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Luz Maria era fin troppo mattiniera e anche quando doveva andare a scuola, si svegliava e si preparava sempre con largo anticipo. Una volta pronta, adorava attendere Leonardo all’esterno, lui passava a prenderla per poter raggiungere assieme l’istituto. Per lei, in effetti, rappresentava un salvataggio in piena regola, che la strappava dall’incubo di vivere nella stessa casa con suo padre. Luz era diventata insofferente e il loro rapporto si stava incrinando sempre di più. Non tollerava il suo modo di fare possessivo e autoritario e l’affetto di padre era un fantasma che non si faceva vivo neppure durante el Día de los Muertos. Proprio per questo, molte volte fuggiva per trovare asilo nella casa della sorella maggiore Rutila, madre del suo “salvatore” Leo. La fuga le dava un po’ di sollievo ma non riusciva ad alleviare del tutto il senso di oppressione che sentiva premere sul petto.

Se chiudeva gli occhi riviveva le urla, le discussioni, vane e insensate. Quanto avrebbe potuto resistere in quelle condizioni? Non lo sapeva, ma temeva per il peggio, ogni giorno che passava.
Anche quella mattina, si era rifugiata nel suo angolino preferito del parco che circondava l’immenso ranch paterno. Un portico di legno bianco a forma di semi luna, decorato con piante rampicanti e fiori. Non era facile mantenere rigoglioso il verde del giardino, con la stagione invernale alle porte, ma l’aria era ancora piacevole, sebbene più frizzante e lei adorava sostare di fronte a quel magnifico spettacolo.
Afferrò il suo cellulare e scorse i messaggi con estrema curiosità. Negli ultimi giorni, una bizzarra novità era giunta a scuotere l’apatico scorrere della sua vita. Non aveva avuto il coraggio di parlarne a nessuno, neppure con Elizabeth.

Sapeva bene che era qualcosa di assurdo, soprattutto perché si trattava di lei, ma non voleva svegliarsi da quel labile sogno che stava vivendo. Preferiva crogiolarsi ancora un po’, per godersi una normalità che pareva un miraggio, benché molto vivido.
Aveva un sorriso accennato sul volto ed era immersa nei suoi pensieri sognanti, quando Leo arrivò di soppiatto e la fece saltare con due subdole dita sui fianchi.
«Perché hai quel sorriso ebete sulla faccia, LuzMa?» chiese, con molto poco tatto e senza un briciolo di pentimento per il gesto appena fatto.
Luz Maria iniziò a fare dei respiri profondi, per recuperare il fiato e per controllarsi, in modo da non saltare addosso al “nipote” e fargli passare un tremendo quarto d’ora.
«Ti giuro che se lo fai di nuovo, ti ritroverai senza denti! Sappilo, sei stato avvisato» disse con una mano ancora sul petto e l’altro dito puntato, minaccioso, verso di lui.

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Tecnicamente Leonardo era suo nipote, poiché figlio della sorella, ma per il rapporto che i due avevano, si potevano benissimo considerare dei fratelli. D’altro canto, Luz era più grande soltanto di un anno.
«Va bene, zietta! Prometto di non farlo più» e le regalò una linguaccia impertinente, sintomo che non avrebbe affatto mantenuto la sua promessa.
Luz Maria non aveva alcuna intenzione di rispondere alla domanda di Leo e pregò che quel tenero siparietto avesse fatto dimenticare al ragazzo quanto aveva notato al suo arrivo. E le sue preghiere furono accolte.
«Ascolta un po’, ho appena ricevuto notizie da Nicky, la produzione sarà incrementata nel momento in cui arriverà la nuova fornitura di carta e inchiostro. Dovremo riunirci con gli altri e fare il punto della situazione. Per quanto ci costa, dovremo rivedere i prezzi “al dettaglio” per i nostri clienti. Non possiamo rischiare di rimetterci pure!»

