Photo by ©Elena Rabkina

Crescere in una famiglia dedita alla truffa ed il raggiro era probabilmente da considerare un evento nefasto, ma solo se questo significava non far parte della Leverage Inc., un nome alquanto azzeccato che indicava con precisione ciò in cui la famiglia di Georgina Ford era coinvolta.
Tutto era iniziato una ventina di anni prima, quando suo padre –Nathan Ford – dopo aver perso il suo primo figlio, aveva deciso di vendicarsi contro l’assicurazione per cui aveva lavorato e che aveva negato di pagare le cure sperimentali che avrebbero salvato la vita di Sam. Il fratello che Georgina non aveva mai conosciuto e che, se fosse stato ancora in vita, avrebbe avuto 14 anni più di lei.
Da quel momento, la sua strada si era incrociata con alcune persone a dir poco originali: con l’esperto di lotta e zone di guerra Elliot Spencer, texano burbero, dal cuore tenero che, dietro il suo grugnito ed il suo essere un gran latin lover, nascondeva una forte passione per la cucina e la musica country. L’hacker nerd, estroverso e grande appassionato di hip pop, Alec Hardison. La ladra apparentemente insensibile e tutto tranne che empatica, Parker, ma, in realtà, dal cuore e l’ingenuità di una bambina.
A completare il quadro vi era la ladra d’arte e truffatrice Sophie Deveraux. Nathan aveva faticato ad accettare di essere anche lui un ladro, oltre che un alcolizzato, ma quando lo aveva fatto si era anche reso conto che quella strana banda di individui lo aveva salvato, rendendolo un uomo migliore e più forte, lui aveva indirizzato il loro talento verso la possibilità di usarlo a fine di bene. Come una sorta di Robin Hood moderni.

Photos by ©Rhema Kallianpur & ©Adam Winger (Casa Famiglia Ford & Camera da Letto Georgina)

Dopo 5 anni dalla loro formazione ed essere sfuggiti parecchie volte a Interpool, FBI ed affini, il gruppo aveva deciso di dividersi. Nathan e Sophie, che nel mentre si erano innamorati, avevano passato il timone ad Elliot, Parker e Hardison. Coloro che avevano visto come figli, a cui avevano insegnato tutto ciò che sapevano e che ora erano responsabili abbastanza per camminare da soli. Tuttavia, i due avevano condotto una vita normale solo per pochi anni, perché quando avevano scoperto di attendere la loro prima ed unica figlia, si erano già ritrovati con gli altri.
Di fatto, Georgina era nata in una famiglia che aveva amato fin dal primo giorno e di cui aveva seguito i passi appena era stata abbastanza capace per farlo. Ognuno gli aveva insegnato qualcosa e i suoi genitori appoggiavano incondizionatamente il suo voler far parte dell’attività di famiglia.
Anche per quello, nell’ultimo periodo, l’avevano resa più partecipe a missioni e briefing, seppur per Georgina non fosse facile. Non voleva che nessuno dei suoi amici, tanto meno Bree, sapesse di quel lato della sua vita.
Le doti culinarie di suo zio Elliot gli avevano fatto trovare lavoro come capo chef presso il locale del padre di Bree, mentre zia Parker lavorava come cameriera al country club dove lavorava sua madre. Non era proprio il suo mestiere, in quanto non ci sapeva fare con le persone e per questo zio Hardison si era fatto assumere come barman. Stavano insieme da anni e lui decisamente era l’unico che sapesse come prenderla.

Sua mamma, invece, gestiva il teatro della città, che teneva anche dei corsi; suo padre si presentava come un non specificato imprenditore dedito all’import-export.
«Perdonate il ritardo. All’ultima ora, il professore di Storia ha continuato la lezione per un’altra mezz’ora, nonostante gli avessimo detto che era suonata la campanella!» esclamò una Georgina alquanto insofferente, entrando in casa.
Abitava in una lussuosa villa a palafitta a Rockport che dava direttamente sul mare. Con porticciolo privato, piscina e tre piani di pura bellezza. L’ingresso era al primo piano adibito a zona giorno con affaccio sul mare e sul giardino con piscina, al secondo vi era la zona notte circondata da un ampio balcone che girava a 360° intorno alla casa ed al terzo – off limits per chiunque non fosse della famiglia – vi era la loro sede operativa. Lì, lei era appena giunta e vide tutti seduti al banco luminoso delle riunioni e di fronte a loro Hardison illustrava su dei monitor informazioni e materiale raccolto.
Tutti la salutarono, quando si sedette tra i suoi genitori, rispose prima alla madre che le chiese come stava e poi al padre circa il risultato del test d’inglese.
Aveva la fortuna di poter parlare liberamente con tutti loro ed anche il suo coming out era avvenuto praticamente durante il primo anno di liceo, senza drammi o problemi.

