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Mancavano dieci giorni al compleanno di Mileva e Huck ancora non sapeva cosa regalarle. Non aveva idee, zero, tabula rasa dalla sera di Halloween e dalla sua chiacchierata con Elizabeth Acero. Dallo strano bacio che si erano scambiati senza quasi accorgersene.
Non aveva ancora cos’era successo neppure a Mileva, anche se era la sua migliore amica e con lei parlava sempre di tutto. Solo che quello… quello era qualcosa per cui non riusciva ad aprirsi e gli dispiaceva. Avrebbe voluto dirglielo, tanto, tuttavia si sentiva sulle spine al pensiero di ciò che avrebbe potuto rispondergli. Se fosse stata felice, o se invece si fosse arrabbiata con lui. Perché poi?
Un altro punto a sfavore del raccontarle ciò che era successo erano le confidenze di Elizabeth. Si era aperta dopo le parole orribili di sua sorella Molly e rivelarne solo una parte a qualcun altro lo sentiva come un tradimento.

Perciò si era tenuto dentro tutto, come sempre.
Anche perché Mileva era impegnata a pensare ad altro.
«I trogloditi erano più intelligenti di certe persone» la sentì dire, lo sguardo puntato sulla sua bibita mentre aspettavano seduti a uno dei tavolini della Coffee House nel centro di Cedar Springs.
«Il rapporto tra conoscenze e abilità era effettivamente più alto rispetto a quello moderno» ironizzò Huck, la tensione dell’attesa che si tagliava con un dito.
Non erano contenti di essere lì, ma Molly li aveva incastrati per bene. Si erano ritrovati nel comitato per l’organizzazione del ballo d’inverno perché Mileva l’aveva vista come un’occasione per conoscere meglio Andrea, la cotta che diventava sempre più evidente, almeno per Huck, che la conosceva meglio di chiunque altro.

Quello che nessuno aveva previsto era che sarebbero finiti in gruppo anche con il rivale della sua amica: Christopher Parker, il troglodita che da settimane tampinava la ragazza per chiederle di uscire.
Non potevano essere più diversi l’uno dall’altro e adesso che a scuola era girata la voce di ciò che era successo tra una delle cheerleader e Georgina Ford, la dichiarazione finita come presa in giro da parte del gruppo di sua sorella, non sarebbe stato facile fare quel lavoro di gruppo insieme. Anche perché si trattava di scegliere un tema per il ballo, una gara tra loro quattro e Molly e le sue amiche. E lui e Mileva non erano ferratissimi nell’essere popolari.
Non che a loro importasse.

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«Di sicuro sono più intelligenti e maturi di tua sorella» continuò la sua amica, ignara della tensione. «Il massimo a cui è riuscita a pensare è stato per quanto tempo lei e le sue minions avrebbero potuto trasformare la Ford nello zimbello della scuola.»
«Non che poi lo abbia fatto… Alla fine che Quintanilla abbia preso a pugni Henry Bass è ancora al centro dell’attenzione dei nostri coetanei decerebrati. E non tutti sono come Mol…» suggerì Huck, determinato a risollevare il morale della ragazza, anche perché non sopportava di vederla arrabbiata. «Io non lo sono, né le amiche di Georgina.»
«Pochi ma buoni, eh?» domandò sarcastica, alzando la testa di scatto quando la campanella sopra l’ingresso tintinnò, sovrastando la musica di sottofondo.

Entrando nella sala ampia e luminosa della Coffee House, Andrea si chiese perché fosse finita insieme a quel ragazzo che non la lasciava mai stare e che la faceva agitare a ogni minimo sguardo. Era insistente fino all’esasperazione, per lei che aveva messo una pietra sopra all’altro sesso, e cercava di evitare al minimo le uscite. Era contenta di aver conosciuto Bree e Georgina, le prime due vere amiche della sua nuova vita in Texas, ma dopo i primi mesi nella nuova scuola sia sua madre sia padre Gabriel le avevano caldamente suggerito si allargare le proprie conoscenze.
Non ne era stata entusiasta, ma aveva ceduto per impedire loro di interferire con la sua vita ancor di più. “Sono qui per farli contenti”, si ripeté mentre attraversava il locale per arrivare a uno dei tavoli dietro i séparé tutti colorati. Christopher le stava accanto tutto esaltato dalla prospettiva di passare il pomeriggio con lei.

