Photo by ©Ryan Franco

Il sapore delle sue labbra è dolce e umido. Le mie dita affondano delicate nei suoi corti ma folti capelli. Sto bene. Mi sento al settimo cielo e il cuore non smette di battere furioso nel mio petto. Non ci credo. Non ci posso credere di avere tra le braccia l’amore di tutta la mia breve vita.
Lui mi tiene stretta a sé e continua a esplorare la mia bocca con ardore di altri tempi, come in quei famosi libri Harmony.
Anche il mio corpo aderisce al suo, vorremmo approfondire il contatto e fonderci come non abbiamo mai potuto fare.
Mi stacco per riprendere aria, anche se per me, ormai è lui diventato il mio ossigeno e sprofondo nei suoi intensi occhi castani, scuri come la corteccia di un albero secolare…
Gli accarezzo una guancia con una mano tremante e lui sfiora con due dita le mie labbra gonfie di baci…
Poi una luce intensa e un rumore assordante invadono la nostra pace e tutto…. Sparisce…

“Ma cos… cosa…!?” Emma si svegliò di soprassalto e, nell’agitazione del momento, cadde a gambe all’aria dal materasso che aveva accolto i suoi magici sogni e si ritrovò a contatto con il pavimento duro.
Si guardò intorno, sconvolta e con ciocche di capelli a impedirle una visuale ottimale.
Riuscì, infatti, solo a intravedere la sagoma di sua madre che sostava di fronte a lei, con le mani sui fianchi e un piede nervoso a picchiettare a terra.
“Si può sapere perché non riesci a dormire e a svegliarti come tutte le persone normali? Sei un piccolo uragano…” e la sua voce era così dolce da sciogliere anche il cuore più duro.
Le offrì una mano per aiutarla ad alzarsi, la figlia, rassegnata, l’accettò e si mise in piedi, sbuffando.
“Un altro sogno fantasioso?” la rimbeccò con tenerezza.
“Mamma, per piacere, non ti ci mettere pure tu… mi bastano questi incubi, sì, perché sono incubi… non ce la faccio più…” Era quasi sull’orlo del pianto, ma si trattenne. Non voleva drammatizzare più del dovuto di fronte a sua madre. Non voleva farla preoccupare per una stupida cotta adolescenziale… lo era davvero?
Rachel le sorrise, l’abbracciò e le sussurrò in un orecchio.

“Alla tua età sembra sempre tutto troppo, ma accetta questi sentimenti con il tuo cuore e non con la tua testa. Devi affrontare ciò che provi, altrimenti non ne uscirai più e resterai per sempre ingabbiata in un ciò che potrebbe essere.
Ti voglio bene piccola mia…” Le baciò il capo e se ne andò, lasciandola più confusa di prima.
Sua madre non sapeva che la sua “condizione” di innamorata cronica era peggiorata negli ultimi mesi, perché aveva seguito proprio il suo consiglio. Aveva affrontato Leo, durante la Festa di Halloween e non aveva ancora capito cosa fosse successo… gli aveva fatto capire che gli moriva dietro da un sacco e lui… se ne era semplicemente andato. Non aveva detto nulla, si era allontanato da lei, quasi fosse un’appestata.
Si stropicciò i capelli sulla testa con entrambe le mani e con un verso di pura frustrazione si lanciò sul letto e sprofondò direttamente nel cuscino.
Solo dopo una buona decina di minuti decise di tirarsi su e prepararsi per andare a scuola. Si ordinò con cura, come ogni mattina e si stampò il suo solito sorriso sul volto. A nessuno avrebbe mostrato la sua sofferenza, chiunque l’avrebbe bollata come una sbandata senza fondamenta, ma per lei e per il suo cuore di quindicenne, sembrava una montagna insormontabile.