Leverage Team (Sophie Deveraux, Elliot Spencer, Nathan Ford, Alec Hardison & Parker)

«Larry Duberman, fondatore e presidente della Duber Tech. Anni fa ha scritto un libro sulla sicurezza dei database digitali a tutt’oggi considerato un testo sacro. Ha guadagnato centinaia di milioni grazie alla rivoluzione digitale» iniziò a spiegare Hardison, facendo apparire sugli schermi alcune riviste in cui l’uomo in questione appariva. Di circa 55 anni, basso, magrolino e con pochi capelli in testa appariva come un nerd che cercava a tutti i costi di essere più figo di quanto non fosse.
«Parliamo di Manticora giusto?» chiese Georgina, che era attenta a quelle riunioni come non lo era nemmeno lontanamente in classe. Giorni prima, lei e suo padre avevano parlato con un potenziale cliente. Era amico di Hardison, anche lui hacker conosciuto nell’ambiente. Nome in codice: Cyrus. Era negli Stati Uniti con un visto di studio. Iraniano, era ad un passo da mettere le mani su Manticora, un sistema d’intercettazione usato dal governo del suo Paese, per identificare ed arrestare gli oppositori al regime.
«Esattamente, ma non capisco una cosa… perché Larry Duberman dovrebbe vendere software all’Iran? Non ha bisogno di soldi!» fece notare sua madre che, da buona british quale era, stava versando del tè a lei e Georgina nel loro servizio preferito di porcellana, quello della Royal Worcester.
«Però lo fa: cloud storage, calcolo distribuito… tutto ciò sta mettendo in crisi l’azienda di Duberman. Può essere che voglia ampliare il suo mercato…»

«E nel frattempo si procura delle entrate in nero vendendo tecnologia ai paesi sotto embargo.»
«Un ottimo metodo per aggirare il fisco» esclamò la giovane, intenta a sorseggiare il suo tè, mentre si scambiava uno sguardo d’intesa con il padre che aveva parlato poco prima di lei.
«Duberman ha un contratto a lungo termine per la gestione di Manticora…»
«Quindi Elliot aveva ragione e la polizia segreta iraniana non centra nulla… è stato Duberman» esclamò Georgina, ricordandosi il loro incontro con Cyrus, durante il quale lo zio aveva immediatamente smontato il ragazzo circa la possibilità che invece potesse trattarsi di loro.
«E non per questioni politiche. Cyrus era una minaccia per l’azienda…»
«Va bene, allora il nostro bersaglio è Duberman. Qual è la situazione?»
Tagliò corto Nathan. Lo scambio di battute era sempre con zio Hardison che stava guidando il briefing.
«Il server principale si trova nell’ufficio privato di Duberman. Disattivando il server qui, disattiviamo Manticora in Iran.»
«Allora cosa aspettiamo?»
«Elliot, quel tizio ha scritto la bibbia sulla sicurezza dei dati informatici… mi sono spiegato? Non posso accedere a Manticora da remoto, bisogna disattivare il server manualmente.»

Photo by ©Martin Zangerl (Quartiere dove abita Georgina)

Quando la mattina dopo Elliot, Hardison e Parker erano fuori per occuparsi di accedere all’ufficio di Duberman, Georgina era in camera sua intenta a mettersi dello smalto sulle unghie. Era sabato, non c’era scuola e la mattina amava alzarsi presto, fare jogging, tornare a casa, farsi una doccia calda, yoga e poi concludere la mattinata dedicandosi un po’ a sé stessa.
Osservava soddisfatta lo smalto nero che aveva appena finito di stendere, quando sulla soglia della sua elegante camera, lungi dall’assomigliare alla cameretta di un’adolescente quanto più a quella di una studentessa d’arte di Parigi, comparve sua madre. Alle pareti, infatti, aveva quadri rinomati e di valore inestimabile, rubati da Sophie negli anni, e che lei amava osservare. C’era anche qualche pezzo di arredo anch’esso rubato, da cui un bellissimo uovo di Fabergé, regalo di zia Parker per il suo primo anno di vita. Indubbiamente, aveva in quella camera milioni di dollari, ma tutto ciò che lei vedeva era solo bellezza. La madre l’aveva cresciuta tra i musei più belli del mondo, facendola appassionare alla pittura, alla scultura, alla poesia ed al teatro.
Sophie, che stringeva in mano un vassoio con sopra la colazione, sorrise alla figlia e con la stessa si spostò sul balcone ove mangiarono insieme osservando il mare. Era inverno, ma di giorno e sotto i potenti raggi del sole, si stava benissimo quasi fosse primavera.

«Papà?» chiese Georgina prendendo il succo di arancia, appena spremuto, per berne un sorso. I capelli erano ancora avvolti nell’asciugamano ed il fisico longilineo ed atletico era avvolto dall’accappatoio. Era appena uscita dalla doccia.
«È su, sta seguendo i ragazzi…» rispose la donna con il suo solito modo gentile, per poi osservare di sottecchi la figlia, che alzando gli occhi al cielo si voltò per affrontarla.
«Mamma ti ho già detto che sto bene!»
«Lo so. Non sono di quelle madri apprensive, lo sai… più che altro sono colpita…» La giovane ghignò, ma non rispose. Preferì rimanere in ascolto, concentrata a mangiare la squisita brioche che ogni mattina suo zio Elliot faceva trovare pronte per tutti loro.
«Quello che è accaduto non è casuale, lo hai voluto, vero? Immagino che perfino la ragazza a cui ti sei dichiarata non sia quella che davvero ti piace. Almeno dimmi, hai ottenuto quello che volevi?»
La ragazza sospirò, era davvero difficile cogliere in castagna la madre, ma dopotutto era la sua maestra. Tutto ciò che faceva glielo aveva insegnato lei.
«Ora, tutta la scuola crede che io sia una piccola povera innocente, un po’ ingenua forse… ma tanto romantica. Dichiararsi ad una cheerleader e tra le peggiori, come l’Avery! Chi lo farebbe?» chiese con finta innocenza e retorica Georgina, prima di riderne con la madre. Avevano la stessa eleganza, bellezza e furbizia.

