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Il fuoco scoppiettava nella Gola di Bonnie View, lì dove i ragazzi erano soliti vedersi lontano da tutti e tutto. Era una zona neutra, abbastanza distante dai ranch ove abitavano e anche dalle strade principali. Le due jeep con cui erano arrivati erano parcheggiate poco distanti da loro, mentre i quattro intorno al fuoco, ed in silenzio, parevano in attesa. Nessuno proferiva parola, tesi come corde di violino, quando improvvisamente lo sguardo scuro di Luz Maria si accese e facendo un segno agli altri con il capo indicò il fuoristrada poco lontano di suo fratello che li stava raggiungendo.
L’amicizia che li legava era forte, ma anche contrastata tanto dalle loro famiglie quanto da tutto l’ambiente che li circondava.
Casillas, Venegas, Quintanilla ed Acero erano cognomi importanti. Cognomi conosciuti da tutti per i loro legami palesi con il narco traffico.

DEA, ICE, FBI, Marina, Polizia, etc… tutti erano sulle loro tracce, ma mai nessuno pareva avere abbastanza prove per poter seriamente anche solo tentare di acciuffarli. Oltretutto erano Cartelli potenti, le coordinate dei loro ranch erano segrete e avevano molte altre proprietà in cui scappare in caso qualcuna fosse stata scoperta.
I ragazzi vivevano, tuttavia, una vita tranquilla, in quanto non erano perseguiti per i crimini dei loro genitori e tanto meno avevano fatto o dato adito a qualcosa d’interessante per cui bisognasse tenerli d’occhio. Oltretutto, anche l’amicizia tra loro era segno che gli stessi cercassero solo la normalità in un mondo che non gliel’avrebbe mai concessa.
Aurelio Casillas era a capo del Cartello di Sinaloa, passava pochissimo tempo negli Stati Uniti e gestiva i suoi affari da casa insieme alla sua compagna d’amore e d’affari: Monica Robles, la stessa con la quale aveva avuto un figlio: Isidro.

La madre di Luzma e suo fratello Heriberto erano morti anni prima, proprio per colpa di quella vita, e lei appena ne aveva avuto l’occasione aveva seguito la sorella Rutila negli States, mentre il padre si rifaceva una vita ed una famiglia seppur il suo essere un donnaiolo non cessava di far parte di lui. Infatti se Ximena, Heriberto, Rutila e Luzma erano la sua famiglia ufficiale, molte donne ed amanti aveva avuto e si era perso il conto dei figli illegittimi che aveva sparso. Tra questi vi era Nicandro, lo stesso che in quel momento li raggiunse con un’espressione scura sul volto.
«Ho pessime notizie, l’Alarcón ha di nuovo alzato il prezzo per la carta e l’inchiostro!»
«Maledizione!» esclamò Felipe passandosi una mano sul volto, mentre Leonardo si portava le mani sui fianchi e guardando a terra scuoteva la testa.

Photo by ©Joshua Case (Bonnie View)

«Lo avevo detto che quello era un hijo de puta!»
«Lo sarà anche, Leo, ma è l’unico che ha i contatti giusti per fornirci carta ed inchiostro direttamente dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti!»
Lo imbeccò Elizabeth.
«Quanto vuole in più?» chiese Luzma ed il numero che indicò il fratello con le mani fece impallidire tutti.
Niki era il più grande di loro, andava al secondo anno di college a Corpus Christi ed era quello che finora si era occupato di reclutare gli uomini che lavoravano alla cabaña, un’apparente baita in mezzo ai boschi che nascondeva in realtà la loro “piccola attività di stampa di soldi falsi”, ed El Chico quello che potevano definire il loro matón di riferimento.