Photo by ©NeONBRAND (Cameretta di Emma Geller-Ross)

Leo era fresco di doccia e pronto per uscire. Scovò il suo zaino in mezzo alle cianfrusaglie ammassate nella sua camera. Libri e tecnologia uniti in un’unica montagnola informe… adorava contornarsi di cultura e di aggeggi di ultima generazione. E le possibilità economiche non gli mancavano. Suo padre non perdeva occasione per compiacerlo. Lo sapeva molto bene che non era un affetto paterno genuino a muoverlo, ma non perdeva occasione nel tentativo di “comprarsi” la sua fiducia, nella speranza che avrebbe deciso di seguire le sue orme.
Leo, però, non voleva avere nulla a che fare con i suoi affari. Lui, insieme al suo gruppo di amici avevano messo su un loro negocio e preferiva molto di più dedicarsi a questo. A supporto del suo fare vi era la ferrea volontà di non trafficare in droga. Il lavaggio di denaro non faceva soffrire le persone, ma risultava comunque molto redditizio.
Si diede un’ultima occhiata allo specchio per darsi forza. Aveva preso una decisione importante quella stessa notte e non si sarebbe tirato indietro.
Scese la lunga e ampia scalinata quasi come un razzo, nella speranza di evitare il contatto con suo padre o con sua madre. Non aveva nessuna intenzione di iniziare l’ennesima discussione.

Non appena girò la maniglia, percepì una presenza alle sue spalle che lo congelò sul posto.
“So che mi hai sentita, non azzardarti a fingere il contrario.” Sua madre era sul piede di guerra.
Lui, colto in flagrante si voltò, rassegnato.
“Dimmi mamma…”
“Buongiorno! Tuo padre vuole che porti Ramiro con te. Per la tua sicurezza.”
Leonardo reagì proprio come lei si aspettava.
“Non se ne parla, mamma! E poi quale sarebbe la novità? Qualche altra fantomatica minaccia? È una vita che siamo in guerra con il mondo intero. Perché adesso dovrebbe essere diverso?” disse esasperato.
Rutila lo guardò con disapprovazione.
“Abbiamo avuto sentore che la famiglia Almenar abbia preso di mira qualcuno di noi. Vogliono vendicarsi” spiegò la donna, agitata.
“La famiglia Almenar non esiste più… è rimasto solo un figlio del tutto senza spina dorsale, che si è fatto soffiare da sotto al naso il cartello del padre…” Leo fece un breve recap delle poche informazioni che aveva in merito. Suo padre aveva ucciso Ricardo Almenar e il business era caduto in mano ai suoi affiliati. “In ogni caso, non mi interessa… So come badare a me stesso…”

“Perché ogni cosa che facciamo deve finire in polemica? Non puoi per una volta, dico una maledetta volta, fare quello che ti diciamo? Se tuo padre ha deciso così, significa che è necessario. E lui vuole proteggerti, così come lo voglio io.”
“Se avesse anche solo minimamente pensato alla mia sicurezza personale, non sarebbe diventato chi è, o almeno avrebbe evitato di farsi una famiglia con dei figli… Si sa… in questa vita la famiglia rappresenta solo una debolezza. L’ho capito persino io, alla mia età. Adesso non ci resta altro che affrontare a testa alta le conseguenze delle sue azioni. E non lo voglio di certo fare con una guardia attaccata alle costole.” Leonardo era parecchio alterato. Odiava l’ipocrisia dei suoi genitori.
“Per favore…” supplicò sua madre…
“No mamma, lascia perdere. Adesso devo andare… sono veramente in ritardo. A dopo.”
Non attese una risposta e andò via, lasciando dietro di sé solo la traccia del suo profumo speziato.

Photos by ©Enzo Lo Presti & ©Tobias A. Müller

Emma era sprofondata in un mood funerario, nel momento in cui aveva scoperto che la sua migliore amica non sarebbe venuta a scuola quella mattina. Un SMS aveva decretato la sua solitudine per tutta la lunga giornata. Nonostante il suo carattere solare e sorridente, non aveva molti amici, ma si limitava a delle conoscenze superficiali. Purtroppo, il lavoro “strambo” di suo padre, l’aveva portata a subire spesso delle battutine infelici. Lei non ci faceva più caso e si limitava a far notare che questa loro saccenza era solo il frutto di una profonda ignoranza. La maggior parte di loro neppure sapeva cosa fosse un “paleontologo”. Ok, suo padre poteva anche essere un tipo sui generis, ma lei si divertiva un mondo in sua compagnia e non dava alcun peso alle dicerie sul suo conto, che lo dipingevano come un tonto senza speranza.
Ormai alla fine delle lezioni, si stava dirigendo verso gli armadietti con un paio di libri tra le braccia, le auricolari infilate nelle orecchie e la testa fra le nuvole.
Improvvisamente, si scontrò contro qualcosa, o meglio qualcuno…

