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Quel lunedì mattina di aprile la sveglia non suonò, con grande gioia di Andrea. Erano iniziate le vacanze di primavera, o Spring Break come le chiamavano i suoi amici americani, e lei aveva intenzione di sfruttarle dormendo e rilassandosi… E studiare per gli esami finali dei corsi a cui era iscritta, ma per quello c’era tempo. La Oliver M. Berry High School era tosta per essere una scuola pubblica statunitense, però la distribuzione delle pause didattiche permetteva agli studenti di riposarsi e mettersi in pari con lo studio, che non era mai eccessivo. Una bella fortuna rispetto all’istruzione italiana, pensò la Antinori.
Le sue amiche di Roma le avevano raccontato di quanto fosse difficile il liceo classico, dello stress causato da verifiche e interrogazioni troppo ravvicinate e dalla sproporzione del carico di lavoro da fare a casa rispetto al tempo libero che avevano a disposizione, giorni di vacanza compresi. A quanti sfoghi aveva assistito Andrea su Skype! Nonostante le mancassero da morire le sue besties, preferiva di gran lunga il sistema scolastico americano a quello italiano e doveva ringraziare sua madre se poteva sperimentarlo in prima persona.
Già, sua madre… Si erano trasferite a Cedar Springs prima dell’inizio dell’anno scolastico, però Andrea non aveva ancora scoperto il motivo per cui la dottoressa Munari aveva accettato l’incarico da psicologa scolastica oltreoceano e questo non sapere la tormentava. Aveva provato a chiederglielo numerose volte, ma la donna aveva sempre eluso l’argomento, come se stesse nascondendo qualcosa.
La ragazzina ci stava pensando anche quella mattina, mentre scendeva in cucina per fare colazione. In fondo, l’atteggiamento della madre era stato a dir poco sospetto da quando erano arrivate in Texas: era poco presente a casa e, quando era di turno a scuola, la ignorava. Sembrava che fosse Claudia Munari a non voler far sapere agli studenti che Andrea era sua figlia e non il contrario, come sarebbe dovuto essere. Davvero strano.
Così come era strano che la porta della cucina fosse chiusa. Sua madre non la chiudeva mai, nemmeno quando friggeva. La ragazzina impugnò la maniglia e la stava per girare, quando udì la voce di Claudia dall’altra parte.
«No, Gabriel, non ho ancora scoperto niente. Racconta lo stretto necessario durante le sedute, ma cambia argomento quando nomino Cadavid. Il legame con la Setta è forte e le sue difese psicologiche non cedono. Temo che ci vorrà più tempo del previsto per accertarsi del loro coinvolgimento in quell’omicidio… O comunque un nuovo approccio.»
A giudicare dalle pause che Claudia faceva fra una frase e l’altra e la mancanza della voce profonda dell’interlocutore, Andrea intuì che la conversazione era telefonica.
Quando ci fu un silenzio più lungo degli altri, la ragazza si accorse di star trattenendo il fiato. Quindi era per questo che la dottoressa Munari aveva accettato un incarico inferiore alle sue capacità in un altro continente: era ancora sulle tracce dell’organizzazione che aveva combattuto a Roma insieme a Padre Gabriel! Subito si sentì orgogliosa della sua mamma, ma poi realizzò quanto fosse pericoloso l’incarico, se l’aveva tenuta all’oscuro di tutto. Il cuore le batté all’impazzata, ma doveva fare finta di niente se voleva tenere entrambe al sicuro.
«Ci penso io a riferirlo al FBI dopo lo Spring Break: se Cadavid mi fa tenere d’occhio, non si insospettirà se la psicologa scolastica chiamerà un genitore, che è anche un agente speciale, durante l’orario di lavoro per rassicurarlo sull’inserimento sociale della figlia-genio in classe.» Quindi era coinvolta anche una delle più importanti agenzie governative, era davvero un caso enorme! Basta, non voleva origliare oltre, così iniziò ad allontanarsi lentamente dalla porta… O almeno questa era la sua intenzione.