Anche Leonardo guardò l’amico e soppesò bene il da farsi. Lui era figlio di niente di meno che Rutila Casillas ed El Chema Venegas, di fatto, Luzma era sua zia nonostante fossero coetanei e per questo e per il fatto di essere cresciuti praticamente insieme si consideravano più fratelli. Suo padre, da sempre, era l’acerrimo nemico di Aurelio e da sempre il suo scopo era quello di destituirlo dal ruolo di Capo del Cartello di Sinaloa. Tuttavia, anche se non ci era ancora riuscito si considerava comunque fiero del suo traffico di armi e droga negli States ed ancor più di essersi innamorato pazzo, ed essere ricambiato, dalla figlia del suo acerrimo avversario seppur fosse molto più giovane di lui.
«Diamoglieli!» tagliò corto come era suo solito fare. Leo non parlava molto, ma quando lo faceva era perché aveva sempre qualcosa di deciso e giusto da dire.

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«È tutto quello che abbiamo guadagnato finora!» gli fece notare Felipe.
«Leo ha ragione! Abbiamo fatto tanto per farci prendere sul serio, per diventare un nome e non possiamo buttare tutto all’aria, anche perché senza la carta e l’inchiostro che l’Alarcón può fornirci… be’ non abbiamo possibilità di continuare… non saremmo più i migliori!» constatò Elizabeth incrociando le braccia al petto.
«Concordo! Grazie a Rutila e Monica abbiamo i contatti e le richieste e sta andando bene!»
Con Niki che appoggiava anche lui la proposta, tutti si trovarono ad accettare l’offerta. Avrebbero dato la cifra richiesta e si sarebbero dati da fare per recuperare i soldi persi.
Dopotutto, sia Felipe che Elizabeth venivano da una famiglia che aveva fatto proprio del lavaggio di denaro la loro arte primaria.

La madre del padre adottivo di Elizabeth e il padre del padre di Felipe erano grandi amici. La prima aveva lavorato per anni per il secondo che l’aveva protetta ed aiutata quando ne aveva avuto più bisogno ed in questo modo era nata la grande Famiglia Quintanilla-Acero ove poco contavano i legami di sangue, ma molto quelli affettivi.
Sia Elizabeth che Felipe non erano figli naturali dei loro genitori, ma questo non impediva ai ragazzi di sentirsi tali. Andavano fieri della loro grande e disfunzionale famiglia che nonostante le difficoltà aveva sempre trovato il modo di stare unita. A differenza dei Casillas e Venegas poi, non erano nel mondo della droga, lavavano denaro per l’appunto e si occupavano anche dell’attività di coyote. Oltre a questo riuscivano ad avere una “facciata pulita” grazie all’attività del ranch dove allevavano cavalli.

Ranch Casillas (©Telemundo, El Senor de Los Cielos Location)

Quando tutti diedero l’ok, Niki salutò gli amici e si mise in macchina per ripartire ed occuparsi immediatamente della cosa. Anche Felipe e Luzma salutarono gli amici salendo sulla jeep ed allontanandosi, mentre Elizabeth si ritrovò a guardare il suo amico di lunga data.
Era strano, a scuola nessuno di loro si poteva considerare popolare, ma nonostante questo tutti li rispettavano, probabilmente più per paura che per altro. Si mormorava di chi fossero figli ed in una città così di confine non era difficile non conoscere quei cognomi e a chi e che cosa fossero collegati.
Leo non si accorse dello sguardo dell’amica, ma quando lo incontrò entrambi si lasciarono andare ad una risata complice.
«Pensi quello che penso io?» chiese lei sedendosi su uno dei tronchi intorno al fuoco e portandosi una lunga ciocca riccia dietro l’orecchio.

«Che tra Felipe e Luzma ci sia qualcosa? E… ti dirò mi pareva di averlo notato!»
Ridacchiò lui raggiungendola.
«Non mi dispiacerebbe, sono belli insieme!»
«Come tutti ci dicono sempre che lo saremmo anche noi?» ironizzò lui. La verità era che il loro legame era talmente complice che risultava impossibile non pensare che stessero insieme. Il modo in cui lui le cingeva sempre le spalle, in cui lei si sedeva sulle sue gambe o le loro mani si cercavano mentre camminavano uno di fianco all’altro… Sì, effettivamente avevano un rapporto molto fisico, ma… era vero. Erano solo amici.
«Lo hai mai pensato?» chiese improvvisamente Elizabeth mordendosi un labbro e guardandolo.