Il suo discorso non faceva una piega e Luz acconsentì alla riunione. Almeno avrebbe avuto un motivo in più per non rincasare presto quella sera. Poi, notò Leo che leggeva un messaggio appena giunto sul suo smartphone ultima generazione, e il suo voltò che si incupiva.
«Cosa c’è? Qualcosa non va?» gli chiese preoccupata.
«No, no… tutto ok. È Elizabeth, mi ha detto che lei e Felipe ci aspettano prima di entrare a scuola, hanno proposto di fare colazione assieme» disse con sguardo pensieroso.
«E cosa ti prende? Per caso non ci vuoi andare? Hai qualche problema con Liz? È dalla festa di Halloween che ti vedo un po’ strano, cupo» andò dritta al punto. Era in ansia per lui, ma era stata “distratta” da mille incombenze e non aveva mai trovato l’occasione per parlargli.

«Sto bene. È che mi stanno succedendo delle cose strane, che non mi aspettavo. Ma tranquilla, le saprò gestire. Sai che sono un ragazzo dalle mille risorse, io!» e un sorriso sghembo apparve di nuovo sul suo viso. «Tu, piuttosto, che fine hai fatto quella sera? A un tratto sei sparita. Non sai quanto Felipe ti abbia cercata, sembrava un pazzo!» concluse divertito. «Ovvio che poi ha fatto pure finta di nulla, quel deficiente.»
Luz Maria percepì il petto e le gote avvampare per l’imbarazzo. Si sentì come un topo in trappola, certa che di lì a breve, Leo avrebbe scoperto il suo segreto. Poi, ripensò a Felipe, non credeva che la sua assenza nel gruppo, alla festa, avrebbe fatto così tanto la differenza, per lui… provava una strana sensazione, che non seppe interpretare.
«Ma che dici! Non essere esagerato, dai! Devi fare sempre il melodrammatico» tentò di sviare il discorso per non rispondere, di nuovo, e ci riuscì. Con Leo era semplice.

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La sua mente era come un vulcano e non riusciva a star dietro a tutti i pensieri esplosivi e irruenti che produceva.
«Perché, vorresti dire che tra di voi non c’è del tenero?» proseguì imperterrito sulla scia delle assurdità. Quando pensava a Felipe un piacevole calore le si annidava nel petto, ma credeva si trattasse di affetto, di semplice e puro affetto. Cos’altro avrebbe potuto essere.
«Adesso è meglio che andiamo, perché se ti abbandono a te stesso, rischi che cominci anche a farneticare. Sai benissimo che tra me e Felipe non c’è nulla. Siamo molto vicini, ci aiutiamo a vicenda, siamo naufraghi sulla stessa isola, come con te ed Elizabeth. È questa la nostra forza!» pronunciava quelle parole per convincere Leo, ma anche per convincere se stessa e sgusciare fuori dal labirinto di incertezze che stava prendendo il sopravvento.

«Ok, ok, per questa volta ti lascio andare, ma io rimango della mia idea. C’è qualcosa che non mi quadra» e le strizzò un occhio, complice.
Si allontanarono dal piccolo cantuccio, che sembrava sospeso nello spazio e nel tempo e si avviarono per iniziare una nuova giornata.

I quattro amici erano seduti a un tavolino del Café vicino alla scuola. Molto spesso si ritrovavano lì a conversare, confrontarsi, discutere. In quell’occasione, però, regnava una strana atmosfera. C’era un leggero strato di imbarazzo e un velo fosco di cose non dette. Ognuno di loro aveva i propri segreti, che non era pronto a rivelare.
Elizabeth, Leo, Felipe, Luz ripensavano agli strani eventi occorsi più di una settimana prima alla festa di Halloween e tra una chiacchiera e l’altra, un caffè, un cappuccino e un croissant, era scattato un gioco di sguardi pericoloso, che non si sapeva dove avrebbe portato.

