Photo by ©Alisa Anton

Bree Witter osservava lo schermo bianco del PC. Un foglio vuoto. Il blocco dello scrittore era arrivato proprio quando avrebbe dovuto iniziare la stesura di un romanzo destinato a un concorso letterario. Mancavano ancora alcuni mesi alla scadenza dei termini, ma scrivere un testo che avesse anche solo una piccola possibilità di vincere richiedeva tempo e studio. Spostò da un lato il PC e afferrò uno dei manuali di scrittura creativa. Cavolo, aveva bisogno di un aiuto. Dannato Strunk, nemmeno i suoi consigli di stile sembravano fornirle il minimo sostegno.
Accatastò i volumi, allontanandoli da sé. Che sciocca era stata a spendere tutta la sua paghetta per acquistarli. Poteva ambientare la storia in Corea del Sud? Bastava per conoscere una cultura così diversa aver consumato kdrama e cibo coreano come se non ci fosse un domani? Le guide che aveva consultato erano sufficienti? Cercare altro materiale le avrebbe sottratto del tempo prezioso e lei voleva consegnare il testo a un editor per la revisione. E se avesse scritto un regency? La fan di Georgette Heyer e di Jane Austen che viveva in lei esultò, per poi ricordarsi che non sarebbe stato affatto semplice ottenere l’adeguata documentazione con le tempistiche imposte dal concorso. Cavolo, dovrò rinunciare, sono un fallimento, pensò.
Chiuse gli occhi e il volto sorridente dello zio Dawson fece capolino nell’oscurità.

«Scrivi di ciò che conosci. Delle persone che fanno parte della tua quotidianità. Del mondo che ti circonda. Nulla è così semplice come sembra e nel tuo quotidiano possono nascondersi storie interessanti» Possibile che l’aiuto di cui aveva tanto bisogno le stesse giungendo proprio da una conversazione con lo zio Dawson avvenuta l’estate precedente.
«Sei sicuro che simili idee funzionino?» gli aveva chiesto, mentre erano seduti sul pontile davanti alla casa dei Potter a Capeside.
«Cavolo, signorina. La mia serie più famosa è nata in questo posto, su questo pontile. Ogni scena parla di Capeside, dei suoi abitanti e dei miei amici. Siamo cresciuti, la vita ci ha portato ai capi opposti del Paese, alcuni di noi non ci sono più. Ho voluto rendere quegli istanti immortali, trasformarli in arte, o almeno ho tentato. Far conoscere e provare quelle sensazioni così intensa anche a degli sconosciuti.» Lo zio sorrise, immerso in quel paesaggio legato ai ricordi di un’infanzia e di una adolescenza che il grande regista e sceneggiatore Dawson Leery non avrebbe mai dimenticato.
Bree non aveva mai conosciuto la zia Jen, la migliore amica dei suoi genitori. L’immagine di lei che scendeva dal taxi che l’aveva condotta a Capeside, l’avrebbe però accompagnata per sempre grazie alla serie tv dello zio.
All’improvviso la Witter aprì gli occhi e tornò nel cortile dell’Oliver M. Berry High, durante la pausa pranzo.

Photos by ©Sixteen Miles Out & ©Gláuber Sampaio (Cameretta di Bree Witter)

Pausa pranzo che stava trascorrendo alla ricerca di una storia da trasformare in arte… Era letteralmente circondata di storie. Il cortile brulicava di materiale umano. C’erano Emma e Leo che mantenevano le distanze, visto che la famiglia di lei aveva vietato loro di frequentarsi, ma i loro occhi si cercavano senza sosta. In continuazione. Emma che aveva preso una pallottola al posto di Leo e alla quale non importava dei traffici pericolosi della famiglia di lui. L’unica cosa che contava era il loro incontro segreto, che sarebbe avvenuto di lì a poco, proprio grazie alla stessa Bree, che da qualche settimana metteva a loro disposizione un capanno di proprietà dei Witter.
E poi c’era Georgina che aveva baciato Crystal di nascosto, senza sapere che lei le aveva sorprese. E in realtà non era starà nemmeno la sola. Henry Bass si era ritrovato a poca distanza da lei a osservare sgomento le loro rispettive migliori amiche baciarsi con passione.
«Sono sicuro che troverai la giusta ispirazione. Magari la storia di una giovane e affascinante scrittrice che riesce a cambiare quell’arrogante del suo ex ragazzo. Dopo aver scoperto che l’attuale fidanzato le sta nascondendo qualcosa insieme a una carissima amica.»