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«Che stessimo bene insieme? Ehm… forse, ma poi mi sono ricordato che non permetterei mai che per qualche ragione la nostra intesa perfetta, la nostra amicizia finissero…» rispose lui secco. Il fuoco che si rifletteva sulla sua pelle olivastra gli dava un alone rossastro che accentuava ancor più i suoi capelli nerissimi.
«Idem! Ma mi rendo conto che il mondo non è capace di capire questo tipo di amicizia uomo e donna, come non lo è nel discernere che non tutto è solo nero o bianco!» sospirò la ragazza girando lo sguardo nocciola verso il fuoco, così che le fiamme iniziarono a danzare in esso.
«Guardaci! Sicuramente siamo cresciuti in un mondo che ci ha fatto diventare grandi presto. Mi basta pensare alla storia della mia famiglia per vedere il sangue scorrere a fiumi, ho perso il conto di quante persone sono morte o abbiano comunque subìto violenze atroci… Ma questa è la vita che ci è toccata e grazie ad essa, forse, sono in grado di vedere il mondo per quello che è. Ove non è per niente scontato che la polizia siano i “buoni” i narcos siano i “cattivi”… Seppur il solo pensarlo, per i perbenisti finti ed ipocriti come Molly Ziegler, fa di me una cattiva persona, ma non mi interessa. Né di quello che pensa lei né di quello che pensano tutti i nostri compagni… Vivono nelle loro bolle dove se la prendono per cavolate e si credono dèi solo perché sanno tirare una palla!»

Leonardo ridacchiò, per poi passarle un braccio intorno alle spalle e come sempre stringerla a sé, poggiando la sua guancia sul capo di lei.
«Lasciali parlare Elizabeth… lasciali vivere… dopotutto loro mica hanno dovuto imparare a maneggiare un’arma a 10 anni o cambiare più case che abiti… Ciò non toglie che anche noi ci meritiamo la nostra parentesi di normalità ed ogni tanto, come adesso… questo momento… non è male non trovi?»
Elizabeth arricciò le labbra senza dire nulla. Faticava a crederci. Era forse disillusa, ma non credeva che avrebbe mai potuto godersi una festa o avere un fidanzato e riuscire a vivere il tutto come se la sua vita non fosse com’era. Per questo non aveva mai nemmeno provato a farsi amici e viveva la scuola come un luogo ove andare, fare lezione ed andarsene a casa prima possibile.

Gli altri, invece, la vedevano diversamente, credevano che proprio perché non si erano scelti la vita che avevano dovevano il più possibile trovare in essa un angolo di normalità. Momenti in cui vivere e fare quello che qualsiasi ragazzo della loro età faceva e godendosi quei momenti, se era possibile, ancor più degli altri, proprio perché avevano coscienza di quanto non fosse per nulla scontato averli.
«Sarà… ma intanto che ne dici se rimaniamo ancora un po’ qui… voglio vedere le stelle!»
Leonardo sorrise, assentendo in silenzio, la strinse ancora un po’ a sé e lasciò che pian piano il manto scuro della sera li avvolgesse.

Photo by ©Jason Leung

In occasione di Halloween ovviamente la “Reginetta della Scuola”, Molly Ziegler, non poté farsi sfuggire l’occasione di richiedere ed ottenere il permesso di creare una mega festa con la scusa che sarebbe stato meglio in un luogo sicuro e conosciuto con precisi orari di inizio e fine, piuttosto che qualche party fuori controllo in casa di un alunno.
Inutile dire che, come sempre, trovava il modo di raggirare il consiglio scolastico. Il fatto che fosse la figlia di un uomo importante, in strettissimo contatto con il Presidente degli Stati Uniti – cosa che lei adorava rimarcare – le faceva ottenere qualsiasi vittoria facilmente.
Elizabeth non aveva per niente voglia di andarci, ma adesso si trovava nella sua camera da letto con la madre che le stirava i capelli.