«Sei stata brillante. A differenza del Clan Acero-Casillas. Solo per le loro famiglie dovrebbero stare all’erta, ma non fanno nulla per non far pensare che anche loro nascondano qualcosa…» e se la conosceva bene, sia lei che suo padre avevano anche già scoperto cosa.
«Se voglio che il mio team funzioni, devo apparire tutto tranne ciò che sono davvero!» sospirò la ragazza, in parte dispiaciuta per questo. Era triste vedere Bree struggersi per la sua situazione.
«Per questo, quelli come noi non hanno amici… O se li hanno diventano poi la tua famiglia!» concluse. Si guardò sorridente con la madre, ma presto la malinconia tornò in agguato.
«Bree è una brava ragazza. Con lei non sei mai diversa da come sei realmente, diciamo solo che qui e là fai cose che servono per tenerla lontana dal resto… Ha un cuore troppo buono, non capirebbe mai cosa facciamo!»
«Lo so. Per questo è la mia migliore amica, amo la sua purezza…»
Tuttavia, la chiacchierata delle due donne fu bruscamente interrotta dal forte imprecare di Nathan al piano di sopra e ben presto ne scoprirono il motivo.

Photos by ©Jared Burris & ©Gonzalo Remy

A fronte degli eventi accaduti, il piano d’azione era cambiato ed in un certo senso a favore di Georgina. La stessa aveva, infatti, dato appuntamento nel pomeriggio ai ragazzi al loro solito posto. Si trattava di un pub irlandese di dubbia reputazione ad Odem, nella periferia della città. In realtà, era gestito da un “amico di famiglia” ed era principalmente frequentato da tifosi di calcio che si radunavano per vedere le partite, sfondarsi di birra ed ogni tanto prendersi a pugni.
Con indosso un paio di pantaloni a vita alta e a zampa d’elefante, neri ed un crop top dello stesso colore, sorseggiava la sua pinta di birra artigianale, mentre osservava i suoi compagni. I capelli erano sciolti e leggermente ondulati, l’eyeliner era perfettamente disegnato regalando ai suoi occhi uno sguardo da gatta. A concludere il look, dei grossi orecchini d’oro ed una giacca di pelle nera. Il tacco era alto, almeno 10 cm, le labbra pitturate di rosso ed il suo piglio era sicuro ed allegro.
Se qualcuno li avesse visti non avrebbe creduto ai suoi occhi, anche e soprattutto perché a scuola Georgina e quei suoi compagni nemmeno si rivolgevano la parola, ma il tutto faceva parte del loro patto di protezione gli uni verso gli altri.
«Sono l’unico che trova illegale comprare un annuario online?» Finn aveva pronunciato quella domanda, guardando scettico l’annuario del 1985, del loro stesso liceo, aperto sul tavolo. Georgina e gli altri risero alla sua domanda, per poi successivamente osservare Colin rispondere piccato all’esclamazione del compagno: «Sei proprio ingenuo, credi ancora nella privacy…»

La giovane scosse il capo, mentre Mileva ringraziava il ragazzo che portò la birra anche a lei e gli altri e poi chiese: «Allora è vero? Stiamo davvero proponendo un piano a tuo padre?»
«Dubito che lui non ne abbia già uno, ma… il fatto che ne voglia anche uno da noi è decisamente un ottimo segnale. Abbiamo mostrato di essere bravi e questa è la nostra occasione. Lo vaglierà e potrebbe anche sceglierlo!» disse orgogliosa. Georgina aveva raccontato loro ogni cosa circa Manticora e vista anche la causa sociale importante, tutti si erano sentiti subito coinvolti.
«Le password sono nomi di compagni, insegnanti e l’ultima era la combinazione di un armadietto… Questo uomo ha un’ossessione per il liceo: memorabilia, il computer della scuola…» osservò Colin, al limite del disgusto. «Sì, doveva essere il classico nerd informatico, scusa…» aggiunse Finn girandosi verso Mileva, che alzò le spalle come a dirgli che a lei non la tangeva «Le ragazze lo ignoravano, i ragazzi lo sfottevano e nonostante oggi abbia successo, non riesce a dimenticare… Questo tizio è patetico!»
«Vuole ricordarsi chi era e questo lo ha reso ciò che è» concluse Mileva riassumendo decisamente in poche parole la psicologia di Duberman.
«Questo è un vantaggio, perché usa il liceo come una specie di stanza romana!» A quella frase tutti si girarono verso Colin che li guardò stupito e poi, con il suo solito modo di fare arrogante, chiese ai suoi compagni come facevano a non sapere cosa fosse una stanza romana.
«Meno arie e più spiegazioni Jane, sei insopportabile quando fai così!» lo ammonì annoiato Finn.

«È una tecnica mnemonica. Mio padre me l’ha insegnata… Ad ogni modo, ognuna delle password corrisponde ad un oggetto che si trova in un ambiente particolarmente familiare. Nel suo caso, il corridoio del liceo dove si trovava il suo armadietto. Stavo dunque pensando che, siccome non si può entrare nel server di Duberman senza la password primaria… allora potremmo scoprirla entrando nella sua stanza romana…»
Il che aveva senso ed infatti un sorrisino sinistro si dipinse sul volto di Georgina.
«La Ziegler non stava preparando per la settimana prossima una festa per ex alunni?» chiese e si sporse in avanti per osservare i suoi compagni.
«Oh sì, Huck me ne ha parlato! Un’altra delle sue idee trash, ci saranno alunni di vari anni… ha deciso per il tema 80s, dunque immagino sceglierà alunni di quella decade!»
«Dobbiamo solo assicurarci che inviti chi vogliamo noi. Dobbiamo capire chi Duberman potrebbe voler rivedere per pavoneggiarsi… potrei assicurarmi che i miei genitori partecipino, fingendosi suoi ex compagni…»
«E noi potremmo far parte del commitee… non mi entusiasma l’idea, ma è l’unico modo per occuparci dell’organizzazione con Molly e gestire l’evento come fa comodo a noi!» osservò Colin. Finn e Mileva non parevano entusiasti della cosa, considerando i loro volti, ma sapevano che non si poteva fare altrimenti.
«Il lavoro è lavoro ragazzi, dunque ingioiamo il rospo e diamoci da fare!» concluse Georgina, senza troppi giri di parole e con la praticità che la contraddistingueva, per gentile concessione della parte di DNA che aveva ereditato da suo padre.

