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«Non puoi chiedermi questo.» Stefania Martini urla, sbattendo un pugno sul tavolo.
La madre volge lo sguardo verso la porta che si affaccia sul corridoio.
«Attenta, Rebecca e Marco potrebbero sentirti. Poi non usare questo torno con me, signorina.» Sibila la donna, alzandosi e avvicinandosi alla figlia.
La giovane non ribatte e ritrae il pugno dal tavolo in legno del salotto. Resta in silenzio.
Rebecca. Sto facendo tutto per lei. Ogni sacrificio è per lei.
La signora Roberta conosce bene il punto debole di Stefania e poi come potrebbe stare lontano dall’unica figlia che le è rimasta?
«Stefania, sei stata molto fortunata. Credi forse che i posti di lavoro crescano sugli alberi come i frutti».
Non puoi chiedermi un sacrificio simile, mamma. Non puoi tirare in mezzo Rebecca.
«Da quando tua sorella e tuo cognato sono morti, Rebecca ha solo noi. Solo noi.» Roberta si lamenta.
Stefania sa già cosa dirà sua madre. Niente è più stabile di un lavoro sicuro e quello che ti ha offerto Marco è una manna dal cielo. Ormai ha imparato a memoria la frase che Roberta ripete da giorni.
L’offerta di Marco, il suo caro amico d’infanzia e compagno di università, è ottima
Un posto nello studio veterinario di Pomezia a 15 minuti d’auto da casa sua, traffico permettendo, e vicino al mare. Il mare…
Amo il mare. Potrei trascorrere in acqua delle giornate intere.
Inoltre non è facile trovare un posto in uno studio ben avviato, non dopo essere tornati a Roma.
Rebecca ha bisogno di me… Ma non desidero rivedere Federico nemmeno raffigurato su una cartolina. Figurati se potrò mai lavorare con lui.

«Poi non capisco cosa ci sia di male nel decidere di lavorare nello studio del tuo ex fidanzato, dopo anni.» aggiunge la madre.

Tu non sai nulla, mamma

«Inoltre avresti Marco sempre al tuo fianco. Con lui ti sei comportata davvero male, signorinella. Dovresti chiedere scusa e accettare. Per il bene di tua nipote.»

Marco esce dalla sala dove si è occupato di un barboncino infestato da Thelazia Californiensis. Agata, l’infermiera che lo ha assistito durante l’intervento lo invita a trascorrere la pausa pranzo con lei. Come quasi ogni giorno.
E come ogni giorno, lui declina, arrossendo, ancora incredulo.

Proprio lui, Marcolone, la vittima dei bulli da qualche anno è diventato l’idolo delle padrone di cani, gatti, roditori e volatili di Pomezia.
Il potere degli addominali, della dieta e della palestra. È solito ripetere Federico.
Il suo amico, collega e socio sostiene molte cose, in realtà.
«Non credo che Stefania accetterà la nostra offerta. Penso che preferirebbe morire di fame sotto un ponte, piuttosto che diventare una mia dipendente.» Aveva pontificato il suo amico tre settimane prima.
Per fortuna anche Fede poteva sbagliare. Stefania lavorava nella loro clinica veterinaria da una settimana.
Eccola lì, appoggiata alla porta del suo studio. Lo sta fissando mentre lui declina l’invito di Agata, come ogni giorno.
La Thelazia Californiensis e Stefania sono un binomio pericoloso. Lei non è disgustosa come dei vermi da estrarre da un occhio. Lei è una fonte di ricordi.
Un viaggio su una macchina del tempo. Non è più un adone, ora… Torna a essere Marcolone.