Non fece in tempo a muovere un passo, che il cellulare che teneva in una mano si illuminò è lanciò la suoneria dei messaggi. Porca miseria! La ragazza portò il dispositivo davanti agli occhi e lo sbloccò per mutarlo, ma prima partì un secondo squillo altrettanto forte. Se sua madre non l’aveva sentita la prima volta, adesso la rossa era sicura che si era accorta di lei.
«Gabriel, devo andare. Andrea è scesa in cucina. Ci sentiamo presto.» sentì infatti chiudere in fretta la chiamata e, pochi secondi dopo, la porta si aprì.
«Cosa stavi facendo dietro la porta, signorina?» Claudia la salutò così: con una domanda tagliente e il suo sguardo inquisitorio ancora più affilato. Neanche un “Buongiorno” aveva detto, aveva preferito andare dritta al punto. Era una donna troppo perspicace, la sua fama non le rendeva giustizia.
«Non stavo origliando, se è quello che penso… O almeno, non l’ho fatto intenzionalmente.» si difese lei. «Stavo per entrare in cucina, quando ho visto la porta chiusa e ti ho sentita parlare al telefono, così me ne stavo andando per non disturbarti.» sua madre fece un respiro rumoroso e scosse la testa.
«Quanto hai sentito?» la Antinori abbassò lo sguardo. Non sapeva cosa fare: doveva mentire o essere sincera? Quale delle due opzioni era la meno pericolosa per entrambe? «Andrea, non finirai nei guai per questo. Voglio solo capire qual è la nostra nuova situazione. Potrebbero esserci delle ripercussioni fra di noi, anche gravi, se non mi dirai la verità.»
«Ho sentito poco… Ma a sufficienza per capire che non devo parlarne con nessuno, stai tranquilla.» la dottoressa Munari annuì.
«C’è qualcosa di poco chiaro? Ti posso spiegare altro?»
«No, ho capito perfettamente la situazione e non voglio saperne di più. Credo che sia già rischioso così.» rispose la figlia. Andrea si aspettava un altro cenno oppure una frase monosillabica di assenso da parte di sua madre, invece Claudia la strinse in un forte abbraccio. La ragazzina sentì gli occhi pizzicarle, come quando era sul punto di piangere, per quanto il gesto della psicologa era colmo di affetto. Ricambiò la sua stretta e tutto l’amore che provava per la donna che le aveva dato la vita e che la voleva proteggere dal suo pericoloso lavoro.
«Ti preparo la colazione, sarai affamata.» affermò Claudia, dopo che ebbe sciolto l’abbraccio. Andrea la ringraziò e, intanto che sua madre inseriva due fette di pane nel tostapane, si sistemò a tavola e controllò le notifiche che l’avevano fatta scoprire. Era Bree, che le chiedeva se aveva voglia di fare qualcosa insieme quel giorno, magari un giro al centro commerciale. Non le sarebbe dispiaciuto trascorrere qualche ora in giro per negozi, così accettò l’invito e accordò un orario di ritrovo.
Terminata la colazione, Andrea corse in camera sua a prepararsi per uscire. Mentre stava decidendo qualche t-shirt indossare, il suo cellulare squillò un’altra volta. La ragazza fissò lo schermo illuminato con una certa sorpresa: Christopher Park la stava chiamando! Che cosa poteva mai volere da lei?

Andrea Antinori & Christopher Park

«Hello?»
«Ciao, Andrea, sono Chris. Hai da fare oggi? Vengono da me alcuni amici, ci facciamo un paio di tuffi qui in piscina. Mi stavo chiedendo se ti andasse di fare un salto, ecco.» Christopher arrossì. Era rimasto folgorato da lei fin da quando si erano conosciuti, però non era mai riuscito a trovare un pretesto per andare oltre la semplice amicizia. Che quell’invito fosse la volta buona per prendere un po’ di coraggio e passare alla fase successiva? Stava già fantasticando sui possibili scenari, poi i suoi sogni si frantumarono all’istante.