Photo by ©Gabrielle Henderson

«Georgina Ford, Colin Jane, Mileva Epps e Finn Malone. Il più vasto ed improbabile gruppo di individui che avrei mai immaginato che potesse far parte del mio commitee. Se non fossi in totale e completo ritardo con i preparativi e non fosse così urgente vi avrei già sbattuto fuori, ma… visto che ho bisogno di tutto l’aiuto necessario per organizzare al meglio e in tempi record, che dire… benvenuti all’evento “80 di questi Badger”»
Con quella frase Molly Ziegler, scettica ed al quanto stupita, aveva dato il benvenuto al gruppo nel suo comitato di organizzazione. Il titolo della festa era orribile, voleva giocare sul fatto che un tempo la mascotte del liceo era un tasso e che era dedicata alle classi degli anni ’80, come tutte le decorazioni al limite del trash. Tuttavia, come la cheerleader stessa aveva fatto presente, il tempo era poco e le cose da fare tante ed immaginando che i suoi compagni desiderassero solo crediti extra, li accettò senza batter ciglio, ma si vendicò comandandoli a bacchetta o dandogli lavori da fare nel tempo extra scolastico.
Oltre loro, però, era presente nel commitee anche Crystal Humphrey, vice capo cheerleader e per questo presente su richiesta esplicita di Molly. Era raro poterci avere a che fare, la sua cerchia di amicizie toccava le vette più alte passando dai personaggi più popolari a quelli più ricchi della scuola, ma con grande sorpresa di tutti non era poi così male. A differenza di Molly era una ragazza concreta, alla mano e che non aveva paura di rimboccarsi le maniche e lavorare duramente.

Questo, però, non aveva stupito Georgina che da tempo l’aveva capita, osservandola da lontano e scambiandoci quelle poche parole che un compito assegnato insieme o un esercizio in classe poteva comportare, costringendole ad aver a che fare l’una con l’altra. Forse per questo la sera dell’evento, Georgina rimase alquanto colpita quando proprio la Humprey l’avvicinò con un gran sorriso ed un elegante e bellissimo abito viola. Stretto con lo scollo a barca e le spalle scoperte, doveva essere di un importante stilista, anche se anche lei si difendeva bene. Georgina, infatti, indossava uno smoking nero, camicia dello stesso colore slacciata fino al seno e tacco alto.
Crystal si avvicinò camminando tranquilla, mostrando che nonostante i tacchi a spillo non avessi problemi di alcun genere, l’affiancò ed insieme a lei iniziò a fissare alcune delle foto apposte alla parete.
«La fiera dell’assurdo… un sacco di persone con sguardo allucinante, vestite in modo improponibile…»
«Chissà, forse tra quasi 40 anni qualcuno dirà lo stesso di noi!»

Colin Jane, Mileva Epps & Finn Malone

Georgina si voltò verso di lei, ridacchiando alla sua esclamazione senza nascondersi dall’osservarla in un modo che non era mai solita fare. Non certamente a scuola, e Crystal parve accorgersene.
«Cosa nascondi, Ford?» la voce della Humphrey era suadente, ma calma. Non nascondeva una nota di curiosità.
I capelli erano sciolti e leggermente mossi, a differenza di quelli di Georgina che erano raccolti in uno chignon morbido. Con le mani in tasca ed il portamento deciso, le dava un’impressione così diversa da quella che era solita portare.
«Nascondere? Io?»
«Sono una cheerleader, ma non sono stupida. Avevo già dubbi in merito quando ci siamo parlate quelle poche occasioni che abbiamo avuto… ma… Bè dopo averti frequentata in questi giorni, ne ho avuto la certezza. Sei brillante, intelligente, simpatica e spigliata…»

«Wow! Quindi di solito sono ottusa, stupida, noiosa ed impacciata?» la punzecchiò. Crystal scosse frettolosamente il capo, facendo ondeggiare i lunghi capelli neri, e poi si lasciò andare ad un lieve sorriso.
«No! Non intendevo quello! Intendevo che… non lo so, sembra quasi tu non ti voglia far conoscere… Sei… mh, come dire… enigmatica ecco…» concluse mordendosi il labbro inferiore e Georgina dovette quasi trattenersi dal fremere. Tuttavia, fece un passo verso di lei e fissandola negli occhi le arrivò ad un solo centimetro dalle labbra.
«Enigmatica, mh?»
«Come una sfinge!» la provocò Crystal che dovette ammettere che si sentiva colpita da quell’atteggiamento spavaldo. Nessun ragazzo era mai stato all’altezza di incuriosirla al punto di non smettere di pensare allo stesso giorno e notte… Georgina ci era riuscita ed adesso con fare tanto audace ed inatteso. Se non fosse stata brava ad avere una poker face così salda sui tacchi, forse avrebbe ammesso che qualcosa dentro di lei la stava facendo barcollare.
«E se questa sfinge ti proponesse una sfida?»
«Da quel che so, se la sfida viene vinta, la sfinge permette allo sfidato di accedere ai segreti che custodisce…»
Georgina ghignò di sottecchi.
«E sia…» mormorò quasi sulle sue labbra.