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Era estate e la laurea in veterinaria sempre più vicina. Il mare pugliese, però, esercitava una forte attrazione. Marco, Stefania e Federico erano inseparabili. Se ne stavano sdraiati su degli asciugamani di telo, raggruppati sotto quell’unico ombrellone che Stefy aveva trovato nella cantina dell’appartamento che aveva affittato per poter frequentare, insieme al suo migliore amico, Veterinaria all’università di Bari.
Stefy e Marcolone erano nati a Roma a un mese di distanza, inoltre le loro madri erano amiche. Avevano condiviso la vita e instaurato sin dalla nascita un rapporto costante, stabile e duraturo. Avevano frequentato insieme le elementari, le scuole medie e poi quelle superiori, e infine avevano raggiunto il loro traguardo: iscriversi nella medesima università e diventare veterinari.
Il loro sogno a portata di mano.
In tutti quegli anni Marcolone si era preso cura di Stefy come uno scudiero, facendole trovare sul banco il suo dolcetto preferito o quel temperino che tanto desiderava e che sua madre si era rifiutata di comprarle. Stefania, dal canto suo, aveva affrontato più di un bulletto, colpevole di aver definito Marco “Cicciabomba”, “Maiale” o “Ciccione”.
Il ragazzo fingeva di non farci caso, più per non mettere Stefy nei guai con la signora Roberta che per convinzione.
Erano un duo strano, o almeno così diceva la gente. Lei magra, bionda e affascinante; lui obeso, moro e deriso da tutti per il suo aspetto. Un duo indivisibile che a Bari, il secondo giorno di università, divenne un trio.
Federico incontrò Marco al bar e lui gli presentò Stefania. Frequentavano tutti e tre Veterinaria, dovevano affrontare gli stessi esami e seguire le medesime lezioni. Marco era legato a Fede. Avrebbe voluto aprire con lui una clinica dopo la laurea.
Avrebbe persino desiderato confidare all’amico quei sentimenti per Stefy che stavano diventando sempre meno fraterni. Voleva parlare con lui del batticuore e delle farfalle nello stomaco che la ragazza gli faceva provare. Avrebbe voluto ma non lo fece perché quell’estate a un passo dalla laurea, a Bari, al mare, Marcolone si accorse di qualcosa. Era seduto sull’asciugamano, sotto l’ombrellone e teneva tra le mani il libro di testo.
Tentava di concentrarsi, l’esame era vicino.
Stefania e Federico, però, ridevano così forte da costringerlo ad alzare la testa dalle pagine.
Il suo amico stava accarezzando le spalle di Stefy, mentre le spalmava la crema e quelle mani sapevano come muoversi, conoscevano la mappa di quel corpo.
Devo fare qualcosa. Devo rompere questo momento magico. Riconosco quegli sguardi.
Marco afferrò il libro e lo avvicinò alla coppia che stava condividendo lo stesso telo da mare.
L’immagine dell’occhio di un esemplare canino venne ignorata.
«La Thelazia Californiensis è davvero disgustosa da vedere, non trovate? E pensare che basta un semplice moscerino che depone delle larve.»
Fede sbuffò e distolse lo sguardo per un solo momento da Stefy.
«Vuoi fare il veterinario e ti lasci intimorire da qualche parassita.»
Stefania rise e poi si rivolse a Federico
«Andiamo a fare il bagno? Tu cosa vuoi fare, Marco? Vieni con noi o resti con la tua amata Thelazia Californiensis?»
Il ragazzo abbassò la testa sul libro di Parassitologia e malattie parassitarie. Non riusciva più a vedere nemmeno la figura del cane raffigurata sul volume.
Perché Stefy mi ha proposto di fare un bagno con loro? Sa che mi vergogno a mostrare il mio fisico e che preferisco restare sotto l’ombrellone. Come potrei poi competere con gli addominali di Fede?
Marco si limitò a scuotere il capo mentre la coppia correva verso il bagnasciuga.
Rimasto solo il giovane tentò di concentrarsi. Nulla. La Thelazia Californiensis non voleva proprio entrargli in testa.
Vado e li raggiungo o resto sotto questo dannato ombrellone?
Ora li raggiungo e cerco di far capire a Stefania quello che provo.
Giunto a riva, però, uno spettacolo lo bloccò prima ancora di immergere i piedi nell’acqua. Il suo cuore fece crack o quella fu la sua percezione.
Federico e Stefania erano immersi nell’acqua e le braccia di lei cingevano il collo di lui. Le loro labbra unite in un bacio. Le loro labbra si stavano divorando.