La voce sensuale di Bass la raggiunse, proprio lì in cortile. Che cosa voleva da lei? Perché non la lasciava in pace? Perché era in grado di far spuntare nella sua testa delle idee velenose come funghi? Davvero voleva farsi avvelenare l’esistenza di nuovo da Bass, che dalla sera del bacio di Crystal e Georgina, non smetteva di insinuare dei dubbi in lei su Colin e sulla Ford.
La prima cosa che si pensava in questi casi è che il fidanzato avesse una relazione con l’amica del cuore. Un classico delle serie tv. Lo zio Dawson lo aveva vissuto nella realtà, sulla propria pelle, proprio per colpa dei genitori di Bree. Come avrebbe voluto che quella fosse stata davvero la verità. L’assoluta certezza dell’assenza di ogni interesse romantico tra Georgina e Colin la preoccupava sempre di più, perché dovevano esistere altre spiegazioni ancora più inconfessabili.
«Ti odio, Henry Bass.» Si alzò di scatto dalla sedia, sbatté uno dei libri sul tavolino, poi si affrettò a riporlo nella borsa, dove aveva infilato, con poca gentilezza, anche il portatile e gli altri volumi.
In realtà odiava sé stessa, colpevole di non odiare quell’arrogante figlio di papà nonostante il male che le aveva fatto. A giudicare dal sorrisetto di Bass, ne era consapevole anche lui. La Witter si allontanò senza voltarsi indietro.

Photo by ©Rutger Leistra

Henry Bass si ripromise di non seguirla. Cavolo, sarebbero potuti davvero diventare una coppia degna del più romantico dei romanzi, se solo lei non si fosse rivelata così testarda.
Tutto era cambiato la sera in cui aveva scoperto Crystal baciare la Ford. I castelli di carta, che aveva costruito e che avrebbero dovuto rappresentare il suo futuro, erano improvvisamente crollati. Sposare Crystal, l’unica ragazza che considerava degna di lui, ormai gli era sembrato del tutto impossibile. Quel bacio glielo aveva fatto comprendere con una chiarezza che non poteva essere spezzata nemmeno dalla più tenace delle illusioni. Si era sentito mancare. Dove erano finite le sue certezze? Aveva pensato che avrebbe potuto divertirsi con tutte le ragazzine più patetiche del liceo e poi del college, ma alla fine avrebbe messo su famiglia con quella giovane popolare quanto lui, ma allo stesso tempo migliore, perché Crystal, a differenza sua, non desiderava ottenere la popolarità a scapito degli altri. Lei era pura. Mentre stava osservando la sua migliore amica abbracciare la Ford, qualcuno si era avvicinato a lui e lo aveva costretto a seguirlo. Era salito nell’auto di Bree Witter… Era lei la sua rapitrice.

Aveva assistito alla scena del bacio e per un attimo lui aveva provato una enorme soddisfazione. Non era stato il solo a essere ingannato da una persona di cui si fidava. Anche Georgina aveva nascosto la verità alla sua migliore amica. La presenza fisica di Bree lo aveva riportato con violenza nell’abitacolo, ponendo fine alle elucubrazioni a cui si era abbandonato. Doveva essere impazzito. La scoperta sulla figlia di Serena doveva averlo sconvolto al punto da trovare all’improvviso gradevole il profumo al borotalco di Bree, che solo qualche settimana prima gli aveva fatto storcere il naso, visto che sicuramente era stato acquistato in una dozzinale profumeria. Aveva cercato di ignorare la fragranza sprigionata dalla sua ex.
«Dove stiamo andando? Ti ricordo che il rapimento è un reato e che i miei genitori possono disporre della migliore consulenza legale del Paese.»
Bree aveva scosso la testa. Lo stava davvero trattando come una mosca fastidiosa, non degnandolo nemmeno di una risposta? In effetti non avrebbe avuto tutti i torti. Era sempre stato così arrogante, si era sempre considerato superiore, ma aveva fallito come un comune mortale. Perché all’improvviso, come se si fosse appena liberato da un morso che lo frenava, il suo cuore stava accelerando i battiti? Sto impazzendo. Non è possibile, aveva pensato.

Henry Bass, Bree Witter & Colin Jane

Per sua fortuna il tragitto era stato breve e aveva potuto ben presto scendere da quell’auto che sapeva così tanto della figlia di Pacey Witter. Pacey Witter che non sarebbe stato affatto contento di saperla lì, nel suo locale ormai chiuso, proprio con un arrogante come lui. Di certo se quell’uomo avesse potuto vedere l’espressione sul volto della sua bambina, si sarebbe sicuramente tranquillizzato. A malincuore, Henry Bass era stato costretto ad ammettere, come del resto era prevedibile, che in Bree Witter non albergava alcun intento romantico. Del resto perché avrebbe dovuto averne o lui desiderarli? Stava forse impazzendo? La ragazza sembrava più che altro un toro inferocito, pronto a scattare.
«Farai finta di non aver visto nulla, a meno che non siano le dirette interessate a parlarne o a renderlo pubblico.» aveva detto lei, sbattendo la mano su uno dei tavoli.
«Mi sembra una richiesta ragionevole. Non c’è bisogno di farti ingessare la mano per dimostrami che fai sul serio.»
«Non farai del male a Georgina per ottenere la tua vendetta nei confronti di Crystal. Non ti permetterò di ferirla come hai già fatto con me e Colin.»
«E se l’unica a essere ingannata fossi tu? Non da me, non preoccuparti. Da loro. Da Ford e Jane. Le due persone che ti sono più vicine.»
«Non è vero.»
«Lo sai anche tu perché li hai visti confabulare, più volte.»
«Non potranno mai farmi più male di quanto me ne abbia fatto tu. A differenza tua, Henry, loro hanno dei valori»
Bass aveva sorriso mestamente.