Photos by ©Fidel Fernando & ©J Huang

Inutile dire che nessuno dei suoi compagni, in collegamento auricolare con lei, erano entusiasti di ciò che stava facendo. Credevano che stesse giocando con il fuoco, ma suo padre aveva ammonito tutti dicendo di fidarsi di lei. Entrambi erano abili giocatori e mai i loro azzardi erano fatti senza essere prima attentamente soppesati e calcolati.
«Fidatevi di me, ok? Finn e Mileva con sono Elliot alla Dubertech…»
«Mi chiedo appunto che ci sto a fare qui!» abbaiò Elliot. Si era occupato personalmente dell’addestramento di Finn ed era certo che avesse potuto occuparsene da solo, ma Nathan considerava ancora leggermente pericoloso metterlo contro eventuali servizi segreti senza nessuno che potesse coprirgli le spalle.
«Una volta dentro rimanete in attesa, quando avremo la password, Mileva dovrai entrare nel computer di Duberman e distruggere Manticora!»
«Agli ordini!»
Georgina fece vagare lo sguardo nella palestra adibita per la festa, mentre nella stessa stavano arrivando gli invitati. Suo padre e sua madre erano a casa e seguivano tutto dalla loro sala operativa, Hardison era in un furgoncino nel parcheggio della scuola per supporto tecnico e Parker si fingeva una cameriera per lo stesso motivo. Dall’altra parte della stanza vide Colin a cui fece un segno con il capo.

«Ford, sicura?» lo sentì chiederle nell’orecchio.
«Fidati di me ok? C’è solo un cambio di ruoli, Crystal sarà anche più credibile di me. Io fungo da osservatore esterno e vi guido. Fate quello che vi dico e tutto andrà alla grande!»
«Non so a che gioco state giocando, ma non vedo l’ora di scoprirlo!»
La voce della Humprey raggiunse le orecchie di tutti quelli in ascolto, pochi erano convinti di quell’improvviso cambio di programma, ma non i genitori di Georgina.
«Lo sapevo che non era quella la ragazza che le ha rubato il cuore…» sussurrò Sophie, guardando il marito ed alzando un sopracciglio con fare complice.
«Georgina non è il tipo che metterebbe a rischio la missione per un crush, dunque mi fido del suo piano!»
Nate pronunciò quelle parole con tono sicuro e Sophie gli si avvinghiò ad un braccio. Marito e moglie stavano osservando insieme tutto dagli schermi della base operativa che avevano in casa. Parker, prima della festa, aveva installato telecamere nei corridoi e nella palestra.
«Imprevedibile come il padre, anche tu non ti fidi mai a caso! Dunque, fate tutti quello che vi dice… Che lo show abbia inizio!»

Photo by ©Lorenzo Herrera

Come da programma, Hardison forniva informazioni a Crystal per la sua copertura, nomi d’abbinare a volti e poter così acquisire veridicità con il suo ruolo. Parlò qui e là con qualcuno, mentre a Molly il loro muoversi per la sala apparve solo come un ottimo modo di comportarsi con gli ospiti ed essere sempre al loro servizio. Da lontano, Georgina sorrise a Crystal seguendone ogni felino ed elegante movimento, fin quando dopo averle rivolto uno sguardo d’intesa si diresse verso Duberman, che era appena entrato nella sala. Salutava lì e qua suoi ex compagni di scuola e non, dopotutto era un personaggio famoso ed averlo lì era un lustro. Tutto stava nell’intercettarlo prima di Molly e Crystal ci riuscì alla perfezione.

«Guarda guarda chi si vede, il responsabile del laboratorio d’informatica Larry Duberman.»
«Ehm… tu sei?»
«Oh sì, mi perdoni Signor Duberman, l’entusiasmo ha avuto la meglio su di me. Sono Madeline Fitzgerald, per il Cedar Spring News. Siamo un piccolo giornale di provincia, lo so… ma i nostri lettori amano leggere di questi piccoli revival in città e sapendo che era presente un guru dell’informatica come lei… Non abbiamo l’onore di avere così spesso delle celebrità del suo calibro in città!»
«Così mi lusinga Miss Fitzgerald…»
Duberman parve incredulo che una ragazza così bella potesse rivolgergli la parola, Georgina sapeva che la chiave era far leva su quel lato nerd e da sfigato che si portava dietro dal liceo. All’epoca avrebbe pagato affinché una ragazza come Crystal lo “vedesse” e fosse così attratta da lui, oltretutto il suo portamento newyorkese e la sua testa matura la facevano apparire ben più grande della sua età.
«Oh, ma è la verità! Al confronto i presenti sono tutti perdenti senza la minima possibilità di competere con lei! È vero che ha un campo di squash sul suo yacht?»
«Ebbene sì ed anche un bowling, a dire il vero!»
Attraverso gli auricolari tutti stavano ascoltando, colpiti.

Photos by ©Bruno Guerrero & ©Jemimah Gray

*DUBERTECH*
«C’è da dirlo è sorprendentemente brava!» esclamò Mileva, voltandosi verso i due uomini alle sue spalle. Lei era seduta al pc nell’ufficio di Duberman, in attesa di inserire parole chiave da provare come password.
«Poco entusiasmo ancora, siamo lontani dall’ottenere ciò che vogliamo!»
Esclamò uno stizzito Colin, che dopo essersi dato una sistemata ai capelli ed essersi sistemato il bavero della giacca elegante blu che indossava, camminò verso i due, strinse la vita di Crystal e le lasciò un bacio sulla gola.