Felipe Quintanilla & Luz Maria Casillas

Leo guardava di sottecchi Liz, Felipe faceva lo stesso con LuzMa…
Quest’ultima fu la prima a rompere il ghiaccio e far tornare tutti i ragazzi con i piedi per terra.
«Basta! Non ce la faccio più a vivere in quel ranch. Devo trovare una soluzione per andarmene…» disse esasperata. Leonardo la guardò preoccupato. Sapeva quanto Aurelio poteva essere insopportabile. Era perfettamente in grado di estinguere ogni alito di libertà e speranza, come un buco nero che attraeva la luce e la inglobava. Non faticava a credere alle parole della ragazza.
«Sai che la nostra porta è sempre aperta LuzMa… se ti senti soffocare, non esitare a venire da noi. E non solo per pochi giorni…» specificò infine.
«Non capisco perché tuo padre non ti consenta di trasferirti da tua sorella. Alla fine, non stai andando in Europa.» Era Felipe ad aver parlato. Era una sofferenza quasi fisica per lui, percepire il dolore e l’esasperazione dell’amica.

Doveva sopportare una dannata guerra ogni giorno. Pensò che per quanto la sua famiglia fosse anticonvenzionale, in fin dei conti, in casa erano sereni… avrebbe voluto che lo fosse anche lei. La osservò con i suoi occhi di ghiaccio, espresse tutto il suo disappunto, stringendo forte la mascella squadrata.
Luz Maria sentì uno strano movimento all’altezza dello stomaco, come uno sfarfallio, e ripensò alle parole di Leo di quella mattina.
Scosse il capo, non poteva essere! “Lui prova solo un senso di protezione per me. Nient’altro” tentò di convincersi.
Il suo gesto del capo venne ricondotto al discorso che stavano tenendo un istante prima.
«Purtroppo, sai bene che mio padre è un maniaco del controllo e un vendicativo. Uscirebbe di testa se sapesse che vado a vivere in maniera fissa con la sua figlia degenere, che lo ha sempre osteggiato e infine tradito.
Questa è la sua visione. È già tanto se mi permette di andarla a trovare di tanto in tanto. E questo è uno dei motivi delle nostre liti costanti. Cosa ci posso fare?»

Sapeva di aver fatto una domanda retorica. Nessuno dei suoi amici avrebbe risposto dando una soluzione. Tutti loro era consapevoli che mettersi contro Aurelio Casillas era un suicidio.
Felipe sbuffò sonoramente e poi Elizabeth introdusse un altro argomento, più leggero e allegro. Luz Maria gliene fu immensamente grata.
Le sorrise e questa le fece un occhiolino complice.
Era fortunata ad avere un’amica come Liz al suo fianco. Erano tutti preziosi, ognuno a suo modo, e lei ringraziava Dio ogni giorno, per non dover affrontare da sola l’orda barbarica rappresentata dalle loro strambe famiglie e dai loro loschi affari.

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Era un miracolo che fossero arrivati fin lì sani e salvi – di mente e di fisico – nonostante il loro passato, nonostante il fiume di sangue in cui avevano sguazzato fin da bambini e Luz Maria sapeva che il gruppo di cui faceva parte era qualcosa di insostituibile, a cui non avrebbe mai potuto rinunciare…
Ma cosa sarebbe accaduto se un nuovo elemento fosse stato inserito in quell’equazione perfetta?
Luz si fermò a riflettere e si sentì dannatamente in colpa verso i suoi amici. Per una volta però, avrebbe fatto di testa sua, perché voleva davvero provare a vivere un po’ di normalità.
Felipe scrutava ogni espressione enigmatica della ragazza. Temeva gli stesse nascondendo qualcosa, ma non se la sentiva di chiedere apertamente. Una punta di amarezza gli lambì il petto. Era troppo riservato e restio a dare dettagli della sua vita e questo lo portava ad essere più rispettoso della privacy altrui.

Però… quando si trattava di LuzMa… rischiava di perdere la sua proverbiale saggezza.
Si morse un labbro per convincersi a non fare domande stupide, ma ogni suo tentativo fu bloccato sul nascere, quando vide la sua amica sorridere allo schermo del cellulare.
«Mi dispiace ragazzi, devo andare. Ho una cosa da fare prima delle lezioni.» Era impacciata, ma il suo volto tradiva una certa eccitazione. Felipe notò le guance arrossate e il suo cuore perse un battito. Un sentimento infido come la gelosia gli si insinuò sotto pelle e tentò di consumare il suo buon senso.
«Dove cred…» L’intervento di Leo fu interrotto dai movimenti lesti della ragazza, che aveva raccolto le sue cose e si era allontanata, dopo averli salutati con una mano.
Luz Maria sentiva l’adrenalina scorrerle nelle vene, ignara e curiosa di ciò che il futuro le avrebbe riservato.