«Credo che l’idea di aver scelto Jenni Rivera e Selena come travestimenti sia davvero originale… i ragazzi cosa hanno scelto?» Alla vista chiunque avrebbe detto che Rosario fosse sua sorella più grande piuttosto che sua madre e lo stesso si poteva dire di Salvador e in effetti era così. I due infatti avevano solo 15 anni in più di lei, l’avevano adottata quando aveva solo 5 anni e mai le avevano nascosto la verità sulle sue origini e la sua storia.
Alla domanda di Rosario sbuffò non rispondendo, mentre invece Felipe faceva il suo ingresso in camera chiedendo alla zia come stesse.
«Ed eccoti servito il grande José José… Leo farà Juan Gabriel!»
«Ti piace zia? L’ho aiutato con il trucco!» esclamò un’entusiasta Belinda indicando il trucco del fratello maggiore, mentre Miguel ridacchiava osservandolo.

I due bambini avevano entrambi 10 anni e per tutti erano gemelli, mentre anche la Famiglia Quintanilla era a dir poco complessa. Felipe, come Elizabeth, non era figlio naturale dei suo genitori essendo che Josefina, sua madre, lo aveva cresciuto in quanto figlio del suo precedente marito e l’amante.

Elizabeth Acero & Leonardo Venegas

Si era preso cura di lui fin da neonato amandolo come suo e tale amore era stato sempre contraccambiato e seppur avesse trovato complesso il rapportarsi al suo nuovo patrigno, molto più giovane della madre, aveva finito per amarlo come tale. Anche se aveva dovuto subire in famiglia situazioni bizzarre, come il fatto che il patrigno per un periodo aveva due compagne ufficiali: sua madre e Deborah, da cui ebbe Miguel. Nello stesso periodo la donna morì e sua madre venne violentata dando alla luce Belinda.

Nonostante questo, i tre fratelli e i loro genitori vivevano in armonia, ne avevano passate tante e ne erano usciti più forti e legati che mai.
«Che bella idea, giustamente con il make up da Dias de Los Muertos rendete l’idea di questi grandi idoli e leggende che tornano in vita per questa notte così magica!» disse Rosario sorridendo e si voltò per rimirare nello specchio lo sguardo annoiato della figlia.
Gli Acero, tra tutte le famiglie, erano quelli che meno ostacolavano l’amicizia tra i ragazzi, seppur Salvador si manteneva sempre all’erta. L’ultima cosa di cui aveva bisogno erano tensioni con i Casillas e i Venegas, che a lui andava più che bene si facessero la guerra a vicenda. Proprio questi entrò nella stanza con in braccio la neonata Sara che piangeva.

Lei era loro figlia naturale e dopo tutto il male che avevano subìto, Elizabeth era contenta di quel dono e anche di essere una sorella maggiore.
«Sai che vi dico, rimango a casa e faccio da baby sitter…»
«Non se ne parla signorina, ora tu finisci di prepararti e vai a quella festa con i tuoi amici!» la rimproverò la madre raggiungendo il marito e prendendo in braccio la piccola.
«Vabbè, se non ha voglia di andare…»
«¡Salvador cállate! ¡La chica está de fiesta esta noche!»
Il giovane uomo si trovò ad alzare le mani in segno di resa, per poi guardare la figlia come a dirle “ehi io ho provato ad aiutarti” e poi scomparve lasciando i ragazzi in stanza da soli.

Ranch Acero (©Mansion Global)

Anche Miguel e Belinda erano andati via, mentre Felipe si sedette sul bordo del letto della cugina, che dalla sedia della sua toeletta si voltò per incontrare il suo sguardo scuro.
«Sarà divertente…»
«Forse è questo il problema!»
«Divertirti?»
«Illudermi di poterlo fare prima che l’ennesima tragedia mi ricordi che non ci è concesso essere felici!»
Felipe scosse violentemente il capo. Aveva un viso allungato, capelli biondi ed il fisico atletico. Molte ragazze gli morivano dietro, ma alla fine non osavano mai avvicinarlo. I loro padri erano tra i finanziatori della scuola, ma non bastava questo a renderli meno temuti. Ufficialmente, la loro famiglia non era agli onori della cronaca come quella di Leo e Luz, la loro era una famiglia per bene, ma forse era proprio la loro unione ed il loro essere sempre sulla difensiva a renderli inavvicinabili.

