Photo by ©Jonathan Borba

Era un pomeriggio di metà novembre a Cedar Springs nel Texas. In un’aula vuota al secondo piano della Oliver M. Berry High School, due ragazze erano sedute alla cattedra, davanti a una tazza di caffè e a dei quaderni.
«Siamo noi gli artefici del nostro destino. Non dobbiamo rassegnarci a subire», borbottò all’improvviso Georgina Ford, dopo essersi alzata e avvicinata alla finestra, lasciando vagare lo sguardo sul campo da football, dove le cheerleader, con la loro divisa verde e gialla stavano provando delle coreografie.
«Pianeta Terra chiama Georgina. Non so cosa tu stia pensando di fare, ma voglio metterti in guardia da Molly e dalle sue seguaci. Portano solo guai. Lo sai bene. Le conosci anche tu», Bree Witter sbuffò, avvicinandosi alla sua migliore amica. Il suo sguardo si soffermò al di là del vetro, sulle foglie gialle che svolazzavano nell’aria per poi posarsi a terra.

Pensò che sarebbe stato tutto più facile se Georgina si fosse concentrata su quel meraviglioso paesaggio autunnale, invece che su quelle ragazze, che erano solo una fonte inesauribile di guai. Infatti la loro attenzione avrebbe dovuto focalizzarsi su ciò che le aveva costrette a trascorrere il lunedì pomeriggio in quell’aula vuota.
Il Ringraziamento era alle porte e il padre di Bree, Pacey Witter, agente di borsa e proprietario del ristorante “The Icehouse”, aveva organizzato una giornata per i più bisognosi, che si sarebbe celebrata proprio durante il Thanksgiving nel locale di famiglia. Aveva coinvolto anche la preside del liceo, che aveva chiesto al Comitato Organizzativo di cui Bree era un membro di una certa rilevanza, di dare vita a una raccolta di abiti e oggetti usati e di coinvolgere gli studenti interessanti, che avrebbero potuto presenziare all’evento, servendo l’ottimo cibo, preparato dallo stesso Witter, a tutte quelle persone che non potevano permettersi tre pasti caldi al giorno.

Georgina Ford & Bree Witter

La riunione era appena terminata e Bree avrebbe voluto discutere con Georgina di alcuni dettagli, ma aveva dovuto fare i conti con il cuore dell’amica che a quanto pare era stato messo alla prova dall’allenamento delle cheerleaders.
«Non sono una codarda, io» Il tono aggressivo usato da Georgina, che sembrava leggerle la mente, spaventò la Witter. Perché non capiva che lei desiderava solo proteggerla?
«Sono preoccupata per te. Conosco quelle streghe delle amiche di Molly. Molte di loro sono omofobe. Ti farebbero a pezzi e forse la prima a calpestare i tuoi sentimenti potrebbe essere proprio la tua amata. A proposito lei chi è? Posso conoscere la sua identità?»
«Non sono un’idiota e non è compito tuo proteggermi»

«Vuoi forse finire immischiata in qualche rissa con le cheerleader e rischiare di perdere l’anno? Sai bene come funzionano le cose qui. Non so chi sia la fortunata. Colei che ti ha rubato il cuore. Una cosa, però, la so. Rischi di metterti nei guai», Bree stava insistendo, aveva afferrato le spalle della compagna per costringere i suoi occhi blu a non sfuggire al proprio sguardo. Perché Georgina era così testarda?
Non aveva fatto, però, i conti con la Ford, che con una forza inaspettata si staccò dalla sua amica, si avvicinò alla cattedra e raccolse le sue cose, in preda a un’ira che in tanti anni non aveva mai riversato contro Bree.
Giunta davanti alla porta, prima di uscire nel corridoio ormai deserto, Georgina si voltò verso la Witter.
«Parli così solo per colpa di Henry. Perché con lui è finita. Sei gelosa, Bree»
Poi sparì, mentre il cuore della sua migliore amica si frantumava.

Photo by ©Priscilla Du Preez

Due giorni. Erano passati due giorni da quando lei e Georgina avevano litigato. Dopo aver chiuso con forza la porta di quell’aula la Ford aveva evitato la sua migliore amica, che ora rimuginava sull’accaduto. Per parlare con Georgina sarebbe bastato attraversare la strada e bussare a una porta. Erano vicine di casa, abitavano entrambe nell’esclusivo quartiere di Rockport. Non riusciva a trovare, però, il coraggio per affrontarla. La verità era che la sua migliore amica le mancava, terribilmente.
Le mancava occupare lo stesso tavolo in mensa. Le mancava prendere in giro insieme a Georgina il cibo terribile che la signorina Bonn, la cuoca della Oliver M. Berry, propinava agli ignari studenti.
Le mancava dividere con la sua migliore amica il pranzo che Samuel, lo chef del “The Icehouse”, preparava per lei. A volte si aggregavano anche Andrea Antinori e Colin Jane. I suoi amici.