*OLIVER M. BERRY HIGH SCHOOL*
«Ehi bambolina, eccoti qui!»
Il ragazzo non aveva problemi ad apparire altezzoso ed arrogante, gli veniva naturale e così, scambiando uno sguardo quasi disinteressato a Duberman lo squadrò sprezzante, ben sicuro di provocargli terribili ricordi.
«E questa faccia da cane bastonato con cui parli chi è? Non gli darei nemmeno 5 $.»
Ironizzò e nello stesso momento passò la vecchia mascotte passava tra la folla urlando un: «Viva Bager 85» e Molly gli correva in contro contrariata. La prese da parte e la trascinò via, ricordandole che vi erano studenti di vari anni e non era carino continuare a ricordare solo quelli dell’85.
«Bravissima Parker»
Le disse Georgina attraverso l’auricolare, mentre la donna si toglieva la testa del tasso ed usciva dalla sala incollerita.
«Quella è un’arpia!»
«Sempre detto!»
Esclamò Finn, braccia incrociate a riflettere perfettamente la posa di Elliot al suo fianco.

«E’ il Signor Duberman, per l’amor del cielo Terry! Mi scusi Signor Duberman, ignori i modi maleducati del mio fidanzato! Anzi, Terry perché non vai a prendere da bere per sdebitarti?»
Crystal parve stizzita e infastidita, Duberman se ne accorse e così le offrì il proprio braccio prima di invitarla a fare due passi. Era una giornalista, no? Lui era più che lieto di fornirle un’intervista in esclusiva. La giovane ridacchiò apparendo, Georgina lo sapeva bene, ben più tonta e frivola di quanto fosse.
«Humphrey, portalo nella sua stanza romana!» le ordinò Colin attraverso l’auricolare, lui raggiunse il fianco di Georgina con la quale fece tintinnare un bicchiere di punch.
«Certa che sia in grado di farcela?»
«Dalle tempo Colin, ti sorprenderà!» mormorò Georgina sicura di sé, sorseggiando il suo cocktail.

Georgina Ford & Crystal Humphrey

«Una donna intelligente come lei è strano che stia con un ragazzo così grezzo come lui…»
«Dopo 8 mesi, me ne rendo conto ogni giorno che passa…» mormorò Crystal alquanto affranta, camminando con Duberman per il corridoio della scuola.
«Ha bei ricordi, qui?»
«Sia belli che brutti. Questo corridoio è scolpito nella mia memoria.»
«La capisco, io ho finito da pochi anni… ma penso lo stesso. Oh guardi, quella è la classe della Professoressa Zabrasky. C’era anche all’epoca sua?»
Duberman alzò lo sguardo, mentre osservava la classe, accanto alla quale vi era un cartellone con scritto “Badger ‘85” e ridacchiò.
«Wow, non pensavo insegnasse ancora! Sì e ricordo che una volta durante un appello, in una sua lezione, un mio compagno – Pat Brandt – fece vedere le chiappe davanti a tutte.»

*DUBERTECH*
Crystal rideva fingendosi ammaliata, nello stesso momento in cui Mileva digitava velocemente al computer nell’ufficio del Signor Duberman “Brandt”, ma non funzionò. Hardison, poco dopo, le suggerì “Brandt303” che era il numero del suo armadietto.
«Ragazzi questa l’ha presa, mi ha aperto un archivio dei pagamenti!» esclamò trionfante Mileva.
«Ottimo! Ora bisogna avere un po’ di pazienza, lo carichiamo al punto giusto. Pigiamo il bottone e ci darà la password che vogliamo!»
Concluse una sempre più sicura di sé Georgina, ma ben presto la voce concitata di Elliot li avvisò che la polizia segreta iraniana stava irrompendo nell’ufficio di Duberman.
«Ragazzi, i piani sono appena cambiati, dovete accelerare!» avvisò un Finn che già si stava preparando a fare a pugni. Elliot lo aveva allenato bene, ma oltre a piccole risse non aveva ancora ricevuto il battesimo del fuoco e qualcosa gli diceva che quello lo sarebbe stato.
«Ragazzino, sei pronto?»
«Ho scelta?»
Il tempo di quello scambio di battute, che il primo uomo entrò con la pistola puntata contro di loro, ma immediatamente Elliot si fece avanti per abbassargliela e dargli un gancio sinistro.
Nel frattempo, Finn si abbassava per evitare il pugno del secondo uomo entrato e poi, bloccando il secondo che voleva dargli, lo prese alla sprovvista e gliene diede invece uno lui nello stomaco, mozzandogli il fiato.
Elliot, intanto, venne preso e sbattuto contro la bacheca dei trofei liceali di Duberman, il vetro si ruppe e si infranse a terra. L’uomo fu libero solo perché Mileva, recuperato un trofeo, lo diede in testa all’iraniano che cadde a terra privo di sensi.
Finn approfittò dell’uomo con cui lui si stava scontrando, che era piegato in avanti, per dargli una ginocchiata in volto e così metterlo ko.
«Ragazzi, qui ce la stiamo cavando, ma dovete muovervi!» disse concitata Mileva per avvisare il resto del team sull’andamento delle cose.

*OLIVER M. BERRY HIGH SCHOOL*
Georgina bevve tutto d’un sorso il suo punch e scambiandosi uno sguardo con Colin capì che non aveva altra scelta.
«Sei sicura?» le chiese Parker a mezza voce, passandole qualcosa avvolto in un panno nero.
«Abbiamo scelta? Tu tieni d’occhio la Ziegler e assicurati che non esca da questa palestra!»
«Evviva, a me il compito più divertente!» si lamentò Colin alzando gli occhi al cielo appena ricevette l’ordine.
«Non ti lamentare!» lo riprese Finn, che con Elliot e Mileva friggevano considerando la situazione in cui erano.