«Proprio per questo dobbiamo goderci questi momenti… Solo noi sappiamo tutto quello che abbiamo passato ed ancora probabilmente passeremo nella nostra vita… Motivo in più per strappare a questa schifosa realtà un momento di felicità… Fanculo, ce lo deve!»
Quelle parole bastarono per far sorridere apertamente Elizabeth che trovò la voglia di prepararsi e seguire i suoi amici in quella notte di magia e divertimento.
Leonardo aveva scroccato al padre una delle sue macchine d’epoca e con una Chevrolet Corvette C1 senza tettuccio rossa arrivarono alla festa attirando una frotta di sguardi invidiosi ed eccitati su di loro. Questo al piccolo gruppetto non interessò, mentre entrando nella palestra si guardarono intorno, per nulla sorpresi di come tutto fosse perfettamente allestito.
La palestra si era trasformata in un enorme cimitero ove lapidi in polistirolo, ma perfettamente ricreate, spuntavano qua e là con tanto di ciuffetti d’erba e braccia di zombie.

Anche il buffet appariva come un mix mostruoso di punch di sangue, dita mozzate e ragnatele di zucchero filato.
Elizabeth era proprio al buffet quando Molly e la sua schiera di oche le si avvicinarono.
«E tu da chi diavolo saresti vestita?» le chiese sprezzante osservandola da capo a piedi. Inutile dire che il suo essere vestita da Mean Girls versione zombie, insieme alle sue amiche, era a dir poco scontato.
«Jenni Rivera, è una leggenda della musica, ma non mi aspetto che tu la conosca… solo in versione Día de los Muertos» esclamò pacata la ragazza, con una mano sul fianco e lo sguardo ben puntato in quello della cheerleader.
«Oh e poi fattelo dire, il biondo platino non ti dona per nulla!» ironizzò con sarcasmo.
«Non so chi diavolo sia, ma mi chiedo cosa potevo aspettarmi da una messicana come te… voi e la vostra strana musica…»

Photos by ©Lukasz Niescioruk & ©Neonbrand

Elizabeth scosse il capo ignorandola, non aveva proprio voglia di cadere nelle sue solite e noiose provocazioni. Dunque fece di tutto per ignorarla. Si allungò per prendere un bicchiere e versarsi del punch mentre quella continuava nel suo solito infastidirla.
«Potevi vestirti da prostituta… da quel che so sia tua madre naturale che quella adottiva lo erano… sicuramente è un talento di famiglia!»
A quel punto, la ragazza non ci vide più e voltandosi le lanciò il punch addosso, decidendo di superarla ed uscire di lì. Se fosse rimasta l’avrebbe presa per i capelli e trascinata per tutta la palestra, ma non aveva la minima voglia di mettersi al centro di uno scandalo. Molly urlò disperata per il suo make up e il travestimento rovinati e lanciò maledizioni contro Elizabeth Acero, promettendo di fargliela pagare.

Nel mentre, suo fratello non aveva potuto fare a meno di sentire cosa aveva detto e corse dietro ad Elizabeth, battendo sul tempo Leonardo, che poco lontano aveva assistito alla scena.
Elizabeth era nella zona utilizzata dai ragazzi nella bella stagione per mangiare fuori, camminava tra i tavoli avanti ed indietro tenendosi la testa tra le mani, nervosa. Poi crollò su una delle panche cercando di non piangere, e così facendo inghiottì tutte le lacrime che aveva. Quando una mano si appoggiò sulla sua spalla, d’istinto la discostò furiosa, ma quando vide il volto gentile di Huck si sentì uno schifo. Non si poteva dire che avessero un vero rapporto, ma a differenza di sua sorella, lui si era sempre comportato bene con lei.
«S-Scusa io… io non volevo disturbarti, ma… volevo… ecco… s-scusarmi…» disse il ragazzo un po’ in ansia.