«Mi dispiace, ma mi vedo con un’amica più tardi.» ecco, lei era già impegnata, avrebbe dovuto immaginarlo! Aveva cantato vittoria presto! Però aveva parlato di una sola amica… I suoi genitori erano stati chiari sul numero e la tipologia di amici che poteva invitare a casa: non volevano ritrovarsi una festa senza controllo con ragazzini minorenni durante lo Spring Break. Andrea era una ragazza tranquilla e sicuramente lo sarebbe stata anche la sua misteriosa amica. Che poi, tanto misteriosa non era: la compagnia della rossa era composta esclusivamente da Bree Witter e Georgina Ford, ma dato che quest’ultima aveva improvvisamente preferito Crystal Humphrey, probabilmente si trattava della Witter.
«Che problema c’è? Chiama anche lei! Più siamo e meglio è.»
«Davvero? Fantastico. Adesso la sento e ti so dire fra un po’.»
«Perfetto, a dopo!» Chris chiuse la conversazione e non aspettò di ricevere la risposta per mandare alla sua bella la posizione della sua villa. Se sapeva già dove abitava, Andrea non avrebbe potuto rifiutare l’invito.

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Più tardi…
«Jamie, no, smettila!» le urla e le risate di Molly Ziegler e Jamie Scott sovrastavano qualsiasi altro suono nelle vicinanze di casa Park. I due fidanzatini si stavano infatti divertendo a schizzarsi l’acqua della piscina, come se fossero due bambini piccoli.
Christopher li trovava alquanto infantili, ma erano carini a modo loro. Anche se non sopportava la ragazza del suo migliore amico, riconosceva che lei lo rendeva felice e questo bastava per sopportarla il giusto, anche quando invitava Jamie da lui. Ma al contrario di loro due, lui non si stava divertendo affatto.
Park aveva organizzato quella giornata per passare del tempo da solo con la studentessa italiana, ma lei aveva portato con sé la Witter… Sì, era vero che era stato lui a dirle di farlo, era l’unico modo per poter stare con lei, tuttavia non immaginava che le ragazze si sarebbero isolate dal gruppo, sedendosi nel lato più basso della vasca e confabulando fra di loro. Aveva bisogno di smuovere le acque e aveva la persona giusta a portata di mano.
«Ehi, Ziegler.»
«Cosa vuoi, Park?» le rispose acida la moretta.
«Perché non vai a parlare con le altre due ragazze e le inviti ad unirsi a noi?»
«Ma sei scemo? Perché dovrei farlo io? Sei tu il padrone di casa o sbaglio?»
«Perché sei una femmina anche tu e sei meno minacciosa di me.» Molly fece una smorfia in segno di disgusto. Park aveva dei modi orribili nel trattare gli ospiti. Dio, come lo detestava!
«Voglio qualcosa in cambio.»
«Sentiamo.»
«Voglio che tu la smetta di imbucarti alle uscite fra me e il mio ragazzo il venerdì e il sabato fino alla fine della scuola.» Christopher alzò un sopracciglio, sorpreso. Gli stava praticamente imponendo di non vedere il suo migliore amico durante il fine settimana… Con chi avrebbe passato il tempo fuori da scuola? Con Andrea, forse, se il suo piano sarebbe andato in porto.
«D’accordo.» e le allungò la mano per siglare il patto. Molly ricambiò la stretta, poi non perse tempo e si diresse dalle altre ragazze.
«Quindi non ti vedrò più nel week-end, amico.» fece Jamie, non appena la fidanzata si fu allontanata.
«È un piccolo prezzo da pagare, se voglio avvicinare Andrea.»
«Pensi che questa sarà la volta buona?»
«Lo spero.»