Ora le restava solo la giovane italiana che si era trasferita da loro a settembre. Andrea non faceva domande, ma Bree aveva capito che stava morendo dalla curiosità di scoprire che cosa fosse accaduto all’indistruttibile duo Witter – Ford. Parlarne con l’amica, però, avrebbe significato tradire Georgina e lei non poteva farlo.
Proprio quando la ragazza stava per afferrare il cellulare per mandare un messaggio a quella testarda, Pacey Witter entrò nella stanza.
Era ancora un uomo affascinante. Tra la chioma nera e corta di tanto in tanto si notava qualche capello bianco, ma gli occhi erano vivi e birichini come quando aveva diciassette anni ed era riuscito a conquistare il cuore della seria e diligente Joey Potter, sua madre.
Era stata colpa dei genitori se aveva sempre creduto nel principe azzurro e nel matrimonio perfetto. Forse se fosse stata più cinica, il loro vicino, Henry Bass non sarebbe riuscito a prendersi gioco di lei.

Photos by ©Erica Marsland (Casa Witter)

Ed era anche colpa del famoso regista Dawson Leery, il migliore amico dei suoi genitori, l’ex fidanzato di sua madre e il padrino della stessa Bree. Era stato proprio lui a creare una serie tv ispirata alla storia di Pacey, di Joey e dei loro amici, facendole nutrire delle alte aspettative sull’amore. Avrebbe dovuto denunciarlo, lui e le sue battute a effetto tipo “Non è la vita il contrario della morte. Il contrario della morte è la nascita”.
Come lo zio Dawson anche Bree amava scrivere. Magari un giorno sarebbe diventata famosa grazie a un romanzo sulla sua disavventura con quel pallone gonfiato di Bass.
Suo padre la fece tornare alla realtà: «Ho prestato alla mamma la tua macchina, Scricciolo. Doveva correre a lavoro per un’emergenza. Anche io sto uscendo. Ho un appuntamento fuori città con un fornitore» annunciò.
Non diede il tempo alla ragazza di ribattere. «Ho parlato con Patrick. Passerà a prenderti Colin. Anche lui è di turno al “The Icehouse”»
«Va bene, papino. Non preoccuparti per me», Bree cercò di non fare notare al padre la malinconia che albergava in lei da un po’. Dopo averle dato un bacio in fronte, Pacey Witter si alzò, lasciando la figlia sola.

Georgina Ford entrò nella sua stanza, abbandonò la borsa sulla poltrona e poi si gettò sul letto, seppellendo il volto nel cuscino.
Avrebbe dovuto dare ascolto a Bree e si sarebbe risparmiata quel dolore e la relativa umiliazione.
“Mi piaci”, aveva rivelato quel pomeriggio alla ragazza di cui si era innamorata, mentre il cuore le batteva forte. La cheerleader allora era scoppiata in una fragorosa risata e le aveva ripetuto quelle parole offensive che ora si ripetevano in loop nella sua mente.
Come sarebbe riuscita a dimenticarla?

Photos by ©Libby Penner (The Icehouse)

“Sveglia, Principessa! Tutto il mio impegno per portarti a letto si è rivelato una fatica sprecata. Io sono Henry Bass e mi basta schioccare le dita per trovarne una migliore di te con cui divertirmi tra le lenzuola”
Le parole di quel seduttore da quattro soldi rimbombavano nella testa di Colin Jane, mentre stava colpendo con forza il sacco da boxe che da qualche settimana faceva parte dell’arredamento della sua stanza da letto.
Doveva diventare più forte. Doveva proteggere Bree e non fare più la figura del debole quando quel damerino di Bass offendeva la ragazza che gli faceva battere il cuore. Voleva difendere Bree usando i pugni come aveva fatto qualche giorno prima anche Felipe. Era così impegnato a colpire e a schivare il sacco da non rendersi conto che Patrick, suo padre, il famoso Mentalista che collaborava con le autorità, era entrato nella stanza.