Photo by ©Christine Mendoza (Allevamento di Cavalli della Famiglia Acero)

Era vestito d’astronauta e teneva il casco sotto braccio. Appariva goffo, con i capelli ricci più scompigliati del solito. Elizabeth sorrise scuotendo il capo e gli fece cenno di sedersi accanto a lei.
«Scusarti… e di cosa?» gli chiese genuinamente, un sorriso triste sul volto.
«Per Molly» rispose lui prendendo posto al suo fianco. Non poteva dire di esserle amico, ma con tutto ciò che sua sorella faceva, lui si era sempre sentito in dovere di compensare standole vicino ed aiutandola come poteva.
Non gli importava quello che si diceva su di lei, di fatto Elizabeth si era sempre comportata bene con lui e, fino a prova contraria, non l’aveva mai vista offendere o far male a qualcuno, anzi…
«Non devi!»
«Ma è mia sorella e non doveva dirti quelle cose, ha superato il limite e… scusa, non volevo origliare, ma stavo andando al buffet e…»

«Huck non sei lei, dunque non devi scusarti per cose che fa Molly e poi… non ha detto niente di falso!»
Concluse Elizabeth facendo spallucce e guardandosi la punta delle scarpe con malinconia. Poco lontano, Leonardo li osservava e con lo sguardo di chi pareva essere appena stato colpito in volto rientrò.
«Questo non giustifica tirare in ballo la questione…»
La ragazza assentì, non lo guardava e stava facendo una fatica immensa per non piangere, nonostante i suoi occhi stessero diventando sempre più lucidi. A quel punto, Huck non sapeva se stesse peggiorando o meno la situazione stando lì, e nel dubbio si alzò. Ma proprio mentre stava per andarsene, Elizabeth lo prese per mano chiedendogli silenziosamente di rimanere.
«Sai non l’ho mai conosciuta… mia madre intendo…» esordì lei, mentre il ragazzo si risedette e la guardò.
Non gli dispiaceva essere la spalla su cui poteva piangere ed anzi l’onorava che lei si stesse aprendo con lui.
«Non devi raccontarmi nulla se non vuoi…»
«Credo che mi farebbe bene che qualcuno, oltre i miei amici, inizi a conoscermi sai?» chiese lei retoricamente.

Photos by ©Leonardo Sanches & ©Dicson

«Sono sempre così chiusa, perché temo che qualsiasi cosa che possa accadermi di bello, che qualsiasi persona che faccio avvicinare, in un mondo o nell’altro possa finire male… Non so cosa tu sappia di me o cosa tutti a scuola sappiano davvero, ma la verità è che sì… mia mamma era una prostituta, una che lo ha fatto per necessità… che ha perso l’amore della sua vita quando credeva che una come lei non potesse essere amata e che si è poi innamorata di un uomo sbagliato. Mio padre era un pazzo sadico da cui mi ha sempre protetto, la sua vita e i suoi errori lo hanno portato alla morte. E mentre mia mamma si rifaceva una vita come cantante, crescendomi ed innamorandosi di nuovo… è stata uccisa. Il suo nuovo compagno mi ha cresciuto come se fossi sua figlia, ho pochi ricordi di lui, ma Marcelo era buono… purtroppo anche lui è stato ucciso…
Mia madre, Aracely, era la migliore amica di Sara Acero, madre di mio padre Salvador. Quando Sara è stata uccisa, mia madre sentendosi da sempre sua zia se ne è presa cura e lui ha contraccambiato tutto quello che lei ha fatto per lui, adottandomi!»

Elizabeth non ci credeva di aver detto quelle cose ad alta voce e a qualcuno che non fosse né la sua famiglia, né il suo circolo ristretto di amici. Le lacrime le solcavano il volto e lei paradossalmente si sentiva leggera come mai si era sentita.
Si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, mentre lui con imbarazzo le toccava una mano per poi stringergliela.
«Certe cose pensavo di averle sentite solo nei film… in effetti corrono molte voci a scuola su di voi… ma sai Elizabeth non mi è mai importato, sono dell’idea che ognuno ha la propria storia e non è compito di nessuno giudicarla. La tua è tremenda, io al posto tuo credo che sarei già impazzito, nessuna persona dovrebbe vivere certe cose, tanto meno una ragazza dolce e sensibile come te. Non ci conosciamo bene, lo so, ma… ti vedo sai? Riconosco nel tuo atteggiamento schivo e riservato molto di me, anche se a questo punto le mie motivazioni per essere come sono mi paiono sciocchezze al confronto…»