«Feriscono di più i gesti di persone che reputi amiche rispetto a quelli degli squali come me. Dovresti saperlo anche tu, Witter. Inoltre per perseguire dei fini nobili, o presunti tali, si possono anche sacrificare affetti, amori e amicizie. Sai che ho ragione, Bree. Hai solo paura di ammetterlo.»
Spinto da una forza a cui nemmeno lui sapeva dare un nome, Bass si era avvicinato e aveva preso il volto di Bree tra le mani. Le sue labbra erano sempre state così carnose? Perché non se ne era mai accorto quando erano stati insieme?
Lei si era divincolata.
«Io ti ho avvertito, Henry.» Erano usciti dal locale. Bree si era affrettata a salire in macchina, aveva messo in moto e lo aveva lasciato lì, come un idiota, davanti al The Icehouse.
«Ehi, prima mi rapisci e poi mi abbandoni in mezzo alla strada.» aveva urlato Henry, ma lei era già scomparsa. Questo era accaduto la sera in cui Bree e lui avevano scoperto il bacio scambiato dalle loro migliori amiche. Da allora Bass la seguiva, la osservava e forse la tormentava, come aveva appena fatto nel giardino della scuola.
Erano solo passati solo pochi giorni, in realtà. Lei, però, era diventata importante per lui quanto l’aria per respirare.

Photos by ©Shiguang Zhao & ©Abdul Gani M

Qualche giorno dopo Colin Jane entrò nella sua stanza e sobbalzò. Seduta sul letto c’era Bree Witter, con indosso quella maglia blu che lui adorava tanto. I capelli neri raccolti in una lunga coda di cavallo. Qualche tempo prima si era divertito a tirarla. Bree aveva deliberatamente scelto dettagli che lui apprezzava, eppure sapeva che quella conversazione non sarebbe stata piacevole. Lo leggeva negli occhi della fidanzata, che si erano trasformati in due fessure.
«Tuo padre mi ha permesso di entrare. Poi è uscito a cena con tua madre. Mi aveva assicurato che saresti tornato a casa a minuti. Invece ti aspetto da due ore.» Bree si era alzata, era rimasta ferma, in piedi, rigida accanto al letto.
Devi farle del male se vuoi mantenere il tuo segreto, pensò Colin.
«Non avresti dovuto fermarti per tanto tempo in un appartamento che non è tuo. Al buio, poi.»
«So bene di non aver agito come una persona educata. Devo sapere cosa mi nascondi.» Bree si sforzò per non alzare il tono della voce, per non picchiarlo o scuoterlo.
«Non sono affari tuoi.» Si indispettì Colin, nascondendo in un armadio lo zaino che aveva con sé. «Dovresti fidarti di me, credere nel nostro amore. Invece di permettere a Henry Bass di riempirti la testa di dubbi.»
«Siete tu e Georgina che colmate la mia testa di dubbi.»
«La scadenza per il concorso è vicina. Non rischiare di perdere tempo prezioso preoccupandoti per questioni inutili. La fiducia è alla base di un rapporto. Fidati di me.»

Colin si avvicinò a Bree, le prese il viso tra le mani. I suoi occhi si perdevano in quelli della ragazza.
Lei, però, si allontanò, ansimando.
«Mi fido di te. Ho solo paura che tu possa metterti in guai seri, però. Ho una brutta sensazione. Guarda cosa è successo a Emma e Leo. Temo per te.» Si rese conto di aver urlato quando incontrò con lo sguardo gli occhi spalancati di Colin. Le vennero in mente le parole pronunciate da sua madre qualche giorno prima, quando lei, in cerca di un consiglio, si era rivolta a Joey.
«Dovresti saper attendere il momento giusto. Aspettare che le persone siano pronte ad aprirsi. Non affrettare le cose. Concedi agli altri i loro tempi.» Le aveva consigliato la madre.
Bree si rese conto di aver gettato alle ortiche non solo il suggerimento della signora Witter, ma anche la relazione con Colin.
Mentre una lacrima solitaria gli scorreva su una guancia, il ragazzo cercò di mantenere ferma almeno la voce. «Non mi lasci altra scelta. È finita, Bree» disse.
Lei non pose resistenza, si limitò ad annuire, mentre lasciava in silenzio la stanza.