«Beh, in ogni caso, sarà bello non averti fra i piedi per un paio di mesi.» e il biondo si lasciò andare ad una fragorosa risata. Chris non ricambiò però, fece solo un ghigno.
«Sì, è molto divertente. Mi annoierò a morte senza di te.»
«Io non penso: avrai più tempo da dedicare alle tue spasimanti e lo stesso farò io con la mia.»
«Che cosa ci vedi in lei, Jamie? Non riesco proprio a capirlo.»
«Molly non è quel sembra. Ha una grande cuore e una bella mente, ma si fa amare solo da chi vuole lei. Credo che lo faccia come meccanismo di auto-difesa.» rispose Jamie, lanciando uno sguardo colmo d’affetto verso la fidanzata. Christopher alzò invece le spalle: il suo migliore amico era davvero cotto di quella ragazza e lui non riusciva ancora a vederne il motivo.

Jamie Scott & Molly Ziegler

Quel pomeriggio a casa Park aveva scombinato tutti i piani di Bree. La cheerleader avrebbe preferito essere al centro commerciale in cerca di nuovi vestiti, invece che a prendere il sole in piscina con delle persone con cui aveva scambiato poche parole fra i corridoi della Oliver M. Berry. Almeno c’era con lei un’amica leale e sincera come Andrea, non come la Ford.
I messaggi non inviati di Georgina dopo la sua rottura con Colin le facevano ancora male, in più si era avvicinata nuovamente a Henry Bass e aveva disperatamente bisogno di parlarne con qualcuno. E chi meglio di Andrea? Quella giornata insieme doveva essere il pretesto per dedicarsi alle confidenze, invece era stata invischiata nelle trame amorose del padrone di casa, che continuava a tampinare l’italiana senza successo. Per fortuna, le due erano riuscite ad appartarsi per un momento e Bree aveva potuto raccontare tutto quanto le era successo di recente all’amica.
«Quindi pensi di dare una seconda chance a Henry?» chiese Andrea.
«Sinceramente non lo so, mi ha già presa in giro una volta e non vorrei ripetere l’esperienza… Però è stato veramente dolce l’altra sera! Accidenti, non so cosa fare.» sospirò la Witter, nascondendo il volto fra le mani.
«Io non farei nulla, se fossi in te.» rispose una nuova voce. Molly Ziegler si era aggiunta al gruppo, senza neanche essere invitata. La moretta si sedette nella parte bassa della vasca, esattamente di fronte alle due ragazze. «È vero che Bass sa essere un amore, ma è viscido e manipolatore come pochi. Ti ha già trattata male in passato, quindi perché dovrebbe essere diverso questa volta?»
«Scusami, ma è un discorso privato e tu non sei stata invitata a parteciparvi.» ad Andrea non era piaciuta l’intromissione, così aveva messo in chiaro e senza mezzi termini che la Ziegler non era gradita nella conversazione.
«Non mi interessa, i ragazzi mi hanno allontanata dal gruppo per fare… Beh, discorsi da maschi. E io non so con chi altro stare. Voi sembrate una così bella compagnia e a scuola non ci siamo mai frequentate molto, quindi potrebbe essere una buona occasione per conoscerci meglio.» continuò imperterrita la moretta, che non aveva alcuna intenzione di andarsene. Andrea stava per risponderle per le rime, ma Bree alzò una mano per fermarla.
«Nessuno le vieta di restare. E poi ha ragione: Henry non è esattamente un angioletto.» ammise la Witter.
«Ma questo non dovrebbe trattenerti dal riprovare a stare con lui. Forse ha capito che splendida persona tu sia e ha deciso di tornare da te.» aggiunse Andrea.
