò. Finn si accorse della pausa, così si staccò dalla lettura e la guardò negli occhi, per dimostrarle che aveva tutta la sua attenzione.
«Avanti, dimmi.»
«Io…» Christine stava andando nel panico ed era inusuale per lei.
Aveva sempre avuto il controllo delle proprie emozioni, ma quel ragazzo la destabilizzava in tutti i sensi. Inspirò ed espirò ancora, cercando di calmarsi e di tirare fuori il coraggio. È come strapparsi un cerotto da soli. «Verresti al ballo d’inverno con me?» Fatto, bomba sganciata!
Finn sgranò gli occhi. Di tutte le domande che poteva aspettarsi, quella non era contemplata. È vero che lui e la Booth si erano avvicinati di recente, ma non riusciva ad immaginarsi in una relazione con lei.

Soprattutto non adesso.
«No, mi dispiace.» rispose lui, secco.
«Oh…» Maledizione, l’aveva ferita! Finn glielo leggeva negli occhi delusi e più umidi del normale. Di certo, fra poco Christine sarebbe scoppiata a piangere. «Va bene, ciao.» si congedò però lei, prima che potesse succedere.
Decisa come era arrivata, così Christine se ne andò. Non aspettò nemmeno che lui rispondesse al suo saluto: voleva allontanarsi il più possibile da Finn Malone, prima che le lacrime le colassero sulle guance.
Si abbandonò al pianto disperato soltanto quando chiuse il portone di casa dietro di sé.

Christine Booth & Photo by ©Marina Abrosimovad

Era il giorno della festa scolastica, ma per Finn Malone era un normale venerdì sera come gli altri: senza suo padre. Forse lo avrebbe visto domenica, ma tutto dipendeva dal suo lavoro. Quello era più importante, persino della sua famiglia ufficiale… Tutta quella situazione lo irritava da morire. Come poteva sua madre accettarlo?
Aveva bisogno di distrarsi: gli stava venendo la nausea a furia di pensarci. Andò allora in cucina e riscaldò al microonde un sacchetto di pop corn, da stuzzicare sul divano davanti ad un film.
Era sul punto di far partire una vecchia pellicola western, quando udì il rumore metallico di chiavi che giravano nella serratura dell’ingresso. Samantha Spade era rientrata all’ovile. Ecco che appendeva il cappotto all’attaccapanni e che si dirigeva in salotto, ticchettando con le decolleté sul parquet.
«Oh, Finn, sei qui!»
«Dove altro dovrei essere?»
«Pensavo fossi andato al ballo organizzato dalla tua scuola.» il ragazzo stava per chiederle come facesse a sapere della festa, poi ipotizzò che le fosse arrivata la comunicazione tramite il bollettino per i genitori.
«Non mi interessa.» spiegò lui, lapidario.

«Perché no? Dovresti provare ad andare ad una di queste attività, per socializzare e conoscere i tuoi compagni di scuola. Tra poco andrai al college e il ballo delle superiori sarà un bel ricordo…»
«Non me ne frega niente di quei bambocci che sono a scuola con me, non voglio averci niente a che fare!» Finn saltò su dal divano e la interruppe bruscamente. Non voleva sentirsi dire come doveva vivere la sua vita, soprattutto non da LEI, che aveva accettato una relazione clandestina con un uomo sposato.
«Finn, tesoro, che cosa ti prende? È la prima volta che ne parli… È forse successo qualcosa a scuola? I tuoi compagni ti bullizzano?» il ragazzo non rispose, tirò soltanto le labbra in una smorfia. Non ci credeva, lei non ci arrivava. «Tesoro, per favore, dimmi cosa stai passando… Io voglio aiutarti, vederti felice.»
«Felice? Sarei felice se mio padre avesse scelto me invece della famiglia di New York!» gridò Finn, liberando così tutta la rabbia che aveva covato fino a quel momento. Invece sua madre era sconvolta, lo dimostravano i suoi occhi sbarrati e la fronte aggrottata: non sospettava minimamente che suo figlio avesse scoperto la verità su Jack e c’era rimasta male. Vederla in quello stato lo irritò ancora di più.
«Finn, io…» iniziò a balbettare Sam, ma Finn non la voleva ascoltare.
«Non voglio sentire le tue scuse.» e il ragazzo si precipitò fuori dalla sala… E anche da casa!
Finn si rese conto di essere uscito, quando per poco non urtò il cancelletto che recintava la proprietà. Aveva agito d’impulso, accecato dalla rabbia.

Ora dove sarebbe andato? Prese l’angolo a destra e continuò a camminare, cercando di farsi venire qualche idea su cosa fare.
Camminò e camminò senza meta per il quartiere di Paloma Creek, finché non scorse una figura femminile baciata dalla luna a pochi vialetti di distanza. Aveva i capelli raccolti in un’elegante chignon e sotto il cappotto intravedeva un’ampia gonna di chiffon che le arrivava alle ginocchia. Sicuramente era un vestito da ballo scolastico e sembrava donarle alla pallida luce notturna.
Si avvicinò per capire chi fosse la misteriosa ragazza, infine la riconobbe: Christine Booth. Quindi sarebbe andata alla festa senza di lui, magari con un altro cavaliere… Immaginarla danzare fra le braccia di un altro gli fece salire dell’amaro in bocca. Era stato troppo impulsivo nel rifiutare il suo invito. Aveva rovinato una cosa bella che aveva e se ne stava rendendo conto soltanto adesso, dopo giorni in cui non si erano nemmeno salutati. Avrebbe potuto raggiungerla e chiederle scusa, ma che differenza avrebbe fatto? Lei aveva già trovato un rimpiazzo, evidentemente.
Sconfitto, è così che Finn si sentiva. La sua presenza lì non avrebbe fatto la differenza, perciò era meglio tornare sui suoi passi e cercare un posto in cui scaldarsi dall’altra parte del quartiere. Stava per farlo, ma fu fermato dal richiamo della ragazza. Diamine, lo aveva visto! Finse un sorriso e alzò una mano a mo’ di saluto.