Gli oggetti le sue cose, mentre attendeva una risposta che non arrivava…
Non sapeva cosa dire… dopo l’incontro a dir poco allucinante che avevano avuto alla Festa di Halloween, si era ben guardato dall’incrociarla ancora… non sapeva davvero cosa provasse… Lui, allora, aveva in mente una persona e la dichiarazione di Emma aveva portato ulteriore scompiglio nella sua vita.
“Tutto ok… grazie…” disse in un soffio la ragazza, senza neppure guardarlo. Davanti a lui, tutta la sua spavalderia si disintegrava e ancora di più, dopo il suo rifiuto.
Emma ingoiò un boccone amaro e trovò il coraggio di alzare lo sguardo. Se ne pentì all’istante, quando vide gli occhi del ragazzo che custodiva erano finiti rovinosamente a terra.
Quando riconobbe l’ostacolo per poco non soffocò… la saliva le andò di traverso e per reprimere dei forti colpi di tosse, due goccioloni salati si formarono intorno agli occhi.
“Oh, mi dispiace…” disse Leo, un po’ in imbarazzo. “Stai bene?”
E la aiutò a raccogliere puntare alle sue spalle con una certa intensità… Si voltò e a quel punto volle solo sprofondare. Elizabeth stava venendo verso di loro, mentre camminava sinuosa per raggiungere il suo presunto fidanzato.

“Ciao Leo, finalmente questa giornata è finita!” disse con stanchezza…
“Scusa Liz, posso parlarti un momento?” Il suo tono era serio, ma l’amica parve non farci caso. Perché si avvicinò a lui e lo prese per mano. Intrecciò le dita alle sue e si appoggiò alla sua spalla.
“Andiamo… meglio uscire da qui” disse, in riferimento a tutta la scuola.
I due si allontanarono per raggiungere il portone principale.
Emma che, all’arrivò della ragazza, si era appiattita contro la parete per diventare più invisibile possibile, aveva osservato impotente, lo scorrere della scena sotto i suoi occhi rassegnati, ma ancora profondamente innamorati. Avrebbe voluto sprofondare…
Si diresse anche lei verso l’esterno, sentiva proprio il bisogno di una bella boccata d’aria e una ricarica energetica dei raggi solari.

Leonardo Venegas & Emma Geller-Green

L’atteggiamento di Liz era molto strano nell’ultimo periodo. Era sempre malinconica e di poche parole. Non che fosse mai stata una gran chiacchierona, però lui la differenza l’aveva notata eccome. Ma ad ogni sua domanda per tentare di capire cos’avesse, lei rispondeva evasiva e rimanendo sempre sul vago. Leo aveva una certa idea in merito, ma non avrebbe mai potuto provarla… e anche per questo si era deciso a farsi avanti una volta per tutte.
Erano anni che il loro rapporto si era “standardizzato” in un’amicizia viscerale, tanto potente da apparire al mondo intero come una vera e propria coppia.

Con il passare del tempo, aveva iniziato a percepire qualcosa che non andava, come se per lui tutto ciò non fosse abbastanza… e dalla sera di Halloween gli era crollato il mondo addosso. Aveva visto Liz, la sua Liz, baciare Huck e poi, Emma gli aveva confessato il suo interesse. Tutti questi eventi incatenati dal destino, lo avevano quasi portato alla follia. Aveva rimuginato per mesi e aveva osservato la sua più cara amica. Sapeva che stava attraversando un periodo difficile e nei suoi occhi si era disegnato un velo di tristezza inconsolabile. La distanza che aveva posto tra loro, decidendo di non confidarsi con lui, gli aveva fatto comprendere che la loro relazione non avrebbe mai superato l’ostacolo della semplice amicizia per evolvere e sbocciare in un sentimento più forte. Almeno da parte di lei.
“Dimmi pure…” iniziò Elizabeth.