Fortuna che c’erano anche Ziegler e Mileva.
Non li conosceva molto; avevano parlato poco e l’ultima volta giusto per il tempo necessario a mettersi d’accordo su dove e quando incontrarsi, ma almeno aveva una distrazione dalle sensazioni che le risvegliava nel cuore il sorrisetto sicuro del Center dei Gringos.
Trovò i due amici già seduti a un tavolo e li salutò con un caloroso sorriso quando si unirono a loro.
«Ciao! È da tanto che aspettate?»
«Non molto.»
«Che si dice, gruppo?» esordì Christopher sedendosi a cavalcioni su una delle sedie libere. «Già trovato delle idee brillanti per il ballo d’inverno?»
«E fare il lavoro sporco per Molly? Subito, come no.»
Andrea apprezzò tantissimo il sarcasmo di Mileva. Era una ragazza schiva, da quanto aveva capito dai discorsi di Bree e Georgina, ma, se quelle erano le premesse, non vedeva l’ora di conoscerla meglio.

Huck Ziegler & Mileva Epps

Anche perché sembrava gravitare a chilometri di distanza dalla cerchia di Molly Ziegler, come anche il suo stesso fratello gemello.
«Non lo meriterebbe, in effetti. Non dopo quello che le cheerleader hanno cercato di fare alla mia amica.»
«E se invece fosse il modo di farla pagare a quel gruppo di oche?»
Andrea fu presa in contropiede da quella proposta. «Ma tu non fai parte del suo gruppo di amici?»
Chris scosse la testa. «Non ci stiamo molto simpatici. Ed è un’oca, senza offesa per lo Ziegler presente al momento.»
Il gemello della capo cheerleader si strinse nelle spalle.
«Quindi, come facciamo fare loro la figura delle sceme? Quale super tema proponiamo?»
Andrea sollevò gli occhi al soffitto. Christopher forse teneva al rendere giustizia alla sua amica, ma di certo la sua competitività era ciò che lo guidava al momento. Non che se ne lamentasse, se potevano finire in fretta quel lavoro di gruppo.

«Per ora, vado a prendere qualcosa da bere. Poi posso provare a pensarci. Voi?»
«Io sì, vengo con te» si offrì Huck prima di chiunque altro e insieme si incamminarono verso il bancone affollato.
«Fammi capire: una frase a effetto o due credi bastino a farla cadere ai tuoi piedi?»
Mileva non riuscì proprio a trattenersi, le parole secche e acide che le scivolarono dalle labbra per abbattersi sull’espressione compiaciuta di Parker. Lo trovava così irritante che strappava commenti caustici anche a lei che di solito se ne stava sulle sue con Huck.
Ma aveva visto come Andrea era rimasta colpita dal suo suggerimento sul trovare un buon tema per il ballo d’inverno e mettere all’angolo Molly e le sue minions. Si era sentita travolgere dalla gelosia e quel commento spiattellato senza riflettere ne era la prova.

«E tu che ne sai, Epps?» si informò Christopher sprezzante, convinto delle proprie mosse e incredulo che una come quella ragazzetta timida e davvero inacidita ne sapesse più di lui. «Perché non pensi a te, e al tuo ragazzo, e te ne stai fuori dagli affari miei?»
Mileva cadde dalle nuvole. «Il mio ragazzo? Ma di chi parli?»
«Ziegler, no?»
«Huck?» Rise sarcastica. «È il mio migliore amico, ma capisco che tu possa non concepire una situazione simile tra sessi opposti.»
«Senti, nerd della matematica, non mi importa cosa c’è tra te e il gemello di Molly.» La soppesò dalla testa ai piedi, irritato perché non lo conosceva per niente. «Ma non sono affari tuoi se ci provo con Andrea. Cos’è, ti piace?»

Photos by ©Veronika Jorjober & ©Nathan Dumlao (Coffee House)

Alla domanda Mileva si tese. Non andava a sbandierare a chiunque di essere bisex, ma che quel gargoyle la sezionasse da vicino le dava i nervi.
«Che ti frega?» replicò secca.
«Sai che non hai speranze, vero?» la canzonò l’altro divertito. «A chi potrebbe piacere una ragazza strana e acida come te?»

A Mileva non interessava l’opinione di quel bestione senza cervello, però le sue parole le fecero male lo stesso, proprio nell’istante esatto in cui dagli altoparlanti del locale partiva una nuova canzone. “Me Muero” di Carlos Rivera. La riconobbe subito, perché l’aveva sentita spesso e ogni volta si ritrovava a pensare ad Andrea.

Mi sento morire
per la voglia che ho
di rubarti un bacio
e perdere la ragione.

A chi poteva piacere? Be’ magari era il tipo di Andrea e, spronata dalla rabbia, dall’offesa e dalle parole tentatrici della canzone, Mileva puntò lo sguardo verso la ragazza che le piaceva e che stava tornando verso il loro tavolo. Ora o mai più. Ora o muoio.
Si staccò dal tavolo e raggiunse Andrea in un lampo.
«Ehi, stavo giusto…»
«Mi piaci, Andrea. Davvero tanto» confessò, prima di sporgersi e rubarle un bacio.