«Sì, può essere. Comunque, se non sei sicura di lui, non dovresti dargli una seconda chance… Almeno non adesso. Sei appena uscita da una storia con Colin Jane e già pensi a Bass… Non ti sto giudicando, però è chiaro che hai il cuore in subbuglio e la testa confusa. Dovresti prima capire chi vuoi davvero ed essere single aiuta a schiarirsi le idee.» ribatté Molly. Andrea dovette ammettere con se stessa che il discorso aveva un senso, così appoggiò l’altra.
«Forse avete ragione, dovrei prendermi del tempo per me e non pensare troppo ai ragazzi. Solo così potrò venire a capo del mio dilemma.» convenne Bree.
«Bene, così puoi concentrarti come si deve sul tuo racconto per il concorso!» si lasciò sfuggire Andrea.
«Stai scrivendo un racconto per un concorso? Ma dai, è fantastico! Di cosa parla?» il viso di Molly Ziegler si illuminò di puro entusiasmo: Andrea e Bree non l’avevano mai vista così sinceramente interessata a qualcosa che non fosse il gruppo delle cheerleader!
La Witter iniziò a spiegarle il progetto a cui stava lavorando e delle difficoltà che stava riscontrando nel trovare la conclusione della sua storia. Aveva vari finali in mente, ma nessuno lo trovava calzante e questo la spaventava: temeva che non sarebbe riuscita a completare il testo per la data di consegna e, di conseguenza, di non partecipare alla competizione. Stava per raccontare le possibili conclusioni, quando un pallone gonfiabile cadde a poca distanza dalle ragazze, schizzandole tutte.
«Vi va di fare un gioco tutti insieme?» Christopher si era stancato di aspettare che Molly coinvolgesse le due nuove del gruppo, così era andato all’attacco, scagliando la palla vicino a loro per attirare la loro attenzione.
«Tu, lurido lombrico!» lo insultò un’infuriata Molly Ziegler, agguantando la sfera di plastica e lanciandola con tutte le sue forze in pieno petto al padrone di casa. Chris lanciò un gemito di dolore e Jamie scoppiò a ridere per la scena, seguito a ruota da Andrea e Bree.
«A cosa giochiamo?»

Photo by ©Tommy Tong

Il pomeriggio in piscina era giunto al termine: l’orario di cena si stava avvicinando e i ragazzi si stavano preparando per rientrare alle proprie abitazioni. Bree si stava sistemando nel bagno degli ospiti in casa Park, mentre Molly e Jamie si erano appartati nella dépendance per cambiarsi i costumi. Andrea stava invece raccogliendo le sue cose dallo sdraio in giardino ed era da sola, notò con gioia Christopher. Era il momento giusto per agire: le si sarebbe avvicinato e avrebbe fatto un po’ di conversazione prima di farle la fatidica domanda. Un piano perfetto e dal risultato garantito!
«Ti sei divertita?»
«Sì, è stato un piacevole pomeriggio. Non avrei mai detto che Molly e Jamie fossero così simpatici!»
«Sì, beh, bisogna conoscerli per apprezzarli.» rispose lui, facendo un sorrisetto. Bene, ora aveva l’aggancio perfetto per tastare il terreno. «Spero che tu abbia rivalutato anche me.»
«Sei una buona compagnia, Park, lo devo ammettere.» il cuore di Chris saltò un battito a quelle parole. Vedeva un barlume di speranza, allora il suo piano aveva funzionato!
«Quindi posso sperare di rivederti più spesso?» Andrea storse la bocca, era evidente che stava valutando l’opzione.
«Se organizzate delle altre uscite e mi chiamate, potrei esserci.» restò lei sul vago. Contro ogni pronostico, Andrea si era trovata bene con quella cricca e non le sarebbe dispiaciuto ripetere l’esperienza, se si fosse ripresentata l’occasione. Dopo tanti mesi dal suo trasferimento, forse si stava davvero ambientando in quella realtà così diversa dalla sua Roma.
«E se fossimo solo noi due a uscire?» Chris ammiccò, sentendosi già la vittoria in tasca. Andrea era arrossita e questo era un buon segno, secondo lui.