Il ragazzo era nervoso, ma convinto.
“Devo chiederti una cosa e ho bisogno di una risposta sincera, anche se sai che potrebbe ferirmi. Ci stai?”
“Certo… ma… ma cosa succ…” Fu subito interrotta dall’uragano Leonardo, impaziente di attendere oltre.
“Sono solo un buon amico per te? Mi hai mai visto come qualcosa di più?” chiese tutto d’un fiato.
Liz sgranò gli occhi e restò di sasso.
“Cosa…?” Era allucinata, come se all’improvviso una tremenda verità fosse apparsa davanti ai suoi occhi, senza mai averne solo mai considerato l’esistenza. “Tu sei il mio migliore amico, Leo.”
Leonardo udì pronunciare la frase che tanto temeva, ma che in fondo si aspettava. Ciò non impedì al suo cuore di perdere un battito, forse due.
“Lo so… ma speravo che, con il tempo, qualcosa sarebbe cambiato per te, ma mi stai confermando che non è così. Che stupido…” rise con amarezza.

Photo by ©Sinitta Leunen

“Aspetta Leo, ma di cosa stai parlando?” Era confusa e stordita…
“Vorresti farmi credere che in tutti questi anni, non hai notato in me un cambiamento… che dentro di me stava nascendo qualcosa di più di una semplice amicizia? Te l’ho dimostrato in più di un’occasione e tu…”
“Io ti voglio bene, Leo, più di quanto immagini… però…”
“Tranquilla, non c’è bisogno che continui a parlare. Non devi giustificarti di nulla. L’errore è stato mio e adesso dovrò affrontarne le conseguenze. Dovrò riflettere e guardare bene in me stesso. Devo veramente capire cosa mi lega a te, perché io… credevo davvero di essere innamorato. Pensavo che da un’amicizia incrollabile fosse venuto fuori un sentimento puro, da parte mia. Un paio di mesi fa, invece, ho messo tutto in discussione. Dalla sera di Halloween…”
Liz disegnò una “O” con la sua bocca. “Mi hai visto con Huck…” disse sconcertata…

“Sì, è stata la prima stangata, ma poi è successo qualcos’altro, che mi ha costretto a mettere il naso fuori dalla bolla perfetta che mi ero creato.”
“Cosa?” chiese con genuina curiosità, Liz.
“Perdonami, ma questo evento lo terrò per me, almeno per il momento.”
La ragazza abbassò in capo per annuire, in rispetto della volontà dell’amico.
“Scusami se ho stravolto le tue certezze o la tua confort zone, ma era un argomento che prima o poi avremmo dovuto affrontare. Ne sentivo la necessità. Volevo fare chiarezza una volta per tutte in ciò che provo o che credevo di provare, attraverso anche il tuo punto di vista. E non so se lo hai capito, ma hai aiutato ad aprirmi gli occhi e a confrontarmi con la realtà, vederla finalmente… Grazie…”

Leo non ricordava avesse mai fatto un discorso tanto lungo, men che meno a una ragazza, ma quella conversazione, per lui fu come una Epifania, un’analisi e una riscoperta dei suoi sentimenti.
Era ben lontano dall’avere la soluzione dell’enigma che si arrovellava nel suo petto, ma era a un ottimo punto di partenza.
“Sono felice tu me ne abbia parlato. Non avevo idea dei dubbi e delle incertezze che ti stavano lacerando. Non so se la mia risposta sia stata positiva o negativa per te, ma l’onestà verrà sempre al primo posto tra di noi, va bene?” disse Liz, con voce rotta e gli allungò una mano.
“Non lo so cosa sia al momento, lo scoprirò solo con il tempo, quando avrò compreso meglio i miei sentimenti. In quanto all’onestà, sono pienamente d’accordo con te. Basta arrovellamenti inutili, ok!”

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Scansò la mano dell’amica e l’abbracciò con forza. Era un altro test per lui. Come avrebbe reagito a quel contatto?
Si sentiva ancora più confuso e comprese che non era il momento di indagare. O gli sarebbe scoppiato il cervello e il cuore. Di una cosa sì, era certo. Le voleva un bene dell’anima. Amore? Era realmente amore ciò che aveva sentito per lei… non lo sapeva…
I due amici si salutarono con affetto, felici di aver in qualche modo affrontato una questione tanto importante.
Liz lasciò un Leonardo, ancora stordito, ma comunque più sereno.