Ranch Venegas (©Christie’s Real Estate)

Ammise lui con timidezza abbassando lo sguardo, ma proprio allora la presa di Elizabeth sulla sua mano si fece più forte.
«Lo hai detto tu adesso, ognuno conosce la propria storia e nessuno può giudicarla. Non sminuire le tue motivazioni… io di sicuro non lo farò e… grazie… per avermi ascoltato e… aver capito…»
Huck sorrise e in quel momento i loro sguardi si incatenarono in modo molto naturale. Nessuno dei due si sarebbe mai aspettato di parlare l’uno con l’altra e tanto meno facendo un discorso del genere, ma ecco che era successo.
Nella notte di Halloween e vestiti in un modo improbabile. Forse avrebbero riso se non fosse stato che, senza nemmeno rendersene conto, i loro volti si erano avvicinati e le loro labbra si erano accarezzate. Non era il primo bacio per Elizabeth, ma certamente lo era per Huck.

Il loro contatto fu delicato, appena accennato, fin quando lei si sospinse un poco più verso di lui e si trovarono a baciarsi. Ancora non era un bacio profondo, ma sicuramente di conoscenza.
Non sapeva nemmeno come Huck si fosse ritrovato con le sue mani sui fianchi di lei ed Elizabeth invece perse nei suoi capelli ribelli, ma mentre si guardavano, tutto intorno pareva essere cessato. La musica, il vociare degli altri, ogni cosa… Huck arrossì, mentre Elizabeth sorrise mordendosi il labbro inferiore.
«Sei un bravo ragazzo Huck, mi spiace non essermi approcciata a te prima…» confidò sincera, mentre lui aveva il cervello in tilt. Era abbastanza sicuro verso chi aveva una cotta, ma anche quello che stava accadendo in quel momento era così naturale da fargli chiedere come aveva fatto a non accorgersi di quanto lei gli piacesse.

«Di solito le ragazze come te non guardano i ragazzi come me» ammise con voce tremante, quasi temesse di scoprire da un momento all’altro che tutto era uno scherzo.
«Di solito i ragazzi come te non danno credito alle ragazze come me» rispose lei a tono ridacchiando con lui di questo. Era vero, la maggior parte la consideravano una poco di buono, motivo per cui le ragazze la giudicavano per la sua storia familiare e i ragazzi si aspettavano che fosse una facile.
Il profumo legnoso e speziato di Elizabeth colpì le narici di Huck che lo inspirò lentamente, forse dopo tutto quello avrebbe potuto essere solo un sogno e per questo voleva tatuarselo nei ricordi. E, sospinto da un coraggio e spirito d’iniziativa che non credeva di avere, le si avvicinò solo per sussurrarle qualcosa all’orecchio: «Non se esiste un domani per questo, ma ricorda che ci sarà sempre chi sarà pronto ad ascoltarti senza giudicarti.»

💵Story By Cristina Petrini💵

Di nuovo gli occhi di Elizabeth si riempirono di lacrime, perché era così difficile per lei fidarsi, andando oltre la sua cerchia. Ed infatti quando tornò a guardarlo in volto si lasciò andare a lui abbracciandolo forte e posando il viso sulla sua spalla. Huck la strinse e le accarezzò i capelli.
Da lontano Molly li osservava scuotendo il capo: avrebbe fatto qualsiasi cosa per allontanarli, non poteva permettere che suo fratello avesse a che fare con quella lì.
I due non si erano resi conto che Molly li stava osservando e per fortuna, poco dopo questa si allontanò stizzita.
Huck le asciugò una lacrima sul volto e lei si sporse affinché le loro labbra si incontrassero di nuovo, questa volta voleva perdersi in un vero e profondo primo bacio.
Le parole hanno il potere di distruggere qualcuno in mille pezzi, ma possono anche rimetterlo insieme, e questo era ciò che Huck aveva fatto. Elizabeth non lo avrebbe dimenticato e seppur il domani rappresentava un mistero, quel momento era un dono e lei non voleva rinunciarci per nessun motivo al mondo.