«Figliolo, potresti donarmi un po’ di attenzione. I tuoi pensieri ultimamente affollano la mia mente. È così difficile gestite voi adolescenti», urlò l’uomo afferrando il sacco.
Colin invitò il padre a sedersi con lui sul letto e con un cenno del capo lo esortò a parlare.
«Mi ha telefonato Pacey Witter. Joey ha preso in prestito l’auto di Bree e toccherà a te darle un passaggio fino al locale». Davanti al silenzio imbarazzato del figlio, Patrick prosegui: «Colin, riesco a leggerti dentro. Però al contrario di me, Bree non può nemmeno lontanamente immaginare quello che provi. Se prima di farti avanti con lei, il tuo desiderio è quello di trasformarti in Rocky Balboa, forse l’attesa potrebbe rivelarsi eterna. Non tutti i ragazzi che incontrerà saranno degli idioti come quel Bass. Potrebbero portartela via prima che tu riesca a potenziare la muscolatura»
Quando l’uomo uscì dalla stanza, Colin non torno al suo sacco, ma si sdraiò sul letto. Suo padre aveva ragione. Avrebbe chiarito ogni cosa con Bree.

Photo by ©Mink Mingle (Cameretta Georgina Ford)

Colin stava per arrivare e poi avrebbero raggiunto insieme il locale dei Witter…
Il pensiero di Colin era per Bree una coltellata. Erano sempre stati molto amici sin dalle scuole elementari, tanto tempo prima che Georgina si trasferisse a Cedar Springs. All’inizio c’erano stati solo loro due. Avevano trascorso le loro estati a giocare nella piscina dei Witter. L’anno precedente avevano persino deciso di lavorare insieme come camerieri al “The Icehouse”. Erano stati inseparabili fino a quel drammatico giorno in cui Henry Bass aveva mostrato a Bree il suo vero volto.
L’ex fidanzato le aveva rivolto la parola per la prima volta allo Yacht Club, dove Joey lavorava come responsabile Pr. Durante una festa, la giovane era riuscita a conquistare le attenzioni del dandy della Upper East Side e si era sentita come la principessa di una delle serie televisive dirette dallo zio Dawson.

Avrebbe fatto di tutto per Henry, anche donargli la sua verginità. Bree ringraziò il cielo per non aver commesso un simile errore. Quel dannato giorno in cui tutto era precipitato come un castello di carte, Henry era arrivato al “The Icehouse” nel tardo pomeriggio, come faceva spesso da quando aveva puntato Bree, per mangiare un hamburger e per lusingare la fidanzatina con dei complimenti degni di un dongiovanni che sapeva come conquistare delle ragazze di provincia.
Quel giorno, però, mentre Bree era in cucina per spiegare allo chef i desideri di una cliente, le urla provenienti dalla sala l’avevano colpita. Si era precipitata fuori, seguita da Samuel. Non c’era più nessuna traccia di eleganza in Henry mentre prendeva a pugni Colin.

Colin Jane & Henry Bass

«Idiota, hai idea di quanto costi questa camicia? Per risarcirmi quel fenomeno da baraccone di tuo padre dovrebbe lavorare un anno intero. Pezzente» mentre ascoltava Bass pronunciare quelle parole, Bree impallidì. Il suo amico d’infanzia aveva per errore versato della salsa sulla camicia di quel damerino, ma la violenza e l’arroganza di Henry non potevano essere giustificate in alcun modo.
Dopo aver controllato lo stato dell’occhio di Colin, che sarebbe sicuramente diventato nero, Bree si era avvicinata a Henry, che era stato immobilizzato da Samuel.
«I soldi non determinano il valore di una persona e tu ne sei l’esempio. Vergognati» la Witter si accorse di aver iniziato a urlare.
Il tono di voce di Bass invece era di nuovo calmo e carico di disprezzo.
«Non accetto di essere offeso da una come te. Sveglia, Principessa! Tutto il mio impegno per portarti a letto si è rivelato una fatica sprecata. Io sono Henry Bass e mi basta schioccare le dita per trovarne una migliore di te con cui divertirmi tra le lenzuola»