Photo by ©Patrick Fore

Erano trascorsi due giorni dalla rottura, Bree era sola al The Icehouse dopo l’orario di chiusura. Lavorare di solito l’aiutava a non pensare, ma in quel momento la sua testa stava brulicando. Aveva perso Colin. Era triste per aver perso il suo fidanzato o uno dei suoi più cari amici? L’immagine di Bass fece capolino nella sua mente. Negli ultimi tempi lui la confondeva. Era tornato il batticuore e il ricercatissimo profumo, che lui si faceva consegnare direttamente dalla Francia, la inebriava.
Colin poteva essere sostituito senza troppi traumi come fidanzato. Aveva, invece, perso il suo amico, quello con cui aveva costruito una casetta sull’albero e organizzato lunghe escursioni in bicicletta. Era per questo che lei non aveva affrontato anche Georgina. Non voleva rinunciare anche a lei. Del resto Jane avrebbe dovuto già da un pezzo informare la Ford del loro scontro e dei sospetti della loro amica. Lei sapeva dei suoi dubbi, ma non era corsa a trovarla. «Anche Georgina ha paura di affrontarmi» Bree si accorse di aver pronunciato quelle parole ad alta voce, quando udì una risposta.
«Sì, Witter. È molto probabile.» Era Henry Bass, il ragazzo che la ossessionava da giorni. Poteva uno sguardo trapassare l’anima? Sì, la risposta era, evidentemente, un sì. Lo sguardo di quel damerino fissato su di lei stava accelerando I battiti del cuore della ragazza. Si era dimenticata delle sedie da sistemare sopra ai tavoli, del pavimento da pulire, di Colin e persino di Georgina.
Henry, invece, si avvicinò al Juke Box e…

ᴍɪ ʜᴀɪ ʟᴀsᴄɪᴀᴛᴏ, ᴍɪ ʜᴀɪ ʟᴀsᴄɪᴀᴛᴏ ǫᴜᴀɴᴅᴏ ᴘɪᴜ̀ ᴀᴠᴇᴠᴏ ʙɪsᴏɢɴᴏ ᴄʜᴇ ᴍɪ ᴀғғᴇʀʀᴀssɪ.
ʜᴀɪ sᴄᴏᴍᴍᴇssᴏ ᴇ ᴍɪ ʜᴀɪ ᴏʙʙʟɪɢᴀᴛᴏ ᴀ ᴄᴇʀᴄᴀʀᴇ ʟ’ᴀᴍᴏʀᴇ ᴀʟᴛʀᴏᴠᴇ.
ᴏʜ ʟᴏ sᴏ ᴄʜᴇ ɪɴ ǫᴜᴇsᴛᴏ sᴄᴇɴᴀʀɪᴏ, ʜᴏ ɢɪᴏᴄᴀᴛᴏ ʟᴀ ᴍɪᴀ ᴘᴀʀᴛᴇ.
ᴏʜ ʟᴏ sᴏ ᴄʜᴇ ᴇ̀ ᴏʀᴍᴀɪ ᴛᴀʀᴅɪ ᴘᴇʀ ᴛᴏʀɴᴀʀᴇ ɪɴsɪᴇᴍᴇ

Henry Bass aveva scelto proprio quella canzone. Mentre le note si diffondevano nell’aria, le parole di “Me Solsaste” le colpirono il cuore e la mente.
Henry l’aveva abbandonata e delusa, e così aveva trovato conforto in Colin, che era diventato molto più che un amico per lei.
Le scelte compiute da entrambi l’avevano resa quasi una replica di sua madre da adolescente: sempre in bilico tra Pacey e Dawson e incapace di prendere una decisione o di andare oltre quei due.
Bass non pronunciò una sola parola. Si limitò solamente a stringerla tra le braccia e coinvolgerla in un lento. La teneva così stretta da toglierle il respiro. O forse bastava la sola presenza di Henry per ottenere quell’effetto.
Era come stare sulle montagne russe.
«Sei bellissima» sussurrò il giovane, con una dolcezza che nemmeno lui sospettava di possedere. La baciò e le labbra rimasero avvinte come i loro corpi.

💔Story By Silvia Bucchi💔

Quella sera stessa, una volta tornata a casa, Bree Witter si sedette alla scrivania e aprì il PC, con un’energia che non sapeva di avere. Il foglio bianco all’improvviso si riempì di parole. Di ricordi. La prima marachella con Colin, le confidenze con Georgina, le risate in compagnia di Andrea e poi i baci di Henry.
Come sempre lo zio Dawson aveva avuto ragione.

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