Emma, a poca distanza dalla coppia, aveva assistito alla conversazione, sebbene non avesse potuto origliare un bel niente. Cosa si erano detti?
“Al diavolo, Emma. Sei proprio una stalker. Ma cosa te ne frega?” Si rimproverò aspramente. La verità era che le faceva male vederli assieme e non si sarebbe mai abituata a quella puntura dolorosa che gli attraversava il petto, ogni volta che li vedeva abbracciati, o anche solo pericolosamente vicini.
Era chiaro come il sole che stavano assieme e lei avrebbe dovuto rassegnarsi…
Subito dopo, mentre entra intenta a sbuffare e a darsi della stupida per l’ennesima volta, fu abbagliata da un luccichio riflesso dall’interno di una macchina in transito. Si concentrò per capire di cosa si trattasse e le si gelò il sangue nelle vene.

I raggi del sole illuminarono, adesso più chiaramente, un’arma cromata. Non era esperta di armi e a dirla tutta, non le era capitato molto spesso, di vederne una dal vivo. Forse proprio mai, ma ciò non le impedì di percepire il pericolo incombente. Un giovane uomo brandiva una specie di fucile, il volto coperto da una bandana e gli occhi protetti da occhiali scuri. Tutto si muoveva al rallentatore davanti a lei e credette di stare ancora in uno dei suoi strambi sogni.
Si voltò alla ricerca dell’unica persona che le interessava veramente lì nei paraggi. Leo era rimasto solo ormai da qualche minuto ed era intento a digitare sul suo telefono. Era totalmente ignaro di ciò che gli accadeva intorno.

Leonardo Venegas & Elizabeth Acero

Un flash massacrante le fece ricordare chi fosse Leo, a quale famiglia apparteneva e la valanga di nemici che la sua famiglia doveva avere per certo. Il suo cuore pianse e comprese al volo che lui avrebbe potuto essere la vittima designata di quel losco tipo. Allora non pensò più, ma agì… lasciò andare la borsa con le sue cose e fece uno scatto verso destra. Era a pochissima distanza da Leo, solo una manciata di metri a dividerli. Avrebbe voluto urlare per avvisarlo in tempo, ma le corde vocali erano raschiate dal terrore e non usciva alcun suono… udì solo una voce.
“Leonardo Venegas! Que te mueras y ya!” L’uomo in auto era ancora a una certa distanza e probabilmente stava caricando l’arma di odio e vendetta. Emma se lo lasciò alle spalle, incurante…

La ragazza vide Leo alzare gli occhi proprio in quell’istante, però non ebbe modo di capire la sua reazione, perché era già arrivata a lui.
“Stai attento…” riuscì ad articolare a fatica, ma solo agire avrebbe potuto salvarlo in tempo e gli si gettò contro, nel tentativo di spostarlo dal punto di fuoco. Mentre era abbracciata a lui ebbe una percezione confusa di tanti elementi in contemporanea. Il boato degli spari arrivò alle sue orecchie, assordandola; le urla dei suoi compagni intorno erano ovattate; il contatto della sua guancia con il petto di Leonardo; un bruciore diffuso in tutto il corpo non le consentì di individuare la fonte dell’acuto dolore; e in ultimo, il profumo speziato del ragazzo che tanto amava l’anestetizzò e non le fece sentire più nulla.

Leonardo era allibito. All’udire quelle parole dette con rabbia e in lingua spagnola, il peggior incubo della sua famiglia si materializzò davanti ai suoi occhi. Vide l’uomo che imbracciava un’arma a canna lunga, era mascherato, ma parve riconoscerlo come il figlio di Ricardo Almenar. Un pazzo drogato. Un inutile…
Tutto avvenne troppo in fretta… vide Emma… sì, era proprio lei, lanciarsi direttamente su di lui con un abile placcaggio. Preso alla sprovvista, non resse all’impatto, ma dubitava avrebbe potuto farlo anche in condizioni differenti, vista la forza impressa. Si sbilanciò. Allo stesso tempo, il rombo degli spari accompagnò la loro caduta all’indietro. L’accolse tra le sue braccia e la tenne stretta, ma non fece in tempo a voltarsi per farle da scudo. Era accaduto l’esatto contrario. Quella piccola furia lo aveva appena protetto…