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Stefania comprende le motivazioni dell’infermiera Agata. Marco non è più Marcolone il timido e nemmeno il camice riesce a nascondere il suo fisico scolpito.
Si era trasferita in Sicilia dopo la laurea, interrompendo ogni rapporto con Marco e Federico, Roberta non aveva mai smesso di parlare dei cambiamenti che avevano travolto il suo migliore amico.
«Non solo ha aperto uno studio con il tuo ex fidanzato, ma si è operato, messo a dieta. Trascorre molte ore in palestra, sai? Sembra la versione occidentale dei protagonisti maschili dei drama che segui tu.»
«Non esagerare, mamma.» aveva risposto lei. Non aveva nulla contro Marco, ma voleva cancellare quel passato doloroso. Voleva dimenticare quel segreto così difficile da custodire.
Sua madre, però, non aveva affatto esagerato e Stefy se ne era resa conto il giorno del funerale della sorella e del cognato. Quando Marco aveva scortato Stefania e Rebecca fuori dalla chiesa per permettere alla bimba di distrarsi.
Non era stato certo quello il momento in cui iniziare una schermaglia amorosa o per abbandonarsi a una fantasia romantica, ma in quell’istante Stefy capì che Roberta aveva avuto ragione anche quando aveva sostenuto che certi rapporti non svaniscono. Marco era suo complice, non aveva bisogno di parole per capire i suoi sentimenti.
Si era resa conto di quanto fosse cambiato il suo amico d’infanzia quando, dopo aver discusso un’ultima volta con la madre, Stefy aveva raggiunto Marco e Rebecca nella piscina collocata nel giardino di casa Martini.
Mentre Rebecca veniva affidata alle amorevoli cure della nonna, Stefy si era avvicinata a Marco.
«Ho deciso di accettare la tua offerta di lavoro. Inizio lunedì» aveva detto.
«Ne sono felice, Stefania. Sono sicuro che ti troverai bene con me.»
«Mia madre mi ha detto che Federico non frequenta più con frequenza il vecchio studio di Pomezia. Sarà in pianta stabile nel vostro nuovo ambulatorio ai Parioli?»
«Confermo. Lui preferisce i quartieri alti. Lo sai.»
«Bene. Allora. Sarò davvero felice di lavorare con te.» Stefania abbozzò un sorriso stringendogli la mano.
Dopo una settimana di lavoro, la ragazza può affermare con sicurezza che il suo lavoro le piace, tranne quando deve assistere alla quotidiana scenetta del corteggiamento. Agata è davvero una civetta.
Non è da te pensarla in questo modo. Non è da te criticare un’altra donna. Riprenditi, Stefania. Lui è Marco. È il tuo migliore amico. È l’unica persona che mi capisce davvero anche se non ha potuto starmi accanto nel momento più difficile.

«Signora, mi creda, Lucky sta benissimo.» Stefania si rivolge alla proprietaria di un dalmata.
Una ragazza alta un metro e novanta, con il fisico da modella e il carattere degno della peggiore megera di una soap. Crudelia De Mon sarebbe stata decisamente più simpatica.
«Senza offesa, dottoressa. Però avrei preferito che a visitare il mio pasticcino fosse il dottor Marco Ardenzi.»
«Le posso assicurare che sono scrupolosa quando si tratta della salute degli animali che vengono assistiti in questa clinica. La mia visita è stata accurata: ho ascoltato il battito cardiaco e il respiro di Lucky ed esaminato le sue mucose. Inoltre il nostro campione è in regola con tutte le vaccinazioni. Il dottor Ardenzi è un ottimo medico, ma anche io sono competente.»

Non sei minimamente interessata alle sue competenze veterinarie, ma ai suoi bicipiti.
Povero Lucky, come fai a sopportarla.

Photo by ©Pauline Loroy

Ogni ulteriore protesta della giovane cliente viene messa a tacere da una voce.
«La dottoressa Stefania Martini era più in gamba del sottoscritto all’università e io e il dottor Federico Verona siamo sempre scrupolosi quando scegliamo i veterinari da accogliere nella nostra clinica. Stiamo per andare in pausa pranzo, dobbiamo chiudere gli ambulatori. Posso accompagnarla verso l’uscita?»