Henry Bass era il classico dandy con il sorriso da stronzo. Madre Natura lo aveva dotato di un volto scolpito e un corpo marmoreo ma snello. Capelli chiari e pelle come la neve, attirava e affascinava un lungo stuolo di ammiratrici, come se fosse un perfido pifferaio magico, ben lontano dal personaggio puro e buono della fiaba.
Le usava e poi le gettava via come fossero immondizia. Nessuna era mai alla sua altezza. Solo alcune poche elette avevano avuto l’onore di entrare nelle sue grazie, ma solo per scaldare il suo letto un po’ più a lungo.
L’unico scopo che lo muoveva era soddisfare il suo enorme ego.
Era ricco, bello e intelligente. Cos’altro poteva desiderare?
Henry si trovava di fronte al suo armadietto, al centro della fila di armadietti di metallo scintillante. Semi nascosto dallo sportello aperto era intento a inviare un messaggio, quando venne interrotto da una voce melodiosa e misurata.

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Crystal era la migliore amica di Henry. Rappresentava ciò che nessuno avrebbe mai creduto possibile: quel ragazzo, strafottente e arrogante era capace di avere un rapporto alla pari con il “gentil sesso”, senza implicazioni o secondi fini.
Erano entrambi figli di migliori amiche. Le loro madri si conoscevano fin dal Liceo e ancora oggi erano inseparabili. La loro forte amicizia era seguita in maniera del tutto naturale. Cresciuti insieme quasi come se fossero fratelli.
Crystal era bellissima ma non se ne faceva un vanto, era ricchissima ma non si affannava a sottolinearlo. Era la nemesi che si contrapponeva perfettamente al suo amico, sebbene non disprezzasse l’eleganza e la vita agiata. Tutt’altro.
«Stai dietro ancora a quella lì? Non ti sei stancato del suo bel faccino?» disse con voce ironica, ma stranita al tempo stesso. Otto giorni di corteggiamento galante erano fin troppi per i suoi standard di conquistatore seriale.

Crystal provava in ogni modo a contenere la personalità esuberante e superba di Henry, ma spesso non le riusciva ed era costretta a rimanere spettatrice delle stragi di cuori che perpetrava.
In quell’occasione, ad esempio, era fortemente contraria e non ne aveva fatto segreto.
«Tranquilla, sono arrivato al mio scopo. È stata un osso duro, ma credo di averla fatta cadere ai miei piedi» rispose con fare canzonatorio.
Crystal era preoccupata. La ragazza non era “una qualsiasi”.
«Te l’ho detto fin dall’inizio e te lo ripeto. Luz Maria Casillas non è una persona con cui puoi fare i tuoi giochetti. Sai benissimo di chi è figlia e di chi si circonda.» Non sapeva come avrebbe potuto convincerlo a lasciar perdere. Quando si incaponiva, diventava davvero irremovibile.
Henry guardò l’amica con un sorrisetto derisorio.

«Credi che non ci abbia pensato? Non c’è nessun problema. La ragazzina ormai è cotta e quando darò la stoccata finale, si sentirà troppo umiliata e non correrà da papino a piangere. Nel modo in cui mi ha resistito all’inizio, ho notato una certa vena d’orgoglio. Fidati!»
Crystal ancora non era persuasa e provò a replicare… ma lui la interruppe. «Un’altra prova a sostegno è che ha mantenuto il segreto con tutta la sua cricca. Non si è confidata neppure con il gorilla protettore che si porta sempre dietro. Nessuno sa di me. Ed è giunto il momento di scoprire le carte.»
La ragazza vide un sorriso vagamente perfido sulle sue labbra scolpite ed ebbe un brivido di paura. Sapeva che Luz Maria ne sarebbe uscita con il cuore in frantumi e lei sarebbe rimasta a guardare, come sempre. D’altronde, non era la protettrice di donzelle in pericolo. Per lei erano solo delle perfette sconosciute…