ʟᴀsᴄɪᴀᴍɪ ʀᴜʙᴀʀᴛɪ ᴜɴ ʙᴀᴄɪᴏ ᴄʜᴇ ᴍɪ ᴀʀʀɪᴠɪ ғɪɴᴏ ᴀʟʟ’ᴀɴɪᴍᴀ, ᴄᴏᴍᴇ ᴜɴ ʟᴇɴᴛᴏ ᴅɪ ǫᴜᴇʟʟɪ ᴠᴇᴄᴄʜɪ ᴄʜᴇ ᴄɪ ᴘɪᴀᴄᴇᴠᴀɴᴏ. ʟᴏ sᴏ ᴄʜᴇ sᴇɴᴛɪ ʟᴇ ғᴀʀғᴀʟʟᴇ ɴᴇʟʟᴏ sᴛᴏᴍᴀᴄᴏ, ʟᴇ sᴇɴᴛᴏ ᴀɴᴄʜᴇ ɪᴏ. ʟᴀsᴄɪᴀᴍɪ ʀᴜʙᴀʀᴛɪ ᴜɴ ʙᴀᴄɪᴏ ᴄʜᴇ ᴛɪ ғᴀᴄᴄɪᴀ ɪɴɴᴀᴍᴏʀᴀʀᴇ ᴇ ɴᴏɴ ᴀɴᴅᴀʀᴇ ᴘɪᴜ̀ ᴠɪᴀ.
Colin pensò che il testo di “Robarte un beso” fosse perfetto per esprimere i sentimenti che quella sera rischiavano di scoppiare nel suo petto. Il pensiero di come avrebbe fatto a trovare le parole lo avevano tormentato quando si era recato a casa dei Witter per dare quel famoso passaggio a Bree e non lo aveva abbandonato per il resto della serata, quando aveva sbagliato un’ordinazione dopo l’altra, sotto lo sguardo triste e preoccupato dell’amica.
Colin Jane era un ragazzo timido e riservato. Non era capace di dichiarare il suo amore senza balbettare o arrossire. La soluzione al suo problema era arrivata mentre serviva una fetta di sacher a una cliente abituale.

Photo by ©Estee Janssens

Aveva deciso che si sarebbe affidato alla musica. Ora che il “The Icehouse” era chiuso e che erano rimasti solo lui e Bree a sistemare i tavoli, poteva tentare il tutto per tutto. Per questo motivo aveva selezionato proprio quella canzone.
Aveva afferrato la mano di Bree e l’aveva trascinata al centro della sala, stringendola a sé. La giovane non lo respinse, anzi…
Lei si accoccolò tra le sue braccia, appoggiando l’orecchio sul petto di Colin, proprio all’altezza del cuore.
«Come batte forte!», sussurrò la Witter.
«Mi piaci, Bree. Credo di essermi innamorato di te»
La ragazza alzò la testa e per un attimo i loro sguardi si catturarono a vicenda come attratti da una calamita.
Le labbra seguirono l’esempio degli occhi e si unirono in un bacio che divenne sempre più appassionato.

Era sera e mancava poco all’inizio della parata che si svolgeva ogni anno a Cedar Springs in occasione del Giorno del Ringraziamento. Georgina scorse Bree Witter mentre si sistemava il vestito da dama del ‘700 che le avevano assegnato gli organizzatori. Presto sarebbe salita sul carro. La Ford non aveva più rivolto la parola alla sua migliore amica dal giorno del loro litigio. Avrebbe voluto starle vicino e domandarle della relazione con Colin, che ormai faceva coppia fissa con Bree da qualche giorno. Desiderava chiederle scusa per le parole crudeli che le aveva rivolto. L’aveva osservata tutto il giorno, mentre servivano i pasti ai più bisognosi al “The Icehouse”. Non si era, però, avvicinata.
Il suo stupido orgoglio glielo aveva impedito, ma aveva deciso di rimediare.
Ora o mai più.
Georgina raggiunse Bree, facendola sobbalzare.
«Riescono sempre a incastrarti e a convincerti a salire su uno di quei dannati carri», affermò tesa. Come avrebbe reagito la sua migliore amica? Le avrebbe chiesto di lasciarla sola?

🍁Story By Silvia Bucchi🍁

«Se non altro quest’anno non mi hanno costretto a vestirmi da aragosta» Bree sorrise.
Quanto le erano mancati i sorrisi della sua migliore amica.
«Mi dispiace. Avevi ragione su tutta la linea. Non penso davvero tutte le cattiverie che ti ho riversato addosso», sussurrò Georgina.
«Volevo solo proteggerti. Conosco bene quante sofferenze hanno patito lo zio Doug e il suo compagno Jack. I bigotti e gli omofobi hanno reso un inferno prima la loro vita e poi anche quella di mia cugina Amy. Non permetterò a nessuno di fare del male alla mia migliore amica» Bree era di nuovo al suo fianco dove sarebbe rimasta per sempre.
Georgina la strinse in un forte abbraccio e poi le sussurrò in un orecchio: «Ora ti lascio salire su quel dannato carro. Poi, però, ti rapirò e sarai costretta a raccontarmi tutti i dettagli della tua appassionata storia d’amore con Colin»
Osservò Bree allontanarsi per prendere posizione. La parata stava per iniziare.
La loro amicizia era preziosa e lei non avrebbe più fatto nulla per metterla in pericolo.