Photo by ©Jacob Thorson

Christine stava aspettando Emma per andare al ballo insieme. C’erano voluti molte ore, molti pianti e molti discorsi di incoraggiamento per convincerla a partecipare ugualmente all’evento, alla faccia di Finn!
Non si sarebbe aspettata però di ritrovare il ragazzo che l’aveva ferita nei pressi di casa sua, soprattutto la sera della festa! All’inizio lo aveva ignorato, fingendo di non averlo notato, però lui aveva un’espressione stravolta, simile a quella di un cucciolo bastonato. Doveva essergli successo qualcosa, ipotizzò.
Non poteva lasciarlo in quello stato, dopotutto era un suo amico, così lo chiamò quando si accorse che stava per andarsene.
«Finn, come mai sei qui? Hai una faccia…»
«Sto facendo una passeggiata, tutto qui.» mentì lui. Christine alzò un sopracciglio, segnalando che non gli aveva creduto.
«Senza giacca? Va bene che siamo in Texas, ma di notte fa freddo per via della forte escursione termica, soprattutto d’inverno. Sii sincero con me, per favore.»

«È troppo personale.»
«Ma siamo amici, no? Gli amici non si supportano nel momento del bisogno?» Christine gli prese le mani, sperando che il contatto fisico lo rassicurasse più delle parole.
Finn voleva crederle, sul serio. Era l’unica persona della scuola con cui aveva allacciato un flebile rapporto e sembrava sinceramente preoccupata per lui. Doveva smetterla di allontanarla da sé, se non voleva perderla.
«Hai ragione, però tu stai per andare al ballo e non voglio trattenerti.» il ragazzo si aspettava un cenno di assenso da parte di lei, invece Christine sfoggiò un sorriso radioso.
«A questo c’è rimedio!» e da una delle tasche del cappotto tirò fuori il cellulare. Christine ci mise poco a digitare il numero di telefono di Emma e ad annunciarle che non avrebbe partecipato all’attività scolastica per un imprevisto, che le avrebbe spiegato poi l’indomani. «Fatto, ora sono solo per te! Entriamo però in casa, che sto gelando.» e lo condusse all’interno della dimora Booth, che quella sera era deserta.

Christine fece sistemare il suo ospite in soggiorno, mentre lei metteva sul fuoco una pentola di latte e del preparato per cioccolata calda. Con tutto il freddo che Finn doveva aver preso venendo da lei, pensò che una bevanda calda potesse essere un buon metodo per risollevargli il morale. In effetti, il ragazzo si mostrò contento quando ne ricevette una tazza.
«Allora, Finn, che cosa è successo?»
«Ho litigato con mia madre.» e le raccontò la sfuriata di poco prima, senza tralasciare la sua storia famigliare e di come aveva scoperto di suo padre. Fu facile buttare fuori tutto il dolore e la rabbia che covava da tanto: Christine era un’ottima ascoltatrice, poi sentiva che di lei poteva fidarsi. Era una ragazza unica: intelligente, spontanea e teneva genuinamente a lui, lo aveva dimostrato poco prima. Aveva sbagliato ad allontanarla e non voleva commettere più lo stesso errore.

❄️Story By Alessia Baraldi❄️

Christine ascoltava, senza fare domande. Lo lasciò sfogarsi: era evidente quanto lui avesse sofferto e che non aveva nessuno con cui confidarsi. Ed era incredibile che lui stesse affidando il suo segreto proprio a lei… e ne era felice.
«Capisco quanto tu sia deluso e frustrato, però credo che dovresti parlarne con tua madre. Dopotutto, è lei che ha scelto di portare avanti la relazione extraconiugale. Dovresti comprenderne i motivi, oltre che accusarla della vostra situazione famigliare.» suggerì lei ad esposizione finita.
«So che hai ragione, ma adesso non ne ho le forze.»
«Certo, è comprensibile.» Christine annuì. «Puoi restare qui ancora per un po’, almeno finché i miei genitori non tornano dal ristorante. Ci guardiamo un film, nel frattempo?» la ragazza aspettò una risposta, ma Finn non dava segnali che volesse farlo.

Lui stava lì, di fianco a lei sul divano, e la guardava in modo strano. Gli occhi del ragazzo brillavano, ma Christine non ne intuiva il motivo. Forse era solo la luce del lampadario che si rifletteva nelle sue iridi…
«Christine… Grazie.» inaspettatamente lui spostò il busto, avvicinandosi a lei, e colmò la distanza con la testa, sfiorandole le labbra con le sue. Christine non respirò all’inizio, troppo stupita dal gesto, ma poi si abbandonò a quel bacio. Finn le aveva finalmente aperto il cuore e lei non poteva che esserne felice.