Henry Bass & Crystal Humphrey

«Quando metterai fine a questa storia assurda?» chiese seccata. Era stanca di impelagarsi in quei suoi sporchi giochi.
«Quando ci siamo visti stamattina, in biblioteca, le ho dato appuntamento sotto gli spalti in palestra. E in questo istante le ho confermato l’orario. È tra venti minuti. Io mi recherò lì tra pochissimo. Mi voglio assicurare che sia tutto perfetto prima del suo arrivo. Le persone importanti vanno ricevute in grande stile…» e rise di nuovo, incurante della sua infausta arroganza.
Crystal prese ciò che doveva dal suo armadietto, vicino a quello dell’amico e poi si eclissò, dopo aver dato l’ultimo avvertimento.
«Stai esagerando Henry. Spero solo che nessuno del suo gruppo lo venga a scoprire, altrimenti, stavolta, sarai in guai davvero grossi. E non parliamo solo di padri o di fratelli incazzati. Quei tipi non scherzano.»

Il caso o la fortuna volle che proprio un ragazzo della cricca di LuzMa fosse appena dietro l’angolo e avesse ascoltato tutta la conversazione tra i due amici.
Felipe era immobile, con la schiena schiacciata alla parete e i pugni chiusi. Le nocche erano bianche e i denti quasi stridevano per la collera.
Una sensazione di calore lo avvolse e tentò di controllarsi. Fosse stato per lui, avrebbe dato di matto in quello stesso istante e avrebbe distrutto il bel faccino di Henry. Ma non era il momento. Sapeva bene cosa doveva fare. Era tutto chiaro nella sua testa.
Senza rivelare la sua presenza si allontanò e si diresse verso il punto di incontro stabilito per Luz e quel viscido.
Durante il tragitto ricordò, come se fosse un film, l’evoluzione che aveva subìto.

Fin da piccolo era sempre stato molto timido e aveva dovuto sopportare ogni sorta di violenza che circondava la sua intera famiglia, fino a che la sua fragile psiche di adolescente si era incrinata, avendo un crollo molto grave. Ricordò l’adrenalina e l’esasperazione che aveva provato quando aveva tentato di togliersi la vita. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per porre fine al suo dolore di ragazzo incompreso e distrutto.
Da quella crisi, però, era venuto fuori più forte e più consapevole delle sue capacità. Aveva affinato la sua mente, diventando razionale e calcolatore. A volte, però, si faceva cogliere da una profonda ira che lo divorava dall’interno. Soprattutto quando erano coinvolte persone a lui care, persone che amava… lasciava uscire la belva silenziosa che era in lui e le consentiva di attaccare senza pietà. Non gli sarebbe sfuggito. Nessuno avrebbe toccato LuzMa. Nessuno le avrebbe fatto del male.

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Felipe riusciva a guardare con chiarezza la scena che gli si parava dinnanzi, mentre se ne stava acquattato in un cantuccio nascosto dietro agli spalti. Henry stava sistemando con cura delle candele su dei sostegni appositi. A terra vi erano delle coperte riposte l’una sopra l’altra. Era un posticino riservato, invisibile dalla parte anteriore e all’ora di pranzo, la palestra era deserta.
Felipe represse un conato di vomito. Henry aveva organizzato tutto alla perfezione per rubare l’innocenza di LuzMa.
Avrebbe voluto attendere l’arrivo della sua amica per poter smascherare la serpe in sua presenza, ma la furia cieca fu una pessima consigliera: quella maledetta messinscena non sarebbe durata un secondo di più.
Si avvicinò a passo di carica, rivelando la sua presenza. Afferrò Henry per il colletto della costosa giacca di pelle che indossava e lo trascinò all’indietro. Questi, preso alla sprovvista, lanciò un urletto ridicolo, che fece sorridere Felipe.