La ragazza era imbarazzata: temeva che quel momento sarebbe arrivato, ma non immaginava così presto. Anche se Christopher si era dimostrato più simpatico di quanto le era sembrato a scuola, lei non provava nulla per lui ed era giusto che lo sapesse.
«Ascolta, Christopher, sono stata bene oggi con te, però io non vedo una storia romantica fra noi due. È che ti vedo solo come un amico.» lo scintillio di spavalderia negli occhi del ragazzo morì: evidentemente non si aspettava un rifiuto.
«E questo non potrà mai cambiare?» continuò lui, imperterrito. Se aveva un margine di successo, Christopher voleva saperlo.
«Non lo so, ti conosco da troppo poco… E adesso non me la sento di avere una relazione con te o chiunque altro.» sbottò lei, spazientita dall’insistenza del ragazzo.
«Certo, hai ancora in testa il tuo ex italiano, lo capisco.» dedusse lui. Andrea voleva dirgli che stava sbagliando completamente strada, però se questo pensiero lo avrebbe tenuto buono per un po’, forse era meglio lasciarglielo credere.
«Sì.»
«Pazienza. Ci vedremo in compagnia degli altri e chissà, magari conoscendomi meglio, cambierai idea un giorno.» e lui le diede una pacca sulla spalla, come sono soliti fare i ragazzi con i loro amici maschi.
Andrea sorrise, ma il modo in cui lo fece sembrava più irritato che accondiscendente. L’insistenza di Christopher le dava sui nervi, ma non poteva farci niente. La prossima volta, doveva essere più brutale. Per sua fortuna, Bree tornò in giardino prima che la conversazione degenerasse ulteriormente.
«Sei pronta, Andrea?» chiese la Witter, che si era accorta dalla lunga occhiata supplichevole di salvezza che le aveva lanciato l’amica.
«Sì, possiamo andare.» la rossa si affrettò a mettere l’asciugamano nello zaino e a salutare tutti, prima di tornarsene a casa insieme a Bree.

Bree Witter & Georgina Ford

Il sole stava tramontando sul Texas, quando Bree parcheggiò l’auto nel vialetto. Era stanca, ma tutto sommato era stata una bella giornata: aveva scoperto un lato di Molly Ziegler di cui non era a conoscenza, eppure erano nella stessa squadra di cheerleader! Come lei, amava leggere e adorava le autrici inglesi romantiche, però non ne faceva vanto perché non voleva essere etichettata come nerd, come era successo al fratello gemello. Le aveva persino chiesto di poter leggere il racconto per il concorso, una volta terminato! E il consiglio che le aveva dato su Henry Bass era molto saggio… Insomma, Molly si era rivelata una tipa interessante e, se avesse continuato a frequentarla, Bree era certa che ne sarebbe nata una bella amicizia.
Anche il suo fidanzato, Jamie Scott, era stata una sorpresa: pensava che fosse uno di quegli atleti spocchiosi e ignoranti che pensano solo al football, invece era un tipo alla mano e aveva uno spiccato senso dello humor.
L’unica non-novità era Christopher: lui era esattamente il galletto gradasso che aveva incontrato fra i corridoi della scuola, però era sopportabile in presenza di Jamie, che riusciva a smorzare il suo pessimo carattere con la sua mitezza e qualche battuta.
Sì, pensò infine, ci uscirei volentieri un’altra volta.
Bree raggiunse il portone d’ingresso e aprì la tasca della borsa dove teneva di solito le chiavi, ma non le trovò. Iniziò a cercare in ogni angolo e in ogni possibile nascondiglio della sacca. Guardò persino in macchina, nel caso le fossero cadute sul sedile o le avesse lasciate distrattamente nel portaoggetti. Niente, le chiavi non c’erano!
«Maledizione!» doveva averle dimenticate nel piattino dove le teneva sempre e a quell’ora non c’era nessuno in casa: sua madre era allo Yacht Club per un evento, mentre il padre doveva essere già al ristorante per l’apertura serale.