Huck non credeva ai propri occhi.
Già era stato un colpo sentire Mileva che lo relegava nella categoria di “migliore amico” con una risata, ma vederla prendere in mano la situazione in quel modo era strano. Non da Epps, eppure capiva che, quando c’era di mezzo il cuore, niente andava per il verso giusto.
Il suo cuore però ci mise un secondo a incrinarsi quando vide il viso della ragazza italiana farsi paonazzo e mormorare qualcosa che non riuscì a sentire. Erano troppo lontane e lui troppo sconvolto per capirci qualcosa. Come era sconvolto Parker, che osservava le ragazze a occhi sgranati.
Poi all’improvviso la sua migliore amica scosse la testa e partì in quarta verso la porta, abbandonando la Coffee House come se fosse in fiamme. Huck e lo sport erano due rette parallele, eppure fu velocissimo a seguirla e a uscire per la strada mezza deserta di quei primi di dicembre.

Photo by ©Alejandra Quiroz

Ovunque erano spuntate le prime decorazione natalizie ma lui aveva occhi solo per la schiena tremolante della sua amica, persa in mezzo alle auto parcheggiate come se non avesse idea di dove andare.
«Mileva!» Non servì alzare la voce per richiamarla e in un attimo si ritrovò a fissare i suoi occhi pieni di lacrime. «Stai bene?»
«Certo, Huck, sto benissimo.» Si pentì subito di averlo attaccato. Non era lui che aveva appena fatto una follia per dimostrare a Christopher Parker l’impossibile ed era subito stato rifiutato nel modo più carino possibile. «Scusa… Non… Non dovevo. Mi dispiace.»
«O-ok, è tutto ok» esitò, ancora scosso perché non sapeva se stesse davvero bene. «Cos’è successo? Cioè, ho visto cos’è successo ma…»
Mileva scosse le spalle. «Sono stata un’idiota, ecco cos’è successo! Un’idiota che ha dato ascolto a un troglodita. Huck…» esitò, l’anima sarcastica più brillante che conosceva messa a soqquadro da un dubbio tremendo. «Se non piacessi a nessuno?»

Qualcuno forse era uscito dalla caffetteria, perché alle orecchie di Huck arrivò di nuovo uno strascico della canzone che era partita mentre Mileva si lanciava nel vuoto come mai avrebbe pensato e quei nuovi versi sembrano scavargli dentro. Dopo tutti i silenzi in cui si era rifugiato, venne travolto da qualche strofa che quasi non si sentiva.

Se dovessi morire
fa che sia per amore.
E che sia d’amore per te.

Forse era arrivato il momento di buttarsi, lui che aveva sempre guardato quella ragazza come se fosse la più bella del mondo. Coprì l’ultimo passo che li separava e, imbarazzo o no, posò le labbra sulle sue senza darle il tempo di chiedere cosa stesse facendo.
Fu un bacio delicato, appena uno sfiorarsi di labbra perché non voleva farla scappare, e in un secondo si tirò di nuovo indietro, gli occhi persi in quelli spalancati di Mileva.
«Huck… cosa…»

«A me piaci, Mileva Epps» confessò senza esitare neppure una volta, anche se moriva per l’imbarazzo e la paura. «Mi sei sempre piaciuta, perché sei intelligente, sei sarcastica e passerei giornate intere ad ascoltare le tue battute. Sei la mia migliore amica e non è vero che sei strana, o acida. Sei perfetta così così come sei, perché sei te stessa e adoro chi sei.»
Mileva non sapeva cosa dire. Lei e Huck si conoscevano meglio di chiunque altro e quella confessione era una vera e propria sorpresa. Era sempre stato solo il suo migliore amico, non lo aveva mai guardato in nessun altro modo, ma adesso la loro equazione perfetta era stata scombinata e lei non sapeva come riportarla nei binari giusti. Quelli che conosceva da tutta la vita.
Era sotto shock. Non aveva previsto niente di tutto ciò e non sapeva come riavvolgere la situazione così che tornasse tutto come prima.

💋Story By Federica Caglioni💋

«O-ok… Ho sganciato una bomba senza precedenti… Senti, sappi che sei sempre la mia migliore amica, come io spero di essere il tuo, e che se non provassi lo stesso… Insomma, lo sai… Se non la vedessimo allo stesso modo…» Si stava arrampicando sugli specchi senza più sapere da che parte andare a parare per fare le cose per bene. «Quello che voglio dire è che… Io ci sono, per qualunque cosa, per sempre. Ok?»
Lei annuì, ancora frastornata da come la sua vita era cambiata per ben due volte nel giro di una decina di minuti. Non sapeva come avrebbe affrontato le parole di quel troglodita, il rifiuto di Andrea e la confessione di Huck – soprattutto la confessione– tuttavia non poteva lasciar andare tutto allo sfacelo.
Ormai era troppo tardi per tirarsi indietro ed era ora di affrontare tutto senza paura. Lo avrebbe fatto. Un passo alla volta.