Henry era adesso steso sul pavimento, il ragazzo poggiò un ginocchio sul suo petto e spinse con calcolata forza. Voleva farlo soffrire e ci sarebbe riuscito… lo afferrò per i capelli e i suoi occhi chiarissimi diventarono due laghi ghiacciati. Freddi e spietati.
«Hai sbagliato persona, viscido senza speranze!» e gli tirò un pugno in pieno viso, rompendogli il naso, che sprizzò sangue sul pavimento e sulla maglietta di Felipe.
«Non capisco… di chi stai parlando? Non so a cosa ti riferisci…» balbettava senza ritegno, vittima di un vivido terrore.
«Vorresti fare il finto tonto? Mi conosci, vero? Il gorilla protettore… Sai chi sono…» L’ultima non era una domanda, ma un dato di fatto. Non era solito usare il suo nome per terrorizzare e sopraffare, infatti non era la sua famiglia che rappresentava in quel momento, ma se stesso. Era lui il nemico. E sferrò un altro pugno che sfregiò il sopracciglio del poveretto.

«Sto rovinando la tua preziosa faccia. Come farai ad ammaliare e distruggere la vita di povere ragazze innocenti? Maledetto bastardo!» Un altro pugno e un altro ancora.
«Sì, so chi sei… ma io non ho cattive intenzioni con Luz…» La sua frase venne bloccata da un altro colpo a sorpresa.
«Non mentire spudoratamente… chi vuoi che ti creda? Sei un dongiovanni seriale che ha spezzato centinaia di cuori gentili! Ma questa volta hai scelto male, molto male… hai toccato qualcuno a me caro. E la devi pagare. Spero che ti sarà di lezione» Un montante a un fianco mozzò ancora di più il respiro di Henry.
Un urlò disperato ruppe l’atmosfera terrificante che si era creata e che velava gli occhi di entrambi i ragazzi, ognuno per motivi diversi.
Felipe si fermò di colpo dall’ennesima raffica furiosa e si voltò con uno scatto meccanico.

Photo by ©Greg Raines (Luzma & Elizabeth)

Luz Maria era in piedi alle loro spalle che assisteva a una scena raccapricciante.
Felipe che massacrava senza pietà il ragazzo di cui si era invaghita. Il suo squarcio di normalità.
«Fermati! Cosa stai facendo! Basta! Lascialo!» urlò mentre si avvicinava concitata. Guardò il sangue sparso intorno, che macchiava gli abiti e il volto dei due. Sempre violenza. Ancora violenza. Di nuovo violenza. Non ne poteva più, ogni angolo della sua esistenza era impregnata di sangue e risse.
Felipe si rese conto della disperazione dell’amica e si alzò. La prese per le spalle per tentare di calmarla, ma lei si divincolò con forza e lo evitò. Si precipitò al fianco di Henry e gli prese il volto insanguinato tra le mani.
«Oddio, Henry, come stai?» Era una domanda inutile perché le sue condizioni erano, con ogni evidenza, pessime, anche se non gravissime.

Felipe sapeva bene come picchiare e non avrebbe creato danni permanenti, anche se sperava in qualche cicatrice, a ricordargli per sempre il dolore che aveva causato alle sue “vittime”.
Felipe non sopportava di vedere quel ridicolo siparietto. Afferrò di nuovo per le spalle LuzMa e la trascinò via.
«Tranquilla! Sopravvivrà, ahimè. Non ce ne libereremo per sempre. Adesso vieni con me.»
Lei scalciò e tentò di divincolarsi, ma le braccia forti dell’amico glielo impedirono. Dopo vari tentativi si rassegnò a seguirlo e si trincerò dietro un mutismo ostinato, fino a che giunsero fuori dalla palestra e l’aria novembrina sferzò i loro visi.
Felipe si diede una rapida pulita con la manica lunga del suo maglioncino leggero con scollo a V e lei, a quel gesto, parve recuperare tutta la sua collera.