La ragazzina sbuffò. Non aveva voglia di rimettersi in viaggio e chiedere a uno dei due genitori di prestarle il proprio mazzo di chiavi. Non aveva nemmeno l’intenzione di chiedere ai vicini se ne avevano una copia per le emergenze o se poteva stare da loro finché Joey o Pacey non rientravano. La rottura con Colin le bruciava ancora e voleva evitarlo a tutti i costi, se poteva.
Ci doveva essere un’altra soluzione al suo problema… Ma certo, la chiave di scorta dentro il vaso! Joey ne aveva nascosta una nel giardino sul retro per ogni evenienza, perché diceva che era troppo vecchia per entrare nell’abitazione dalle finestre. Sicuramente era ancora lì.
Con un’agile mossa, la cheerleader scavalcò lo steccato in legno bianco che delimitava la parte posteriore della tenuta, svoltò l’angolo in direzione dell’ingresso posteriore e… Per poco non le venne un infarto!
C’era qualcuno seduto sui gradini dell’uscio, che sicuramente la stava aspettando!
«Che ci fai qui?» la voce le uscì più acida di quanto avrebbe voluto. Non era il modo di comportarsi che i suoi genitori le avevano insegnato, ma se si trattava di una persona che ti aveva pugnalato alle spalle, senza neanche sapere il perché.
«Sono venuta a parlare con te.» rispose Georgina Ford. «Ho beccato Pacey mentre andava al lavoro. Mi ha detto che non c’eri, ma che saresti tornata presto, così ho deciso di aspettarti.»
«Non potevi lasciare un messaggio?»
«Non è un argomento di cui si può parlare al telefono.»
«Ah sì? Beh, ormai è tardi. Ne avevi di occasioni per spiegarti, invece sei sparita. Mi hai ignorata. E mi hai fatto male. Adesso non voglio più saperne di te!»
«Non lo pensi davvero, Bree, ti conosco fin troppo bene.» la voce di Georgina era calma e controllata. Sembrava un pezzo di ghiaccio e non l’impacciata ragazzina passionale che Bree adorava.
«No, probabilmente no. Però è vero che mi hai ferita. Avevo bisogno di te e non mi hai cercata. Io, questo, lo interpreto come non voler più essere mia amica.»
«Per questo sono qui.»
Dopo il furto, Georgina aveva pensato di continuare la sua solita recita con Bree, ma a trattenerla era stata la rottura con Colin. Lui aveva mollato Bree, perché lei aveva il timore che la stesse tradendo con la stessa Georgina, quando in realtà Jane era il mentalista della banda. Come poteva spiegare all’amica che il loro era solo un rapporto di lavoro? Avrebbe dovuto raccontarle della sua vita segreta e sapeva che Bree non avrebbe capito la sua scelta. Perciò aveva approfittato della crisi fra lei e Colin per allontanarsi, inoltre era stata piuttosto presa dalla sua nuova relazione con Crystal.
Ma più passavano i giorni, più si era resa conto che l’amica stava soffrendo enormemente per il distacco ingiustificato. Doveva mettere un punto alla loro amicizia, così si era fatta coraggio e aveva deciso di aprirsi.
Per questo era andata a trovarla, ma Pacey le aveva detto dov’era e con chi era e ciò fu sufficiente per far cambiare idea a Georgina. Bree si meritava un’amica migliore, che non le nascondesse chi era realmente, e se questa persona era Andrea Antinori o, peggio, Molly Ziegler, lo avrebbe accettato. Avrebbe lasciato la parte migliore di lei libera di essere felice, perché Bree se lo meritava.