Photos by ©Jonathan Cooper

Impattò col terreno in malo modo, con la schiena e il gomito destro. Il fuggi fuggi generale era attutito. Gettò un’occhiata alla strada e si assicurò che quel pazzo furioso non tentasse di nuovo la sorte, ma non faceva parte del loro modus operandi. Solo un’occasione era consentita. Poi, concentrò tutta la sua attenzione su Emma.
La fece sdraiare a terra e la mise nella posizione più comoda possibile.
La controllò con cura e pregò che non fosse rimasta ferita, che l’omicida avesse sbagliato mira, ma tutte le sue preghiere furono ignorate e lo capì quando notò una chiazza di sangue scuro allargarsi nella parte bassa del fianco destro della ragazza. Immediatamente andò a tamponare con entrambe le mani, imbrattandosi i vestiti.
“Chiamate un’ambulanza, presto!!” urlò disperato. Non era possibile che fosse accaduto. Non ci poteva credere… “È tutto ok, non ti preoccupare, te la caverai, ok?” tentava di tranquillizzarla, ma il primo a essere terrorizzato era proprio lui.

“Tu… stai… bene? Sei… ferito?” riuscì a chiedere Emma, con un filo di voce.
“Io sto bene, maledizione!” imprecò. “E tu dovresti pensare alla tua pellaccia. Ma cosa ti è saltato in mente?! Sei totalmente impazzita…” La sua voce era avvelenata dal senso di colpa.
Emma non sentiva nulla, non ancora… l’adrenalina in circolo non le consentiva di percepire il dolore, né la ferita. Aveva intuito di essere stata colpita dal comportamento ossessivo di Leo e beh, dalle sue mani insanguinate. Ma non riusciva neanche a entrare in panico. Era solo felice che il ragazzo stesse bene e che lei fosse riuscita nel suo intento. Era grata di aver avuto la giusta intuizione.
Leonardo le stava dando della pazza e forse un po’ lo era…
“Tu mi confondi… io vorrei solo stare bene, lo capisci? Ma io non so cosa tu provi, cosa tu pensi. E questo sì, mi fa impazzire…” Aveva parlato in una sorta di vaneggiamento nella semi coscienza, imprimendosi il castano scuro dei suoi occhi nella mente. Le avrebbe fatto compagnia durante il sonno. Aveva tanto sonno… “Ho paura che tu mi piaccia troppo… Leo… ma tu stai con Liz… e temo che questo possa davvero farmi… impazzire…” Altre parole condite di sofferenza e delirio, ma era ciò che provava realmente.

“Non parlare, non ti affaticare. Stanno per arrivare i soccorsi” disse Leonardo, lacerato dal discorso che aveva appena udito. Ad occhi e orecchie estranee sarebbe potuto sembrare senza senso, frutto del momento traumatico, ma lui sapeva che non si trattava di shock. Era la pura e semplice verità.
Emma lo amava… e aveva addirittura rischiato la sua stessa vita per salvarlo. Ne rimase profondamente colpito. Le accarezzò il volto con due dita, mentre con l’altra continuava a tamponare la ferita, aiutandosi con una parte del peso del suo corpo. Impresse due leggere linee vermiglie parallele, che si affrettò rimuovere con il dorso. Il risultato non fu il massimo, ma il dolcissimo volto di Emma non ne rimase intaccato e si perse nella sua contemplazione.
All’udire delle sirene dell’ambulanza, Leo tornò al presente. Si assicurò che i paramedici attendessero la ragazza nella maniera più adeguata possibile e decise di salire in ambulanza con lei. Era il minimo che potesse fare.

Photos by ©Logan Meis & ©Sander Meyer

Emma aprì gli occhi e si ritrovò in un’asettica stanza d’ospedale. Vari tubicini ricoprivano il suo corpo e un dolore ovattato la riportò alla realtà.
Mosse la mano destra e inciampò con qualcosa. Si concentrò per schiarire la vista e notò che una persona era addormentata, appoggiata al suo letto, mentre stava seduta su una sedia.
Lo riconobbe all’istante. Leonardo Venegas era al suo fianco. Prima ancora che venisse colta da iperventilazione, questi si svegliò e le piantò i suoi occhi scuri addosso. Poi, un sorriso felice gli si stampò in volto.
“Emma… come ti senti? Ok, forse è una domanda un po’ stupida, ma… insomma…” Era agitato e al settimo cielo allo stesso tempo. Aveva davvero temuto per la sua vita.
“Sono un po’ acciaccata, ma non mi lamento. Cosa è successo?” rispose lei.
“Per fortuna sei stata colpita di striscio, anche se la ferita era profonda, il proiettile è sfilato via… ti hanno portata in sala operatoria e ti hanno fatto una trasfusione. È andata bene, ma sarebbe potuta andare diversamente.” Il suo tono era di rimprovero.
“I miei genitori… erano fuori città…” tentò di rimettere insieme i pezzi.