«Sushi per te.» Marco raggiunge Stefania nel suo studio, dopo aver accompagnato Lucky alla porta e rassicurato la versione giovane e bella di Crudelia.
«Hai preso del nigiri, vero? Sai che ne vado matta.»
«Certo. Ricordo benissimo i tuoi gusti e sono felice di scoprire che non sono cambiati. Che cosa avresti fatto se non ti avessi raggiunto?» domanda lui sedendosi davanti a lei e afferrando le bacchette. La bocca di Stefy è piena di riso e pesce.
«Avrei mangiato il panino con le melanzane e il parmigiano che ha preparato mia madre appositamente per me e nel frattempo avrei visto l’ultima puntata di un drama che sto seguendo.»
«Ancora pazza per le serie coreane?» chiede lui sorridendole. Una ciocca di capelli scuri scende a coprire la guancia di Marco.
Stefania sente il suo cuore aumentare i battiti.
Voglio tirare indietro quella ciocca e accarezzare il suo volto. Non ho mai sentito tante farfalle svolazzare. Nemmeno quando pensavo che il mio mondo iniziasse e terminasse con Federico.
Non fa nulla però e afferra l’ultimo pezzo di nigiri in silenzio.
«Domani ti porto al mare. Passeremo lì la nostra pausa pranzo.»

Stefania abbandona il corpo alla corrente, con le braccia allargate e le gambe sollevate. Marco la raggiunge e si posiziona proprio davanti a lei.
«Galleggi ancora come una paperella. Mai lo sforzo di nuotare, tu. Sei la solita pigrona, Stefy.» Sorride.
Lei è stufa di trattenersi. Non si abbandona solo alla corrente. Posa i piedi a terra, sulla sabbia bagnata, lasciando che sia l’acqua a sommergerli.

Photo by ©Yaoqi

Quel ciuffo non ne vuole saperne di stare al suo posto

Stefania si avvicina a Marco e solleva la ciocca ribelle, posizionandola dietro un orecchio. Poi la sua mano scivola piano per accarezzare una guancia. Accade tutto in un attimo. Le loro labbra si incontrano e lei si stringe a lui. Finalmente le farfalle sono libere di svolazzare e i cuori di battere.

Sono seduti sullo stesso asciugamano, dopo aver finito di mangiare uno dei famosi panini di mamma Roberta. Osservano le onde infrangersi piano sulla riva e due bambini giocare con palette e secchielli.

«Poco prima della laurea sono rimasta incinta. Federico non voleva saperne del bambino. Aveva tanti progetti e mi chiese di abortire. Qualche giorno dopo ho avuto un aborto spontaneo.
Non è stata colpa di Federico, ma del destino. Del resto anche io avevo elaborato mille programmi che non prevedevano la presenza di un figlio, ma li avrei cambiati per il mio bambino. Ho dato la colpa a Fede perché sapevo che quando avevo perso mio figlio si era sentito sollevato. Così ho evitato tutti i suoi tentativi di incontrarlo e sono scappata in Sicilia. Mia madre non ha mai saputo nulla. Nessuno ha mai saputo nulla.»
La voce di Stefy buca il silenzio e anche il cuore di Marco che si limita ad abbracciarla e ad accarezzarle i capelli.

Federico e Stefania sono l’uno davanti all’altra nello studio di lei.
Non si può fuggire in eterno. Stefy lo sa. Quella è una delle frasi preferite di Mamma Roberta e anche una grande verità.
Prima o poi lui sarebbe passato in ambulatorio per ritirare dei documenti e avrebbe incrociato lei.
Ed è successo proprio così, un giorno qualunque e per caso.

Story By 𝒮𝒾𝓁𝓋𝒾𝒶 ℬ𝓊𝒸𝒸𝒽𝒾

Stefania sorseggia il caffè e osserva l’uomo che ha di fronte e che non ha più nulla del ragazzo che aveva amato, del suo primo grande amore. È ingrassato e tra un paio di anni, molto probabilmente, diventerà anche calvo.

Devo chiudere con il passato

«So che sei un marito e un padre esemplare ora.»
«Stefania…» sussurra lui.
«Sei andato avanti e devo fare la stessa cosa anche io. Mi sono innamorata e desidero chiarire. Ti perdono per il male che mi hai fatto. Non è stata colpa tua se ho perso mio figlio. Non posso, però, dimenticare quello che è successo.»
Mentre pronuncia quelle parole, per la prima volta dopo tanto tempo si sentì libera, leggera e pronta a ricominciare.



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