«Perché? Dimmi perché lo hai aggredito? Perché non capisci che lui rappresentava per me il mio angolo sicuro, di normalità!?» E pianse tutte le sue lacrime, mentre gli scaricava una serie di colpi sul petto, disperata.
Felipe le bloccò i polsi e rispose, colto da una foga improvvisa.
«Benissimo! Odiami! Dammi la colpa per quello che è accaduto. Ritienimi il responsabile della tua infelicità, ma non mi pento di ciò che ho fatto! Quello era solo un farabutto, non la normalità che tanto brami. Era l’ennesimo brutto ceffo passato nella tua vita.» Felipe avrebbe dovuto raccontarle la verità, ma non voleva ferirla.
«Non ti credo! Ti stai inventando tutto. Lui non è cattivo, lui non ha alle spalle genitori assassini, familiari delinquenti, spacciatori, lui…» aveva ripreso a dimenarsi, urlando.
«Vuoi dire che lui non è come tuo padre, come tuo cognato, come… me?» disse infine, gli occhi tristi, ma ancora infervorati, mentre tentava di contenere la disperazione dell’amica.

❤️‍🩹Story By Roby Y. Calaudi❤️‍🩹

«No, tu… cosa dici, sai bene a cosa mi riferisco.» LuzMa si bloccò all’improvviso. Era in difficoltà. Non credeva certo quelle cose tremende su di lui. “Era il suo Felipe” si disse con il cuore gonfio… il “suo”? Si sorprese di quel pensiero confortante. Come se avesse ritrovato casa nel mezzo di una tempesta, come se fosse avvolta da una calda coperta, quando fuori c’era la neve.
«Non sei colpevole di essere nata in questa vita fatta solo di morte e soprusi, ma sono sincero, se ti avessi lasciato alla mercé di quel maledetto, adesso saresti in lacrime, ma per motivi ben diversi. Non ti preoccupare, adesso mi ritieni responsabile della fine di un sogno. Fallo, ti prego, ma domani mi ringrazierai. Ti renderai conto di aver vissuto solo un’illusione incantata e che la realtà non è poi così male se ti guardi bene intorno.» Felipe fissò intensamente la ragazza e le trasmise tutta la sofferenza che stava provando. «Henry voleva solo usarti e poi buttarti via… No, non mi stava affatto bene.»

LuzMa scoppiò in un pianto infinito. Sfilò i polsi dalla stretta di Felipe e gli prese il viso tra le mani.
«Sì, Felipe. Sei colpevole di aver distrutto una stupida fantasia! Mi ero illusa, solo illusa di poter vivere una banale esperienza della mia età, ma mi sbagliavo. È tutto diverso… Viviamo in un mondo di schifo e non solo per colpa della mia famiglia o della tua. Sono tutti marci… marci dent…» Le sue parole disfattiste furono interrotte da un bacio disperato, senza dolcezza. Impellente, senza tenerezza.

Felipe aveva ricambiato il gesto di accogliere il suo volto tra le mani e le aveva regalato un po’ di calore, un briciolo del suo cuore.
Dopo attimi che parvero infiniti e dopo aver assaggiato uno le labbra dell’altro, si staccarono.
Luz Maria sentì come se le mancasse l’ossigeno. Una nuova consapevolezza si fece largo nel suo animo. Felipe era importante per lei, troppo importante. Aveva sempre pensato che lui la considerasse come una sorella e che volesse proteggerla, ma quel bacio improvviso aveva cambiato tutto, aprendole, finalmente gli occhi.
«Non perdere la speranza LuzMa. Siamo noi gli artefici del nostro destino. Non dobbiamo rassegnarci a subire… possiamo e dobbiamo scegliere ciò che è meglio per noi. Sempre! Ce la possiamo fare!»
La ragazza, con ancora le ciglia umide di lacrime, lo abbracciò forte fino a fondersi con il suo petto e affondò il viso nell’incavo della spalla.
Potevano tirare un sospiro di sollievo perché sapevano di aver trovato un alleato inestimabile, vitale l’uno nell’altra.
E insieme avrebbero potuto affrontare il mondo intero.