“Li ho avvisati. Sì, erano fuori per un convegno di tuo padre. Rientreranno presto” e poi continuò: “Perché lo hai fatto?” le chiese mortalmente serio. “Hai rischiato di morire! Ti rendi conto?”
Emma si scosse di dosso l’imbarazzo iniziale. Non aveva nessuna intenzione di nascondere ciò che provava. Non lo avrebbe più fatto, soprattutto di fronte a lui.
“Non c’era molto tempo per riflettere, sai… un pazzo omicida stava per ucciderti! Ho solo agito d’istinto, anche se ero dannatamente incazzata con te e con me stessa” si sfogò senza remore.
Leo rimase colpito da quelle parole dure, ma che nascondevano bel altro.
“Perché lo hai fatto?” chiese di nuovo.
“Non fare il tonto, Leo. Perché ti amo… ti amo da sempre. Lo so che questa frase, detta alla nostra età, potrebbe apparire superficiale, ma ti assicuro che per me non lo è affatto. Ho paura… ho paura che questo sentimento che mi lega a te, mi porterà alla follia, perché so che non potrà mai essere…” Nonostante facesse fatica a parlare, non si sarebbe tirata indietro.
“Perché pensi questo? Per Liz?” chiese, ricordandosi alcune parole dette poco dopo che era stata colpita.
“E chi altri sennò?” Uno sguardo rassegnato si dipinse sul volto della ragazza.

“Noi non siamo mai stati insieme, Emma… abbiamo un’amicizia molto speciale e questo mi ha spinto anche a pensare di essermi innamorato di lei, ma da poco ho messo in discussione tutto e questo è stato anche merito tuo…”
Emma lo guardò sbalordita.
“Che cosa vorresti dire?”
“Adesso fai tu la tonta?” Le sorrise con dolcezza. “Sto dicendo che mi sto guardando dentro per capire i miei sentimenti. Oggi ci siamo chiariti con Liz, eliminando qualsiasi fraintendimento.”
“Io non vado da nessuna parte, l’attesa è il mio punto di forza” disse con voce tremante, metabolizzando le parole del ragazzo. “Ma non giocare con me, Leo. Te ne prego.”
Leonardo le prese una mano e la strinse con delicatezza, per non farle male.
“Sei convinta di tutto ciò, anche dopo quanto è successo oggi? Sai bene chi è la mia famiglia…” Avrebbe voluto aggiungere che anche lui aveva i suoi scheletri nell’armadio e che gli affari di famiglia erano solo una parte del suo retaggio, ma decise di tacere. Era un argomento molto delicato da affrontare in simili circostanze. La sua voce era velata di preoccupazione.

🥀Story By Roby Y. Calaudi🥀

“Io non ho paura… io voglio conoscere te, se ne avrò mai la possibilità. Non mi interessa dei tuoi.” Emma era il ritratto del candore.
“Va bene… facciamo le cose con calma. Devo prendermi un po’ di tempo per riflettere e chiudere un capitolo della mia vita in via definitiva. Sono molto confuso adesso. Sappi, però, che ho apprezzato nel profondo il tuo gesto e che cercherò di non metterti più in pericolo. Grazie di tutto…” e le baciò il dorso. “Sempre se i tuoi genitori me lo consentiranno…” Era ironico, ma un fondo di verità lo impensieriva. Sarebbe stata una grande responsabilità.
Emma guardò Leo con una nuova speranza nel cuore, incurante dei pericoli. Aveva sempre creduto nei forti sentimenti che provava e non aveva mai mollato. La sua perseveranza nell’amore era stata premiata.
Non sapeva cosa le avrebbe riservato il futuro, ma si ripromise di percorrere la strada con forza e coraggio, convinta che ne sarebbe valsa la pena.