Photo by ©Florian GIORGIO (Casa di Georgina)

Il portamento di Georgina era sicuro, insolente e incuteva timore. Avanzava verso Duberman e Crystal la scrutò con un sorrisino. Non diede nemmeno il tempo all’uomo di aprire bocca, che già aveva alzato il braccio ed ora gli puntava contro una pistola.
«E’ un uomo finito Duberman… abbiamo scoperto la password, l’Iran la ringrazia, ma non abbiamo più bisogno di lei!»
Crysatal sgranò gli occhi e non si sorprese che l’uomo accanto a lei, improvvisamente, non pareva più molto interessato, ma non si scompose, seppur doveva ammettere che in quella veste, Georgina era se possibile ancora più eccitante.
Duberman sudava freddo, prese il suo cellulare e cercò di mantenere un atteggiamento sicuro e spavaldo.
«C-Chi sei… t-ti hanno assunto loro, vero? S-Sei un’assassina? T-Ti posso pagare più di loro…»
«Davvero?» chiese Georgina, piegando il capo da un lato ed osservandolo interessata.
«S-Sì! Fammi solo cambiare la password… non uccidermi!»
La ragazza fece finta di pensarci.
«Fallo e poi deciderò se risparmiare te e la tua amichetta!»
Lui, tutto trionfante e con mani sudate si apprestò a cambiare la password, ma nemmeno il tempo di farlo che Georgina lo colpì con il calcio della pistola sulla fronte, poi prese per mano Crystal e con lei velocemente corse via.
«Mileva ha cambiato la password! Muoviti! Ah e per la pistola, tranquilla è finta!» disse prima a Mileva tramite l’auricolare e successivamente guardando Crystal negli occhi.
Appena ricevette l’ordine, la giovane digitò velocemente la parola “Badger85” e da ottima hacker qual era, esperta anche di computer vintage come quello, cliccò su “Authorized”, cancellò le directory interessate e…
«E’ fatta! Manticora è morta!» esclamò trionfante.
«Ottimo! Fuori da qui, andiamo!» annunciò Elliot ai due ragazzi con sé. Meglio andar via prima che i tizi che avevano messo al tappeto si fossero svegliati.

Photo by ©Fábio Alves & ©Jordan Whitfield

Quella serata al limite della follia si concluse nell’ampio giardino di Georgina. I “grandi” avevano lasciato i ragazzi da soli, dopo che tutti si erano complimentati ampiamente con loro e soprattutto con lei. Suo padre, nel dettaglio, era proprio fiero e quella luce negli occhi era la sua forza.
La piscina a fagiolo era illuminata dalle lucine che davano vivacità al giardino. I ragazzi erano tutti seduti sulle sdraio, a piedi nudi, intorno alla stessa ed erano intenti a bere birra.
«Molly ci ammazzerà tutti per averla mollata!»
«Molly ci ammazzerebbe comunque anche senza un motivo!»
Rispose Colin a Mileva, mentre tutti ridevano. Crystal era ubriaca di emozioni ed informazioni. Non si considerava una ragazza che si fermava a giudicare gli altri da quello che davano ad apparire o che aveva pregiudizi di genere, ma era anche vero che era cresciuta in un ambiente di inganni e sotterfugi, ove ogni mezzo era lecito per il successo. Però, lì vi era qualcosa che andava oltre a quello…
«Allora mi spiegate cosa e chi siete? Fino ad oggi ero convinta che nemmeno foste amici tra voi!»
Crystal era seduta sul bordo della sdraio di Georgina, che dietro di lei, aveva la schiena poggiata alla stessa e le gambe incrociate.
«Ladri. Truffatori. Scegli tu la parola che preferisci. La mia famiglia lo è da sempre, sono cresciuta imparando da loro tutto ciò che so…» esclamò. Nel farlo si allungò verso Finn, nella sdraio accanto alla loro, e gli toccò il braccio.
«Un’altra birra…» gli sussurrò e quello si sporse per prenderla dal secchiello con il ghiaccio tra le loro due sdraio.

«Diciamo che i tempi erano maturi per iniziare a mettere su la mia squadra…» e così dicendo guardò i suoi compagni. Nuovamente toccò il braccio di Finn e senza che dovesse dirgli nulla, quello le aprì la bottiglia di birra.
«Il limone…» aggiunse, toccandogli di nuovo il braccio. Lui glielo mise e poi le porse la bottiglia.
«E come è successo?» chiese Crystal curiosa. Non le era sfuggito quel fare di Georgina, strano e misterioso nei confronti di Finn che inspiegabilmente pareva servirla e riverirla senza battere ciglio. Colin rideva sotto i baffi.
«Il come non è importante. Diciamo che io avevo doti da mentalista che non potevo sprecare, Malone aveva bisogno di mostrare a suo padre quanto valesse ed Epps è un mago dei computer che si era stancata di hackerare il Pentagono a tempo perso!» rispose sardonico Jane. Ancora rideva, quando Finn capì il motivo e mandò al diavolo Georgina.
«Al diavolo, Ford!» disse alzandosi ed allontanandosi, anche Mileva rideva «Ci casca sempre!»
Crystal li guardava, ma non capiva.
«Cosa?»
«Programmazione neuro-linguistica. Si sfrutta il potere della suggestione: birra, limone e un paio di colpetti strategici sul braccio!» le spiegò la giovane con semplicità.
«E’ quello che abbiamo fatto con Duberman! 5 $ dollari, 8 mesi, Vai Badger 85, etc…»
«Lo avete costretto a cambiare la password con quella che volevate voi!»
«Esatto. Ma vedi Crystal, questo non è un gioco, ne conosciamo i pericoli. Sappiamo che fondamentalmente agiamo dal lato della barricata che è visto come quello sbagliato, ma oggi abbiamo aiutato un hacker iraniano a liberarsi di un sistema informatico che gli impediva di parlare con la sua famiglia e perseguitava gli oppositori del regime in Iran. E’ quello che facciamo. I ricchi e i potenti si prendono ciò che vogliono? Noi ridiamo il maltolto!»