«Ero sparita, perché avevo bisogno di pensare. Sono successe molte cose di recente, che mi hanno fatto ripensare alla nostra amicizia. Sei una ragazza fantastica, Bree Witter, forse l’amica migliore che abbia mai avuto e che avrò mai… Però nell’ultimo periodo non sono stata bene con te. Non posso frequentare qualcuno che dubiti di me in ogni occasione, soprattutto che creda che io mi veda di nascosto il suo ragazzo, quando sa benissimo che sono lesbica.» Georgina fece una pausa. Stava perdendo il controllo del proprio tono di voce e gli occhi si stavano caricando di lacrime. Il discorso che aveva preparato era più doloroso di quanto aveva immaginato.
«Hai ragione, non sono stata una buona amica per te ultimamente. Ti ho data troppo per scontata e mi sono lasciata trasportare dalle mie insicurezze. Ho dipeso troppo da te e da Colin, ma non voglio più essere così. Forse è un bene se ci separiamo per un po’ e facciamo nuove amicizie e nuove esperienze. Quando saremo più mature, forse saremo pronte per ricominciare.» Bree stava piangendo. Il discorso di Georgina l’aveva fatta riflettere sui suoi comportamenti infantili: la Witter aveva ancora bisogno di crescere, mentre la Ford sembrava già più adulta di qualche settimana prima. Bree avrebbe voluto sapere cos’era successo per farle prendere la decisione di allontanarsi da lei, ma non poteva. Doveva rispettare la decisione di Georgina, così si comportava una vera amica.
L’altra ragazza annuì e si alzò dallo scalino su cui era ancora seduta. Doveva andarsene in fretta, pima che iniziasse a piangere anche lei.
«Grazie per aver capito… E grazie anche per la frase da serie tv di Dawson Leery: è un bellissimo modo per salutarsi, non lo dimenticherò mai. Ti auguro tutto il meglio dalla vita, Bree.»
«Ti auguro lo stesso, Georgina.»
Georgina era a pochi passi da Bree. Aveva una manciata di secondi per decidere se andarsene così, se stringerle la mano o se abbracciarla un’ultima volta. Propendeva più per l’ultima opzione, ma le guance rigate di lacrime dell’amica e nella sua espressione da cucciolo ferito la intenerirono. E senza pensarci due volte, le prese il viso fra la mani e le baciò le labbra. Non era mai stata attratta da Bree, ma quel gesto le era sembrato il modo perfetto per dirsi addio. E così fu. Ora l’aveva davvero lasciata libera.

💙Story By Alessia Baraldi💙

Dopo che Georgina se ne fu andata, Bree rimase ancora un po’ in giardino, imbambolata, a fissare la porta. Non smetteva di piangere, ma il suo era un pianto silenzioso. Non c’era più rabbia nel suo cuore, ma non per questo la separazione faceva meno male. Credeva nelle parole che aveva detto alla Ford: voleva davvero crescere e diventare una persona migliore. Senza di lei ma per lei. Glielo doveva.
Le bastò questa consapevolezza per calmarla a sufficienza e ricordarle ciò che era venuta a fare nel cortile posteriore. Trovò la chiave di scorta sotto un grande vaso di terracotta ed entrò in cucina.
Dopo essersi fatta una doccia, accese il computer portatile, aprì il file per il concorso e, così come aveva romanzato gli ultimi avvenimenti, affidò al racconto il suo saluto a Georgina.
Quella era senza dubbio la conclusione perfetta per la sua storia, perché aveva tutti gli ingredienti necessari: aveva dramma e sentimentalismo, ma era anche proiettato con ottimismo verso il futuro. Era questo che la gente cercava nella finzione: la speranza nelle difficoltà di tutti i giorni. Chiunque lo avesse letto, si sarebbe immedesimato nei suoi personaggi e avrebbe trovato conforto nelle sue parole. O ancora meglio, un amico.
Soddisfatta del risultato, Bree allegò il file alla domanda di partecipazione all’iscrizione e premette il comando di invio.
«E anche questa è fatta!» ora era pronta ad iniziare un nuovo capitolo di un nuovo racconto.