Photo by ©Philipp Kämmerer

La serata passò in un modo inaspettatamente piacevole, Crystal aveva scoperto quei ragazzi sotto una nuova luce e aveva perfino scoperto quanto fossero nobili e leali l’un l’altro. Colin e Georgina erano amici anche alla luce del giorno, ma non così tanto da aspettarsi un simile affiatamento. Gli altri poi, erano una sorpresa, eppure si vedeva quanto rispetto e reale fiducia ci fosse tra loro e Georgina.
Pensava a questo mentre li osservava da un lato del giardino. Loro erano intenti a parlare e scherzare, quando la Ford non le arrivò alle spalle e le spostò i capelli dal collo parlandole direttamente all’orecchio.
«Capisci che adesso fai parte del clan… non potrai raccontare nulla di tutto ciò…»
Crystal si strinse le braccia, aveva freddo e così Georgina si tolse la giacca nera la posò sulle sue spalle.
«Non riesco a crederlo. Mi hai raccontato tutto questo, mi hai reso partecipe. Perché?» fu la sua domanda, si voltò e la guardò nei suoi profondi occhi nocciola.
«Non era quello che volevi? Scoprire l’enigma della sfinge?»
«Sì, ma a che costo?» lo chiese mordendosi un labbro e stringendosi maggiormente la giacca addosso.
«Ti ho costretto a fidarti di me e senza alcuna garanzia!»
«Ne sei così sicura?» Georgina fece un ulteriore passo verso di lei, la distanza ormai era quasi nulla.
Sorrise e le spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

«Quando mi sono dichiarata all’Avery, tu sei stata l’unica, a differenza delle tue compagne a non prendermi in giro. A non umiliarmi. A non fomentare la macchina del pettegolezzo, anzi hai fatto ogni cosa in tuo potere per preservarmi… perché?»
Crystal parve presa alla sprovvista, aprì la bocca un paio di volte, ma non uscì alcun suono.
«N-Non lo so… insomma… non mi piace calpestare gli altri solo per ottenere, cosa poi? Popolarità? Se devo essere popolare va bene, non mi lamento, anzi non ti nego che mi piace. Ma ho la coscienza a posto nel sapere che il mio successo non è scaturito dall’aver fatto del male a nessuno…»
Il viso femminile, fine e bellissimo di Georgina si aprì in un dolce sorriso, per poi far scivolare due dita sul profilo illuminato dalla luna di Crystal e le prendeva il mento tra esse.
«Ecco. Per questo mi fido…»
«E l’Avery?»
«Gioco a carte scoperte, hai davvero bisogno di una spiegazione?»
«No, direi di no…»
Crystal annullò le distanze tra loro ed ancora sorridendole si sporse verso di lei. Le braccia intorno al suo collo, mentre una mano di Georgina saliva sulla sua schiena e l’altra le stringeva un fianco. Era un bacio profondo, sensuale e sentito.

💎Story By Cristina Petrini💎

Crystal non era lesbica, mai una volta si era sentita attratta verso il sesso opposto, ma con Georgina era accaduta una cosa strana. Non era la cosa di una notte. Era un insieme di emozioni. Dal loro avere a che fare durante le lezioni, i compiti, durante il committee… ora capiva che da tempo lei le stava dietro. Ma non l’aveva approcciata come chiunque altro, l’aveva lentamente ammaliata e poi attratta nella sua tela come un abile ragno. Il fatto era, però, che una volta trovatasi impigliata nella sua ragnatela non ne era voluta scappare, anzi non si era mai sentita tanto bene. Lei non si era innamorata di Georgina perché le piacevano le ragazze o perché aveva scoperto di essere lesbica, no. Lei si era innamorata, senza nemmeno accorgersene, perché era lei. Era la sua anima che voleva, le sue labbra, le sue attenzioni ed il suo cuore… non quello di una qualsiasi altra ragazza. Perché non si trattava che lei fosse donna, oh no… semplicemente lei era tutto ciò che voleva e nessun ragazzo avrebbe mai potuto essere.
Georgina le stava baciando il labbro inferiore ed intanto le loro lingue si sfioravano e quella di Crystal le accarezzò il contorno delle stesse quando nuovamente si incontrarono in un nuovo bacio. Il tempo di staccarsi solo per prendere fiato e poggiare la sua fronte contro quella di lei.
«Ed ora?»
«Dimmelo tu…» la sfidò la Ford.
«Voglio essere tua. Tua complice… tua fidanzata…»
«Sei disposta a correre il rischio?»
«Puoi mettermi alla prova se vuoi, avrai capito che mi eccita!»
Le due ridacchiarono tra loro prima di incontrarsi in un nuovo bacio, dietro di loro gli altri tre e gli adulti dal balcone del primo piano ridevano e fischiavano. Si staccarono solo per quello, prima che Elliot facesse il suo ingresso nel giardino con delle carne.
«Ed ora un buon barbecue di mezzanotte, chi ci sta?» inutile dire che tutti, adulti e ragazzi, alzarono i calici pronti per una notte di bistecche, birra, musica e tanti sorrisi.

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